Ugo di Balma


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I. Vita e opere. Originario dell'est della Francia (Balmey oggi Vieu-d'Izenave, dipartimento dell'Ain), appartenente all'antica famiglia dei Balmey e Dorche, entrò nell'abbazia certosina di Meyriat in Bresse, fondata nel 1116 dall'avo Ponze de Balmey, divenendone priore negli anni 1293-1295 e 1303-1305, morendo probabilmente in quell'ultimo anno. Fu autore di un'opera intitolata Theologia mystica o De triplici via, o anche Viae Sion lugent, dal suo incipit. Essa è assegnabile al periodo 1289-1297 grazie a riferimenti interni al testo; molto verosimilmente scaturì come replica dell'abate U. alle critiche rivolte dagli scolastici alla sua predicazione, ma non è dato saperlo con certezza.

Poiché, secondo l'uso certosino, l'autore non vi pose né data né sottoscrizione ma solo la sigla " H. ", l'opera venne inclusa sin dall'edizione di Strasburgo del 1495, fra quelle di s. Bonaventura da Bagnoregio, a causa della confusione col trattato di questi dal titolo De triplici via ad Sapientiam. Tale erronea attribuzione, nata con gli incunaboli, è perdurata sino al nostro secolo, benché la tradizione manoscritta fosse concorde nell'assegnare il testo a " Hugues de Balmey, chartreux ".

L'opera tratta, in un prologo e tre capitoli, della triplice via interiore per accedere alla Sapienza e all'unione divina. Ebbe ampia diffusione nelle biblioteche certosine a partire dal sec. IV; fu citata da scrittori coevi o successivi (Dionigi il Certosino e Guigo du Pont, tra gli altri), benché ciò avvenisse senza nominarne l'autore, com'era costume. Fu uno dei punti di riferimento nella controversia sulla " dotta ignoranza " (cf Nicola Cusano), svoltasi dal 1451 al 1459.

II. Dottrina. L'opera prende avvio da un passo della Scrittura: " Le strade di Sion sono in lutto, più nessuno viene alle sue feste " (Lam 1,4). L'interpretazione fornita dall'autore è che le anime trascurano e disertano le vie tramite le quali si raggiunge Gerusalemme cioè la Sapienza perché irretite dalle inezie e dalle curiosità di una scienza vana. L'unica scienza veritiera è la teologia mistica che l'autore definisce un'aspirazione dell'anima alla percezione empirica di Dio, senza conoscenza preventiva o concomitante che le possa derivare dallo sforzo intellettuale. Scopo della teologia mistica è il consentire all'anima umana di rispondere all'invito rivoltole da Dio ad entrare in possesso di lui. Perciò, l'abate U. si colloca nella scia dell'insegnamento di Dionigi Areopagita, per il quale l'ascesa a Dio comporta - nella sua forma estrema - il non-intervento dell'intelligenza ed il primato assoluto dell'affettività, umana. Sempre secondo il nostro, l'anima umana riceve un appello da Dio, consistente in un'espressione di amore illimitato, ascende verso di lui mediante la carità e si unisce a lui in un colloquio segreto nella lingua degli affetti. L'esperienza mistica, nel pensiero di U., non è privilegio esclusivo dei contemplativi né dei religiosi; è possibile a tutti coloro che vivono in stato di grazia, quindi idonei a riconoscere in se stessi l'invito divino.

U. parla di tre fasi del cammino dell'anima che, secondo la tradizione, chiama " vie " (purgativa - illuminativa - unitiva), corrispondenti ai tre ordini della gerarchia angelica (troni, cherubini, serafini).

La via purgativa rappresenta la fase penitenziale, che dispone l'anima al vero studio attraverso il riconoscimento delle proprie colpe; tale via è interpretata validamente dallo stile di vita certosino; U. prende a simbolo di questo stadio il bacio dei piedi, segno di umiltà e di contrizione.

Seguendo la mozione interiore della carità, l'anima perviene alla via illuminativa, consistente nella diuturna e reiterata meditazione della Scrittura; essa consente un ulteriore progresso verso Dio. La conoscenza che si acquisisce in questa fase non è intellettuale, bensì affettiva, e risulta in parti uguali dall'impegno dispiegato dall'anima umana e dal dono che Dio fa di se stesso, svelandosi per gradi. Tale livello è simboleggiato dal bacio delle mani, segno di soggezione e di riconoscenza. Ultimo stadio della teologia mistica è la via unitiva; si tratta qui della fase fusionale, in cui l'anima mediante la carità e dietro l'azione divina ottiene l'unione con Dio, entrando nel novero dei beati. L'ascensione culmina nella saggezza unitiva, in virtù della quale si può attuare la metamorfosi del soggetto amante nel soggetto amato. Tale stadio estremo ha come simbolo il bacio scambievole sulla bocca. Secondo U., non solo un simile grado di conoscenza è possibile, ma è l'unico valido che si possa conseguire durante l'esistenza terrena.

Bibl. Opere: L'Editio princeps della Theologia mystica è quella di Strasburgo del 1495 (negli Opuscula parva di s. Bonaventura) alla quale si rifanno le successive edizioni latine. Tra di esse rammentiamo l'edizione romana del 1588-1596 (Opera omnia di san Bonaventura, t. VI). Una versione italiana è disponibile nell'edizione a cura di P. Sorio, Opere ascetiche di s. Bonaventura, Verona 1852; Viae sion lugent, Studien zum Hugo de Balmas Text " Viae Sion lugent " und Deutsche Ubersetzung, von H. Wiclich, Salzburg 1994; Théologie mystique de Hugues de Balma, par F. Ruello - J. Barbet, Paris 1995-1996. Studi: S. Autore, s.v., in DTC, 215-220; F. De Pablo Maroto, Amor y conocimiento en la vida mistica según Hugo de Balma, Madrid 1965; P. Dubourg, La date de la Theologia Mystica in RAM 8 (1927), 156-161; A. Giabbani, s.v., in EC, XII, 705; W. Höver, Theologia Mystica in altbairischer Ubertragung, München 1971; J. Krynen, La pratique et la théorie de l'amour sans connaissance dans les " Viae Sion lugent " d'Hugues de Balma in RAM 40 (1964), 161-183; P. Nisser - J. Weismayer, s.v., in WMy, 239-240; F. Ruello, Statut et rôle de l'Intellectus et de l'Affectus dans la Théologie Mystique de H. de B., in Kartäusermystik und Mystiker I, Salzburg 1981, 1-46; A.M. Sochay, s.v., in Catholicisme V, 1028-1030; A. Stoelén, s.v., in DSAM VII, 859-873.



Autore: M.G. Fornaci
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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