Vernazza Battistina


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I. Vita e opere. B. nasce a Genova nel 1497 ed è battezzata col nome di Tommasina, madrina al fonte battesimale Caterina Fieschi, l'ardente s. Caterina da Genova della quale il padre Ettore è amico e collaboratore nella fondazione di ospedali e opere caritative.

B., secondo il costume del tempo nelle famiglie del suo rango, riceve un'educazione culturale umanistica: lingua latina e lingua volgare, letteratura classica e biblica, studio della musica e del canto. Si distingue nell'uso del cembalo che suona con passione.

Le sorelle Catetta e Ginevra si fanno monache e Battistina, a soli tredici anni, decide di seguire il loro esempio scegliendo di entrare nel monastero della Madonna delle Grazie delle canonichesse regolari lateranesi.

La sua vita di religiosa scorre apparentemente uniforme tra le pareti del monastero dove, senza clamore esterno, ricoprirà nel tempo, per due volte, la carica di priora: dal 1547 al 1553 e dal 1577 al 1581. Muore nel maggio 1587.

Il silenzio è la caratteristica profonda dei lunghi giorni che V. trascorrerà nella clausura scelta. La sua esperienza interiore si matura inizialmente accompagnata dalla riflessione sui problemi che le va ponendo il suo rapporto con Dio. Nascono così, in questo periodo, i quarantasei Dubbi sullo stato di unione ch'ella sottopone al giudizio di un teologo. Si tratta di una forma di riflessione che risente della sua preparazione concettuale, ma che già indica l'incalzante bisogno che le nasce dal profondo dell'anima di abbandonarsi all'attrattiva di Dio.

I Colloqui - organizzati poi in piccoli trattati sulla contemplazione - segnano il passaggio verso il progressivo abbandono alla vita unitiva.

Tra i suoi scritti vanno ricordati i componimenti poetici, le lettere e un'autobiografia composta per obbedienza al suo direttore spirituale.

II. Esperienza mistica. Il cammino spirituale di V., che rapidamente s'inoltra verso la contemplazione, è segnato da un episodio iniziale di rilievo quando, per la prima volta, percepisce, durante la preghiera, una voce che le comunica un messaggio in risposta alla sua richiesta di voler morire in Cristo secondo la parola di s. Paolo: " Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio " (Col 3,3). Questa voce diventerà presto, nella sua percezione, un dialogo tra una terza persona e un " tu " divino a cui lei stessa si rivolge. Capirà in seguito che quel " tu " coincide con la terza voce mentre gradatamente, come riferisce nei Colloqui, riuscirà a passare dalla preghiera attiva a quella passiva e ad aprire il cuore alla pura disponibilità (cf Colloqui 15-20).

La sua vita si cala sempre più nel silenzio perché il tipo di contemplazione uditiva che l'alimenta richiede questo stato di totale ascolto. Il suo essere profondo è immobilità e silenzio nell'ascolto, è un io che si annulla e, in questo annichilimento mistico, il " tu " di Dio diventa " bocca " che le propone di " divorarla ". " Onde che nell'istesso benedetto giorno (festa dell'Epifania) dovendo andare a riceverti in sacramento, sentii più volte dentro, tua maestà chiamarmi, dicendo: "Vieni che ti voglio tutta divorare" " (Ibid. 16).

L'identificazione con Cristo crocifisso si precisa nella profezia che le annuncia che anche a lei, nella sua morte, sarà aperto il petto perché ne esca acqua e sangue: " Quando tu sarai morta, io ti aprirò il petto e n'uscirà sangue ed acqua, ed ognuno ne beverà " (Ibid. 9).

L'interpretazione è che si tratti dell'alimento fecondo dei suoi scritti offerti agli uomini che vorranno nutrirsene. Gli stati di estasi e la dolcezza dei colloqui con Dio non toglieranno mai a V. l'affiorare del dubbio che si tratti d'inganno. Annota in fretta, subito dopo aver udito la voce, ciò che le viene detto e se una parola non sa più se veramente le è stata comunicata, annota anche questa sua perplessità. Tale perplessità, tuttavia, non la tormenta, ma contribuisce a semplificare e a rendere trasparente sempre più il suo abbandono all'essenzialità di Dio: " Le sopraddette cose ho trovate notate in diversi papiretti, quali, dopo la santa Comunione, dovendo andar all'offizio, le notava così confusamente, per giungere con l'altre al detto offizio, pensando di scriverle poi compiutamente. Ma sia per oblivio o sia perché non m'assicurava che fossero da tua maestà, son restate così imperfette; ed ora, accoppiandole, le ho fatte di parola in parola così schiette com'erano... " (Ibid. 23).

Quando V. lascerà questa vita, si sarà probabilmente avverata la parola che ne caratterizza il cammino: " Tanto in me ti nasconderò che non troverai te stessa... " (Ibid., 22).

Bibl. Opere: D. Dionisio da Piacenza (cura di), Opere spirituali della reverenda et devotissima vergine di Cristo Donna Battistina da Genova canonica Regolare Lateranense, 3 voll., Venezia 1588. Studi: C.A. Boeri, Una gloria di Genova ossia compendio della vita della Ven. Battistina Vernazza, Genova 1906; U. Bonzi da Genova, La vénérable Battistina Vernazza, in RAM 16 (1935), 147-179; Cassiano da Langasco, s.v., in BS XII, 1040-1042; J. Heerinckx, s.v., in DSAM I, 1240-1242; D. Mondrone, Donna Battista Vernazza mistica e umanista del Cinquecento, in CivCat 119 (1968), 253-260; N. Petrocchi, Storia della spiritualità italiana, II, Roma 1978; G. Pozzi e C. Leonardi (cura di), Scrittrici mistiche italiane, Genova 1988, 363-381; G. Scatena, s.v., in EC XII, 1286-1287.



Autore: M. Tiraboschi
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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