Sofferenza


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Premessa. " Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria? " (Lc 24,25). Così il viandante misterioso spiega ai discepoli di Emmaus il valore e il significato di ciò che era successo. Il grande scandalo che aveva distrutto le speranze dei seguaci veniva sciolto con una lettura coraggiosa delle profezie, con un'adesione piena al disegno di Dio.

Ma sempre l'uomo si scandalizza di fronte alla s. propria e del suo simile, e nel suo turbamento cerca qualche risposta, in mancanza della quale ne rende colpevole la divinità.

I. Il problema della s. Tutta l'antichità in varie forme mitologiche o filosofiche o letterarie, si è posta il problema senza però raggiungere una soluzione accettabile. Ancora oggi, la tragedia greca, ad esempio, suscita un grande interesse proprio perché il problema della s. umana viene esposto con tutta l'enfasi dell'arte e della poesia. Anche il libro di Giobbe ritorna su questa angosciosa domanda, ma la solita risposta della s. come castigo di un male compiuto non è accettabile.

La s. diventa così il grande mistero dell'uomo che non riesce a trovarne una spiegazione e che perciò inventa mezzi e modi per cancellarla dalla propria esperienza o per sommergerla in distrazioni e in analgesici quasi mai efficaci.

D'altra parte, tutta la storia umana è storia di s. più o meno vistosa e così spesso determinata dalla stessa condotta dell'uomo. Il mistero si fa sempre più fitto e rimane senza risposta.

II. La s. nella vita spirituale. E la presenza di Cristo, la sua vita, la sua morte e risurrezione, che apre uno spiraglio di luce e invita a uno sguardo molto più aperto al di là degli schemi filosofici.

In fondo, non serve chiedersi il " perché ". La s. c'è, il Figlio di Dio ha voluto viverla nel modo più pieno possibile: non ne ha dato una spiegazione, è venuto non per abolire la s. ma per riempirla della sua presenza. E questo il mistero cristiano, è questa la luce che illumina la storia dell'uomo.

S. Paolo arriverà a dire " completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo corpo che è la Chiesa " (Col 1,24): così la s. umana entra a far parte del mistero di Dio che " spogliò se stesso,... umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce " (Fil 2,7-8). Il mistero della s. trova soltanto in Cristo una risposta adeguata, anche per chi non conosce o non si unisce al Cristo.

Per il cristiano il passaggio è logico: " Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me " (Gal 2,20) è la regola della vita cristiana. Ciò comporta l'unione sempre più profonda con tutta la realtà del Cristo compresa la sua passione, morte e risurrezione dalla quale è iniziata la salvezza. Il cammino che Cristo ha intrapreso diventa il cammino del suo seguace, e la s. che non sarà mai del tutto eliminata dal mondo (l'uomo sarà sempre mortale), diventerà un continuo richiamo alla propria coerenza di fede.

III. Si capisce così il valore redentivo della s. quando essa viene accolta e offerta per essere unita alla s. di Cristo e si capisce il compito del cristiano nel mondo, quello di offrire, elevare, unire tutta la ricorrente ondata di s. che sommerge il mondo sotto la croce di Cristo. Il Calvario diventa così il centro del mondo, la croce aperta alle quattro direzioni accoglie ogni s. e la rende feconda, passaggio di risurrezione.

E per questo che lungo i secoli molti cristiani sono stati così colpiti dal mistero del Cristo sofferente da desiderare una unione intima con lui crocifisso: non sono esagerazioni autolesioniste, ma posizioni concrete, logiche e feconde, sono anche elementi preziosi per la vita stessa dell'umanità.

Il mistero di Cristo resta mistero incomprensibile e non misurabile sugli schemi umani, ma certezza di un preciso disegno di Dio: così, il mistero della s. resta mistero non risolvibile dalle capacità umane. E proprio questa misteriosità che allarga lo spirito, apre nuovi orizzonti, invita a guardare oltre: è già un modo per liberarsi da un'assurdità che condurrebbe alla disperazione.

La s. diventa così cammino di salvezza, elevazione soprannaturale di tutta la realtà umana. Tutta la saggezza dell'uomo starà nella sua capacità di accettarsi come è, creatura, inserita in un disegno di amore che solo il Creatore può rivelare, e di fatto ha rivelato nel Figlio, il Cristo crocifisso e risorto.

Bibl. Aa.Vv., La sofferenza nella riflessione biblico-cristiana, in Com 33 (1977), tutto il numero; Ch.-A. Bernard, Sofferenza, malattia, morte e vita cristiana, Cinisello Balsamo (MI) 1990; A.M. Besnard, Approches du problème du mal. Bibliographie organisée, in VieSp 108 (1963) 1, 78-85; B. Fraling, s.v., in WMy, 395-396; J. Galot, Il mistero della sofferenza di Dio, Assisi (PG) 1975; I. Larrañaga, Dalla sofferenza alla pace, Cinisello Balsamo (MI) 19872; R. Mari, Per una teologia della malattia, in Asprenas, 16 (1969), 357-382; F. Ruiz, s.v., in DES III, 2334-2339; P. Sempé, s.v., in DSAM XIV, 1086-98; S. Spinsanti, L'etica cristiana della malattia, Roma 1971 (con ampia bibl.).




Autore: G. Basadonna
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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