Vincenzo de Paoli


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I. Cenni biografici. V. de' Paoli (o Depaul, o de Paul, 1581-1660) nato a Pouy vicino Dax, nelle Lande, nell'aprile del 1581, è il terzo di sei figli di Jean Depaul e Bertrande de Moras (o Demoras). La sua vita può essere divisa nei seguenti periodi: a. il tempo della ricerca (1581-1608); b. il tempo della conversione (1608-1617); c. il tempo delle fondazioni (1617-1633); d. il tempo dell'irradiazione (1634-1660).

Ordinato presbitero nel settembre 1600, a diciannove anni, in un primo tempo cerca solo di fare carriera. Fa una feconda esperienza pastorale nella parrocchia dei SS. Salvatore e Medardo di Clichy. E poi cappellano della famiglia Gondi.

Nel 1617 ha la manifestazione della sua vocazione. Nel gennaio a Folleville, vicino ad Amiens, è chiamato al capezzale di un moribondo che chiede un confessore. Ha la rivelazione della terribile povertà spirituale della Francia del suo tempo. Poi, nell'agosto a Châtillon-les-Dombes, non lontano da Lione, viene a contatto con l'altra faccia della miseria, la povertà materiale.

Crea dapprima le " Carità " (1617), associazioni di laici che vogliono una Chiesa come luogo della carità. Secondo il santo, nel battesimo c'è la vocazione al servizio. Egli è convinto che la carità cristiana debba precedere, esplorare gli ambiti inediti e colmare i bisogni radicali dell'uomo: bisogno di compagnia, di condivisione.

Viene poi la Congregazione della Missione (1625). Essa assume un duplice compito: evangelizzare le campagne e formare i sacerdoti con i ritiri, i seminari e gli incontri formativi. Dalle Carità (1633) si sviluppano le figlie della carità, suore di vita attiva, senza clausura, con voti annuali privati, esenti dagli Ordinari, ma anche con una Regola che rimane a lungo senza alcuna approvazione da parte della S. Sede.

II. Spiritualità e mistica. A lungo V. è stato presentato come il santo dell'azione, caratterizzato da una spiritualità ascetica e molto pratica. La realtà è diversa. Egli è un uomo di fede, ma che appartiene a un mondo che stenta a morire, il mondo della Chiesa prima di Trento, che considera il sacerdozio un beneficio, non una missione. La sua spiritualità non è teorica, ma nasce dalla duplice esperienza di Cristo e dei poveri. Le sue fonti ispiratrici sono, pertanto, il Vangelo e la vita. Fra gli autori coevi più che Bérulle, di cui è stato discepolo, occorre sottolineare la dipendenza da Benedetto da Canfield e da s. Francesco di Sales.

Al centro della sua spiritualità c'è la SS.ma Trinità, che egli contempla nelle sue relazioni soprattutto in funzione dell'origine incandescente della carità.

Riscopre Cristo, non in una visione o in una parola di rivelazione, ma nei due incontri di Folleville e Châtillon. Si verifica in lui una conversione che lo decide ad operare per la ricerca di Dio nel servizio dei poveri: " Dio ama i poveri e per conseguenza ama coloro che amano i poveri perché quando si ama molto una persona si sente affetto anche per i suoi amici e per i suoi servi... Perciò abbiamo motivo di sperare che per amore loro Dio ci amerà. Coraggio... dedichiamoci con rinnovato amore al servizio dei poveri, cerchiamo anzi i più miserabili e i più abbandonati, riconosciamo dinanzi a Dio che sono essi i nostri signori e padroni e che non siamo degni di prestare loro i nostri umili servizi (SV XI, 392ss.). Il suo Cristo è, pertanto, l'evangelizzatore dei poveri. Il testo programmatico della sua vita è Lc 4,18-19.

Non ci può essere amore di Dio se non si conduce il prossimo ad amare Dio: " Non mi basta amare Dio se il mio prossimo non lo ama " (Ibid. XII, 262). Il prossimo è immagine di Dio. E niente, ma è un niente rivestito di Cristo, abitato da Cristo, quindi, diventa un mezzo per raggiungere il Cristo.

In questa ascesa, il santo richiama le due grandi virtù di Cristo, vale a dire la religione verso il Padre e l'amore per l'uomo (cf SV XII, 108). Nel primo movimento c'è una forte dominante ascetica, anche perché nel suo insegnanento doveva formare uomini e donne chiamati a " darsi a Dio per servire i poveri ". Parlando, però, della preghiera avverte che, oltre e sopra la meditazione, c'è il momento passivo in cui Dio interviene, per cui l'anima non fa altro che ricevere ciò che Dio dona. E una forma di preghiera che si trova ordinariamente presente nei ritiri delle sue suore. Nella sua pedagogia della preghiera non c'è solo un bisogno di interiorizzazione, ma anche un sincero anelito di comunione. Nelle ripetizioni di orazione e conferenze (famose le conferenze del martedì, riservate ai sacerdoti secolari) c'è in lui la proposta di partecipare nella preghiera ai doni degli altri.

Si capisce, pertanto, come le virtù vincenziane (semplicità, umiltà, mansuetudine, mortificazione, zelo delle anime) non siano realtà ferme, ma essenzialmente dinamiche. Sono segno di una santità che si deve comunicare all'uomo. Tutta l'azione apostolica è, pertanto, giocata sull'unione di carità e Vangelo, di evangelizzazione e testimonianza della carità.

Il movimento di carità s'innesta sull'Incarnazione. Il servizio non è un puro fare, ma è soprattutto scoperta mistica del Cristo presente nei poveri. Essi sono " nostri signori e padroni, nostri re "; anzi Cristo è presente in loro. Di qui scaturisce il principio del " lasciare Dio per Iddio " (Ibid. VI, 47 e passim), secondo il quale il servizio compiuto con questa densità interiore, come ricerca concreta della volontà di Dio, non impoverisce interiormente, non diventa occasione di abbandono della preghiera, ma permette di trovare e di incontrare Dio. Da qui anche l'insegnamento, che è più importante, " l'esercizio della volontà di Dio " quello della " presenza di Dio " (Ibid. XI, 319). " Altri si sono proposti di operare con purità di intenzione, di scegliere Dio nelle cose che sopraggiungono, per farle o sopportarle per amor suo. Ciò è molto sottile " (Ibid. XII, 152). La perfezione non consiste nelle estasi, ma in una perfetta comunione di volere e non volere con il Cristo, come il Cristo con il Padre (Ibid. XI, 317).

Il santo distingue una volontà attiva e una passiva. Quest'ultima si ha quando Dio stesso compie in noi il suo volere senza che vi pensiamo (cf Ibid. XII, 160). Il santo suggerisce di scegliere nelle cose indifferenti ciò che meglio contribuisca a mortificare, privilegiando comunque l'abbandono alla Provvidenza: " Quanti tesori sono nascosti nella santa Provvidenza e come onorano supremamente nostro Signore quelli che la seguono e che non la scavalcano " (Ibid. I, 68).

Grazie a questo principio, le comunità di vita attiva sono liberate dal pericolo dell'attivismo o dalla tentazione di un rimpianto misticheggiante per realizzare una spiritualità della carità che può ben essere definita mistica dei poveri o dell'azione.

Bibl. Fonti: P. Coste, Saint Vincent de Paul, Correspondance, entretiens, documents (=SV), 14 voll., Paris 1920-25; XV, Paris 1970; Conferenze spirituali alle Figlie della Carità, a cura di L. Mezzadri, Roma 1980. Studi: Aa.Vv. Monsieur Vincent témoin de l'Évangile, Toulouse l990; Aa.Vv., Diccionario de espiritualidad vincenciana, Salamanca 1995; F. Antolín Rodríguez, s.v., in DES III, 2637-2638; H. Bremond, Bérulle et Vincent de Paul, in Id., Histoire littéraire du sentiment religieux en France depuis la fin des guerres de religion jusqu'à nos jours, 31, La conquête mystique. L'École française, Paris 1925 (n.ed., Paris 1967); P. Defrennes, La vocation de Saint Vincent de Paul. Étude de psychologie surnaturelle, in RAM 13 (1932), 60-86, 160-183, 294-321, 389-411; A. Dodin, s.v., in DSAM XVI, 841-863; Id., Saint Vincent de Paul et la charité, Paris 1960, Id., Théologie de la charité selon Saint Vincent de Paul, in Aa.Vv., Humanisme et foi chrétienne, Paris 1976, 633-647; Id., L'esprit vincentien. Le secret de saint Vincent de Paul, Paris l981; Id., En prière avec Monsieur Vincent, Paris 1982; Id., François de Sales, Vincent de Paul les deux amis, Paris 1982; J.M. Ibáñez, La fe verificada en el amor, Madrid 1993; L. Mezzadri, San Vincenzo de' Paoli. Il primato della carità, in Aa.Vv., Le grandi scuole della spiritualità cristiana, Roma 1984, 553-576; L. Mezzadri et Al., La spiritualità cristiana nell'età moderna, Roma 1987; L. Mezzadri, La sete e la sorgente, 2 voll., Roma 1992-94; A. Orcajo - M. Perez Flores, San Vicente de Paul. II: Espiritualidad y selección de escritos, Madrid 1981; J.M. Román, San Vincenzo de' Paoli. Biografia, Milano 1996; SIEV, Colloquium vincentianum: Le Christ de Monsieur Vincent, in Vincentiana, 30 (1986), 234-408; G. Toscani, La mistica dei poveri, Pinerolo (TO) 1986; Id., Amore, contemplazione, teologia, Pinerolo (TO) 1987.




Autore: L. Mezzadri
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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