Senso di Dio


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Premessa. L'espressione " senso di... " indica l'avere la piena coscienza di una determinata realtà, del suo valore obiettivo. Indica, inoltre, lo scoprire il valore delle cose, la loro finalità, conoscere la ragione del nostro vivere in piena armonia con l'ideale proposto. Non ci si preoccuperà, qui, di esaminare filosoficamente l'importanza del senso, si tenterà di comprendere la portata del valore teologico-spirituale della conoscenza che l'uomo deve avere del senso-valore-obiettivo di Dio nella sua vita. E Dio, e soltanto Dio, che dà senso, contenuto, valore alla vita umana e che permette di creare una visione armonica della creazione dove tutto, nella sua capacità, rivela la presenza della stessa Trinità. Il non saper leggere il libro dell'universo, il non cogliere l'epifania della divinità significa sperimentare la più angustiante povertà ontologica.

La percezione che l'uomo di tutti i tempi ha delle realtà trascendenti fa comprendere come non sia possibile vivere senza incontrarsi e confrontarsi con il problema dell'esistenza di Dio.

L'ateo si presenta come il vero povero, che, cieco, non riesce ad imboccare il cammino e ad orientare la propria vita verso l'infinito. E colui che tenta di vedere Dio senza vederlo, perché non possiede il coraggio della fede: " Nessuno ha mai visto Dio " (Gb 1,18).

La coerenza induce la persona umana a ricercare il perché ultimo della propria esistenza, a sentirsi capace di cercare, incontrare ed accogliere il mistero di Dio nella sua vita. Il cuore dell'uomo, creato da Dio, tenta con tutte le sue forze di ritornare alla fonte da cui è scaturito. La profonda intuizione psico-teologica di s. Agostino riflette il fondamento di tutta la ricerca di Dio: " Ci hai creati per te e il nostro cuore è senza pace finché non riposa in te ".1

Scoprire il s. è incontrare la gioia della vita come dono dell'amore, è sentirsi una parola incarnata di Dio, pronunciata nel tempo e destinata a trasmettere un messaggio di speranza e di vita.

I. La santità di Dio. L'essenza della divinità è caratterizzata dalla santità. Il suo nome è santo (cf Am 2,7; Ez 20,39; Lv 20,30). A motivo della sua santità, Dio è al di sopra di tutte le cose, non è contaminato dalla nostra malizia; in lui non solo non c'è peccato, ma egli è impeccabile: " Perfetta è l'opera sua; tutte le sue vie sono giustizia; è un Dio verace e senza malizia; egli è giusto e retto " (Dt 32,4).

La coscienza della realtà del proprio essere peccaminosità porta l'uomo alla ricerca della perfezione e santità di Dio presente, anche se nascosta, in tutte le realtà.

Della santità di Dio, della sua presenza è piena tutta la terra (cf Nm 14,20). La santità di Dio è fonte di tutte le sue opere, della creazione in tutte le sue manifestazioni, delle cose visibili e invisibili. La santità contemplata in se stessa e rivelata nella bontà presente in tutta la creazione permette di concludere: " Egli è tutto! Come potremmo avere la forza per lodarlo? Egli, il Grande, al di sopra di tutte le sue opere " (Sir 43,27-30).

L'homo religiosus sa cogliere davanti all'immensità dell'universo il senso del Dio creatore che con la sua onnipotenza e immensità riempie tutti i vuoti e solitudini provocate dalla non-conoscenza della trascendenza.

Avere il senso di Dio nella propria esistenza come motivo orientatore significa ritrovare nell'immensità delle cose la presenza nascosta del Creatore. La confessione umile che l'essere umano fa della sua fragilità, specialmente nella preghiera dei salmi, manifesta la sua totale dipendenza da Dio. Dipendere per esistere, per essere, per agire. Dipendere per poter vivere la pienezza della libertà e della realizzazione piena (cf Sal 8, 139).

La visione antropologico-teologica che l'uomo e la donna biblica hanno di se stessi rivela come solo in Dio si percepisca il perché della vita e la ragione della presenza umana sullo scenario del mondo, dell'uomo tessuto nel seno materno, conosciuto nell'amore, creato per amore e conservato in vita per la forza dell'amore, che fin dall'eternità l'avvolge con il suo manto (cf Is 43,1-7). La Parola di Dio in vari momenti avverte che " i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti " (1 Re 8,27). Assumere il s. significa lasciarsi amare da lui, lasciarsi colpire dalla sua luce e dalla sua azione che feconda e dà senso a tutte le manifestazioni della vita (cf Is 31,3; Sir 39,16-20).

II. Cogliere il s. nella vita. L'uomo, centro della creazione e gloria del Dio vivente, attraverso la sua apertura al mistero della trascendenza intuisce ed accoglie in se stesso il senso della vita. Dio non è chiuso in se stesso nella compiacenza dell'amore come fonte di tutto l'essere, ma comunica questo amore a tutte le creature che da lui prendono la vita. Così è possibile la presenza attuante di Dio come Padre, creatore, protettore, salvatore del suo popolo. L'amore di Dio non dipende dai meriti dell'uomo, ma è manifestazione della gratuità divina.

L'amore di Dio, presente nella storia, permette, attraverso l'amore, di contemplare la sua azione. Dopo la creazione, Dio, compiacendosi, vede la sua bontà in tutto (cf Gn 1,4.10). Crea l'uomo e la donna a sua immagine e somiglianza, li colloca nel giardino della felicità, sottomette loro tutti gli animali. Affida loro tutto l'universo, benedice l'amore, iniziando così il grande dialogo dell'amore che niente e nessuno potrà interrompere, perché è stabilito nell'alleanza eterna (cf Gn 1-9).

Ma soprattutto si coglie il s. nel nascere della vita umana, nella sua ricerca di Dio e nel dialogo che è capace di instaurare, anche se nella limitatezza, con lo stesso Dio.

La traiettoria dell'umano nella Bibbia rivela questa presenza nascosta del Dio che conduce alla certezza del suo amore.

Se è possibile cogliere il s. nella creazione e in tutte le cose inanimate, tanto più lo si può percepire nell'uomo nel quale l'amore dell'alleanza e della fedeltà di Dio si manifesta in tutta la sua pienezza.

Dall'inizio della Genesi alle ultime parole dell'Apocalisse c'è una presenza del s.

Il senso vivo della presenza di Dio fa nascere l'armonia della fede con la vita. In tutte le vicende della storia personale e collettiva del popolo di Dio si legge la parola creatrice dell'Emmanuele, il Dio con noi. Sarà senza dubbio nel mistero dell'Incarnazione che il s. assumerà un significato tutto particolare. Il Verbo si fa carne, abita in mezzo a noi, dando un nuovo senso redentore ed escatologico all'umanità in cammino.

III. Ricuperare il s. nella vita. Alcuni autori spirituali preferiscono a Dio il termine Assoluto più ampio, senza dubbio, ma anche carico di ambiguità. Il timore di assumere una posizione chiara rispetto non solo alla riflessione teologica, ma anche alla coerenza esistenziale della fede può condurre ad una indefinizione. La vita nasce da Dio e a lui ritorna. La ricerca di Dio, il desiderio angosciante di incontrarlo e fare l'esperienza del suo amore inducono a rimanere aperti all'azione dello Spirito. Una vita all'insegna del consumismo sempre più irrazionale o di un capitalismo selvaggio che cerca di saziare il vuoto esistenziale con l'abbondanza delle cose sembra ormai destinata al fallimento pieno. Nulla può dare la pace al cuore dell'uomo se non il recupero della trascendenza dei valori della vita. Occorre, invece, ripercorrere il cammino del silenzio, del deserto, della preghiera dov'è possibile scendere nel profondo del cuore e contemplare faccia a faccia il Dio della vita che, nel mistero trinitario, abita nell'uomo. Non è il discorso sociale svuotato del s. che è capace di dare all'umanità la possibilità di dare spazio creativo all'evangelizzazione dell'amore. La promozione umana è possibile quando, nello sguardo della fede, nella dinamica della speranza e nella pratica della carità si scopre l'altro come tempio di Dio stesso. L'evangelista Matteo nel discorso escatologico (c. 25) offre la lettura della vita dell'uomo nella prospettiva della presenza del Cristo nascosto nella monotonia della vita sofferente dei poveri. Il s. sta nella persona del fratello che nella quotidianità della vita è escluso ed emarginato dall'egoismo e dall'egocentrismo, perchè in fondo si è escluso Dio dalla vita.

Il s. e la sua presenza esigono un'esegesi a partire dalla vita. La riscoperta dell'uomo nella società e nella Chiesa è la nuova chiave di lettura per un'antropologia autenticamente cristiana. I documenti della Chiesa, specialmente quelli del terzo mondo, manifestano la preoccupazione di ridare dignità all'uomo che, per molti secoli, è stato considerato oggetto e non soggetto della storia. Leggere ciò che sta al di là degli avvenimenti come azione continua della presenza di Dio conduce ad un nuovo esodo, attraversando nuovi deserti per una nuova terra promessa dove la giustizia e l'amore formano il codice della convivenza umana.

IV. Mistica e s. Il s. o vestigia Trinitatis, come preferiscono dire i mistici, assume la vocazione contemplativa non come struttura, ma come atteggiamento fondamentale della vita. Il pianto della creazione, che geme e soffre nella tensione escatologica, parla del senso-presenza di Dio che fa delle cose il " sacramento " del suo amore. Da Francesco d'Assisi a Giovanni della Croce, i mistici hanno saputo vedere il senso della trascendenza e della comunicazione di Dio nelle opere dell'universo intero, il che permette di scoprire il Dio fra noi e più ancora il Dio con noi, come punto di partenza e di arrivo di ogni itinerario cristiano.

Note :1 Confessioni, I, 1.

Bibl. Aa.Vv., Educazione al senso di Dio, Alba (CN) 1964; B. Häring, s.v., in NDS, 1422-1431; G. Helewa, L'esperienza di Dio nell'Antico Testamento, in La Mistica I, 117-180; K. Rahner, Corso fondamentale sulla fede, Cinisello Balsamo (MI) 19844; A.M. Ramsey, Sacro e secolare, Torino 1969; J.A.T. Robinson, Dio non è così, Firenze 1968; C. Tresmontant, La mistica cristiana e il futuro dell'uomo, Casale Monferrato (AL) 1988.




Autore: P. Sciadini
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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