Spiritus Vertiginis


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I. L'espressione è del profeta Isaia. Si trova nella versione dei Settanta. Esprime lo sgomento in cui si trovano gli Egiziani per le tribolazioni che li affliggono (cf Is 19,14). S. Giovanni della Croce usa tale espressione per definire il grave smarrimento, che possono attraversare alcune anime mistiche. " Altre volte, scrive il Dottore mistico, viene dato ad essi [i proficienti] (al fine di essere provati, non perché cadano) un altro abominevole spirito, chiamato da Isaia spiritus vertiginis, il quale oscura loro il senso e li riempie di mille scrupoli e di dubbi tanto intricati e di altre molte perplessità che essi non solamente non trovano soddisfazione in nulla, ma neppure osano affidarsi al consiglio e al giudizio di altri. Questo costituisce una delle prove più crudeli di questa notte dei sensi e si avvicina molto alle angosce della purificazione spirituale ".1 Un esempio tipico di tal genere di prova si ha nella vita di S. Ignazio di Loyola, non molto dopo la sua conversione. Lo ossessionava il pensiero di non essersi confessato bene, nonostante le molte confessioni, alcune anche per iscritto. I suggerimenti dei confessori non lo tranquillizzavano. " Cominciò a gridare verso Dio: "Soccorrimi, Signore, ché io non trovo alcun rimedio negli uomini". Immerso in questi pensieri, gli venivano spesso, con grande impeto, tentazioni di buttarsi da un grande buco ". Si liberò, facendo una grave penitenza.2 Qualcosa di simile in P. Pio da Pietrelcina che così scriveva al suo direttore spirituale: " Il demonio strepita e ruggisce assiduamente intorno alla mia povera volontà. Non faccio altro in questo stato se non che dico con ferma soluzione, sebbene senza sentimento: Viva Gesù. Io credo... Ma chi può dirvi come pronunzio queste sante espressioni? Le pronunzio con timidezza, senza forza e senza coraggio, e grande violenza debbo fare a me stesso. Ditemi, padre, è possibile, è compatibile mai questo stato con la presenza di Dio in questa anima? Non è forse ciò effetto del ritiro di Dio da quest'anima? Padre mio, ve ne prego, parlatemi ancora una volta con tutta franchezza e sincerità. Suggeritemi il modo in cui debbo comportarmi per non offendere il Signore e se vi è speranza per me, che Iddio faccia ritorno in questa anima.

Le più fitte tenebre regnano ancora su tutto ciò che vado facendo. Un dubbio perenne mi attraversa l'anima in tutte le mie azioni. Un sentimento mi suggerisce sempre che opero in tutto con coscienza dubbia. Mi sforzo di ricordare ciò che l'autorità mi ha ordinato al riguardo, ma che volete! Il Signore mi confonde, non ricordo nulla di preciso. Che martirio costituisce anche questo per me! ".3

Note: 1 S. Giovanni della Croce, Notte oscura I, 14,3; 2 Ignazio di Loyola, Autobiografia, Milano 1992, 51-53, nn. 22, 24; 3 P. Pio da Pietrelcina, Epistolario, vol. 1, S. Giovanni Rotondo (FG) 1987, 838-839.

Bibl. J. Aumann, Teologia spirituale, Roma 1991, 476-485; I. Rodríguez, s.v., in DES III, 2403; cf voce Satana.



Autore: V. Marcozzi
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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