Riccardo di San Vittore


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I. Vita e opere. R. nasce nelle isole britanniche, probabilmente in Scozia. Potrebbe aver raggiunto l'abbazia parigina dei canonici regolari a San Vittore prima della morte di Ugo di San Vittore, la cui teologia mistica influenza profondamente R. Questi definisce Ugo: " Un grande teologo dei nostri tempi " (De praeparatione 1, 4: PL 196. 67D). Nel 1159 R. è sottopriore a San Vittore e priore dal 1162 fino alla sua morte avvenuta nel 1173. Insegna, predica e scrive molto. I suoi scritti includono un buon numero di lettere teologiche, che contengono risposte a domande e richieste da parte dei suoi corrispondenti; brevi trattati devozionali; un'importantissima opera, De Trinitate, che come nel suo De quattuor gradibus violentae caritatis, sviluppa le sue idee sull'amore divino e umano; commenti biblici; sermoni e un commento alla Regola di s. Agostino. E uno dei primi teologi a scrivere uno studio sistematico sulla contemplazione e sull'esperienza mistica, particolarmente in due sue opere: De preparatione animi ad contemplationem (Beniamino minore: PL 196. 1-64) e De gratia contemplationis (o De arca mystica o Beniamino maggiore: PL 196. 63-192).

II. Esperienza e dottrina mistica. R. ha un dono magistrale per l'immagine vivida e i vari tipi di schemi e diagrammi. E convinto che l'esperienza sia la migliore maestra. E dotato di uno stile latino e di maestria per tutte le interpretazioni allegoriche della Bibbia. Nei suoi scritti più raffinati, tali doni gli sono di grande aiuto. Ad esempio, La preparazione dell'anima alla contemplazione (Beniamino minore) costituisce un'elaborata allegoria basata sui figli di Giacobbe. I figli e la figlia di Giacobbe hanno come fine lo sviluppo delle virtù tramite le quali l'anima si prepara alla contemplazione. Il processo di preparazione è uno sforzo per recuperare l'immagine (razionalità) e la somiglianza (affettività) di Dio, con le quali l'umanità fu originariamente creata, ma che il peccato ha corrotto. Il processo inizia con la conversione, utilizza la lettura e la meditazione, la preghiera e le opere buone per purificare l'anima e portarla alla soglia della contemplazione. Sebbene alcune volte neghi qualsiasi esperienza particolare nella contemplazione o nella preghiera mistica (ad es. Serm. cent. 72: PL 177. 1131B; De preparatione 1. 10: PL 196. 75B), R. sembra trascrivere una ricchezza di esperienze contemplative. Egli definisce la contemplazione " libero e penetrante sguardo della mente, rapito nello splendore, sulle manifestazioni della sapienza " (De gratia cont. 1. 4: PL 196, 67D). La definizione è molto generica. Qui, seguendo Ugo di San Vittore, R. distingue la contemplatio dal " pensare " (cogitatio: che è ugualmente spontaneo, ma non focalizzato su nulla) e la " meditazione " (che è focalizzata, ma richiede uno sforzo di concentrazione, dunque, non " libero "). L'interesse di R. è, in primo luogo, per la grazia cristiana della contemplazione, " che è una specie di promessa di amore data dal Signore a coloro che lo amano " (Nonnullae allegoriae tab. foed.: PL 196. 193B). Nel De gratia cont. (Libri I-IV), R. distingue sei tipi di contemplazione. Li dispone gerarchicamente secondo le potenze dell'anima coinvolte (da eo nell'immaginazione, ragione, comprensione) e gli oggetti: 1. gli oggetti sensibili, 2. le cause ed il significato degli oggetti sensibili, 3. le immagini dell'immaginazione di cose invisibili, 4. realtà create invisibili come immagini di Dio, 5. le cose di Dio che superano il possesso della ragione, ma non sembrano contraddirla, 6. le cose di Dio (Trinità, Eucaristia) che entrambe superano la ragione e sembrano contraddirla. Tale schema è sia un lavoro di dettaglio, visto alla luce di un'analisi superficiale, sia una celebrazione dell'immaginazione, ragione e comprensione, non come semplici vettori della creatività umana e della conoscenza, ma come specchi dell'infinito potere del Creatore.

Nel Libro V del De gratia cont., R. rivolge la sua attenzione ai generi della contemplazione. In questi, R. parla delle tre cause dell'estasi (excessus mentis): la dilatazione dello Spirito (un ampliamento della visione mentale, che probabilmente ha affinità con lo scopo della rappresentazione dell'arca di Noè di Ugo di San Vittore), l'elevazione dello spirito oltre le sue ordinarie capacità ed, in ultimo, l'alienazione dello Spirito (excessus mentis), che è il risultato di un'intensa devozione, stupore o gioia. I quattro gradi della violenta carità, descrivono le cause dell'excessus mentis negli stessi termini. Nei quattro gradi, l'anima conformata nell'amore a Cristo, riserva se stessa al servizio del prossimo. Questa conquista delle più alte forme della contemplazione con la trasformazione da e nell'amore donato da Cristo è una caratteristica significativa della scuola di san Vittore del sec. XII.

Gli scritti di R. di San Vittore, esercitarono una forte influenza lungo tutto il Medioevo. Tale influenza raggiunge persino l'autore della Nube della non-conoscenza, sebbene quest'ultimo sviluppi gli aspetti della non-conoscenza e dell'oscurità più di quanto faccia R.

Bibl. Opere: contenute in PL 196; alcune si trovano in moderne edizioni di: J. Ribaillier, Richard de Saint-Victor. Opuscules théologiques, Paris 1967; Id., Richard de Saint-Victor. " De statu interioris hominis ", in Archives d'Histoire Doctrinale et Littéraire du Moyen Age, 35 (19671968), 7-128; Riccardo di S. Vittore, La Trinità, tr., intr., note e indici di M. Spinelli, Roma 1990; C. Nardini (cura di), La preparazione dell'anima alla contemplazione. Beniamino minore, Firenze 1991. Studi: J. Châtillon, Les trois modes de la contemplation selon Richard de SaintVictor, in Bulletin de littérature eccl., 41 (1940), 3-26; Id., s.v. in DSAM XIII, 593-654; G. Dumeige, s.v., in DES III, 2167-2171; Id., Richard de Saint-Victor et l'idée chrétienne de l'amour, Paris 1952 (con bibliografia); J. Ebner, Die Erkenntnisslehre Richards von Sankt Viktor, Münster 1917; H.D. Egan, Riccardo di san Vittore, in Id., I mistici e la mistica, Città del Vaticano 1995, 217-228; G. Fritz, s.v., in DTC XIII2, 2676-2695; E. Kulesza, La doctrine mystique de Richard de Saint-Victor, Saint Maximin 1924; J. Lanczkowoski, s.v., in WMy, 437-438; C. Ottaviano, Riccardo di S. Vittore: la vita, le opere, il pensiero, Roma 1933, 409-544; J.A. Robilliard, Le six genres de contemplation chez Richard de Saint-Victor et leur origine platonicienne, in RSPT 28 (1939), 229-233.



Autore: R. Feiss
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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