Teresa di Gesù (santa)


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I. Vita e opere. Teresa di Gesù (de Cepeda y Ahumada), nata in Avila (Spagna) nel 1515 e morta ad Alba de Tormes nel 1582, è stata la prima donna ad essere annoverata tra i Dottori della Chiesa.

La proclamazione, avvenuta nel 1970 ad opera di Paolo VI, ha definitivamente confermato l'universalità e la sicurezza del magistero di T. nel campo della teologia mistica; un magistero abbondantemente documentato, sia a livello biografico che a livello letterario, a partire dagli scritti che lei stessa ci ha lasciato.

La " biografia spirituale " della santa è la vera e propria narrazione di un " incontro d'amore " tra T. e Cristo: incontro annunciato dolcemente nell'infanzia, problematizzato nell'adolescenza, deciso " a forza " con la fuga impetuosa verso il Carmelo nel tempo della giovinezza, divenuto tormentoso e contraddittorio in lunghi anni di vita claustrale durante i quali la preghiera non riesce a farsi dialogo totale ed effusivo, ma rivela la " divisione del cuore ".

T. indica il 1554 come l'anno della sua " conversione ", come l'inizio della sua " vita nuova ": vita di familiarità piena e quotidiana con Cristo Gesù divenuto suo " Libro vivente ".

E un periodo di " unione " e di " esperienze estatiche " che culmina con la celebre grazia, più volte ricevuta, della transverberazione che " l'avvolge in una fornace d'amore ".

Nel 1562 obbedisce al Signore che le chiede la fondazione di un nuovo Carmelo: lo immagina e lo realizza come " un angolino di cielo ", dove raccogliere poche anime buone che si facciano compagnia, riunendosi attorno a Cristo sposo come suo " piccolo collegio ".

T. sembra ormai orientata in senso esclusivamente escatologico, nell'attesa impaziente dell'incontro definitivo con lo Sposo celeste.

Ma qui la sorprende la Chiesa, che entra prepotentemente nella sua contemplazione: la Chiesa corpo " ancora sofferente " di Cristo. E la Chiesa lacerata dalla rivolta protestante e dalle lotte di religione; è la Chiesa missionaria implicata nelle ambigue vicende dei " conquistatori " d'America; è l'Ordine carmelitano che vive le sue ansie di Riforma.

Nel 1567, a partire da un incontro con il Generale dell'Ordine carmelitano, T. dà inizio alla sua opera di fondatrice, che subito estende anche al ramo maschile dell'Ordine (dopo un provvidenziale incontro con colui che diverrà Giovanni della Croce): quest'opera ricca di grazie e di travagli, la terrà intensamente impegnata per i restanti quindici anni della sua vita.

Nel 1572 T. riceve la grazia del " matrimonio spirituale ": vive in abituale unione con Dio, immersa nel mistero trinitario e in tranquilla pace, nonostante le pene esteriori.

Quando muore, stremata dalle fatiche, esprime in un desiderio congiunto i due vertici di maturazione ai quali tutto il suo itinerario mistico l'ha condotta: " Finalmente, o Sposo mio, è ora che ci vediamo " e " Sono figlia della Chiesa ".

Gli scritti che T. ha lasciato sono stati tutti composti occasionalmente: o per la necessità di dover dar conto della sua coscienza ai confessori incerti e impacciati davanti alle sue molteplici esperienze interiori; o per aiutare le sue " figlie " che volevano approfittare della sua guida materna ed esperta.

Così l'itinerario mistico di T. è stato da lei stessa narrato e analizzato con tutta la profondità e l'accuratezza desiderabili.

L'Autobiografia - definita da lei Libro delle misericordie del Signore - racconta le vicende della sua esistenza come " storia di salvezza ". La parte centrale dell'opera contiene un'accurata " dottrina sull'orazione " (cc. 11-22) e un'esposizione dottrinale sulle grazie mistiche da lei sperimentate (cc. 22-31).

Il Cammino di perfezione espone la pedagogia di T. nella formazione dei suoi monasteri. Contiene un trattato sull'orazione vocale e mentale, strutturato come commento al Padre nostro (cc. 17-42).

Il Castello interiore è l'opera della maturità teresiana e uno dei vertici di ogni letteratura mistica, scritto nel 1577, quasi di getto, in meno di due mesi (tenendo conto delle innumerevoli occupazioni che la assediavano). Il libro è diviso in Mansioni (secondo l'attività dell'anima che si va addentrando nel suo castello interiore, alla ricerca della stanza più intima, dove abita il Dio-Trinità): quando essa giungerà al centro della dimora, scoprirà d'essere contemporaneamente giunta al centro della vita divina, al centro di se stessa e al centro dell'intero universo.

Caratteristica di quest'opera è non solo quel piccolo " trattato di fenomenologia mistica " che T. inserisce nelle Seste Mansioni, ma il fatto che la santa collochi al vertice di tutto l'itinerario (al termine delle Settime Mansioni) il servizio alla Chiesa.

Scopo di Dio, in ogni grazia o esperienza mistica che egli concede, non è mai quello di " vezzeggiare le anime ", ma quello di " renderci simili al Figlio suo Crocifisso ", disponibili ad " essere venduti come schiavi, segnati dal ferro della croce, in tutto il mondo ".

A queste opere vanno ancora aggiunti: l'abbondantissimo Epistolario, il racconto delle diverse Fondazioni, una sessantina di brevi Relazioni spirituali, preparate per i confessori; alcune preghiere, dette Esclamazioni; alcuni Pensieri sull'amore di Dio, e molte Poesie.

II. Dottrina mistica. La mistica teresiana non è esattamente, come spesso si dice, una " mistica dell'orazione ", ma più precisamente una " mistica della vita di orazione ": determinante è appunto la parola vita poiché è l'intera esistenza a dovere entrare in un dialogo ed in un'amicizia oranti, senza i quali essa resta irrisolta e priva di senso.

La grazia mistica per eccellenza è per T. " la conformazione a Cristo " nel suo stato di offerta sacrificale per il mondo. Incontrarsi, in tal modo e a tale scopo, con Cristo è l'obiettivo di tutto il cammino, nel suo insieme e nelle singole fasi.

Peccato non è solo la grave trasgressione delle leggi di Dio, ma è tutto ciò che può distogliere l'uomo da questo " incontro " intimo e personale: sia che ciò accada nelle distrazioni superficiali dell'adolescenza, sia che ciò accada anche in piena maturità spirituale, anche se nessun altro (fuori di noi) riuscisse a vedere ombra di peccato nei nostri comportamenti.

Bene è, invece, ogni tentativo di difendere la possibilità di questo " incontro " con lui; per questo un peccatore, mentre si dibatte tra il peccato e la grazia, deve tentare in ogni modo di non rinunciare ai momenti destinati a questo incontro (all'orazione), anche nel caso che se ne sentisse indegno e provasse soltanto ripugnanza: la preghiera è comunque e sempre un bene, perché è una porta aperta all'incontro.

A qualsiasi tappa dell'itinerario spirituale ci si trovi, dunque, il problema resta " rendere l'incontro possibile ", cioè l'orazione.

Essa non è solo l'avventura di un'anima convertita, ma anche la strada di quelle che hanno bisogno di convertirsi.

L'orazione è un accettare l'appuntamento del proprio essere con Dio. Una volta che questa accettazione è data, si sviluppa il cammino che conduce all'appuntamento.

Così l'orazione diventa ricerca, esperienza, passaggio tra diverse fasi e diverse possibilità; tende a coinvolgere tutte le facoltà della persona, a mettere in moto tutte le sue energie affettive ed etiche, ad aprire tutti gli spazi che la grazia di Dio deciderà liberamente di inondare.

E, poiché essa è essenzialmente " incontro e dialogo " con Cristo, la preghiera tende a privilegiare tutte le possibili sorgenti della sua Parola: da quelle più sacre e oggettive (la Scrittura, le testimonianze della tradizione, il sostegno della liturgia) a quelle più quotidiane e indirette (compresa la voce che ci giunge dalle immagini sacre e dai simboli naturali).

Allo stesso modo, i fenomeni che accadono durante questo incontrodialogo sono tutti potenzialmente mistici, perché tutti, ciascuno a suo modo, vanno realizzando l'incontro stesso.

Che tutto sia grazia è ovvio, perché nessuno potrebbe impadronirsi di Dio, se egli non avesse voluto donarsi: perciò quando l'uomo tenta, come può, di aprirsi a questo donoincontrodialogo, si mette in movimento quel processo di divinizzazione che è lo scopo stesso di tutta la storia cristiana.

Al vertice dell'itinerario mistico, T. pone - come è noto - quel " matrimonio spirituale " che unisce coniugalmente la nostra natura a quella di Dio: una unione " viscerale ", simile a quella che Maria Vergine ospitò nel suo seno, dando carne al Verbo.

Come preparazione ad esso descrive - perché Dio glieli ha fatti sperimentare - una molteplicità di " fenomeni mistici " (con tutte le loro risonanze psicologiche): il loro valore è in ciò che indicano e insegnano; ma non devono ingenerare pretese né ossessioni.

Spesso T. si attarda, per il suo desiderio di aiutare i lettori, a descrivere gli atteggiamenti che il soggetto umano assume, lungo le varie fasi del suo rapporto con Dio.

Ma tutto viene meno quando ella raggiunge il suo scopo: descrivere la splendida oggettività del soggetto Cristo che si rende presente alla sua creatura in tutta verità: Cristo che ci assume in sé, Cristo che dona il suo Spirito, Cristo che rivela il Padre, Cristo che ci consegna alla sua Chiesa.

L'aver difeso la centralità della umanità di Cristo in ogni fase del cammino spirituale e l'aver collocato al vertice dello stesso cammino il servizio ecclesiale - ciò che è stato definito " l'ecclesializzazione dell'amore mistico nella costruzione della Chiesa " - sono probabilmente gli apporti più originali e decisivi che T. abbia dato alla teologia mistica.

Bibl. Opere: S. Teresa, Obras completas, a cura di T. Alvarez, Burgos 1994. Studi: T. Alvarez, s.v., in DSAM XV, 661-658; Id, s.v., in DES III, 2479-2498; Id, Santa Teresa di Gesù mistica, in Aa.Vv., Vita cristiana ed esperienza mistica, Roma 1982, 199-229; E. Ancilli, I gradi dell'esperienza mistica teresiana, in EphCarm 13 (1963), 9-62; J. Castellano, Teresa di Gesù, in La Mistica I, 445-546; S. Castro, Cristologia teresiana, Madrid 1981; M. de Goedt, Il Cristo di Teresa, Città del Vaticano 1997; M. Lepée, Sainte Thérèse mystique, Bruges 1951; Marie-Eugène de l'Enfant Jésus, Je veux voir Dieu, Tarascon 1949; Id., Je suis fille de l'Église, Tarascon 1951; R. Moretti, Teresa d'Avila e lo sviluppo della vita spirituale, Cinisello Balsamo (MI) 1996; E. Renault, Santa Teresa d'Avila e l'esperienza mistica, Milano 1990; A.M. Sicari, L'itinerario di S. Teresa d'Avila. La contemplazione nella Chiesa, Milano 1994; M. Tietz, s.v., in WMy, 489-492; F.R. Wilhélem, Dio nell'azione. La mistica apostolica secondo Teresa d'Avila, Città del Vaticano 1996.



Autore: A.M. Sicari
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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