Rivelazione (La) nella Bibbia


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Premessa. La mistica cristiana è fondata sulla Bibbia come mezzo principale della r. pubblica ed è fondata anche sulle esperienze personali dei mistici cristiani che, con i loro scritti, hanno ispirato gli altri. I più ampi aspetti della r. possono essere studiati nelle opere di R. Latourelle, di A. Dulles e nei vari commenti della Costituzione dogmatica sulla divina rivelazione (DV). Questa voce tratterà in modo specifico della r. nella Bibbia.

Secondo la Dei Verbum 2, la r. biblica può essere descritta come il piano divino che " avviene con eventi e parole intimamente connessi tra loro, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, e le parole dichiarano le opere e chiariscono il mistero in esse contenuto. La profonda verità, poi, su Dio e sulla salvezza degli uomini, per mezzo di questa r. risplende a noi nel Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta la r. ".

I. Nell'AT. Lo studio dei termini biblici galah e apokalyptein non ci fornisce quella grande informazione che invece offre l'esperienza dei personaggi biblici. La Bibbia stessa è descritta nella tradizione cristiana come la " Parola di Dio ", ma la frase dev'essere considerata attentamente. Dio non pronuncia parole: gli esseri umani pronunciano parole. Gli autori ispirati misero per iscritto le parole che noi troviamo in entrambi i testamenti e queste sono un richiamo alla r. di Dio ed una testimonianza ad essa. La Dei Verbum, al cap. 11, specifica ulteriormente che " si deve dichiarare, per conseguenza, che i libri della Scrittura insegnano fermamente, fedelmente e senza errore, la verità che Dio, per la nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle sacre lettere ". La realtà che Dio non può essere rinchiuso nelle parole degli uomini, è implicita in tutto questo (cf Is 55,8-9). Il mistero divino è al di là della possibilità di espressione umana, perciò, avendo come punto di partenza questo, le parole umane della Bibbia sono limitate nel tempo. Infatti, danno solo una visione parziale della pienezza di Dio espressa nella persona di Gesù Cristo. La prima e principale r. fatta nelle Sacre Scritture è anche mediata tramite la liturgia come indicato al n. 33 della Costituzione sulla sacra liturgia del Concilio Vaticano II: " Nella liturgia, infatti, Dio parla al suo popolo: Cristo annunzia ancora il Vangelo ". In questo modo, l'originale r. biblica è trasmessa da generazione a generazione sotto la guida della Chiesa. Bibbia e tradizione non possono essere separate. La Bibbia stessa si formò sulle tradizioni che riguardavano la legge ed i profeti e sulla trasmissione per tradizione del mistero di Cristo: dietro a tutto questo c'era la tradizione. Questa non ha cessato di essere operante dopo Cristo, poiché la Chiesa ha trasmesso la r. di Dio che è la sua autentica vita. La r. della quale abbiamo parlato è la r. pubblica, contrapposta alle rivelazioni private che sono state fatte a molti mistici ed a persone di profonda spiritualità. La r. privata non richiede un consenso umano da parte dei credenti, come invece richiede la r. pubblica. Chiama alla fede colui che ha ricevuto una vera comunicazione da Dio, ma ogni r. privata dev'essere accettata con cautela e dopo prova. Ci sono segni che devono essere ricercati e questi dovrebbero essere in un rapporto generale di consenso con la r. pubblica che è in accordo con la Chiesa. Questa " pubblica r., si chiuse con la fine della testimonianza apostolica, ma essa è subordinata ad una sempre più profonda indagine conoscitiva da parte dei cristiani ".

Ci si può chiedere, le rivelazioni concesse ai profeti ed ai capi di Israele, non erano forse rivelazioni personali e vere? La risposta giusta è che bisogna considerare di quale capo o profeta si parli. Per esempio, l'esistenza in Israele di quelli che vengono chiamati falsi profeti è un fatto storico ed i criteri che li riguardano sono tramandati in Dt 13,2ss.

Ma il pericolo della falsa profezia esiste sempre. Forse l'esempio che colpisce di più è l'alterco tra Geremia e Anania in Ger 28. Durante il regno dell'ultimo re di Giuda (Sedecia), Anania annuncia che Babilonia sarà respinta. Geremia protesta (28,6-9), ma Anania strappa il giogo di legno che Geremia porta sul collo (che simboleggia il giogo di Babilonia su Israele). Il profeta non trova nulla da replicare e se ne va per la sua strada. Ma la parola del Signore giunge a Geremia per annullare le false affermazioni di Anania. Il giogo di legno sarà sostituito dal brutale giogo di ferro. Tutti saranno soggetti a Nabucodonosor e Anania morirà in quello stesso anno. Quando si esaminano le molte " confessioni " di Geremia (cf Ger 11,18-12,6; 15,10-21; 17,14-18; 18,18-23; 20,14-18), si vedono le incertezze che impregnavano anche il profeta vero e mediatore della r. di Dio. Sembrerebbe che la ragione più convincente della credibilità (oltre l'ortodossia) di un vero mediatore, fosse la sua santità o la fedeltà a Dio, e gli stessi criteri sembrano ancora oggi in vigore per il mistico cristiano. Per fortuna, Isaia pare aver raccolto un certo numero di seguaci (Is 8,16-18). Ezechiele, comunque, fu messo in ridicolo come " un creatore di allegorie. Non deve meravigliare il fatto che Mosè abbia presentato Aronne al posto suo (cf Es 4,16) e che Geremia abbia sostenuto di essere troppo giovane (cf Ger 1,6-7).

II. Nel NT. Gesù fece parte di questo modello profetico e lo conobbe bene, (" Gerusalemme, Gerusalemme che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati... " (Mt 23,37)), ed il suo messaggio fu sigillato dalla sua morte e dalla sua risurrezione. La r. biblica avviene in molteplici modi: con i sogni, le visioni, l'ascolto della parola divina o con l'esperienza di Dio comunicata attraverso un messaggio. Possiamo osservare la r. nella creazione e nella storia. Le pagine di entrambi i testamenti attestano molti di questi mezzi, dai sogni di Giacobbe all'esperienza di Paolo a Damasco. Per tutto il popolo di Dio la r. si cristallizzò secondo la formazione biblica ed offrì testimonianza delle azioni di Dio in mezzo a loro. Il prologo del Vangelo di Giovanni (1,1-8) riassume la r. per la comunità cristiana: la vita divina, la luce, la gloria, la grazia e la verità, si manifestano nell'Incarnazione della Parola in Cristo. L'affermazione di Giovanni che Dio è amore (cf 1 Gv 4,8,16), ha dato un'enorme spinta ai mistici a cercare di comprendere e rispondere a questo amore. La risposta alla r. è la fede nelle parole di Gesù: " ...Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato;... " (Gv 6,44; cf anche Mt 11,27). E la risposta vera dipende dall'azione del Dio che si rivela!

Gli scritti dei mistici comunicano soltanto ciò che riguarda sostanzialmente la r. della quale la Bibbia dà testimonianza. Ma questi scritti sono molto importanti per il fatto che intendono questa r. in modo accessibile agli altri. Il loro scandagliare a fondo le parole bibliche, ha arricchito l'essenza della r. Per esempio, se esaminiamo il Cantico dei Cantici secondo un punto di vista rigorosamente storico, il senso " originale " sembra essere una descrizione dell'amore reciproco tra il sesso maschile e quello femminile. Ma questa unione, in Osea e negli altri profeti (cf Is 62,51), diviene il mezzo di propagazione ed il simbolo fondamentale dell'amore che esiste tra Dio ed il suo popolo. Il patto dell'alleanza non era un'espressione completa ed adeguata dell'" Io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo ". Ciò era un rapporto di amore profondo. Gli scrittori patristici, Origene e Gregorio Magno estendono questo, e le esperienze mistiche di s. Bernardo (Sermoni) e di s. Giovanni della Croce (Cantico Spirituale) rispecchiano il mistero dell'amore divino e la risposta umana sotto l'immagine di amore nunziale.

Bibl. D. Barsotti, Il mistero cristiano e la Parola di Dio, Firenze 1954; P. Benoit, Révélation et inspiration, in Revue Biblique, 70 (1963), 321-370; G. Colombo, Rivelazione, in EC X, 1018-1025; E. Dhamis, Révélation explicite et implicite, in Greg 34 (1953), 187-238; A. Dulles, Models of Revelation, New York 1983; M.M. Féret, Connaissance biblique de Dieu, Paris 1955; H. Haag - J. Guillet, s.v., in Dict. de la Bible. Supplement X, Paris 1985, 586-618; C.F.H. Henry (ed.), Revelation and the Bible, London 1959, 11-105; H. Holstein, La Révélation du Dieu vivant, in NRTh 81 (1959), 157-168; N. Jung, s.v., in DTC XIII, 2580-2618; R. Latourelle, Révélation, histoire et incarnation, in Greg 44 (1963), 225-262; Id., Teologia della Rivelazione, Assisi (PG) 1968; J.L. Mckenzie, The Word of God in the Old Testament, in Theological Studies, 21 (1960), 183-206; K. Rahner, Rivelazione. II. Mediazione teologica, in Id. (cura di), Sacramentum mundi VII, 203-216; N. Schiffers, Rivelazione. II. La definizione teologica fondamentale del concetto di Rivelazione, in Ibid., 191-203.




Autore: R.E. Murphy
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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