Segni dei tempi


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I. L'espressione s., sebbene sia di origine biblica (cf Mt 16,3) e, in un certo senso, abbia validi antecedenti nella storia della teologia (si pensi a Melchior Cano [ 1560] e alla sua concezione della storia umana come locus theologicus) ha acquistato una dimensione di autenticità nel magistero pontificio di Giovanni XXIII (il primo ad usarla in maniera esplicita) e nel Concilio Vaticano II del quale si può affermare che fu uno dei capisaldi fondamentali. Dopo il Concilio si è convertita in concetto chiave tanto in teologia come nella pratica pastorale della Chiesa.

Sebbene Pio XII avesse già parlato in varie occasioni di " segni di un'alba nuova ", fu Giovanni XXIII nella Costituzione apostolica Humanae Salutis, con la quale convocava il Concilio, ad usare l'espressione come tale, sottolineando che, pur considerando i gravi mali che si possono constatare con preoccupazione nella società moderna, la Chiesa deve tener ferma la speranza e la fiducia nel Salvatore, scoprendo i segni della sua presenza che lasciano sperare tempi migliori. In seguito, il concetto s. è diventato fondamentale nella struttura della Pacem in Terris (sebbene l'espressione come tale non appaia nell'originale latino) nella quale il papa non solo guarda attentamente a questi segni, ma li cita alla fine di ognuna delle quattro parti che compongono l'enciclica. Anche Paolo VI già dalla sua prima enciclica Ecclesiam suam richiamò l'attenzione sull'importanza che l'essere attenti ai s. ha per la Chiesa e la sua missione. In seguito, usò tale espressione molte volte lungo tutto il suo pontificato.

II. Nel Concilio, l'espressione s. non ebbe un significato chiaro e inequivocabile fino a quando la sottocommissione della terza sessione presieduta dal card. McGrath la definì così: " I fenomeni che per la loro generalizzazione e la loro frequenza caratterizzano un'epoca e attraverso i quali si esprimono i bisogni e le aspirazioni dell'umanità presente ". Sebbene alcuni avessero considerato questa definizione limitata all'aspetto sociologico, essa fu accettata con una unanimità relativa in quanto alcuni esegeti sostenevano che il significato dato dal Concilio fosse diverso da quello dato dalla Scrittura. L'espressione signa temporum appare espressamente in tre testi conciliari: GS 4 (in cui si evidenzia come per compiere la sua missione la Chiesa debba scrutare a fondo i s.); UR 4 (ove si considera l'impegno ecumenico come s.); e PO 9 (ove s'invitano i presbiteri ad ascoltare i laici, perché insieme a loro possano essere interpretati meglio i s.). Si ritrovano espressioni simili in GS 11, 44; PO 15, ecc.

III. Teologicamente, si può dire che la riflessione sui s. inglobi le grandi tematiche della teologia cattolica. Infatti, la fede secondo la prospettiva dei s. non è semplicemente una risposta di adesione intellettuale alla rivelazione quanto un atteggiamento dinanzi ai segni che la storia offre. Soprattutto è importante la dimensione cristologico-escatologica dei signa temporum. Cristo è il segno per eccellenza, il segno della volontà salvifica di Dio e dell'avvento del regno. In un certo senso, Cristo fu ed è segno, significato e significante. In lui siamo stati salvati. Simultaneamente, viviamo nel tempo della speranza, della pienezza della ricapitolazione di tutte le cose in Cristo. Il tempo che va dalla prima realizzazione del regno (già) alla piena realizzazione nell'eschaton nel quale Cristo sarà tutto in tutti (non ancora) è la storia. In questa storia s'incontrano i " segni del Segno ", cioè i segni della presenza del Cristo risorto e vivo nello Spirito, che ci annunciano la vittoria definitiva di Dio ed invitano ad unirci alla corrente salvifica che ci conduce verso l'eschaton.

IV. Discernimento dei s. Poiché la storia umana registra in sé segni negativi e positivi, cioè la lotta tra il male e il bene, la Chiesa è impegnata in un continuo esercizio di discernimento dei s. Secondo la GS occorre, prima di tutto, essere attenti a quanto il segno dice servendosi delle scienze umane nel rispetto della loro autonomia; in secondo luogo, occorre accostare tale segno con una certa " simpatia ", cioè con un atteggiamento cordiale e critico nello stesso tempo (G. Gennari); infine, è necessario giudicare (diiudicare) questi segni non in maniera asettica, ma con la prospettiva, in senso cristiano, della trasformazione del mondo. Non basta, perciò, soltanto scoprire i s.: occorre collaborare con Dio per l'avvento del regno, in un connubio tra grazia e libertà.

V. Sul piano mistico. Ma il processo di discernimento dei s., per la loro stessa natura di segno (quale riferimento ad una realtà ulteriore), esige una certa familiarità o intimità con Dio. Infatti, per comprendere ciò che Dio vuole dirci attraverso i segni saranno di grande aiuto una certa intimità con la sua Parola, la creazione di un silenzio interiore che ci aiuti ad ascoltare meglio e senza interferenze (gusti personali, ideologie, vane illusioni...) i segni della nostra epoca. In definitiva, si tratta di acquisire la mentalità di fede necessaria perché i segni risultino un vero e proprio incontro con la volontà salvifica di Dio (M. Ruiz Jurado). In questo modo la mistica dei segni non allontanerà dal mondo, al contrario lancerà in esso con una visione nuova e più profonda.

Per questo motivo si può affermare che, come tutta la realtà cristiana, questi s. posseggono una certa dimensione mistica che apre orizzonti molto interessanti. Le gioie e i drammi dell'essere umano possono convertirsi in una contemplazione del Cristo morto e risorto e in un incontro personale con lui, così da fare esclamare con il discepolo prediletto, che lo riconobbe nella luce tenue dell'alba: " E il Signore " (Gv 21,7). Per questo motivo, si può affermare che la mistica come vocazione universale alla santità è uno dei s. che affascina le nuove generazioni.

Bibl. M.D. Chenu, La Chiesa nel mondo. I segni dei tempi, Milano 1965; Id., I segni dei tempi, in Aa.Vv., La Chiesa nel mondo contemporaneo, Brescia 1966, 85-102; J. Esquerda Biffet, Magisterio y " signos de los tiempos ". ?Condicionamiento mutuo?, in Burgense, 10 (1969), 239271; G. Gennari, s.v., in NDS, 1400-1422; J.P. Jossua, Discerner les signes des temps, in VieSp 114 (1966)1, 546-569; X. Quinzá Ilcó, Signos de los tiempos, Panorama bibliográfico, in Miscelánea Comillas, 48 (1991), 253-283; M. Ruiz Jurado, Los signos de los tiempos, in Manresa, 40 (1968), 5-18; J.L. Segundo, Revelación, fe, signos de los tiempos, in Aa.Vv., Mysterium Liberationis, I, Madrid 1990, 443-466; P. Valadier, Signes des temps, signes de Dieu?, in Études, 335 (1971)2, 261-280; D. Valentini, Discorso teologico su " i segni dei tempi ", in Aa.Vv., Spirito Santo e storia, Roma 1977, 193-211.



Autore: F. Millán Romeral
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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