Ruusbroec Giovanni


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I. Vita e opere. Giovanni di R. nasce nel 1293 nell'omonimo sobborgo di Bruxelles oppure nel villaggio Ruisbroeck. E sacerdote nel 1317 e cappellano a santa Gudula di Bruxelles, dove, nel 1338, inizia un esperimento di vita sacerdotale in comune con lo zio Hinckaert e con l'amico Coudenberg continuato nel 1343 a Groenendael (Val verde). Nel 1350 il gruppo viene trasformato in un Ordine religioso, i canonici regolari, che segue la Regola di s. Agostino. R. è priore del monastero di Groenendal fino alla morte, avvenuta il 2 dicembre 1381.

Le prime cinque opere spirituali di R.: Il regno degli amanti (1330 ca.), L'ornamento delle nozze spirituali (1340 ca.), La pietra scintillante (prima del 1343), Le quattro tentazioni e La fede cristiana (1343), risalgono al periodo di Bruxelles. Tutte rivelano preoccupazioni pastorali: decadenza del clero, rilassamento della vita religiosa, ignoranza del popolo. A Groenendael, R. termina l'opera Il tabernacolo spirituale, iniziata a Bruxelles, e compone Le sette clausure (1346), Lo specchio dell'eterna beatitudine (1359), I sette gradini della scala d'amore spirituale (1360 ca.), Il libro delle spiegazioni (1363), in parte contro tendenze quietiste e, infine, Le dodici beghine (1381). Del periodo groenendaeliano si conservono sette Lettere, mentre il libro Le dodici virtù è attribuito a Godefredo van Wevel ( 1396).

II. Dottrina mistica. R. scrive in volgare, in medio olandese (dietse), per meglio raggiungere i lettori che non conoscono il latino. In questo modo contribuisce ad una svolta decisiva della letteratura fiamminga, di cui è il più grande prosatore. Alla base della sua dottrina c'è l'uomo chiamato all'intima comunione con Dio. Tale comunione viene spiegata alla luce di tre incontri che " siamo invitati a sperimentare interiormente, all'inizio del cammino verso Dio, lungo la strada e all'arrivo. Ogni incontro consiste nel trovarsi insieme di due persone provenienti da luoghi diversi: Cristo viene dall'alto come Signore che dona con liberalità e può tutto. Noi veniamo dal basso come poveri servi che nulla possono fare da se stessi. Cristo viene in noi dall'interno all'esterno, noi andiamo verso di lui dall'esterno all'interno " (Nozze II, 4). Poiché avviene in tre modi: mediato, immediato, senza differenza, ciascuno di questi incontri produce l'unione con Dio: il primo per mezzo dei sacramenti e della vita virtuosa, il secondo, nel quale subentra una dimensione passiva, diventa, con l'aiuto della grazia, un " incontro amoroso ", sperimentato come unione immediata. Se tale incontro si trasforma in partecipazione mistica alla vita trinitaria di Dio e la comunicazione dell'amore di Dio all'anima assume una tale forza trasformante da consentire alle potenze superiori di raggiungere l'essenza di Dio, l'incontro diventa unione senza differenza.

Ciascuno di questi incontri - in R. concetto quasi identico a unione - fa parte dell'esistenza cristiana. E qualcosa che l'uomo possiede fin dall'inizio, ma è nascosto e va liberato per mezzo di una radicale conversione, nella quale egli è sostenuto dai " tocchi divini " che in lui bruciano ogni imperfezione, rendendolo una sola fiamma con Dio, " un solo spirito ". In R. una tale esperienza mistica, fondata su Gv 17,9-19, non comporta l'identificazione panteistica con l'essenza di Dio. R. ribadisce che l'uomo non diventa mai Dio. Si avvera, invece, che l'uomo viene creato a " immagine e somiglianza di Dio " (Gn 1,26). Con i termini dell'esemplarismo neoplatonico, R. sviluppa una mistica trinitaria che consente all'anima di partecipare alla vita divina delle tre Persone. Nell'amore (Minne) l'anima possiede Dio ed è inserita nell'abbraccio della Trinità. Ma ciò significa per R. che la stessa esperienza della mistica introduzione dell'uomo " nell'unità superessenziale di riposo e di fruizione " di Dio uno e in quella " unità di fecondità " di Dio trino, lo investe sempre più nella sua totalità: egli non si chiude passivamente nella ricchezza ricevuta, ma si dona a tutti: è aperto a una carità senza limiti.

Questa realtà è la " vita comune " (ghemeyne leven), concetto chiave dell'insegnamento teologico di R., che dev'essere considerato nella sintesi vissuta dei due aspetti: passivo e attivo. L'uomo che ha raggiunto le vette della contemplazione e trasformazione mistica giunge a una nuova comprensione della sua esistenza, orientata anche verso la comunione umana. " Rimaniamo eternamente in Dio e, al tempo stesso, ci effondiamo e incessantemente ritorniamo in Dio " (Ibid.). Rimanendo in Dio, l'uomo è spinto al servizio dell'umanità, al dono di se stesso a tutti. In tale donazione si realizza la sua vocazione, che da R. è vista alla luce della grazia, attuata in Cristo (cf 2 Tm 1,9), nel quale siamo figli adottivi (cf Ef 1,4-5), destinati ad essere trasformati nella sua immagine (cf Rm 8,29; 2 Cor 3,18). In Cristo l'uomo ascende a Dio, percorrendo le tre vie, descritte come una scala con sette gradini. Quando si perviene ai gradini più alti intervengono i sette doni dello Spirito Santo.

La dottrina di R. si esprime in categorie concettuali originali, fondate sulla Scrittura, in parte riprese dalla tradizione. Tale dottrina sottolinea la prospettiva antropologica e si distingue per un'acuta speculazione mistica che non consente affatto di divenire " uno " con Dio nel senso fisico, di scomparire totalmente nell'essenza divina. R. stesso combatte, ripetutamente, simili idee eterodosse, ma per affermare con assolutezza l'unione mistica, per partecipare alla vita di Dio Trinità.

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Autore: Giovanna della Croce
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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