Surin Jean Joseph


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I. Cenni biografici. Nato a Bordeaux, nel 1600, in una famiglia borghese, Jean Joseph Surin è uno dei grandi mistici e scrittori di spiritualità della Compagnia di Gesù. A dodici anni, mentre prega in chiesa, riceve una grande luce soprannaturale che gli rivela in modo ineffabile la grandezza inconcepibile delle meraviglie divine. A sedici anni, contro la volontà paterna, entra nel noviziato dei gesuiti. Nonostante la sua fragilità psicologica e l'interruzione degli studi a causa della sua precaria salute psichica, è ordinato sacerdote nel 1626; alcuni anni dopo, frequenta il terzo anno sotto la guida dell'eminente direttore spirituale L. Lallemant.

Nel 1636, i suoi superiori lo assegnano a Loudun per esorcizzare le suore del convento, considerate possedute dal diavolo, in particolare la superiora, Madre Jeanne degli Angeli. Le suore, sotto la guida sapiente e serena della madre superiora, conducono nel convento una vita comunitaria esemplare. Ma quando appaiono in pubblico per l'esorcismo, urlano bestemmie ed oscenità e sembra abbiano demoni che parlino per loro tramite. S. è convinto che siano possedute dagli spiriti del male.

Comincia allora ad avere periodi speciali di fervente preghiera, con grandi consolazioni e grazie speciali. In un'occasione, pregando con particolare ardore per la liberazione di Madre Jeanne degli Angeli e le altre suore, si offre a Dio come vittima, disposto ad essere posseduto lui stesso dagli spiriti del male in cambio della liberazione delle suore. Da quel momento riceve ancora grazie più speciali nella preghiera, come visioni, e comincia a comportarsi stranamente, specialmente in pubblico, contorcendosi, viso e corpo, fuori di ogni controllo. Nel 1638, mentre Madre Jeanne sta facendo gli Esercizi spirituali di sant' Ignazio sotto la direzione di S., è liberata da tutte le difficoltà e cosí accade anche per le altre suore. Dall'altra parte, S., convinto di essere infestato dagli spiriti del male, comincia a comportarsi ancora più stranamente, passando periodi d'intensa attività alternati con attacchi di depressione e inattività.

Tre o quattro anni più tardi viene trasferito nell'infermeria dei gesuiti e tenuto sotto continua sorveglianza. Chiaramente non sa più che cosa stia facendo. Dopo un tentato suicidio, gettandosi dalla finestra, si rompe una gamba, rimane a letto per cinque anni, in uno stato di semi paralisi. Rimane malato di mente in modo acuto per ancora quindici anni, mostrando sintomi di schizofrenia e dissociazione della personalità. Rimane spesso in uno stato di semi paralisi di origine psicosomatica. E convinto che il suo problema sia una possessione demoniaca, non di tutta la sua persona, ma della sua volontà e consapevolezza. Più tardi, S. ricorda che la sua più grande sofferenza è la disperazione, nella convinzione di essere dannato all'inferno per sempre.

Certamente la malattia di S. è una grave psicopatologia. E oppresso anche in qualche modo dagli spiriti del male? Egli pensa che lo sia, ed anche dopo la sua guarigione si convince di essere stato posseduto dal diavolo. Durante la sua vita, molti dei suoi compagni gesuiti lo credono semplicemente malato psichiatrico piuttosto che vittima dei demoni. Potrebbe aver subito entrambi i casi. Non esiste nessuna contraddizione nel dire che egli è molto malato e soffre, allo stesso tempo, serie oppressioni diaboliche.

Verso il 1650, comincia a sentirsi meglio. Dal 1655 incomincia a scrivere ed a parlare in pubblico. Nel 1661 riprende a celebrare la Messa e a condurre vita normale nella comunità gesuita, scrivendo numerose lettere ed alcuni libri, predicando, e offrendo direzione spirituale. Muore nell'aprile del 1665.

II. Dottrina spirituale. Gli insegnamenti contenuti negli scritti di S. si possono evincere dalla sua vita così tanto sofferta. La sua dottrina spirituale sottolinea l'importanza dell'esperienza e del fattore psicologico. I suoi insegnamenti spirituali insistono sul bisogno del " gusto di Dio " e sulla conoscenza di Dio. Si tiene lontano dall'astrazione e da qualunque genere di linguaggio metafisico o di sistematicità del pensiero. S. ha espresso se stesso più che altro in simboli. Per lui Dio è in ogni luogo ed in ogni cosa. Dal suo punto di vista, non c'è nulla di panteistico; seppure è percepito, conosciuto, indistintamente nelle cose ed attraverso tutte le cose e più direttamente nella preghiera, tuttavia Dio rimane completamente distinto dalle sue creature.

Una sola cosa importa: amare Dio. Per S., amare Dio significa scegliere Dio, perciò rigettare il mondo. La sua dottrina è rigorosamente ascetica nel senso che invita ad un radicale e totale rifiuto di qualunque cosa che potrebbe non condurre a Dio. L'animo di S., invece, è mistico non ascetico. La sua spiritualità, come quella di s. Giovanni della Croce, non lascia alcuna possibilità per alcun compromesso. Ció che conta è l'amore di Dio. Chiunque fa l'esperienza dell'amore di Dio conosce, attraverso questo amore ed a causa di esso, chi è Dio. Egli conosce Dio.

Bibl. Opere: J.J. Surin, Guida spirituale alla perfezione, a cura di M. de Certeau, Cinisello Balsamo (MI) 1988; Id., I fondamenti della vita spirituale, tratti da L'Imitazione di Cristo, Roma 1994; M. de Certeau (ed.), Jean Joseph Surin - Correspondance, Paris 1966. Studi: C. Becker, s.v., in WMy, 472; S. Breton, Deux mystiques de l'excès: J.-J. Surin et Maître Eckhart, Paris 1985; M. Dupuy, s.v., in DSAM XIV, 1310-1325; D. Mondrone, Il celebre " caso Surin ", in CivCat 101 (1950)2, 177-187.




Autore: R. Faricy
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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