Theologia Deutsch


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I. Origine e diffusione. " Una teologia tedesca " è il titolo con cui Lutero ( 1546), nel 1518 a Wittemberg, ripubblicò, in forma ampliata e rimaneggiata, quello scritto in tedesco che aveva già fatto stampare due anni prima, sempre a Wittemberg, come " nobile e spirituale libretto ", composto secondo gli insegnamenti dell'" illuminato dottor Taulero, dell'Ordine dei Predicatori ". Per quest'opera, in quegli anni, Lutero nutrì una stima fortissima, parallela a quella che aveva appunto per Taulero, tanto da scrivere, nella Prefazione del 1518, che da essa aveva " imparato, subito dopo la Bibbia ed Agostino, più che da ogni altro libro, ciò che sono Dio, Cristo e tutte le altre cose ". Con il passare del tempo, il suo entusiasmo diminuì fino a diventare aperta ostilità, ma l'opera aveva ormai acquistato una grande notorietà, che fu mantenuta assai viva da uomini come Sebastian Franck ( 1542), Hans Denck ( 1527), Valentin Weigel ( 1588).

Nel corso del sec. XVI il libro ebbe ventisei edizioni tedesche, quattro traduzioni latine, due francesi, una fiamminga e nei secoli successivi numerose altre edizioni - tedesche, inglesi, francesi, ecc. -, tanto da diventare il testo sicuramente più noto e rappresentativo della mistica tedesca cosiddetta speculativa.

Non sappiamo dove Lutero l'abbia trovato né conosciamo i manoscritti da lui utilizzati. Le prime testimonianze in nostro possesso risalgono alla seconda metà del Quattrocento. Ignoto il nome dell'autore: i tentativi di identificare quel " prete dell'Ordine teutonico, custode del convento di Francoforte ", cui il libro è attribuito nel manoscritto di Bronnbach (1497), non sono giunti a risultati soddisfacenti, per cui dobbiamo limitarci ad indicarlo come " der Franckforter ", l'Anonimo di Francoforte.

Titolo vero dell'opera, quale si può desumere dalla tradizione manoscritta, prima che Lutero la intitolasse " Teologia tedesca " per le esigenze della sua polemica antiromana, è Büchlein vom vollkommenen Leben (Libretto della vita perfetta). La data di composizione dev'essere collocata alla fine del sec. XIV. Certo è, comunque, che essa s'inserisce nella corrente spirituale che parte da Eckhart e che prosegue con Susone e Taulero, autorità esplicitamente citata nel libro.

Le poche righe introduttive del manoscritto di Bronnbach danno, in sintesi, il contenuto del Libretto. Esso, infatti, " insegna molte preziose dottrine della verità divina ", ma soprattutto insegna a " distinguere i veri amici di Dio " dai falsi " liberi spiriti ". In effetti, il Libretto ripete, nell'essenziale, l'insegnamento eckhartiano sulla verità divina, sottolineandone però la distanza da quegli esiti ereticali che avevano destato i sospetti dell'autorità ecclesiastica. Più di tutte è viva nel Libretto la preoccupazione di distinguere l'assoluta libertà dello spirito di cui gode il cristiano in quanto " uomo spirituale " (cf 1 Cor 2,15) da quella sorta di immoralismo libertino in cui erano caduti alcuni gruppi (begardi, Fratelli del Libero Spirito, ecc.).

E possibile che l'opera sia nata come raccolta di istruzioni spirituali, tenute da un religioso in qualche convento di suore dipendente dall'Ordine teutonico a Francoforte (Sachsenhausen).

Questo spiegherebbe il tono da letteratura di edificazione tipico della " cura monialum ", proprio come era stata esercitata anche da Eckhart, Susone, Taulero. In effetti, l'Anonimo di Francoforte non possiede l'audacia spirituale di Eckhart, ma nell'essenziale ne ha compreso il pensiero e, se ne tace il nome, è solo per prudenza. Al domenicano si allude sicuramente quando, alla fine del cap. VIII, si parla di un Maestro che insegna il continuo essere dell'uomo in Dio senza sforzo. Il tono minore, il suo presentarsi modestamente come " libretto " di un anonimo religioso, non sminuiscono affatto il valore dell'opera, altamente stimata non solo dai grandi mistici, come Silesio, ma anche da personaggi come Schopenhauer ( 1860) che la definì " immortale ", paragonando addirittura il francofortese a Budda e a Platone.

II. Insegnamento spirituale. L'insegnamento essenziale che la T. ripete è la rinuncia alla volontà propria, dunque, a tutto ciò che è personale, " io " e " mio ". Così si perde l'accidentale, l'imperfetto - ciò che sta sotto il dominio del tempo e dello spazio, delle circostanze mutevoli - e si guadagna l'universale, il perfetto. L'uomo ha un solo dovere: distaccarsi dall'appropriazione, non attribuirsi più niente di buono, divenire " senza modo, senza volontà, senza amore, senza desiderio, senza conoscenza ". Così viene riempito dalla luce divina, godendo già in questa vita di una beatitudine molto vicina a quella dell'eternità.

L'anonimo autore afferma sì che per l'uomo libero, non più schiavo della volontà, tutte le cose sono buone e lecite (niente era vietato ad Adamo nel paradiso terrestre, se non l'appropriazione), ma ha cura di sottolineare più volte la permanente necessità della disciplina, della legge, di una vita conforme alla ragione, perché la libertà non degeneri in licenza e non si abbia a divenire peggio delle bestie. Soprattutto insiste sulla necessità di conformarsi alla vita di Cristo: questo non significa però un impossibile ripeterne i gesti, ma soltanto la " ubbidienza " - intesa, ancora una volta, come spoliazione della volontà propria conformandosi a quella di Dio. Quella libertà che non è conforme al modello di Cristo è - secondo l'autore - libertà della " falsa luce " e non della " vera luce ".

Dalla spiritualità eckhartiana il francofortese riprende anche temi caratteristici, quale la distinzione tra Divinità (Gottheit) e Dio (Gott), intendendo con la prima il Dio-Uno, ineffabile e precedente alla distinzione stessa delle Persone, e con il secondo il Dio determinato nei " modi ", dunque, anche in rapporto al mondo e all'uomo. Destino dell'uomo è quello di ritornare all'Uno, ma questo non implica affatto una concezione panteistica: se è indubitabile che una certa ispirazione neoplatonica continui ad operare nelle pagine del Libretto, altrettanto indubbio è che il suo anonimo autore si muova nell'ambito della tradizione cattolica e della Chiesa, che intende appunto difendere esplicitamente.

Bibl. La più recente edizione critica dell'opera è quella a cura di Wolfgang von Hinten: " Der Frankforter " (Theologia Deutsch) - Kritische Textausgabe, Würzburg 1976 (poi München 1982) basata sulle stampe luterane del 1516 e del 1518 e sul manoscritto più antico, che è quello di Dessau del 1477. In italiano era stata pubblicata per la prima volta a Napoli, nel 1908, a cura di G. Prezzolini come Libretto della vita perfetta (ristampata a Fossano nel 1969, con un'Appendice di G. Faggin e il titolo La teologia dei tedeschi). Basata sulla nuova edizione critica è l'edizione a cura di M. Vannini, Libretto della vita perfetta, Roma 1994. Come studio critico in italiano segnaliamo quello di E. Zambruno, La Theologia Deutsch o la via per giungere a Dio. Antropologia e simbolismo teologico, Milano 19911, che però verte in gran parte su vicende della " fortuna " del testo. Cf inoltre C. Fabro, s.v., in DES III, 2515-2518; U. Mennecke-Haustein, s.v., in DSAM XV, 459-463; J. Weismayer, s.v., in WMy, 459-463; 484-485.




Autore: M. Vannini
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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