Testi mistici


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A. Premessa. L'oggetto della tipica scrittura prodotta dagli autori mistici è l'esperienza fatta da essi del totalmente Altro-da-essi e di quanto, direttamente o indirettamente, gli appartiene. La vincolazione a Dio, appena enunziata, non è mera relazione analogica esterna, ma è esperita dai mistici come necessaria e ineludibile.

Il totalmente Altro è indicibile nella misura in cui è anche all'origine di ogni espressione linguisticamente significativa. Sempre indicante, la scrittura dei mistici, come ogni linguaggio mistico, è superata, non per semplice destituzione delle forme, ma per trasfigurazione di esse. Ogni qualvolta è posta in essere, tale scrittura tende alla propria cancellazione, fatto salvo il senso, che si ripropone, di grado in grado, salendo ad un livello più espressivo.

Da questo punto di vista, molte scritture che vengono comunemente considerate mistiche non lo sono in effetti, ed esprimono, vagamente, solo una qualche somiglianza con la letteratura mistica a cui ci si riferisce.

Anche in ambito di religioni comparate, il discorso sul testo mistico coincide con quello dell'autentica esperienza spirituale, a cui si rifanno gli autori, e all'oggettività del totalmente Altro, a cui si riferisce il testo. La stessa parola spirito, che necessariamente bisogna adottare per designare il totalmente Altro, connota, a seconda dei contesti culturali specifici, realtà assai diverse.

I. Criterio ermeneutico del testo mistico. Risulterà, quindi, anche funzionale per un discorso più generale sul testo mistico, affermare qui che lo spirito, Dio, il totalmente Altro, è il Dio storicamente rivelatosi in Gesù di Nazaret. L'oggetto dell'esperienza dei mistici, consegnata nel testo mistico, pertanto, è il fatto coincidente con Dio Trinità; l'universo della fede, della speranza e della carità teologali; la rivelazione storica del Vangelo; la vita di Gesù Cristo morto e risorto per la salvezza del mondo; la vita dello Spirito Santo nella famiglia adottiva di Dio, la Chiesa.

Un particolare dato oggettivo, intorno a cui ruota l'esperienza dei mistici - attestata nella letteratura mistica a cui qui si fa riferimento, anche per meglio comprendere, nella comparazione con altre visioni di Dio e dell'uomo, lo specifico di ciascuna di esse -, riguarda l'antropologia dei mistici cristiani, specialmente cattolici, secondo cui l'essere umano è corpo, psiche, mente e spirito formanti l'unica persona. In concreto, i primi tre elementi sono carne, contrapposta allo spirito, nel caso dell'insubordinazione ad esso; o santificata dallo spirito, a cui docilmente obbedisce, allorché lo spirito medesimo umilmente si lascia guidare dallo Spirito Santo. A questo Santificatore fa capo ogni processo santificante. Egli è il protagonista della salute piena dell'essere umano, a sua volta deuteragonisticamente voluta dal mistico.

II. Come dimostra la storia della cultura, in epoche di rivolgimenti, si manifestano svariati interessi per la mistica, moltiplicandosi le proposte di salvezza dell'uomo e del mondo. I t., a tale proposito, sono innumerevoli e difficilmente riconducibili tutti a famiglie testuali o a visioni del mondo analoghe. Tuttavia, da ogni direzione viene indicata una propria via alla salute, un metodo " per ordinare la vita ".

Regole comportamentali e linguaggi si depositano, così, nei testi come sistemi modellizzanti, secondari e primari. Il caos personale o generale incombente viene assoggettato dalle discipline formative. Di questo lavoro è testimone il testo mistico.

I t., in maniera diversa ma pur sempre analoga, a seconda degli ambiti culturali di appartenenza, sono il risultato di una ispirazione.

Lo Spirito Santo, afferma Giovanni della Croce confortato dalla dottrina paolina, abita nello spirito del credente e gli si comunica attraverso immagini e similitudini non comuni per esprimere il proprio messaggio.

In questo figurare e trasfigurare incessante, il senso del comunicato sale, di grado in grado, fino a diventare chiaramente contemplabile e intimamente amabile.

Benché i t. siano spesso, anche dal punto di vista letterario, molto apprezzabili, essi non rappresentano un prodotto propriamente espressivo, ma piuttosto sono considerati, dagli autori mistici, il meno che si riesce a dire, un balbettìo di ciò che essi hanno sperimentato. Il testo mistico, quindi, anche il più valido letterariamente, è propriamente " inespressivo " e rimanda, con ciò, alla necessità di essere praticato, perché meglio si venga a capo della luce che vuole trasmettere.

III. La pratica del testo mistico diventa costitutiva di ogni serio studio di letteratura mistica, specialmente a livello di autonoma disciplina scientifica, e fonda la vita delle comunità religiose, nelle varie tradizioni culturali.

Con il progredire delle scienze, si dovrà andare incontro alla necessità, già soddisfatta in qualche parte, di accendere autonomi insegnamenti, a livello universitario, di letteratura mistica, corrispondenti alle singole aree linguistiche. Su questa base, la comparatistica, già utilmente saggiata in tale ambito, ne trarrà i migliori vantaggi.

I t., per esempio della tradizione cattolica in Spagna, sono il fondamento di scuole di spiritualità di importanza mondiale, quali la domenicana, la gesuitica e la carmelitana. Così ogni lingua, in maniera analoga, può dimostrare la generatività dei propri t.

IV. Un particolare aspetto del testo mistico riguarda il tipico processo di simbolizzazione. Il simbolo come figura espressiva rappresenta la sintesi conoscitiva più densa ed efficace. Legata al sensibile e all'immaginario e radicata nel corporeo, come in ogni caso accade, la sintesi conoscitiva, il simbolo, quando si tratta del testo mistico, è sintesi aperta all'infinito reale. Tale apertura nella tradizione biblico-cristiana e nelle letterature mistiche ad essa collegabili, è effettuata non dall'uomo, ma dall'Infinito, dallo Spirito di Dio. Per questo motivo, mentre la sintesi conoscitiva attuata dalla più alta poesia si configura come simbolo tutt'al più aperto ad un infinito immaginario, per l'autonoma attività del poeta, nel caso del simbolo mistico, tale apertura prodotta dallo Spirito di Dio è, proprio e solo per questo, apertura all'infinito.

Il simbolo così designato è la premessa di una superiore e ulteriore sintesi, quella volitiva.

V. I testi mistici sono nati dall'esperienza e tendono a riprodurre l'esperienza da cui sono nati. Dopo il processo di simbolizzazione è importante considerare come i testi mistici promuovano il processo di motivazione. Il motivo è tutto ciò che si è detto del simbolo, con in più la caratterizzazione, in termini di attività, di un'effettiva apertura all'infinito.

In concreto, il testo mistico porta alla pratica della carità. Questo affermano autori quali Ignazio di Loyola, Teresa d'Avila, Giovanni della Croce e Giovanni d'Avila.

Una più complessa unificazione si produce nel campo delle scritture mistiche, quando si guarda il collegamento di tutto ciò che è scritto nello spirito dallo Spirito. Dallo studio risulterà che la vasta realtà scrittoria, nell'esaltare le proprietà di ciascuno scritto, anche del più piccolo frammento, si manifesta come un unico macrotesto, dove i singoli elementi sono saldamente imparentati. Più che comune, tale scrittura si raccomanda quale comunione. Al diritto di autore, tanto invocato dalla letteratura profana, qui viene opposto il concetto di appartenenza ad un'unica matrice espressiva, per cui, senza perdere in originalità, " l'autore è debitore universale ".

La indiscussa unitarietà dei t., quali documenti della storia del desiderio di Assoluto e dell'innato bisogno di vedere e godere la Bellezza eterna, è garantita dalla singolarità di ciascun elemento che compone l'universo testuale mistico. Ciò rende possibili studi monografíci riguardanti singoli autori o scritti, ricerche comparatistiche e, infine, la configurazione di discipline denominate letteratura mistica italiana, francese, tedesca, ecc., da inserire negli statuti universitari, col progredire degli studi superiori.1

Tanto la ricerca quanto la didattica hanno un approccio tutto particolare all'oggetto proposto dalla letteratura mistica. Tale via si discosta dal metodo con cui si studia la letteratura diversa dalla mistica. Agli ausili forniti dall'ecdotica, dalla linguistica, dalla semiotica, vanno necessariamente aggiunti, sul versante teorico, i contributi di discipline quali, la filosofia, la teologia, la psicologia, la sociologia e la medicina.

La disciplina in oggetto manifesta, in più, l'esigenza della pratica del testo mistico il quale, per essere convenientemente conosciuto, dev'essere fatto. Ciò comporta l'esistenza di un apposito laboratorio, dove si possano svolgere le esercitazioni di pratica del testo in modo che i dati vengano controllati e i risultati valutati scientificamente.

Col progredire degli studi sui t., l'immenso universo testuale prende forma, imponendosi come letteratura della vita interiore, non più legata alla semplice scrittura del segreto iniziatico o della pratica quasi magica, ma variamente ed armonicamente confluente nel Punto Omega di ogni scrittura, nella Parola incarnata, Gesù Cristo, l'Icona del Padre che, nello Spirito Santo, autorizza ogni scrittura, ciascuna nel suo genere, a manifestare, nella visione contemplativa, la gloria del mistero di Dio, e a promuovere, nell'azione trasformante, il pieno avvento del regno di Dio. Nell'aver dato al termine mistico il significato di sperimentato interiormente, con preciso riferimento all'oggetto divino proposto dalla teologia detta scolastica, o analogamente da altre dottrine, si è voluto unificare il vasto campo dell'esperienza spirituale e della letteratura che tipicamente lo manifesta, ritenendo peraltro che alla teologia mistica spetti dire l'ultima parola salvifica sull'uomo contemporaneo.

Note: 1 La letteratura mistica spagnola, ad esempio, già a Statuto dell'Università dell'Aquila, dall'ottobre 1983, è ivi accesa dall'a.a. 199293. L'oggetto di tale materia sono oltre 3.000 testi di lingua spagnola, alcuni anonimi, che costituiscono una tradizione letteraria, particolarmente ricca nel Secolo d'oro e viva fino al presente, iscritta nell'area culturale religiosa della Spagna, dove cristianesimo, ebraismo e islam appaiono fortemente collegati.

Bibl. Aa.Vv., Atti del Congresso Internazionale di Semeiotica del Testo Mistico, L'Aquila 1995 (con ampia bibliografia); P.H. Kolvenbach, Gli Esercizi spirituali di Sant'Ignazio, in CivCat 148 (1997) 3, 377-388.

G. De Gennaro

B. I. La letteratura mistica è composta di innumerevoli t. mistici in molte lingue diverse. Forse nella maggioranza dei casi un' esperienza mistica non viene espressa mediante articolazioni culturali, cioè in un'opera che si può vedere o udire. In tal caso, l'esperienza mistica - forse pure intensamente vissuta - come tale non diventa conscia, rimanendo implicita ed inarticolata. Quando la persona, inoltre, non ha mai incontrato a livello culturale espressioni capaci di articolare l'esperienza mistica, difficilmente potrà arrivare ad una consapevolezza della sua esperienza attraverso un'autoriflessione. L'incontro con Dio sperimentato realmente, non diventerà " un'esperienza ", accessibile all'autocoscienza e da inserire nel racconto della storia personale. Di conseguenza, questa esperienza non potrà essere comunicata ad altri, mancando una struttura consciamente articolata, organizzata con l'aiuto di mediazioni culturali e socialmente accessibili.

L'esperienza mistica non si limita necessariamente ad espressioni linguistiche. Si parla pure di espressioni culturali di carattere mistico, come ad esempio di forme architettoniche, forme pittoriche o musicali. Si può pensare ai compositori J.S. Bach o A. Bruckner, o ai pittori El Greco, G. Reni o M. Chagal. Attraverso le loro opere si trasmettono emozioni che spesso sono collocate nell'ambito della consapevolezza mistica. Qui si pone un problema d'interpretazione, se manca la testimonianza propria di un'autocoscienza che si articola nel linguaggio mistico culturale, o se mancano delle tracce degli influssi della tradizione letteraria mistica. Finora manca un metodo ermeneutico adatto ad espressioni non-linguistiche, che goda di un certo consenso, ed inoltre ci sono dubbi sulla possibilità di tale metodo. Lo stesso problema si pone, d'altronde, riguardo ad espressioni artistiche di autori mistici riconosciuti tali. Non tutte le opere prodotte da un mistico sono per loro natura mistica, come per esempio un disegno od un poema.

I t. sono, dunque, l'espressione letteraria dell'esperienza mistica che è arrivata al livello della autoconsapevolezza. La mediazione del linguaggio culturale costringe il soggetto ad esprimere, come autore, la sua contemplazione della realtà divina nella realtà umana, distaccandosi dalle espressioni culturali conosciute, non-contemplative. Da una parte, egli deve creare un distacco dal linguaggio comune della cultura circostante, che è legato al mondo dei sensi, dell'immaginazione e della ragione, e che rende possibile l'intervento attivo e " autonomo " dell'uomo in questa realtà. Dall'altra parte, l'autore mistico deve creare un distacco dall'intelligenza teologica della realtà divina, che rimane necessariamente legata al linguaggio della ragione umana. Pur essendo credente ed appartenendo ad una religione determinata, con una Scrittura rivelata ed una fede definita come per esempio nel cristianesimo, l'autore mistico non può collocarsi dentro i limiti del pensiero umano e all'interno dei sistemi del pensiero teologico; non perché essi non sarebbero veri, ma perché non possono esprimere totalmente le conseguenze profonde dell'incontro con Dio, vissuto nell'amore.

L'esperienza di Dio lo trascina in un mondo che oltrepassa la logica umana: il suo linguaggio sarà trasgressione, perché egli è costretto ad esprimere una realtà che trascende ogni ragione umana. Il suo discorso si sviluppa in tensione con ogni sistema, senza per conto suo arrivare ad una scissione.

L'autore mistico non nega né la realtà dell'umano, né la verità della fede, ma rimanendo un uomo normale ed un semplice credente come tutti, egli le esprime in modo paradossale a partire dalla contemplazione amorosa di questa verità. In contrasto con l'eretico che crea un sistema alternativo d'interpretazione razionale, l'autore mistico, parlando della " realtà della realtà ", è di per sé ecumenico; attraverso la sua percezione più acuta e la sua creatività linguistica egli trascina i suoi interlocutori verso livelli più profondi, dove soltanto la visione dell'invisibile può scoprire l'infallibile punto di riferimento che si trova oltre l'umano: Dio il Creatore, l'Amore Incondizionale. Gli " intellettuali " di ogni genere - cioè gli uomini che dichiarano la ragione come unico accesso alla realtà, ansiosi per ogni cosa che non possono controllare - si rifiutano di seguire il discorso mistico fino a questo punto. Si spaventano dinanzi al mistero dell'alterità assoluta, che ci crea ed ama.

L'autore mistico deve esprimere la trasformazione totale del suo essere e della sua autoconsapevolezza, provocata dalla relazione con l'alterità assoluta di Dio, sperimentato come Amore incondizionato. Deve descrivere in un linguaggio comprensibile le conseguenze profonde di questo processo trasformativo, che significa allo stesso tempo un de-centramento totale dell'autocoscienza umana ed una concentrazione assoluta su Dio come centro del suo essere, sia a livello dell'intelligenza, sia su quello della dinamica dell'amore. Deve descrivere in un modo intelligibile ciò che egli stesso non comprende a livello di ragione umana, ma che ciò nonostante contempla a livello di intelligenza illuminata dall'amore. Nell'incontro incomprensibile con Dio-Amore, nel vissuto quotidiano e nella lectio divina, il significato del suo proprio essere umano e creato e la presenza nascosta di Dio Creatore sono a lui rivelati; ed egli riceve allo stesso tempo un linguaggio capace di raccontare la sua storia d'amore con Dio.

II. Generi letterari mistici. 1. Biografia o autobiografia. I t. sono delle volte, ma assai raramente, un resoconto autobiografico degli eventi trasformanti che la relazione amorosa provoca nella persona umana. In genere, questi testi sono il risultato del dialogo con il padre spirituale, ed annotati per obbedienza (vedi per esempio Teresa d'Avila). In certi casi un direttore spirituale o un discepolo del mistico è l'autore della biografia mistica (Caterina da Genova). Questi testi sono sempre la ricostruzione letteraria dell'incontro d'amore con Dio, cioè un modello che articola ed elabora in " forma storica " l'autoconsapevolezza dell'esperienza vissuta e che costituisce per i possibili lettori un modello per comprendere e promuovere la propria esperienza di Dio.

2. Poesia e canto. A volte, l'autore mistico si esprime in poesie o forme poetiche, mettendo in forma lirica ed estetica la sua consapevolezza immaginata dell'incontro misterioso con Dio (Hadwijch d'Anversa o Giovanni della Croce). Simboli ed immagini creano e strutturano la percezione contemplativa del divino, che si fa intravedere nel mondo umano. Per mezzo della tensione creativa, la poesia mistica attrae e trascina il lettore verso l'orizzonte del non-Io, permettendogli di ricevere se stesso come grazia e di contemplare la realtà creata come Bellezza divina.

3. Visioni. A volte, l'autore mistico fa uso della " forma visionaria " per esprimere il risultato della sua lectio divina (Ildegarda di Bingen), della sua esperienza contemplativa della realtà divina (Giuliana di Norwich), delle sue " attese tensive " che lo trascinano in modo irrecuperabile verso l'incontro vissuto con Dio (Enrico Susone), o il risultato della sua comprensione illuminata del mistero d'amore in cui Dio si rivela concretamente a lui.

4. Dialogo e soliloquio. L'autore mistico può far uso del dialogo e del soliloquio " immaginario " (G. Peters o F. Amelry), sia in forma letteraria sia in forma teatrale nella quale l'autoriflessione del soggetto, il dialogo interpersonale della direzione spirituale, l'incontro con la Parola di Dio nella lectio divina o l'incontro con Dio sperimentato in modo diretto o in forma meditativa od orante (Guglielmo di Saint-Thierry) vengono strutturati come interscambio verbale. La parola interna dell'autore viene articolata ed espressa come parola esterna in vista del cammino mistico del lettore.

5. Omelia e discorso. L'autore mistico può utilizzare il genere letterario dell'omelia - spesso una forma mediata ed elaborata della lectio divina - per iniziare o promuovere la consapevolezza della realtà divina e del cammino della crescita spirituale. L'omelia permette di raggiungere un gruppo di discepoli ed interessati, e di strutturare una forma incisiva d'iniziazione in una nuova consapevolezza mistica (Meister Eckhart e Bernardo di Clairvaux). Questo genere letterario permette di utilizzare certe forme retoriche, atte a promuovere il processo d'iniziazione. Il testo che risulta può essere un'annotazione sul vivo della parola pronunciata o una composizione letteraria, creata come tale e mai pronunciata.

6. Testo costitutivo. Nasce quando l'autore mistico, un fondatore o una persona che ha iniziato in modo carismatico una forma comunitaria di vita spirituale, può aver scritto una Regola spirituale o un testo carismatico costitutivo, che serve oltre che alla regolazione organizzativa e giuridica ad una iniziazione spirituale di tipo mistico. Secondo questa dimensione - che si estende a tutto il testo o ad una parte - il testo può essere un modello letterario, creato in vista di un processo di trasformazione mistica. A motivo del carattere formale o storico, la funzione di questi testi come modelli per la trasformazione mistica viene raramente riconosciuta.

7. Lettera. L'accompagnamento spirituale può avvenire attraverso il genere letterario della lettera. Accanto ad aspetti pratici e contestuali, dovuti alla relazione personale storica, la lettera è spesso una iniziazione potente ad una consapevolezza della trasformazione mistica e alla dinamica processuale per il suo legame al cammino mistico concreto e dettagliato.

8. Trattato e Commentario. L'autore mistico adopera come genere letterario di base - spesso anche utilizzato come commentario per spiegare altre forme di t., più enigmatici - il trattato mistico o l'esposizione discorsiva in prosa. La forma prosaica e cognitiva permette una descrizione più estesa, un'articolazione più completa e dettagliata, un'elaborazione più grande dell'insight mistico come consapevolezza razionale, volitiva ed affettiva, come discernimento spirituale e didattica formativa. Il contesto abituale del trattato mistico è la direzione spirituale, offrendo linee dinamiche per il cammino mistico da compiere, criteri per il discernimento nel corso del processo della trasformazione mistica, concetti per un'autocomprensione antropologica e teologica.

Il commentario può riguardare un testo dello stesso autore mistico, per esempio una poesia come nel caso di Giovanni della Croce, ma anche un passo biblico o un testo - mistico o non - di un altro autore.

Il genere letterario del testo mistico spesso è una forma intermedia, integrante le caratteristiche di due o tre generi. A volte, il testo si presenta come genere letterario diverso dal genere praticato, per esempio omelia o lettera possono di fatto essere dei trattati, ecc...

III. Autore e lettore. La realtà divina, che si presenta alla consapevolezza dell'uomo nell'incontro d'amore con Dio, non può essere ridotta alla logica umana. Come discorso linguistico, il testo mistico adopera necessariamente un linguaggio ristretto all'ambito della logica umana. La logica divina s'inserisce e s'incarna nel discorso mistico, trasformandolo profondamente. Invece di ridurre la realtà divina all'umano ed intramondano, lo scopo del testo mistico è chiaramente quello di far passare l'uomo in Dio, annichilendolo per una vera mortificazione, decentrandolo per una estasi e trasformandolo irrecuperabilmente nell'amore incondizionato di Dio. Parlando ancora un linguaggio umano, l'autore mistico dirige il lettore oltre l'orizzonte del linguaggio. Egli apre, in modo contemplativo, la prospettiva della realtà divina che deraglia il discorso umano, trascinandolo nell'abisso dell'amore divino. Il risultato è che il testo mistico non ha come scopo l'informazione cognitiva del lettore - che possibilmente si tiene a distanza per non perdere il controllo di sé - ma punta sull'iniziazione dell'amante o contemplativo che, nel confronto assoluto con Dio, ormai non ha più una scelta. Senza negare la libertà dell'uomo nell'incontro con Dio, l'autore mistico descrive l'esperienza dell'uomo che si trova senza scampo implicato nella logica dell'amore divino, nudamente esposto à la merci de Dieu che lo ama follemente.

Il testo mistico non fa riferimento ad una realtà " fuori " nel mondo dei " sensi ", che come " oggetto " può essere contemplata a distanza e senza rischio. Descrive il fondo dell'Essere, che trascende le parole umane; balbuziente, viene articolato in simboli ed immagini e si realizza al limite del dicibile, parlando dell'Indicibile per mezzo della tensione bipolare dei contrasti, paradossi, negazioni, superlativi, ecc. I1 testo mistico provoca il processo dell'autotrascendenza, togliendo ogni appoggio che permette di tornare su se stessi. L'autore mistico sperimenta di essere testimone e portavoce: le sue parole non fanno altro che svelare la parola d'Amore che non gli appartiene. Pian piano l'autore scompare dal testo come autore autonomo, per non far altro che creare lo spazio vuoto per la parola d'Amore che travolge il vero ascoltatore. Il testo, disfacendosi progressivamente in una valanga di negazioni, rimane come traccia misteriosa del passaggio della presenza di Dio. La distanza inevitabile tra le parole umane e la realtà dell'Amore divino crea una spaccatura nel testo mistico che ci fa confrontare continuamente con il nulla dell'uomo (Jacopone da Todi) o come Maria Maddalena con la tomba vuota (Teresa di Lisieux), essa è una spia che permette la contemplazione amorosa del volto di Dio nella sua alterità assoluta.

I1 lettore è necessariamente implicato nella lettura, perchè il testo lo " muove " dall'interno, svelando il volto amoroso del Creatore. Il testo mistico provoca e promuove l'esperienza mistica, mettendo l'uomo in moto verso l'incontro con l'alterità assoluta di Dio. In modo misterioso, " mistico ", il testo opera nel lettore.

La lettura del testo mistico si realizza come rite de passage, sprofondando l'uomo in Dio, annichilendo l'ambito sicuro dell'umano, ristrutturando la consapevolezza spirituale intorno al centro del suo Essere. La lettura è un processo dinamico, in cui la forma logica del linguaggio umano viene " trasformata " in dinamica d'amore. I verbi delineano spesso il passaggio. Il testo mistico non espone una realtà, ma crea lo spazio in cui questa realtà divina diventa operativa. Di conseguenza, il vero lettore non può più proteggersi dal confronto, trascinato nel mondo sconosciuto, camminando là come pellegrino nel deserto.

Bibl. Aa.Vv., Atti del Congresso Internazionale di Semeiotica del Testo Mistico, L'Aquila 1995; Ch.-A. Bernard, La perception mystique visionaire, in Studies in Spirituality, 6 (1996), 168-193; H. Blommestijn - F. Maas, Kruispunten in de mystieke traditie, L'Aya 1990; M. de Certeau, Poetica e mistica. Questioni di storia religiosa, Milano 1975; Id., La Fabula mistica, Bologna 1987; J. Dan, In Quest of a Historical Definition of Mysticism, in Studies in Spirituality, 3 (1993), 58-90; Id., The Language of Mystical Prayer, in Studies in Spirituality, 5 (1995), 40-60; M. Huot de Longchamp, Saint Jean de la Croix: pour lire le Docteur mystique, Paris 1991; K. Waaijman, De mystieke ruimte van de Karmel, Gent-Kampen 1995; Id., A Hermeneutic of Spirituality, in Studies in Spirituality, 5 (1995), 5-39.





Autore: H. Blommestijn
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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