Risveglio divino


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I. Il fenomeno. Il Vangelo riferisce i diversi inviti del Signore alla vigilanza, soprattutto in vista dell'ora incerta della nostra morte e del divino giudizio (Cf Mt 24,17; 25,13; ecc.). Anche s. Paolo ammonisce: " Non dormiamo dunque come gli altri ma restiamo svegli " (1 Ts 5,6); e più espressamente esorta: " Svegliati, o tu che dormi " (Ef 5,14). C'è, dunque, da svegliarsi o dal letargo della notte o dal torpore di una vita senza fervore. Quest'ultimo caso è propriamente un r. Tale fenomeno si può verificare molte volte, e in vari modi, in qualsiasi momento della vita spirituale. Più che la veglia dal sonno fisico, che è un esercizio ascetico, si può avere il risveglio ad una vita migliore della precedente, provocata dalla lettura o un momento di grazia più o meno passeggero.

II. L'esperienza mistica. Il r., invece, è un fenomeno essenzialmente mistico dello stato di unione che s. Giovanni della Croce, a suo parere, ha identificato e descritto al termine della Fiamma viva d'amore (str. IV). Si tratta di un movimento interiore prodotto dal Verbo inabitante nella sostanza dell'anima, ormai sulla soglia del cielo. L'anima è " svegliata dal sonno della vista naturale alla vista soprannaturale " del mistero divino. E come se, aprendosi la porta del palazzo divino, molti veli cadessero dai suoi occhi e la luce celeste le svelasse, sia pure in modo ancora imperfetto, il volto di Dio come egli è. Allora l'anima percepisce come l'essere divino sia eminentemente in tutte le cose, cioè conosce le creature " meglio nell'essere divino che in se stesse ". Si tratta, dunque, di una " vista dell'anima ", che le permette di " conoscere le creature per mezzo di Dio e non Dio per mezzo delle creature, ossia conoscere gli effetti per la loro causa e non la causa per gli effetti ". Sembra a noi che Dio si risvegli in noi, perciò si chiama " risveglio di Dio ", ma effettivamente è Dio che risveglia l'anima a questa nuova vista soavissima, che è quasi un'immediata anticipazione della visione beatifica. Il r. è una grazia connessa con lo stato unitivo e, sebbene il Dottore carmelitano non lo dica, si può riconoscere nelle descrizioni di questo stato. Garrigou-Lagrange, lo considera frutto della terza conversione, la quale è permanente ed è il preludio della vita del cielo.

Bibl. R. Garrigou-Lagrange, Le tre età della vita interiore, 4 voll., Roma 1994; Giovanni della Croce, Fiamma viva d'amore IV, 1-14; Scenuda III, Il risveglio spirituale Cinisello Balsamo (MI) 1990.




Autore: G. D'Urso
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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