Giosuè


È il successore di Mosè nel governo del popolo d'Israele. Appartenente alla tribù di Efraim (Num. 13, 8), prima aveva come nome Hose'a (= salvò), figlio di Nun (***); cf. Deut. 32, 44) e Mosè gli mutò il nome in Iehosu'a; Iahweh salvò (LXX: ***; Vg. Josue e Jesus Eccli. 46, l; I Mach. 2, 55; ecc.).
Nel periodo della peregrinazione nel deserto appare sempre unito a Mosè, di cui è subalterno (Ios. 1, 1; cf. Ex. 23., 13). Comandante dell'esercito contro gli Amaleciti, ottiene vittoria mentre Mosè è sul monte in preghiera (Ex. 17, 8-16). Pare che abbia accompagnato Mosè sul Sinai senza però partecipare alle rivelazioni e alla visione (Ex. 24, 13); sta a custodia del tabernacolo che Mosè fece erigere fuori degli accampamenti (Ex. 33, 11). Interviene per pregare Mosè affinché si proibisse l'uso della profezia a due dei settanta anziani che erano stati eletti per collaborare al governo del popolo (Num. 11, 27-29); viene scelto, come membro della tribù di Efraim, tra i dodici mandati ad esplorare Canaan (Num. 13, 8); lui solo e Caleb, i soli partiti dall'Egitto che avessero compiuti venti anni, poterono entrare nella terra promessa; mentre tutti gli altri disfattisti, furono puniti con la morte (Num. 14, 30-38; 26, 65; 32, 12). Al sentire che la morte si avvicinava, Mosè, alla presenza del sommo sacerdote e di tutto il popolo, lo costituisce suo successore con la imposizione delle mani. G. però non ottenne tutti i diritti divini che aveva Mosè; parte di questi furono riversati su Eleazaro (Num. 27, 18-23; cf. Deut. 31, 14-23; 34, 9). Dopo la morte di Mosè, G. espugna la terra promessa e ne assegna le parti alle varie tribù (Num. 34, 17).
Il libro che da G. s'intitola, si divide in due parti comprendenti la narrazione della missione affidatagli: a) 1-12; b) 13-22; a queste seguono un'appendice (23-24, e l'epilogo (24, 29-33).

a) Conquista della terra di Canaan (I-II). G. riceve il divino mandato e ricorda alle tribù che si sono già impossessate del territorio oltre il Giordano, a quali obblighi esse si sono sottoposte. Vengono mandati a Gerico gli esploratori, i quali possono ritornare agli accampamenti con l'aiuto di Rahab. Passaggio del Giordano ed erezione di dodici pietre per ricordare il fatto miracoloso (per l'uso conservato in simili casi cf. F. M. Abel, Géographie de la Palestine, I, Paris 1933, p. 481); primi giorni passati nella terra promessa e circoncisione del popolo (1-5, 12). Conquista della città di Gerico) dopo sette giorni di assedio; uccisione e maledizione di tutti i cittadini eccetto Rahab (5, 13; 6, 26). Fallito attacco contro Ai. G. ne scopre, con la preghiera, il motivo: Achan è reo, confessa il suo peccato e viene lapidato con tutta la famiglia e i suoi beni. Secondo tentativo, suo favorevole successo e distruzione della città (6, 27; 8, 29). In appendice: la promulgazione della legge presso Sichem (8, 30-35). Espugnazione della regione meridionale di Canaan; i Gabaoniti ingannano gl'Israeliti, ma sono sottoposti a lunga schiavitù nel tempio. Insurrezione e vittoria d'Israele sui re coalizzati (cf. J. De Fraine, De miraculo solari: [Ios. 10, 12-15], in VD, 28 [1950] 227-36). Espugnazione della regione settentrionale di Canaan (11, 1-5). Conclusione della prima parte. Elenco dei re vinti (11, 16-12, 24).

b) Spartizione della terra di Canaan (13-21). Dopo l'introduzione (13) viene narrata: la prima divisione fatta in Gilgal, nella quale si fissa la porzione di Giuda con speciale menzione del territorio di Caleb e l'elenco delle città di questa tribù (14-15), e la sorte toccata ai figli di Giuseppe: Efraim e Manasse (16-17); la seconda divisione fatta in Silo con la sorte toccata alle altre tribù con la menzione delle città della tribù di Beniamino (18- 19; 51 a); l'indicazione delle città di rifugio (19, 51 b-20) e delle città dei leviti, sia dei figli di Aaron che dei Caatiti, dei Gersoniti e dei Merariti (21); conclusione di questa prima parte (21, 43-45), il ritorno delle tribù transgiordaniche alle proprie sedi e l'erezione dell'altare per esprimere l'appartenenza con le altre, al popolo di Iahweh (22).

c) Appendice. Monito di G.: quella parte di terra non ancora occupata potrà essere assoggettata se gl'Israeliti osserveranno i precetti di Dio. G. fa un discorso in Sichem sulla fedeltà alla legge divina ed erige un monumento (23-24, 28).

d) Conclusione. Si descrivono i sepolcri di G., di Eleazaro e di Giuseppe (24, 29-33). Autore. La tradizione giudaica (cf. Baba Batra 14) riconobbe in G. stesso l'autore del libro. Ma Teodoreto (PG. 80, 473) e altri più recenti lo attribuiscono a un ignoto che ha utilizzato documenti scritti di origine diversa (Fernandez, Josue, 8).

È caduta in discredito la teoria wellhauseniana (W.O.E. Oesterley-Th. M. Robinson, An Introduction to the Books of the old Testament, London 1934, p. 69), che considerava Ios ultimo libro dell'Esateuco e vi voleva perciò rintracciare i quattro documenti (JEDP) utilizzati dal Pentateuco; e s'abbandonano ulteriori modifiche apportate alla teoria (G. van Rad, Die Priesterschrilt in Exateuch, Stuttgart 1934: 5 fonti; O. Eissfeldt, Exateuch- Sypnopse, Leipzig 1922: 6 fonti; W. Rudolph, Der Elohist von Exodus bis Josue, Berlin 1938: la fonte con aggiunte) perché si preferisce oggi parlare di tradizioni orali anziché di documenti letterari e, all'esame interno confermante la tradizione giudaica, Ios. è distinto dal Pentateuco nel contenuto e nella forma (cf. RB,47 [1938] 462).

Anche i cattolici ammettono che l'autore si servì di fonti. Così Fernandez (op. cit.) ritiene che l'a. ebbe presenti gli "annali" della vittoria, che sarebbero stati composti o al tempo della spedizione o poco dopo. Ma può sorgere la questione, se cioè anche presso gl'Israeliti e prima della costituzione del regno, come tra gli Egizi, Babilonesi, Hittiti, siano esistiti degli "annali". Secondo B. J. Alfrink (op. cit., pp. 6-13) l'autore si servì di cinque fonti diverse: a) relazione della perlustrazione su Gerico" passaggio del Giordano e conquista di Gerico; b) relazione dell'espugnazione di Ai, patto con i Gabaoniti, guerra contro le coalizioni meridionale e settentrionale; c) due citazioni poetiche; d) elenco dei re della Cisgiordania; e) espugnazione di sei città nella regione meridionale. Nella seconda parte (13-22) usa soltanto un documento descrivente le dodici tribù. Il documento però risultava già composto di altri due.

Sentenze una diversa dall' altra si propongono per stabilire il tempo in cui le varie fonti furono riunite. Alfrink pensa che il libro sia stato composto al tempo in cui il re Davide era in Hebron e forse da un autore delle tribù della Transgiordania. Ciò lo deduce dalle notizie necessarie all'autore per unire le fonti e descrivere le condizioni del suo tempo (per es. Ios. 16, 10; 17, 11.12 ...).

Valore storico. Le recenti scoperte confermano quanto è narrato in Ios. (cf. R. De Vaux, La Palestine et la Transjordanie au II me millénaire et les origines israélites, in ZATW, 56 [1938] 225-61, specialmente 257-259).

L'autore prosegue in forma schematica attribuendo a G. tutta l'espugnazione della città, mentre molte notizie dello stesso libro (Ios. 1, 5; 6, 3; 16, 10; 17, 11, 12) dimostrano chiaramente che la terra fu conquistata a poco a poco. Scopo dell'autore è dimostrare la fedeltà di Iahweh nell'eseguire le promesse del patto del Sinai (v. Alleanza); spetta ora al popolo adempiere le condizioni giurate, i precetti liberamente accettati. La dimostrazione balza dai fatti e dalle circostanze dell'occupazione della terra di Canaan (Ios. n, 23; 21, 43-45).
[H. N. W.]

BIBL. - A. SCRULZ, Das Buch Josue. Bonn 1924; A. FERNANDEZ. Commentarius in librum Josue, Parigi 1938; J. GARSTANG, The Foundations of the Bible History, Joshua and Judges, London 1931; M. NOTR, Das Buch Josue. Tubingen 1938; 2a ed., 1953; A. GELIN, Josué, (La Ste Bible, Pirot, 3) Parigi 1949; B. J. ALFRINK, Josue. Roermond- Maaseik 1952: D. BALDI, Giosuè (La S. Bibbia, S. Garofalo), Torino 1952; A. VACCARI, La S. Bibbia, Firenze 1961, pp. 299-340.

Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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