Teresa di Gesù Bambino (santa)


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I. Vita e opere. Teresa Martin, al Carmelo sr. Teresa del Bambino Gesù e del S. Volto, nasce ad Alençon, il 2 gennaio 1873, ultima di nove figli, di cui cinque viventi. La morte della mamma causa nella fanciulla, che allora ha circa cinque anni, un trauma profondo che si manifesterà in una ipersensibilità crescente, giungendo fino alla nevrosi e alla malattia psisomatica. La notte di Natale del 1886, T. giunge a dominare la sua ipersensibilità; ella darà ormai prova di una notevole forza interiore, anche se sottolinea sempre la sua piccolezza e la sua debolezza nelle quali risplenderà la misericordia del Signore, percepita e vissuta come unico cammino di speranza e di santità. Entrata al Carmelo di Lisieux a quindici anni, presto le viene affidato l'incarico di seguire le novizie. Dopo la sua prima emottisi, consapevole della morte imminente, ella entra in una profonda notte di fede circa l'esistenza del cielo per lei. Questa malattia, comunque, costituisce il vertice del suo amore per Gesù e il prossimo, del suo abbandono e del suo ardore apostolico; ella nutre una forte speranza di poter lavorare ancora dopo la morte per il bene delle anime. Muore il 30 settembre 1897, a ventiquattro anni. Pio XI la canonizza nel 1925 e la dichiara patrona universale delle missioni nel 1927. Giovanni Paolo II l'ha dichiarata Dottore della Chiesa il 19 ottobre 1997.

T. ha lasciato tre Manoscritti autobiografici (A, B, C), duecentosessantasei Lettere (L), cinquantaquattro Poesie (P), otto Componimenti teatrali (Pie ricreazioni), ventuno Preghiere (Pr) e alcuni Scritti diversi. Le sue consorelle hanno raccolto le sue Ultimi colloqui (UC). Oggi disponiamo sia di una considerevole edizione critica integrale dei suoi scritti in otto volumi (Paris 1992) sia delle Oeuvres complètes in un volume unico (Paris 1992, 1600 pp.).

II. Esperienza e dottrina mistica. L'esistenza di T. scaturisce da un'intensa relazione d'amore. " Sin dall'infanzia " (A 40ro), il suo " cuore amante e sensibile " (A 4vo) è stato orientato verso il cielo e verso l'amore di Gesù. A nove anni, ella decide di diventare " una grande santa " (A 32ro). La sua prima Comunione, ad undici anni, è " un bacio d'amore ", una " fusione " (A 35ro). Il giorno della sua professione, ella chiede " l'Amore, in cui non sia più io ma tu, mio Gesù " (Pr 2). Al Carmelo, ella vuole " vivere d'Amore " (è il titolo della famosa P 17) e " amare Gesù alla follia " (A 82vo). Sul letto di morte, le sue ultime parole saranno: " Mio Dio, io ti amo ".

T. vive quest'amore in un atteggiamento di spiccato cristocentrismo. Se le parole " amore " e " amare " abbondano, nessun vocabolo, però, ritorna tanto quanto il nome di Gesù. Il " buon Dio " è molto spesso Gesù, che si riveste di attributi paterni: egli è " il più tenero dei padri " e il suo " cuore è più che materno " (P 36).

Nella festa della Trinità, il 9 giugno 1895, T. " comprende più che mai come Gesù desideri essere amato " e inondarci dei suoi " flutti d'infinita tenerezza " (A 84ro); ella risponde con la sua " offerta di se stessa come vittima di olocausto all'amore misericordioso " (Pr 6). Questa offerta è la logica conseguenza e l'espressione orante della sua " piccola via ", scoperta fin dall'autunno del 1894 (cf infanzia spirituale). Nei mesi successivi, T. racconterà quanto sperimentato a livello mistico: " L'Amore mi penetra e mi circonda, mi sembra che ad ogni istante questo Amore misericordioso mi rinnovi, purifichi l'anima mia ", ella si rende conto di come " il fuoco dell'Amore sia santificante " (A 84vo). Profeta dell'Amore misericordioso, T. invita " tutte le piccole anime " ad " abbandonarsi con totale fiducia alla infinita misericordia " di Gesù (B 5vo). Da qui, l'insistenza, caratteristica della sua celebre " piccola via ", sulla fiducia nella misericordia come chiave di giustificazione e di santificazione.

Questa relazione d'amore, attiva ed accogliente, sboccia incessantemente nella preghiera. T. riconosce la presenza di Gesù in ogni circostanza della sua vita, le sue " premure del tutto gratuite " (A 3vo). Anche se prova spesso aridità nella preghiera, non sta più di " tre minuti senza pensare al buon Dio " (Conseils et souvenirs, 77).

T. sperimenta (" per esperienza "), in maniera intensa l'azione dello Spirito di Gesù in sé: " Io sento che egli (Gesù) è in me, in ogni istante mi guida, m'ispira ciò che devo dire o fare ". Quest'azione di Dio in lei, alla luce del Vangelo (A 83vo), è il segno autentico della santità: " ...Qual grado sublime viveva in lei e la faceva agire e parlare. Ah! Questa stessa santità mi sembra la più autentica, la più santa..., (A 78ro) e l'oggetto della sua preghiera: " Ecco la mia preghiera, io chiedo a Gesù di attirarmi nelle fiamme del suo amore, di unirmi così strettamente a sé, che egli viva ed agisca in me " (C 36ro).

Parallelamente, nel suo rapporto con il prossimo, scrutando " le misteriose profondità della carità ", ella sperimenta l'azione del Signore in lei: " Sì, io lo sento, quando sono caritatevole è Gesù solo che agisce in me; più sono unita a lui, più amo anche tutte le mie sorelle " (C 12vo).

T. cammina intensamente nella fede: " Ho più desiderato di non vedere il buon Dio e i santi e restare nella notte della fede di quanto altri desiderano vedere e comprendere " (Ultimi colloqui 1185). " Noi non abbiamo che questa vita per vivere di fede " (Conseils..., 154). Per questo motivo, la sua " prova contro la fede " (C 31ro), durante gli ultimi diciotto mesi della sua vita, la riempie di " gioia ", " perché, c'è una gioia più grande di quella di soffrire per amore tuo? " (C 7ro).

T. offre questa prova in particolare " per i suoi fratelli ", i peccatori e gli increduli (C 5vo). Sentendosi, fin dai suoi quattordici anni, " un pescatore di anime ", " divorata dalla sete delle anime " (A 45vo), è entrata al Carmelo " per salvare le anime e soprattutto per pregare per i sacerdoti " (A 69vo). Vi scoprirà, nel 1896, il suo " posto " sublime: " Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l'amore ", per fecondare così il lavoro degli apostoli (B 3vo).

Ai cristiani di oggi T. ricorda che la fede è una luce nella notte e la fiducia in Dio un antidoto contro l'angoscia esistenziale. Ella invita a integrare la nostra debolezza e il nostro peccato nel rapporto con il Dio d'amore misericordioso. Insegna a tradurre il nostro amore di Dio e del prossimo attraverso le " piccole cose " concrete dell'esistenza quotidiana, questi " nulla " che diventano " fiori " (B 4vo) e possono dare alla nostra vita un soffio missionario ed apostolico. La povertà spirituale diventa fonte di gioia e di pienezza: " Più sarai povero, più Gesù ti amerà " (L 211). Il prodigioso irraggiamento postumo della santa dimostra come il suo messaggio sia ancora benefico.

Bibl. Opere: Teresa di Lisieux, Gli scritti, Roma 19955; Id., Opere complete, Città del Vaticano - Roma 1997. Studi: H.U. von Balthasar, Teresa di Lisieux, Milano 1978; G. von Brockhusen, s.v., in WMy, 492; C. De Meester, " A mani vuote ". Il messaggio di Teresa di Lisieux, Brescia 1975; Id, Dinamica della fiducia, Cinisello Balsamo (MI) 1996; P. Descouvement, s.v., in DSAM XV, 576-611; G. Gaucher, La passione di Teresa di Lisieux, Roma 1975; Id., Teresa Martin dopo la lettura critica dei suoi scritti, Milano 1987; C. Gennaro, s.v., in DES III, 2498-2502; R. Laurentin, Iniziazione alla vera Teresa di Lisieux, Brescia 1973; E. Renault, Teresa di Lisieux e la prova della fede, Roma 1976; A.M. Sicari, La teologia di S. Teresa di Lisieux Dottore della Chiesa, Milano-Roma 1997; A. Wollbold, Teresa di Lisieux. Interpretazione mistagogica della sua biografia, Città del Vaticano 1997.



Autore: C. De Meester
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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