Stato mistico


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I. Natura. Lo s. potrebbe essere definito come l'abituale esperienza della presenza di Dio attraverso la sua conoscenza d'amore. Sul piano spirituale, tale stato è considerato il pieno sviluppo della vita cristiana; è tradizionalmente conosciuto come via unitiva ed associato agli stadi superiori di preghiera. I mistici cristiani, di cui Giovanni della Croce e Teresa d'Avila sono due notevoli esempi, sottolineano che con le sole forze umane, non è possibile raggiungere tale vertice di spirituale consapevolezza e di unione con Dio. In tutti gli stadi dell'itinerario spirituale, Dio guida la persona, passo dopo passo, dall'incipiente al proficiente, fino allo stadio di piena unione con Dio possibile in questa vita. Agli stadi iniziali, identificati con lo stadio ascetico, lo sforzo umano si esaurisce e le forme della preghiera sono principalmente discorsive. Il passaggio allo stadio mistico e il suo sviluppo sono guidati dall'opera dello Spirito Santo. La vita di preghiera, alla fine, conduce l'anima ad un atteggiamento sempre più semplificato e passivo, dove la passività è intesa come totale accoglienza dello Spirito. Come il modello di un pittore, il mistico apprende a rimanere inattivo per non impedire l'opera dell'artista.1

II. Sviluppo. Per Giovanni della Croce, lo s. inizia con la notte passiva dei sensi.2 Per Teresa, invece, ha inizio con la preghiera di quiete.3 Giovanni della Croce ricorre all'allegoria del cammino purificativo della notte dei sensi e dello spirito, descrivendo il percorso attraverso il quale l'anima viene distaccata da tutto ciò che impedisce la " luce divina della perfetta unione con Dio ".4 Mentre la contemplazione infusa segna l'inizio della via unitiva, lo s. abituale ha inizio con la preghiera di unione. La perfetta unione dello s. permanente si verifica quando c'è una totale conformità della volontà personale con la volontà divina. Infine, tutto l'essere del mistico viene trasformato ed integrato dalla profonda esperienza dell'amore di Dio. Tale trasformazione viene definita sia da Teresa che da Giovanni matrimonio mistico.

III. Effetti dello s. I fenomeni straordinari che accompagnano lo s., come locuzioni, visioni e rapimenti, sono secondari e distinti dall'essenza che consiste nell'unione d'amore con Dio. La permanente pace e quiete al centro dell'anima sono le caratteristiche della piena realizzazione dello s. A questo punto, viene ricostituito l'equilibrio del corpo e spariscono tutti i fenomeni straordinari 5 oppure si manifestano raramente e con minore evidenza.6

Il vero mistico vive la dimensione ecclesiale ed è saldamente radicato nella dottrina della Chiesa e nella vita liturgica e sacramentale. In virtù dell'incorporazione attraverso il battesimo nella comunità cristiana, il potenziale mistico risponde alla chiamata di Dio ad una vita di unione nel suo amore. Il mistero di Cristo presente nell'Eucaristia alimenta e media l'esperienza completamente trasformante dello s. I cristiani, che sono membra del Corpo mistico di Cristo e sono uniti intorno alla mensa eucaristica, devono " divenire ciò che ricevono ".7

I mistici, così trasformati in Cristo, divengono spiritualmente fecondi, per questo desiderio di servire totalmente Dio e di comunicare ciò che hanno ricevuto come dono. Perciò divengono creativi, danno liberamente e sono completamente interessati agli altri. Poiché hanno sperimentato la morte del loro egoismo e sono intimamente uniti a Dio, portano sollievo ovunque vadano. Sono pieni di santo ardore nel servizio di Dio in qualsiasi situazione. Nel suo zelo apostolico, il mistico ormai trasformato in Dio si mostra mite, umile e paziente nei riguardi degli altri.8 I mistici illuminano in modo straordinario la realtà più profonda presente in ogni cristiano. Tutti sono potenzialmente mistici, toccati dalla grazia di Dio, chiamati alla conversione e, infine, alla mistica unione con Dio. Lo s. è semplicemente il pieno sbocciare della prima grazia ricevuta con il battesimo. Lo s. è vissuto nei solchi della vita quotidiana ed è fondato non solo sulla fervente preghiera, ma si riversa come amore sugli altri, indipendentemente dall'apparenza del servizio reso. Teresa d'Avila, infatti, saggiamente nota: " Il Signore non guarda alla grandezza delle opere, ma all'amore con il quale esse sono fatte ".9

Note: 1 Cf Giovanni della Croce, Notte oscura I, 10,5; 2 Ibid. II, 21; 3 Teresa d'Avila, Castello interiore IV, 2,2; 4 Giovanni della Croce, Salita del Monte Carmelo, Prologo 1; 5 Id., Notte..., o.c., II, 1,2; 6 Castello..., o.c., VII, 3,12; 7 S. Agostino, Sermoni 57,7,7; cf LG 11,12; SC 10; 8 Cf Giovanni della Croce, Detti di luce e d'amore, 27; 9 Teresa d'Avila, Castello..., o.c., VII, 4, 15.

Bibl. Aa.Vv., Vita cristiana ed esperienza mistica, Roma 1982; Aa.Vv., La mistica e le mistiche, Cinisello Balsamo (MI) 1996; P. Agaësse - M. Sales, Mystique, in DSAM X, 1939-1984; Ch.-A. Bernard, Teologia spirituale, Cinisello Balsamo (MI) 19893; B. Calati, Western Mysticism, in Downside Review, 98 (1980), 201-213; D. De Pablo Maroto, Oración y experiencia de Dios, in REsp 36 (1977), 147-179; J. e R. Maritain, Vita di preghiera, Torino 1961; J. Moltmann, Théologie de l'expérience mystique, in Revue d'Histoire et de philosophie religieuses, 59 (1979), 1-18; C. Tresmontant, La mistica cristiana e il futuro dell'uomo, Casale Monferrato (AL) 1988.



Autore: B. Merriman
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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