Sacramenti


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Premessa. Con l'avvenimento del Concilio ecumenico Vaticano II si è aperto un ulteriore capitolo nella storia e nei contenuti della mistica. Esso viene ad aggiungersi a quanto è andato maturando nell'arco di venti secoli, a partire dalle prime forti ed essenziali esperienze del mistero realizzate dalle primitive comunità cristiane, fino a quelle più diversificate che la storia della spiritualità e della mistica sottopongono all'attenzione del credente e lo interpellano nella sua ricerca di assoluto.

L'evento " spirituale " del Vaticano II segna una tappa miliare di questo fiume maestoso di esperienza cristiana che parte comunque e sempre dall'evento liturgico della celebrazione per ritornare continuamente a tale locus dell'esperienza di Dio e con Dio dopo aver attraversato il vissuto. Il titolo di un prezioso contributo di L. Bouyer, Mysterion. Dal mistero alla mistica,1 non è solo un'intuizione recente, ma la puntualizzazione di un dato di fatto costante nella vita cristiana: la mistica costituisce il vertice di quell'esperienza del mistero che parte dalla vita, s'incontra con esso nella celebrazione, per ritornare ad una vita sempre più misterica, cioè all'insegna e come prolungamento del mistero " celebrato ".

Il punto essenziale è determinato dalla esperienza personale e comunitaria del mistero del Cristo, perché in lui " Dio non solo parla all'uomo, ma lo cerca "; 2 parallelamente è attraverso di lui che l'uomo ricerca e incontra Dio nel suo mistero trinitario. Questa esperienza, che diventa soglia obbligatoria per un incontro interpersonale con il mistero di Dio, il cristiano la inizia, la continua, la sviluppa nel contesto proprio del sacramento. E possibile, pertanto - anzi doveroso - accostare i s. come locus imprescindibile per la realizzazione di una mistica cristiana.

I. " Per celebrare i santi misteri... " Una delle prime frasi che il fedele raccoglie all'inizio di ogni celebrazione memoriale della Pasqua nell'Eucaristia è: " Per celebrare i santi misteri... ". L'espressione dà l'avvio ad una esperienza trinitaria unica nel suo genere, che rinvia a quanto ha annunciato Paolo quando tratta dell'" adempimento del mistero nascosto da secoli nella mente di Dio " (Ef 3,9). Non è solo un mistero " rivelato ". Cristo stesso lo ha portato a compimento nella sua Pasqua, e lo ha affidato alla sua Chiesa come una realtà da prolungare, attualizzandolo, attraverso la celebrazione: " Fate questo in memoria di me " (1 Cor 11,24.25).

Da quell'Ultima Cena, ritualizzazione del mistero compiuto sulla croce, la Chiesa ha iniziato a prolungare in ogni tempo e in ogni luogo l'evento unico e irripetibile che dà senso al mistero pasquale, anzi che ne costituisce l'essenza, annunciandolo e celebrandolo.

1. Un culto in Spirito e verità. Le esperienze religiose dell'uomo biblico sono senza dubbio complesse; esse rivelano un cammino di progressiva educazione ad un rapporto con il Dio che si è fatto storia nella storia di un determinato popolo. E un cammino esperienziale quello che viene delineandosi lungo l'ampio arco di vicende umano-divine raccontate nell'AT; un'esperienza in cui la " conoscenza " si attua e si manifesta anche nelle forme cultuali.

Ma è proprio osservando la reazione dei profeti di fronte alle " vuote " forme cultuali (rito) che si percepisce la progressiva precisazione del senso del culto visto come esperienza religiosa integrale; il culto non ha senso se non è garantito e accompagnato da scelte di vita personali e di gruppo improntate alle più diverse forme di giustizia. L'indice non è puntato contro il linguaggio rituale sic et simpliciter, ma contro un linguaggio che non ritualizza una scelta di vita perché questa manca.

La rivelazione, in tal modo, elabora e conferma una vera rivoluzione sacrificale. Il sacrificio - cruento o incruento - acquisterà il suo ruolo di sacrum facere, cioè di riportare alla santità della sua origine quello che di più prezioso ha l'uomo - la sua vita -, quando non sarà un gesto vuoto o automatico, ma un segno reale di una vita realmente vissuta nell'ottica dell'alleanza che il rito formalizza.

L'esempio e l'insegnamento del Cristo costituiscono il termine ultimo di riferimento per vedere la dimensione cultuale come l'esperienza misterica di una relazione totalizzante - pur nella limitatezza del linguaggio simbolico - con la Trinità SS.ma.

2. Il culto della Chiesa. Fin dagli inizi, la Chiesa matura progressivamente - non senza inevitabili difficoltà e incertezze - l'abbandono di una mentalita veterotestamentaria. La triade " fede-sacramenti-opere " viene a caratterizzare, in una prospettiva di sintesi, il superamento di ogni frammentazione. L'esperienza religiosa per il cristiano non sarà un momento tra i tanti della vita, ma il momento in cui scelte di fede e di vita troveranno la loro sintesi e il loro inveramento.

L'ascolto di una Parola di salvezza avrà piena attuazione nella celebrazione dei " s. della fede " e nella condotta di una vita morale improntata all'impegno e alla giustizia, ispirata alla carità sacrificale del Cristo.

Partecipando alla pienezza del Cristo, il fedele prende parte al suo sacerdozio, è costituito in tempio vivente di Dio, in popolo sacerdotale, in offerta gradita: si realizza così una piena immedesimazione nella missione e nell'opera del Cristo sotto l'azione dello Spirito. Il culto del cristiano sarà, pertanto, un culto " spirituale " perché mosso e vivificato dallo Spirito e tale da ricondurre ogni volontà e ogni realtà creata all'interno del progetto dell'alleanza.

In quanto " partecipazione al mistero ", il culto cristiano realizzerà un'esperienza mistica. Ed è proprio in questa ottica che il CCC presenta la liturgia come " opera della santa Trinità ", specificando che il Padre " è riconosciuto e adorato come la Sorgente e il Termine di tutte le benedizioni della creazione e della salvezza; nel suo Verbo, incarnato, morto e risorto per noi, egli ci colma delle sue benedizioni e per suo mezzo effonde nei nostri cuori il Dono che racchiude tutti i doni: lo Spirito Santo " (n. 1082).

Lo sviluppo successivo permette di constatare la pluriforme varietà con cui l'esperienza religiosa cristiana si è manifestata e condensata in particolari esperienze che, accanto ai s., hanno contribuito a diffondere, nel tessuto dei più diversi quotidiani, aspetti religiosi complementari ma comunque importanti ai fini di una celebrazione del " sacrificio spirituale " nella liturgia della vita.

II. I " s. " vertice dell'esperienza misterica cristiana. Sulla linea della primordiale esperienza celebrativa realizzatasi nella solenne liturgia dell'alleanza (cf Es 19-20 e 24) si modula la dinamica sacramentale del tempo della Chiesa. Parola e sacramento sono i due momenti di un interloquire divino-umano, di un rapporto dialogico che si muove sempre dal: " Se vorrete ascoltare la mia voce... " (Es 19,5), attraversa una verifica: " Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo! " (Es 19,8), e si conclude in un segno di alleanza che suggella i due movimenti: da parte di Dio e da parte del fedele (cf Es 24,7-8).

Il sacramento diventa pertanto il momento di una fede ritualizzata, che a sua volta ritualizza sia i passaggi fondamentali della vita (battesimo, confermazione, ordine, matrimonio), sia le rinnovate scelte di una esistenza in Cristo (Eucaristia, penitenza, unzione).

L'incontro liberante tra il Dio della vita e la vita del fedele nel sacramento trova la sua realizzazione piena quando questo è la sintesi di un " prima - durante - dopo " celebrativo. Se il " durante " è il luogo in cui il linguaggio rituale manifesta, con la forza che gli è propria, la capacità simbolica dell'evento salvifico, il " prima " costituirà la garanzia della veridicità del linguaggio simbolico, e il " dopo " non sarà che un ulteriore inveramento di quanto vissuto già prima nella verità, dopo essere stato filtrato attraverso l'azione divino-umana nel sacramento stesso.

Vista in questa ottica, l'esperienza religiosa tipica del vissuto cristiano viene ad essere identificata con una pluralità di forme che vanno da quelle più ordinarie di rapporto con Dio (a partire dalla preghiera...) a quelle più personali e totalizzanti quali i s. Si può, allora, affermare che il vertice dell'esperienza religiosa cristiana si attua nei s. della fede e principalmente nell'Eucaristia? La risposta è già nella vita cultuale del Signore Gesù. Quando egli ha comandato: " Fate questo in memoria di me " (1 Cor 11,24.25) non ha lasciato una norma rubricale relativa al come si doveva ritualizzare la sua Pasqua, ma un'indicazione di vita: una scelta tutta orientata alla volontà del Padre, scelta che nel sacramento di quell'Ultima Cena, come in ogni Eucaristia, ha trovato e continua a trovare il segno di inveramento pieno attraverso la celebrazione dei santi misteri.

1. Storia di salvezza in atto. Presupposto il comune punto di partenza che vede la liturgia come il prolungamento nel tempo del mistero della Pasqua del Signore, è possibile specificare quanto annunciato in modo assertivo nel titolo per vederne l'articolazione nella prassi, e come la stessa prassi ne venga variamente " informata " in modo che questa possa essere un'esperienza religiosa autentica, quindi mistica.

In Sacrosanctum Concilium 5-7 si legge che le celebrazioni sacramentali della Chiesa si pongono su una linea di ininterrotta continuità della storia della salvezza. Dopo aver ricordato la prima grande fase degli interventi di Dio nella storia soprattutto dell'antico Israele, con un discorso prettamente biblico la Sacrosanctum Concilium pone in evidenza il vertice di tali interventi nel mistero dell'Incarnazione del Cristo, della sua passione, morte, risurrezione e dono dello Spirito (cf SC 5). Dal compimento di tale mistero " è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa " (SC 5). L'attuazione del comando di Cristo di evangelizzare e sacramentalizzare dà inizio al tempo della Chiesa: un cammino in cui la salvezza operata una volta per sempre sulla croce attende di diventare esperienza viva e vivificante di coloro che accolgono la Parola di verità e di vita per essere quei " veri adoratori che il Padre ricerca " (SC 6).

E da questa impostazione biblico-teologica che scaturisce la comprensione del momento sacramentale come perpetuazione del mistero pasquale di Cristo nel tempo; della liturgia, cioè, come storia di salvezza in atto; anzi come il momento ultimo di questa storia, in quanto l'eskaton non sarà altro che la ricomposizione in Dio per Cristo nello Spirito 3 di quanto era stato primordialmente concepito dalla divina Sapienza.

L'esercizio del sacerdozio di Cristo (cf SC 7) assicura la permamenza della realtà del memoriale della sua Pasqua nel tempo: all'interno di una comunità di fede si compie la memoria reale e attualizzante della Pasqua di Cristo (anamnesi) non per una semplice commemorazione, ma per un inserimento nel dinamismo liberante dell'avvenimento pasquale (partecipazione) attraverso l'opera unificatrice e trasformatrice dello Spirito (epiclesi). La realizzazione della santificazione ricordata dalla SC passa attraverso il linguaggio performativo dei " segni sensibili ", allo stesso modo con cui nell'AT Dio interveniva nella storia " a più riprese e in più modi " (Eb 1,1).

2. " Culmen et fons ". L'espressione di SC 10: " La liturgia è il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù " è qui ripresa per porre in evidenza una scalarità di forme nell'ampia varietà di espressioni che l'esperienza religiosa cristiana possiede, dalle più semplici e immediate fino a quelle mistiche.

E ancora un testo della SC che può introdurre nella presa di coscienza e nel rispetto di una gradualità di queste forme: " La sacra liturgia non esaurisce tutta l'azione della Chiesa... " (SC 9); predicazione, fede, penitenza, s., opere di carità e di apostolato... sono tutti elementi che si intersecano e si compenetrano in un cammino unitario che trova nell'Eucaristia il punto sintesi che consiste nella " santificazione degli uomini e glorificazione di Dio in Cristo " (SC 10); e tale sintesi è la vita mistica.

L'" esercizio dell'ufficio sacerdotale di Gesù Cristo " realizza al massimo grado le potenzialità della Pasqua attualizzandole nei fedeli attraverso i s., principalmente l'Eucaristia. Ma tale esercizio poggia su varie dimensioni e situazioni che, nel loro insieme e nella loro progressione verso il sacramento, danno un quadro relativamente completo dell'esperienza religiosa cristiana.

Tentiamo di individuare i passaggi fondamentali precisando subito, però, che la classificazione non vuol avallare l'impressione di passaggi progressivi: tutti si intersecano e si intrecciano tra di loro, secondo le situazioni e gli stati d'animo in cui viene a trovarsi chiunque compie un cammino di fede.

Un primo livello di esperienza religiosa cristiana è quello che si attua in un'iniziale accoglienza dell'annuncio del mistero cristiano attraverso l'ascolto della Parola di vita, nell'accettazione di un Dio presente nella propria storia, e nella risposta orante al Dio della vita. La preghiera cristiana, nelle sue diverse forme, è il segno di un'esperienza vitale di accoglienza e risposta di tale " mistero ".

Un secondo livello può essere individuato nei cosiddetti pii esercizi. La pietas, cioè il rapporto vitale tra il singolo e Dio, ha " luoghi " particolari di manifestazione. I pii esercizi costituiscono un capitolo interessante e importante di questo rapporto, in quanto se da una parte manifestano una gamma davvero ampia di realizzazione, dall'altra pongono in evidenza una risposta di fede inculturata che si pone a complemento di altre forme.

Ad un terzo livello è possibile individuare alcuni sacramentali che per la loro forte incidenza nella vita di ogni giorno possono costituire un momento forte di esperienza religiosa, soprattutto per coloro che vi partecipano casualmente, per curiosità, per motivi di affetto o di compassione. La diversità delle circostanze attiva una varietà di esperienze che - se ben animate e condotte - portano a " passare oltre " il segno per cogliere il significato del mistero celebrato, lasciandosi portare dal linguaggio simbolico.

Finalmente, ad un quarto livello si colloca l'esperienza specifica dei s. Il mistero compiuto nella Pasqua del Cristo può essere oggetto di esperienza vitale solo se diluito nell'arco di sviluppo e di crescita dell'esistenza umana. Ecco perché ci sono dei s. che caratterizzano i passaggi fondamentali della vita e altri che accompagnano la crescita spirituale del singolo in comunità. E tutti i segni sacramentali, nella loro reciproca interconnessione, non fanno altro che ripresentare un aspetto della Pasqua del Signore perché diventi realtà di vita del singolo. Il vertice di questa esperienza sacramentale è, di solito, indicato con il termine mistica in quanto si tratta di un'esperienza religiosa che scaturisce dalla celebrazione del mistero e a questo continuamente riconduce come a sua fonte.

a. Immersi per risorgere " alla vita immortale " (battesimo). L'inizio dell'esperienza mistica cristiana ha il suo fondamento nella rigenerazione battesimale. Battezzato nel nome della Trinità SS.ma, attraverso il " lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito " (Tt 3,5) il fedele, inserito come membro vivo nel popolo sacerdotale, inizia il suo cammino di configurazione a Cristo; una configurazione che raggiungerà, di mistero in mistero, il suo compimento nell'essere " concittadini dei santi nel convito eterno ".4

" Il dono nuziale del battesimo, prima Pasqua dei credenti, porta della... salvezza " segna l'" inizio della vita in Cristo, fonte dell'umanità nuova ": 5 un inizio che è apertura e insieme garanzia di quella " pienezza del corpo di Cristo ",6 il cui conseguimento può essere garantito, sorretto e accompagnato solo da un'esperienza costante del mistero celebrato.

b. " Consacrati con l'unzione dello Spirito " (confermazione). Nella confermazione il mistero della Pasqua diventa attualizzazione dell'opera dello Spirito che trasforma il fedele " in tempio della... gloria " di Dio.7 E questo che permette di portare a pienezza la realtà battesimale, di perfezionare nel cristiano " la somiglianza a Cristo "8 e di garantire la " piena conoscenza di tutta la verità ".9

" Il sigillo dell'unzione crismale " 10 è l'espressione di quell'esperienza misterica che apre ad una vita di testimonianza del Signore risorto, ad un' offerta di sé come risposta totale al Dio dell'alleanza, ad una " santità della vita " che rispecchi " il carisma profetico del... popolo " di Dio.11

c. Invitati al " convito nuziale " della nuova alleanza (Eucaristia). Il culmine dell'esperienza misterica cristiana si compie nella partecipazione alla Pasqua annuale, settimanale, quotidiana. Una sintesi eloquente di quanto si compie attraverso la celebrazione dell'Eucaristia è espressa in un embolismo prefaziale: " In questo grande mistero tu [Padre] nutri e santifichi i tuoi fedeli, perché una sola fede illumini e una sola carità riunisca l'umanità diffusa su tutta la terra. E noi ci accostiamo a questo sacro convito, perché l'effusione del tuo Spirito ci trasformi a immagine della tua gloria ".12

S'intravede in questa prospettiva eucaristica quanto Paolo cerca di esprimere a proposito della comunione sempre più perfetta con il mistero di Cristo quando accenna al cristiano " con-sofferente " (Rm 8,19), " con-crocifisso " (Rm 6,6), " con-morto " (Rm 6,8), " con-sepolto " (Rm 6,4), " syn-phytos " (Rm 6,5), " syn-koinonós " (Rm 11,17), " con-risuscitato " (Ef 2,6), " con-vivificato " (Ef 2,5), " con-vivente " (Rm 6,8), " con-glorificato " (Rm 8,17), " co-erede " (Rm 8,17), " con-sedente " (Ef 2,6), " con-cittadino " (Ef 2,9), " con-regnante " (2 Tm 2,12): sono come altrettante tessere che strutturano il grande mosaico della vita mistica.

d. Riconciliati " nella morte e risurrezione " (penitenza). L'esperienza di una vita penitente e riconciliata è garantita dall'incontro con Cristo morto e risorto nel segno sacramentale della conversione. La liberazione " dalle seduzioni del male " 13 e l'esperienza della " gioia della... misericordia " 14 sono le condizioni per essere trasformati in sacrificio gradito al Padre, dopo aver ricomposto " nell'unità ciò che la colpa ha disgregato ".15

Occasioni " di riconciliazione e di pace " offerte dal sacramento permettono di ritrovare " la via del ritorno " al Padre e insieme costituiscono l'occasione per un'ulteriore apertura " all'azione dello Spirito Santo " in modo da vivere " in Cristo la vita nuova ".16

e. Uniti per " una comunione senza fine " (matrimonio). Il mistero dell'alleanza nuziale nel sacramento del matrimonio diventa quotidiano " simbolo dell'unione di Cristo con la Chiesa ".17 " Esprimere nella vita il sacramento che celebrano nella fede "18 per gli sposi diventa un progetto di azione dalle più ampie articolazioni. In definitiva, però, tutto si concentra e trova senso in quella dimensione cultica e comunionale dell'esistenza in Cristo che fa dei coniugi i sacerdoti-celebranti della loro totale comunione di vita.

Ogni attività, pertanto, e ogni espressione di comunione trova nei più diversi linguaggi dell'essere e dell'agire cristiano quasi la " forma rituale " della risposta al Dio dell'alleanza. La visione mistica della vita matrimoniale assurge così a realtà attualizzante in una particolare scelta e condizione di una risposta di fede che ha inizio nel battesimo e continuamente si ristabilisce e si sostiene nei s. della riconciliazione e dell'Eucaristia.

f. Scelti come " dispensatori dei santi misteri " (ordine). Il prolungamento visibile del ministero di Cristo Pastore, che genera e unifica la vita del popolo di Dio, è segnato dal sacramento dell'ordine. La donazione completa alla comunità ecclesiale sulla linea degli apostoli che " hanno fondato la Chiesa come... santuario " di Dio " a gloria e lode perenne del [suo] nome "19 fa della vita del vescovo una conformazione speciale al mistero di Cristo Pastore. Ed è nell'esplicitazione di questo mandato che il vescovo realizza la mistica del servizio alla comunità a lui affidata e all'intera Chiesa di Cristo.

La continuazione dell'" opera santificatrice di Cristo " 20 è affidata al ministero presbiterale. Attraverso questo servizio " il sacrificio spirituale dei fedeli viene reso perfetto, perché congiunto al sacrificio di Cristo "; 21 ma la stessa realizzazione di tale servizio diventa per il presbitero locus del proprio sacrificio spirituale. La vita in Cristo che continuamente cresce nella celebrazione dei santi misteri acquisisce ogni giorno più i connotati di un'autentica vita mistica, in quanto espressione e prolungamento del mistero che celebrano.

g. Unti per essere " partecipi della vittoria pasquale " (unzione). Celebrare il sacramento dell'unzione come vittoria sui limiti della malattia nella configurazione al Cristo sofferente che giunge alla gloria mediante la via della croce costituisce il traguardo di una vita mistica. La trasformazione progressiva e costante della realtà battesimale verso una sempre più piena conformazione a Cristo trova nella celebrazione dei santi misteri non un appuntamento qualunque, ma la garanzia certa e ineludibile di una " trasfigurazione " totale - superati i limiti dell'umana natura - della personalità cristiana nella Persona divina del Cristo nel suo mistero pasquale. Unire le proprie " sofferenze alla Pasqua del Cristo crocifisso e risorto " 22 è toccare il culmine della vita mistica; qui tutti i termini di Paolo che iniziano con syn- diventano inveramento e condizione di inserimento pieno nel Mystérion.

3. Complessità e armonia dell'esperienza misterica cristiana. La riflessione ha evidenziato l'ampio sviluppo che l'esperienza religiosa cristiana matura lungo il tempo, e insieme ha ricordato i termini essenziali per proseguire il cammino di verifica, di indagine, di formazione di tale esperienza nell'oggi.

La complessità di tale esperienza pone in evidenza un cammino non complicato ma ricco e diversificato. Non si può dire con onestà di ricerca di aver fatto un'esperienza mistica cristiana solo perché essa si è modulata su uno dei quattro ambiti accennati sopra. Ciascuno di quelli può essere un punto di partenza; ma la complessità dell'esperienza mistica ricorda che se questa vuol essere organica e solida deve attraversare i quattro settori, farli interagire in modo che siano espressioni di vita (veri simboli) e proiettarli continuamente verso il vertice di tutto qual è l'esperienza pasquale nel mistero dell'Eucaristia.

L'armonia dell'esperienza mistica cristiana è determinata sia da quanto è vissuto spiritualmente all'interno delle singole aree, sia dal rapporto con le altre. Una non esclude mai l'altra; anzi, ciascuna ha la capacità di aiutare a sviluppare le migliori potenzialità delle altre, in quanto all'origine è sempre la presenza misterica del Dio dell'alleanza che domanda di fare (o di rinnovare) alleanza con l'uomo. E un'armonia, inoltre, non superficiale; dal momento che coinvolge, attraverso forme rituali vere, le intime fibre della persona, il momento esperienziale diventa occasione per manifestare e per radicare ulteriormente quella sintesi interiore che solo nell'esperienza cristiana può trovare la sua più piena realizzazione (e questo sia in rapporto con se stessi, sia con gli altri, sia con il cosmo), e il cui traguardo ultimo è la visio Dei.

III. Per una vita mistica. Il raggiungimento di una vita vissuta come " culto spirituale " costituisce il traguardo di ogni esperienza sacramentale quando questa è assunta come sintesi di un impegno di vita che precede quanto si celebra nel sacramento e che prolunga nuovamente nel tessuto quotidiano quanto espresso nei simboli cultuali. Tutto questo permette di concludere quanto sopra evidenziato con alcune sottolineature.

Con l'espressione " liturgia della vita " divenuta sempre più frequente, non s'intende una frase ad effetto per fare di tutto un liturgismo, ma sulla linea di Rm 12,1 arrivare a fare della vita un'autentica liturgia, cioè un culto, un sacrificio spirituale che il fedele celebra nel proprio quotidiano e presenta al Padre per Cristo nello Spirito attraverso i simboli sacramentali. E sempre " per Cristo, con Cristo e in Cristo " che la vita mistica si sviluppa come tale.

Che i s. siano il " locus princeps " della mistica non è un'affermazione parziale ma un dato di fatto. La realtà non è nuova, in quanto la storia delle comunità ecclesiali di ogni tempo testimonia questo dato di fatto; nuova o rinnovata può essere la sensibilità che riemerge in questo segmento della vita della Chiesa a motivo di un'esperienza sacramentale più compresa, più partecipata in quanto più impregnata dall'annuncio e dalla conoscenza diretta della Parola di Dio.

La precedente sottolineatura permette di rilevare ancora che la teologia mistica prima si fa e poi si sistematizza. Sia all'origine che nelle successive tappe di sviluppo, la mistica ha sempre un'esperienza diretta con il mistero del Cristo incontrato nei suoi santi misteri. La sistematizzazione di ogni esperienza costituisce un tentativo, sempre tanto limitato rispetto ad un'esperienza comunque ineffabile, di esplicitazione in termini umani di un evento che coinvolge la persona o un insieme di persone. Tuttavia, pur nella parzialità dell'espressione umana, la sistematizzazione viene a costituire una pagina che arricchisce e alimenta il grande fiume della spiritualità cristiana.

Sembra di poter così affermare una linea di complementarietà tra la mistica e la spiritualità cristiana. Se difficile può risultare l'individuazione del segno di demarcazione tra i due ambiti, forse ancora più arduo può apparire il collocamento separato di una vita mistica in quanto vissuta come prolungamento del mistero e una vita spirituale in quanto vita nello Spirito. Ambedue gli spazi costituiscono sempre il locus e sono frutto delle diversificate epiclesi sacramentali dello Spirito che procede dal Padre e dal Figlio, e che tendono a fare della vita del fedele un culto misterico-spirituale.

Se quanto sopra rilevato corrisponde al vero, allora è possibile, anzi doveroso affermare che non ci possono essere esperienze mistiche più determinanti di quelle realizzate nei s., specialmente nell'Eucaristia " sacramento dei s. ". La storia delle esperienze mistiche ne è una conferma evidente. Ma l'affermazione può costituire anche un criterio ermeneutico per una comprensione più piena e vera della mistica cristiana, come pure una garanzia orientativa per educare i fedeli.

Il raggiungimento del traguardo della vita mistica, infine, non appare in questa ottica come un privilegio riservato ad una élite di persone, ma come un impegno che sta davanti a chiunque percorre il cammino di fede sulle orme del Cristo. Per questo è fondamentale il ruolo dell'animazione e della formazione iniziale e permanente in qualunque stato di vita, in modo che l'espressione rituale del mistero costituisca lo specchio della dimensione mistica della vita del fedele.

Note: 1 Cf L. Bouyer, Mysterion. Dal mistero alla mistica, Città del Vaticano 1998; 2 Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Tertio millennio adveniente, 7; 3 Cf l'anakephaláis di Ef 1,10; 4 MR = Messe rituali: per il battesimo, Sulle offerte B, 713; 5 MR, Preghiera eucaristica, Prefazio del battesimo, 345; 6 MR, per il battesimo, Dopo la comunione A, 715; 7 MR, per la confermazione, Colletta A, 718; 8 Ibid., Sulle offerte A, 719; 9 Ibid., Colletta D, 718; 10 Ibid., Sulle offerte B, 719; 11 Ibid., Dopo la comunione B, 721; 12 MR, Prefazio della SS. Eucaristia II, 348; 13 Rito della penitenza, La riconciliazione di più penitenti con confessione e assoluzione individuale, Orazione C, 56; 14 Ibid., Orazione D, 56; 15 Ibid., Orazione E, 56; 16 MR, Preghiera eucaristica della Riconciliazione I, 919; 17 MR, per la messa degli sposi, Colletta A, 737; 18 Ibid.; 19 Pontificale romano, Ordinazione del vescovo, Imposizione delle mani e preghiera di ordinazione, 49; 20 Ibid., Ordinazione dei presbiteri, Omelia, 91; 21 Ibid.; 22 MR, per l'unzione degli infermi, " Hanc ígitur " proprio nel Canone Romano, 730.

Bibl. Una trattazione teologico-sistematica della mistica può essere realizzata principalmente a partire dall'incontro tra teologia biblica e teologia liturgico-sacramentaria. Pertanto i numerosi studi presenti nei recenti Dizionari costituiscono la base per un prosieguo della riflessione. Nel contesto, essenziale è la conoscenza " teologica " del libro liturgico non tanto come strumento per la celebrazione, quanto per la vita: i contenuti eucologici, infatti, sono una pagina viva che esprime le modalità con cui la Chiesa celebra e intende vivere il Mistero. Studi: D. Borobio (ed), La celebrazione nella Chiesa. 2: I sacramenti, Leumann (TO) 1994; J. Castellano, s.v., in DES III, 2206-2219; I.H. Dalmais, s.v., in DSAM XIV, 45-51; H. Denis, Sacramenti sorgente di vita, Roma 1986; A. Fantozzi, I sacramenti della Chiesa e la vita cristiana, Leumann (TO) 1987; E. Lodi - E. Ruffini, Mysterion e sacramentum, Bologna 1987; S. Marsili, s.v., in NDL, 1271-1285; A. Noceut et Al., Anàmnesis 31: la liturgia, i sacramenti; teologia e storia della celebrazione, Genova 1986; J. Ratzinger, Il fondamento sacramentale dell'esistenza cristiana, Brescia 1971; C. Rocchetta, La mistica del segno sacramentale, in La Mistica II, 47-76; R. Tura, Il Signore cammina con noi. Introduzione ai sacramenti, Padova 1978.



Autore: M. Sodi
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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