Sociologia


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Premessa. La s. ha mostrato un forte interesse per la mistica sia nelle opere dei padri fondatori di questa disciplina che, più recentemente, negli studi sull'esperienza religiosa.

I. Sia Max Weber che Ernst Troeltsch hanno cercato di definire in termini sociologici la mistica. Weber contrappone la mistica all'ascesi. L'ascesi, infatti, secondo Weber, concepisce il dono della salvezza come il risultato di un agire nel mondo, metodicamente orientato da scelte etiche e religiose: l'uomo sente che così facendo diviene ubbidiente strumento di Dio. La mistica, al contrario, più che un agire è uno stato di illuminazione improvvisa che si può raggiungere eccezionalmente e da parte solo di pochi eletti attraverso un'attività particolare che è la contemplazione. Mentre, ancora per Weber, l'ascesi chiede alla persona di impegnarsi attivamente per incarnare nel mondo i valori religiosi che orientano la sua azione, per il mistico il mondo perde di rilevanza, perché, come scrive il sociologo tedesco, " solo se la dimensione della creatura tace nell'uomo, Dio può parlare all'anima ".1 Le conseguenze che dal punto di vista sociologico Weber trae dalla differenza fra mistica e ascesi sono due: a. la mistica favorisce la fuga dal mondo, perché il mondo diviene ostacolo all'unione con Dio, mentre l'ascesi tutt'al più induce un atteggiamento combattivo di rifiuto della logica del mondo intriso di peccato; b. la mistica tende a portare la persona all'unione con Dio, ad uno stadio di sapere profondo, che paradossalmente non può essere comunicato, perché questo sapere non ha per oggetto una nuova conoscenza che possa o debba essere condivisa con altri.

Weber, infine, riconosce che il confine fra ascesi e mistica non è sempre così netto, dal momento che per raggiungere il vertice dell'unione mistica vengono messe a punto, proprio da coloro che l'hanno provata, delle vie attive, ascetiche appunto, come particolari tecniche di meditazione o di progressivo allenamento al distacco dai condizionamenti terreni, come avviene, ad esempio, nell'induismo e nel buddismo con lo yoga. Troeltsch, a sua volta, concentra l'analisi soprattutto sul cristianesimo e inserisce la sua riflessione sulla mistica all'interno di una tipologia socioreligiosa che prevede a fianco del tipo chiesa, da un lato, e del tipo setta, dall'altro, un terzo tipo: il tipo mistica, appunto. Troeltsch definisce, in primo luogo, la mistica un'esperienza religiosa diretta, immediata, personale che realizza il contatto con Dio, un'esperienza che, dunque, per definizione, non ha bisogno né di riti né di dogmi né di istituzioni per poter essere raggiunta. Ciò non vuol dire, per Troeltsch, che la mistica si opponga ad una religione istituzionale: la mistica è piuttosto vista come una via particolare che può darsi sia all'interno di una chiesa che di una setta. Il nostro autore, in secondo luogo, ritiene - ed è qui l'aspetto più interessante della sua riflessione sociologica - che la mistica possa dare vita ad una forma di aggregazione religiosa particolare, diversa sia rispetto al tipochiesa che al tiposetta. Egli pensa, infatti, che attorno alla figura del mistico tenda a svilupparsi una sottile rete di collegamenti, un reticolo quasi invisibile di comunicazione religiosa, circoli intimi di edificazione e di meditazione comunitaria che a volte nella storia del cristianesimo hanno svolto una funzione socioreligiosa importante, alimentando correnti di riforma interna alla Chiesa cattolica o proponendo vie di edificazione spirituale o modelli di vita ascetica esemplari che hanno contribuito a cambiare stili di spiritualità.

II. L'esperienza mistica. Se questi sono gli approcci classici al tema della mistica, nella s. contemporanea si è venuto affermando un nuovo filone di studi e di ricerche rappresentate da studiosi come David Hay in Inghilterra e Sabino Acquaviva in Italia. I loro studi mettono in luce come, al di là delle forme visibili della religione, esista un nucleo fondamentale perenne nel fenomeno religioso che è rappresentato dall'esperienza mistica. La religione in tal senso non è né un sapere né un agire, ma sostanzialmente un forte sentimento che solo in un secondo tempo si mostra capace di dare vita ad un sapere e ad un agire. La religione è alle sue origini esperienza del radicalmente Altro dall'uomo, di una Potenza che appare nell'illuminazione mistica come il faro che orienta il senso della vita e permette di acquisire una visione unitaria del mondo e del cosmo. Per cui, mentre la pratica religiosa o l'adesione ad una chiesa può anche declinare in società secolarizzate come le nostre, la ricerca di un'esperienza mistica tende a persistere e, stando ad alcune ricerche empiriche, a mostrare segni di ripresa nella popolazione europea. Le ragioni che solitamente vengono addotte dagli studiosi che abbiamo citato per spiegare la persistenza della ricerca dell'esperienza mistica sono due: a. il bisogno, da parte dell'essere umano, di attingere l'esperienza dell'unione con Dio o con una Forza superiore, è iscritto nel codice genetico ed è legato da un lato alla necessità da parte dell'individuo di soddisfare la domanda di immortalità (superamento della paura della morte) e dall'altro al desiderio di amare e di essere riamati (che nell'Assoluto trova pieno appagamento); b. la perenne modernità dell'esperienza mistica stessa: essendo quest'ultima una via soggettiva, libera e personale, di raggiungere stati di intensa unione con Dio, essa meglio si adatterebbe alla cultura e alla sensibilità moderne che esaltano la centralità dell'individuo.

Note: 1 Economia e società, II, 233.

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Autore: E. Pace
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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