Verginità


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I. Fondamenti. La v. trova il suo fondamento nell'" intuizione mistica ", meglio nel dono dall'Alto, di percepire Dio come il Sommo e l'Unico Amore.

All'inizio, c'è un atto sovrano di Dio che sceglie liberamente una persona per manifestargli un amore personalissimo, così singolare da fargli comprendere che " lui solo può bastare ".

Dio appare, allora, come l'Amore che ha dato origine ad ogni cosa, che tutto muove, tutto riempie, tutto beatifica. Un amore che chiede di essere amato " con tutto il cuore ", in forma esclusiva e con " cuore indiviso ".

Chi è afferrato da questa " intuizione "-" rivelazione " avverte che ogni altro amore umano potrebbe entrare in concorrenza con questa richiesta di amore esclusivo e straordinario: afferrato dal tutto, non può cercare altro. Immerso nel mondo della Trascendenza e dell'eterno, la creatura umana comprende che Dio deve diventare il suo unico amore. Le grandi religioni conoscono, anche se in forma diversa, questa " illuminazione " che cambia radicalmente la forma di vita e il rapportarsi con le creature.

II. Nel cristianesimo. Gesù chiede ad alcuni dei suoi discepoli di lasciare ogni cosa per seguirlo e per far parte della sua famiglia. La risposta a tale richiesta esigente presuppone l'intuizione-rivelazione o esperienza mistica, del mistero della persona di Gesù, anche se il più delle volte solo allo stadio iniziale.

Gesù introduce nel mondo affascinante del mistero del regno di cieli, per il quale osa chiedere di lasciare tutto, persino gli affetti più profondi e legittimi, quali quelli familiari. La sua richiesta è quella di vivere come lui, esclusivamente dedito all'amore di Dio Padre e dei fratelli. Il suo celibato, che egli chiama rudemente eunochia, dice la sua donazione totale all'Amore: un servizio alla rivelazione del Dio amore e una presenza operosa di questo amore nel mondo.

La v. implica, allora, un entrare nel mistero dell'amore verginale del Figlio unigenito, uno con il Padre. Un amore che tocca il suo vertice di rivelazionne sulla croce, dove il Figlio ama il Padre e i suoi " sino alla fine ", manifestando l'intima natura del mistero di Dio, un mistero di amore-dedizione incondizionati.

III. La v. come dono. Un'altra affermazione costante della tradizione cristiana è che la v. è un dono dello Spirito, concesso solo ad alcuni. Il che significa sia che " non a tutti è dato di comprendere " sia che la comprensione presuppone un'esperienza spirituale, frutto dell'azione dello Spirito.

Lo Spirito, infatti, è l'amore di Dio rivelato nel cuore dell'uomo, che lo rende capace di comprendere il mistero dell'amore di Dio, anche quella peculiare forma di amore che richiede una risposta totale ed esclusiva.

Lo Spirito dà la possibilità di dare tale risposta difficile, rendendo in tal modo palese l'elevazione del regno di Dio sopra tutte le cose terrene, come la preminente grandezza della forza di Cristo regnante e l'infinita potenza dello Spirito, mirabilmente operante nella Chiesa (cf LG 44).

Lo Spirito fa comprendere che la vocazione ultima dell'uomo non è quella di " essere per la donna ", e viceversa, ma di " essere per Dio ", in Cristo. La destinazione ultima del cuore dell'uomo è la totalità dell'amore di Dio, rivelato e reso presente da Cristo, Signore e Sposo.

Lo Spirito suscita la brama della sposa, che supplica e dice allo Sposo: " Vieni ", " Vieni ": è l'invocazione tipica dell'amata protesa verso l'incontro con l'Amato del suo cuore.

Lo Spirito fa risplendere agli occhi della mente e del cuore la bellezza unica di Cristo, al cui seguito ci si è posti e al cui cospetto si desidera comparire per bearsi della visione del suo volto. Lo Spirito dà anche l'illuminazione sulle realtà ultime, in quanto mostra, con una evidenza interiore, che la situazione definitiva della persona umana dinanzi a Dio sarà quella della v.: nella morte e dopo la morte l'uomo resta solo con Dio. L'unico amore per l'eternità resta l'amore eterno, il Dio amore che ha voluto essere amato come l'unico amore duraturo, vero, consistente.

E ciò non in opposizione agli altri legittimi amori, ma a fondamento ultimo e a criterio di ogni altro amore umano.

La v. assume, allora, una dimensione escatologica, non solo perché suggerisce di quale amore ogni persona che viene in questo mondo sarà beata nell'eternità, ma quale amore è necessario coltivare fin d'ora, per vivere nella verità, quindi, per non restare delusi.

Così, grazie anche a chi " sperimenta Dio come unico amore ", il cuore inquieto dell'uomo può orientarsi in mezzo agli amori umani, verso l'amore che sta all'origine e al termine di tutto.

Bibl. Aa.Vv., Castità, in DIP II, 644-678; P.G. Cabra, Con tutto il cuore, Brescia 199110; A. Marchetti - M. Caprioli, Castità, in DES I, 467-474; Philippe de la Trinité, Amour mystique, chasteté parfait, in ÉtCarm 42 (1952), 17-24; R. Plus - A. Rayez, Chasteté, in DSAM II, 777-797; A.M. Sicari, Castità, in Aa.Vv., Dizionario di spiritualità dei laici, I, Milano 1981, 97-100; R. Terenzi, Amore, sessualità, castità. Valori per una scelta di vita, Roma 1986.



Autore: P.G. Cabra
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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