Spirito Santo


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I. Ruolo dello Spirito Santo nella vita cristiana. Nessuna autentica vita di fedele cristiano è possibile senza la presenza e l'azione dello S. accolto dal fedele stesso. Di fatto è lo S., mandato dal Padre (per mezzo di Cristo) che, nelle singole persone, grida " Abbà - Padre " (cf Gal 4,6). Anzi " nessuno può dire "Gesù è il Signore" se non sotto l'azione dello Spirito " (1 Cor 12,3). Inoltre, la sua presenza, silenziosa ed operante, precede, nei fedeli, ogni loro atto di fede, di speranza, di carità. E lui che " prepara le persone, le previene con la sua grazia per attirarle a Cristo. Manifesta loro il Signore risorto, ricorda loro la sua parola, apre il loro spirito all'intelligenza della sua morte e risurrezione. Rende loro presente il Mistero di Cristo, soprattutto nell'Eucaristia, al fine di riconciliarli e di metterli in comunione con Dio perché portino "molto frutto" (cf Gv 15,5.8.16) " (cf CCC 737). In altri termini: la divina Persona dello Spirito occupa una centralità specifica nella vita del fedele sia agli inizi della sua conversione, sia nella crescita della sua vita cristiana, sia nello sforzo ascetico di perfezione, sia nel coronamento dell'esistenza, vissuta a gloria della santa ed individua Trinità.

Sotto l'egida dello S. ogni attività della persona umana si tramuta in attività di fedele, per tendere all'imitazione del Cristo (cf 1 Cor 4,15; Ef 5,11; Fil 3,17; 1 Ts 1,6), per seguirlo da vicino con la propria croce (cf Mt 16,24; Mc 8,34; Gv 12,26) e per essere perfetti come il Padre (cf Mt 5,48).1

E mentre rimane sempre difficile scrivere in modo adeguato dello S., non si può tuttavia fare a meno di trattarne. Tanto più che il " discorso teologico " attorno allo S., più che risultare una teologia dello S., dev'essere una teologia nello S. quale dovrebbe essere la " realtà " della mistica. Di fatto è basilare la trattazione circa il " Sacro Pneuma " e su quanto da lui proviene al fedele per la sua più autentica vita di credente. Ciò che il termine e, più ancora, l'essenza della mistica possiede, affonda le sue radici nel " mysterium " vissuto dal fedele, fino a percepire da parte di lui la presenza ed azione dello S. di Dio in lui. La mistica è vivere, di fede e con fede, la fede, la speranza e la carità, sotto l'impulso e l'egida dello S. che perfeziona le virtù nei fedeli infondendole ripetutamente, rinnovatamente, irripetibilmente ed esigendo da parte umana una risposta, la più dilatata possibile ai doni dello S.

II. Nella S. Scrittura. Se si ricorre alla Scrittura, vi si ritrovano diversi linguaggi (antropomorfico, simbolico, teologico) che fanno uso del termine " spirito " (rûah - pneuma) con livelli semantici di diverso spessore: fisico (vento); antropologico (respiro - vita - inspirazione); teologico. Ovviamente quest'ultimo senso è quello che qui interessa. Si tratta cioè dello Spirito di Dio: comunicato al Messia (cf Is 11,1-2; 42,1-4; 61,1-3) e poi a tutto il popolo (cf Gl 3,1-5); come bene messianico " purificatore-rinnovatore " (cf Ez 36,25-27; Is 4,4-6), " vivificatore " (cf Ez 37,1-14; Is 44,1-4), " ispiratore " (cf Gl 3,1-5; Ez 37,14; 39,29); " consolatore " (Is 51,12). Con le accentuazioni impresse alla terminologia pneumatologica anche per mezzo della letteratura intertestamentaria (cf Enoch; 4Esd; ecc.), la rivelazione fa recepire che lo S. è potenza divina mediante cui sono concesse la conoscenza delle verità divine (cf Sap 9,17) e la comprensione delle realtà nascoste e inaccessibili (cf Sir 48,24; Dn 13,45).

I testi neotestamentari fanno uso del termine pneuma con diversi significati, tra cui interessano quelli con riferimento allo S. di Dio, che è potenza che agisce nell'Unto di S. per eccellenza: il Cristo (cf Lc 3,22; 4,1,14,18; 10,21), e che è Persona divina (cf Mt 28,19) che occupa una parte importante e insostituibile nella vita del seguace di Cristo. Lo S. agisce in Cristo come potere divino operante exusia (cf Mc 1,22.27; 2,10), ovvero come dynamis (cf Mc 5,30; 6,2.15; 9,39; 12,24), ed è donato-effuso ai discepoli nella Pentecoste (cf At 2,1-41), ai convertiti samaritani (cf At 8,15-17), al pagano Cornelio e ai suoi familiari (cf At 10,44-45), ai discepoli di Giovanni battezzati da Paolo (cf At 19,6). Essere battezzati nello S. (cf At 1,5; 11,16) significa anche essere pieni di S. (cf Lc 1,15.41.67; 4,1; At 2,4; 4,8.31; 6,3.5; 7,55; 9,17.31; ecc.). Secondo la letteratura lucana, il dono dello S. è un dono universale perché nessuno è precluso a tale dono da cui dipende la salvezza. E l'effusione dello S. che segna l'inizio della nascita della Chiesa e che produce effetti speciali (carismi, miracoli). La sua assistenza nell'agiografo è ispirazione (cf 2 Pt 1,21), nel predicatore o missionario è parrhesia, cioè garanzia di audacia (cf At 2,29; 4,13.29.31; 28,31), nei fedeli è perseveranza nell'ascolto della parola di Dio e di comunionalità (cf At 13,52).

Nella letteratura giovannea il Paracleto (cf Gv 14,17.26; 15,26; 16,13), alitato dal Risorto sugli Apostoli (cf Gv 20,22), è donato per insegnare (cf Gv 14,24), guidare alla piena verità (cf Gv 16,13), rendere testimonianza (cf Gv 15,26), convincere il mondo quanto a peccato, giustizia e giudizio (cf Gv 16,8-10). Procede dal Padre ma è Gesù che lo manda (cf Gv 15,26), e prende dimora nel fedele (cf Gv 14,17.23; 1 Gv 4,12). E S. di verità (cf Gv 14,17; 15,26; 16,13) e guida, nella pienezza della rivelazione, il fedele che l'accoglie.

Nella letteratura paolina lo S. è soffio della bocca di Dio (cf 2 Ts 2,8), consacratore, comunicato al Messia (cf Rm 1,4; 1 Tm 3,16) e al fedele, dove inabita (cf Rm 8,9.11; 1 Cor 3,16; 2 Tm 1,14). Anzi il cristiano è segnato dallo S. (cf 2 Cor 1,22; Ef 1,19; 4,30), e dalla sua azione viene trasformato (cf 2 Cor 3,18). Diventa, infatti, figlio di Dio nello (per lo) S. (cf Rm 8,15; Gal 4,6) e per suo mezzo il fedele può avere accesso al Padre (cf Ef 2,8), perché ne possiede le primizie (cf Rm 8,16) avendo la caparra (cf 2 Cor 1,22; 5,5) della promessa dello Spirito (cf Gal 3,14; Ef 1,13).

Ai fini di questo approccio teologico è opportuno sottolineare che secondo la Parola di Dio, filtrata da Paolo, è lo S. che conosce e rivela " il divino " (cf 1 Cor 2,10-11.13; 7,40; Ef 3,5), dichiara (cf 1 Tm 4,1), attesta (cf Rm 8,16; 9,1), ispira (cf 1 Cor 14,2.32), specie nel parlare in lingue e nel profetare (cf 1 Cor 12,3ss.; 14,2ss.). Egli smuove la vita del cristiano (cf Fil 3,3), guida (cf Rm 8,14), aiuta (cf Rm 8,26; Fil 1,19; 2 Tm 1,14), intercede (cf Rm 8,26), unifica (cf 1 Cor 12,4; 14,2.12; Ef 2,18; 4,3-4), dà i suoi donicarismi (cf 1 Cor 12,7-11), fomenta la carità (cf Rm 5,5; Gal 5,22) ed altri suoi " frutti " (cf Gal 5,22). L'ideale del cristiano è formare un solo spirito con il Signore (cf 1 Cor 6,17), lasciarsi guidare dallo Spirito (cf Gal 5,18; 6,1); camminare nello Spirito (cf Rm 8,4; Gal 5,16.25) vivere secondo i desideri dello e nello Spirito (cf Rm 8,6.27), tanto da rinnovarsi nello Spirito (cf Ef 4,23), fino a giungere a trasformare in culto " spirituale " (cf Fil 3,3; Rm 12,1) la propria esistenza, a pregare e cantare (cf 1 Cor 14,14ss.; Ef 6,18) cantici spirituali (cf Ef 5,19; Col 3,16). Ed è proprio qui che si deve innestare una serie di considerazioni pratico-vitali.

III. Presenza e azione dello S. Di fatto nella progressiva rivelazione di chi è Dio, fino alla conoscenza della sua Unità di natura e Trinità di Persone, lo S. agisce con una presenza continua nell'agiografo. Moltissime volte di fatto e in moltissimi modi Dio si è manifestato (cf Eb 1,1) per mezzo dell'azione del suo S. Egli fa conoscere il progetto salvifico divino (= mysterium), tanto che la filigrana della sua presenza può essere colta nei libri ispirati che contengono lo scritto che è sacro in forza della sua azione. Tant'è vero che l'epifania o manifestazione massima del " mysterium ", qual è il Verbo fatto carne (cf Gv 1,14), avviene ad opera dello S. (cf Lc 1,35). Lo stesso " mysterium " proclamato alle genti e professato dai fedeli si realizza per mezzo dell'azione dello S. che assume due sfumature tipiche, quali sono l'euanghelia (= annuncio lieto) e la exomologhia (= professione testimoniata) dell'autore e consumatore della fede (cf Eb 12,2) che è il Cristo. Lo stesso " mysterium fidei " celebrato nel massimo dei modi diventa, in forza della presenza e azione dello S., eucharistia (= rendimento di grazie), vissuto dal fedele in S. e Verità, e euloghia (= rendimento di lode).

E la preghiera, specialmente quella liturgica, che perpetua nel tempo e nello spazio la preghiera dei primi fedeli attorno a Maria nel Cenacolo (cf At 1,14), in attesa della Pentecoste (cf At 2,1) dello S. E, quindi, necessario prendere coscienza del fatto che le valenze della presenza e l'azione dello S. a seguito di una preghiera che lo invoca (=epiclesi), postulano nel fedele la sin-ergia, la sin-tonia, l'em-patia (nel senso etimologico dei termini) con la presenza del medesimo Paraclito (=paraclesi). Epiclesi e paraclesi sono intese nella vita del fedele come la sorgente dell'altro movimento dello Spirito, qual è il ritorno al Padre, in Cristo (=anaclesi), con quanto il Sacro Pneuma ha provocato nella quotidianità della persona umana. Gli stessi dinamismi della Parola di Dio, ricordati da Is 55,10-11, sono applicabili sia alla Parola di Dio fatta carne, Gesù, egli pure Paraclito (cf 1 Gv 2,1; cf Gv 14,16), sia all'altro Paraclito da Gesù stesso inviato (cf Gv 14,16.26; 15,26; 16,7). La vita in Spirito e Verità (cf Gv 4,24), quale fondamento e base per l'ascetica cristiana, sospinge il fedele ad una profonda comunione con gli altri, ad una progressiva solidarietà con Cristo-Chiesa, ad una operativa conformità con il piano di salvezza (=mysterium) che le Tre Persone hanno progettato sul singolo fedele, ad una vita morfologicamente strutturata sull'imitazione di Cristo (cf Ef 5,1; 1 Cor 4,16; 11,1; 1 Ts 1,6), orientata dinamicamente all'età perfetta in Cristo (cf Ef 4,13) e esistenzialmente strutturata sulla perfezione del Padre (cf Mt 5,48) e sulla sua santità (cf Lv 11,44; 19,2; 20,26; 21,8). Tutto questo è dono dello Spirito compartecipato al fedele, da lui accolto e trafficato nella sua esistenza che è un vivere in S. e Verità per tramutarla in culto gradito a gloria del Padre, del Figlio e dello S.

IV. La riflessione teologica. Non per nulla nel corso dei secoli, la riflessione delle diverse generazioni dei fedeli circa la presenza e azione dello S. nella vita dei fedeli è andata sempre di più chiarificandosi. Gli studiosi sono soliti distinguere la " mens " dei Padri orientali da quella dei Padri occidentali. Senza entrare nei particolari, si può convenire che le formule espressive degli uni e degli altri sono complementari e secondo i parametri della verità " creduta - celebrata - vissuta ". Dallo strato antico proverranno nei secoli successivi due tipiche teologie: quella latina e quella greca che erano ancora comune eredità della Chiesa indivisa. Dal fatto che oggi si possa " cristallizzare " una teologia sullo S. cattolica, ortodossa, protestante, deriva la possibilità di sottolineare che la vita del fedele in Cristo non può fare a meno dello S., al di là delle sfumature teologiche ed interpretative che a volte risultano eterodosse. Tuttavia, si sa che il Figlio e lo S. sono le due mani di Dio all'opera secondo l'espressione antica. Anzi " dove sta la Chiesa, ivi sta anche lo S. di Dio e dove sta lo S. di Dio, ivi sta anche la Chiesa ed ogni grazia ".2 Di fatto, uno degli aspetti più caratteristici della dottrina pneumatologica è il rapporto tra lo S. e la Chiesa, pertanto, con ogni fedele membro della Chiesa. Le preoccupazioni che hanno spinto i Padri, gli scrittori medievali, i teologi, i mistici ad evidenziare tale rapporto talvolta hanno assunto accentuazioni catechetiche, parenetiche, apologetiche, speculative, contemplative. In ogni caso, i tipi di riflessione sono sempre stati motivati dal paradigma delle operazioni dello S. nel credente sia a livello ecclesiale che a livello personale. Le operazioni si esplicitano principalmente mediante i sacramenti e la " pietas fidelium ".

V. Nella liturgia della vita. In altri termini, si tratta di cogliere il fatto che proprio nella " liturgia della vita " di un fedele si racchiude la più alta forma di ascesi di cui egli possa fornirsi corrispondendo al dono dello S., per rendere lode a Dio. In realtà, ogni tipo e ogni sfumatura di ascesi, come ogni pratica con cui essa si manifesti, se non sfociano nella dossologia del Dio uno e trino, sono vanificati nel loro sorgere e sarebbero solo sfoggio di diletto personale nel loro persistere. Sorgente della liturgia della vita è la celebrazione degli eventi di salvezza (=sacramenti) tra cui primeggia l'Eucaristia. Questa, che è pienezza di spirito, è anche alimento e potenziamento della liturgia della vita, poiché quando i fedeli si radunano per la celebrazione è lo S. che li raccoglie (unisce) in assemblea. Essa, convocata dallo S., invoca la presenza dello S., evoca i " mysteria salutis " in forza dello S., e in sua virtù sono presenti i " mirabilia Dei ". Ed è sempre l'assemblea liturgica che provoca l'azione dello Spirito tanto che la liturgia, in quanto " mysterium " presente con-per-nell'azione per eccellenza qual è la celebrazione, in ragione della vita del fedele è intesa (ed è da intendere) a conseguire con la perfezione della vita cristiana, la realizzazione del " mysterium " nella sua completezza. Si comprende come la liturgia con i suoi livelli di " mysterium-celebratio-vita " sia teca dello S., sua pentecoste esplosiva nell'hodie liturgico, epifania la più trasparente della sua presenza, iconizzazione la più profonda e proficua della sua azione. In questo contesto non sorprende che l'attenzione allo S. per la vita del fedele sia andata accentuandosi dopo lo stesso Concilio Vaticano II che, se non ha dedicato direttamente una trattazione, ha però un ampio temario pneumatologico. Di fatto i testi conciliari parlano dello S.: nel mistero della Trinità (cf AG 2.4.15; LG 1-4.40.51.69; DV 13.17; GS 15...) e nella Madre di Cristo e della Chiesa (cf LG cap.VIII). L'agire dello S.: nella storia dell'umanità (cf GS 26.41...); nel piano salvifico e nelle diverse epoche della storia della salvezza (cf AG 4; LG 4.19.21.42.59); nel popolo di Dio (cf LG 9; GS 45; AG 15; UR 2.4.15.24; OE 2; GS 15.38 ...). Presente nella pluriforme attività delle diverse categorie di fedeli e di servizi che essi espletano nella Chiesa (cf LG passim: Doni dello S.), lo S. realizza la salvezza, porta verso l'eschaton (cf LG 6 e cap.VII) e realizza l'intima unione del fedele con Dio e l'unità di tutto il genere umano (cf LG 1.9.48; SC 26; GS 5; AG 5...). Egli è posto nella Chiesa come il suo manifestatore costituendola sacramento di salvezza. Vi agisce specialmente con la liturgia sacramentaria (cf SC 6.26; LG 50.59; AA 3; GS 11; PO 5). Nei fedeli lo S. opera la varietà dei doni (cf UR 2), frutti di grazia (cf LG 39), li rinnova all'amore di Dio (cf LG 40.42), infonde nei cuori l'animazione della carità (cf PC 1), in modo che i fedeli rispondano con generosità al suo impulso (cf AA 33). In ogni caso, va implorata la sua venuta sull'esempio di Maria (cf LG 59). Ogni venuta dello S. per mezzo della preghiera (=epiclesi) deve vedere il fedele che agisce in sintonia con la presenza ed azione del divino Paraclito (=paraclesi) in modo che tutta la vita del fedele diventi canto di lode (=eulogia) e di ringraziamento (=Eucaristia) " in-con-per " Cristo (=anaclesi).

Si può, quindi, concludere ricordando che lo S. sta all'origine della vita dell'uomo nuovo, intesse la vita di comunione tra i fedeli, smuove l'animo del fedele ad essergli docile, docibile, disponibile, dilatabile sempre di più alla sua azione. Mentre lo S. è l'alfa della vita spirituale del fedele, è anche l'omega della sua pienezza. Di fatto come assicura lo sviluppo delle diverse " ministerialità " presenti nel Corpo di Cristo qual è la Chiesa di cui egli è l'anima, dà pienezza di efficacia di segni (=sacramenti) che il Cristo ha lasciato alla Chiesa per sussistere e per propagare il Regno di Dio. In una parola, la vita del cristiano è in verità un'esistenza nello e con lo S. per cui resiste al male e aderisce al bene; esegue il bene e tende al meglio; si muove nel meglio e con l'ascesi è proteso al punto omega della perfezione divina. E ad opera dello S. che il fedele parla con Dio ed è orante; parla " di-su " Dio ed è teologo (=sensus fidelium); parla al posto di Dio ed è profeta; parla in favore di Dio ed è evangelizzatore; parla in Dio ed è mistico.

Note: 1 Anche solamente da queste iniziali affermazioni si evince l'importanza di trattare dello Spirito Santo in un dizionario di mistica. Di per sé si potrebbe ipotizzare un'amplificazione della scienza teologica che studia la divina Persona dello Spirito Santo (= pneumatologia) in modo da sovrapporla alla disciplina teologica che, fino a qualche decennio fa, si usava denominare " ascetica-mistica " e che oggi si preferisce classificare semplicemente come " spiritualità ". Non è qui il luogo di disquisire in merito. Qui interessa cogliere i dinamismi dello Spirito nella vita del cristiano; 2 Ireneo di Lione, Adversus haereses III, 24,1.

Bibl. Aa.Vv., s.v., in DSAM IV2, 1246-1333; Aa.Vv., Le Saint-Esprit dans la liturgie, Roma 1977; Aa.Vv., Spirito Santo e liturgia, Casale Monferrato (AL) 1984; E. Albertz - C. Westermann, RuahSpirito, in DTA II, 654-678; D. Bertetto, Lo Spirito Santo e santificatore. Pneumatologia, Roma 1977; L. Bouyer, Il Consolatore. Spirito Santo e vita di grazia, Roma 1983; Y. Congar, Credo nello Spirito Santo. 1. Rivelazione e esperienza dello Spirito. 2. Lo Spirito Santo come vita. 3. Teologia dello Spirito, Brescia 1981-1982-1983; H. Kleinknecht - F. Baumgaetnel - W. Bleder - E. Sjoeberg - E. Schweizer, Pneuma - Pneumatikos, in GLNT X, 767-1099; F. Lambiasi, Lo Spirito Santo: mistero e presenza. Per una sintesi di pneumatologia, Bologna 1987; E. Lanne (cura di), Lo Spirito Santo e la Chiesa. Una ricerca ecumenica, Roma 1970; E. Salmann, s.v., in WMy, 220-222; C. Schütd, Einführung in die Pneumatologie, Darmstadt 1985.




Autore: A.M. Triacca
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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