Scala


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I. L'immagine della s., usata dai mistici cristiani per rappresentare la vita spirituale come un' ascesi progressiva verso Dio, è già presente in Platone, che conosce il principio delle tre vie, purgativa, illuminativa e unitiva e in Aristotele ( 322 a.C.), che distingue tre vite: vita di godimento, vita politica e vita contemplativa.1

II. Per gli autori cristiani il tema della s. trova la sua origine in alcuni testi biblici. Il primo riguarda il sogno di Giacobbe (cf Gn 28,12-13) che sarà indefinitamente usato dalla tradizione. Ma anche i tre piani dell'arca di Noè (cf Gn 6,16), i sei gradini del trono di Salomone (cf 1 Re 10,19), i sette o otto gradini del tempio di Ezechiele (cf Ez 40,26 e 31). Accanto al tema della s., alcuni autori insistono su quello dell'albero - l'albero del paradiso e quello della croce: Quodvultdeus, ( 453 ca.), Metodio l'Olimpo (inizio IV sec.), Germano II di Costantinopoli ( 1240) - sempre interpretato come una salita verso la santità. Ma è la visione di Giacobbe che sarà privilegiata, da Origene fino ai nostri giorni.

Questi, ispirandosi a Filone di Alessandria distingue tre tappe, tre gradi nell'ascesi mistica, con la loro corrispondenza biblica: 1. la purificazione (greco katharsis, latino: purgatio) durante la quale l'uomo si purifica dei suoi peccati con la penitenza e con la conversione che rimandano al libro dei Proverbi; 2. l'illuminazione (greco: phôtismos; latino: illuminatio) che si riporta al progresso nella virtù che, dopo un'apertura alla grazia, permette di avvicinarsi al termine e si riferisce all'Ecclesiaste; 3. l'unione, la vita unitiva, quella dei perfetti (greco, teleiôsis; latino, perfectio) che è la piena beatitudine dell'uomo, l'unione con Dio, e corrisponde al Cantico dei Cantici.

E a partire da questo quadro, o all'interno di questo, che si svilupperanno gli altri schemi dell'ascesi mistica. Gregorio di Nissa nella sua Vita di Mosè, riprende il tema dell'ascesi verso Dio sulla base di questa trilogia. Dionigi l'Areopagita avvicina le tre vite, purgativa, illuminativa e unitiva, alle due triadi della gerarchia ecclesiastica: I. triade iniziatrice; II. triade degli iniziati di cui i tre ordini: 1. ordine purificato (catecumeni, penitenti); 2. ordine illuminato (popolo santo); 3. ordine perfetto (monaco), segnano i diversi gradi gerarchicamente ordinati dell'ascesi degli esseri a Dio. Benedetto s'ispira a Cassiano per tutto il cap. VII della sua Regola, sull'umiltà, s. delle virtù che comprende tutta la vita ascetica. Giovanni Climaco, abate del Sinai, diede il titolo di Scala (greco: klimax) al suo trattato in ricordo della scala di Giacobbe. Egli vi distingue trenta gradini (riferimento ai trent'anni della vita nascosta del Cristo). Questi sono divisi in tre parti: 1. principianti (distacco dai beni terreni); 2. proficienti (acquisizione delle virtù); 3. perfetti (trattato della vita mistica, elogio della carità). La trilogia vita purgativa, vita illuminativa, vita unitiva fa posto ad un altro schema: principianti, proficienti, perfetti (vedi Teresa d'Avila, Baldassarre di santa Caterina, ecc.). Questo schema sarà ripreso e ampliato durante tutto il Medioevo da Bernardo nel suo commento al Cantico dei Cantici; da Bonaventura nel suo De triplici via, da Tommaso d'Aquino nella Summa theologica (II-II, q. 24, a. 9) e nel Super Isaiam (44,3).

Qualunque sia il numero dei gradini di questa scala spirituale, tre, quattro in Riccardo di San Vittore nel suo De quatuor gradibus violentae caritatis, cinque in Bernardino di Laredo nella sua Subida del Monte Sion, sei in Bonaventura nel suo Itinerarium mentis in Deum, sette in Benedetto o Francesco di Assisi e i suoi sette gradi della contemplazione, dieci in Giovanni della Croce nella Notte oscura, o ventisei in Angela da Foligno, si tratta sempre di salire i gradini delle virtù del Cristo.

La cima di questa scala spirituale, che è il Cristo - Christus scala nostra -, può essere l'umiltà come in Benedetto, il supremo amore come in Ruusbroec, o la contemplazione perfetta come in Riccardo di San Vittore e Giovanni della Croce. Insomma, l'ultimo scalino è sempre Dio o il Cristo. La scala è un mezzo per arrivarci, come la croce è l'unico luogo in cui si uniscono cielo e terra. Per giungervi, i cristiani devono restare uniti al Cristo che nella sua ascensione è salito verso il Padre da dove ritornerà per introdurli e porli accanto a sé.

Note: 1 Etica nicomachea, 1. I, c. 5.

Bibl. E. Bertaud - A. Rayez, s.v., in DSAM IV1, 62-86; G. Climaco, L'Échelle sainte, Bégrolles-en-Mauges 1978; G. Penco, Un tema dell'ascesi monastica; la scala di Giacobbe, in Vita Monastica, 14 (1960), 99-113; P. de Surgy, La source de l'échelle d'amour chez saint Jean de la Croix, in RAM 27 (1951), 18-40.



Autore: S.M. Morgain
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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