Redi Margherita (santa)


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I. Vita e opere. Teresa Margherita del S. Cuore di Gesù (Anna Maria Redi), nasce ad Arezzo dalla nobile famiglia Redi il 15 luglio 1747. Formata ad un profondo spirito di pietà, fin da bambina manifesta una singolare inclinazione al raccoglimento e alla preghiera che si accentua negli anni trascorsi nell'educandato benedettino di S. Apollonia in Firenze, dove riceve una discreta istruzione liturgica, mentre la sua vita spirituale si approfondisce nella pietà eucaristica e mariana e nella devozione al S. Cuore di Gesù, cui la va formando suo padre, uomo di profonda vita spirituale. Il 1 settembre 1764 entra nel Carmelo di Firenze, dove in soli cinque anni di vita religiosa raggiunge i più alti gradi della contemplazione, manifestando di aver saputo assimilare in pienezza la spiritualità del Carmelo. Muore il 7 marzo 1770.

II. Dottrina mistica. Una domenica dopo l'epifania del 1767, quando durante l'ufficiatura di Terza, R. sente scandire dall'ebdomadaria il versetto paolino: " Deus charitas est et qui manet in charitate in Deo manet et Deus in eo ", segna l'inizio della sua esperienza mistica. Per più giorni la santa va ripetendo tra sé queste parole ed anche il suo atteggiamento esterno manifesta come l'azione dello Spirito Santo abbia, da quel momento, preso il sopravvento in lei. Non va dimenticato che il periodo mistico di Teresa è stato preceduto da intensi anni di lavoro ascetico, inziato fin dal primo momento in cui ella ha una distinta conoscenza di Dio, maturato negli anni di educandato e sbocciato in pienezza nel Carmelo teresiano, soprattutto nei primi due anni e mezzo di vita religiosa. Il suo sforzo è quello di realizzare nella vita quotidiana un'altra parola dell'Apostolo: " Vita vestra est abscondita cum Christo in Deo " e nell'umile servizio di infermiera alle consorelle anziane e malate, ella ha concretizzato questo nascondimento. L'amore a Gesù Eucaristia e la devozione al S. Cuore intesi " come un riamare... il principio di chi tanto ci ha amato ", mentre si inseriscono perfettamente nell'atmosfera di vita carmelitana, rendono R. sempre più aderente alla sua vocazione contemplativa, trasportandola dalla meditazione della vita interiore dell'anima umana di Gesù all'esperienza del mistero del Verbo nel seno della Trinità.

La R., sotto il tocco dello Spirito Santo, avverte sperimentalmente cosa significhi " essere amati divinamente, amare divinamente Dio ". Ai momenti sublimi in cui ella sente di amare Dio con il suo stesso amore, subentra ben presto una fase di grande aridità: il tormento di non sapere più amare nel modo in cui ha intuito di potere e dovere amare il Signore, in quegli istanti. Brevi sono i sollievi che le arrecano le parole del suo direttore spirituale; " la pena mortale di amare ", come la definisce lo stesso padre spirituale: " amare senza credere di amare " 1 diventa, sulla fine della sua vita, un vero martirio che trasformerà ogni sua giornata in eroismo di carità con cui ella cerca di rispondere all'amore del suo Dio.

Gli ultimi tre anni della sua vita, a partire dagli esercizi privati del 1768, sono tutti appassionatamente tesi a corrispondere fedelmente alla volontà di Dio che, infiammandole passivamente l'anima, l'attira a sé in modo intimo e nascosto. Ella appare " indifferente a tutto ", anche al dover tralasciare gli esercizi di pietà per servire le ammalate, mentre " prima si vedeva che le serviva di pena ".2 Ella non vive che della volontà divina; non le resta che andare incontro al Maestro interiore predisponendosi alla sua azione, come scrive nei propositi di quegli esercizi del 1768: andare a Dio con quanto più amore le è possibile, " devo rendere amore per amore "; in un abbandono totale, " in Voi mi rilascio acciò solo Voi operiate in me "; e, arrivata al sommo dello slancio, prendere coscienza della propria piccoleza e invocare l'aiuto divino, " Mio Dio, Voi bene sapete che mi trovo in uno stato in cui ho gran bisogno del vostro speciale aiuto " e offrirsi di nuovo tutta e senza condizioni all'azione dell'amore, " solo Voi da qui avanti avete da essere il dominatore di questo mio cuore... desidero amarvi con amore paziente, con amore morto, cioè tutto rilassato in Voi, con amore operativo... amore perseverante ".

A questa divina consumazione ella si abbandona togliendo ogni ostacolo che possa impedire l'invasione dell'amore nell'anima sua e cioè ricopiando in sé le virtù del Cuore di Cristo e offrendosi senza riserve al suo amore consumante: " Altro non bramo che essere una vittima del S. Cuore vostro, consumata tutta in olocausto col fuoco del Vostro santo amore ". Sa bene che " il centro e la vita sostanziale di quel santo amore di cui divampa e desidera ardere sempre di più " 3 è lo Spirito Santo; per questo lo invoca incessantemente, perché non sia " mai ozioso nel suo cuore ", ma vi accenda e vi dilati sempre più la sua carità.4

La sua intima unione con Dio amore è ormai ininterrotta; giunta allo stato di perfetta pacificazione interiore anche le cose più penose e la stessa sofferenza interiore di non sapere amare, non intaccano la sua pace, mentre la sua carità verso le consorelle, specialmente le ammalate, diventa sempre più eroica. Il martirio d'amore, è, come dice il suo padre spirituale, la più autentica causa della sua morte,5 poiché è giunta allo stato perfetto di vittima di carità immolata dal Fuoco consumante a cui ha abbandonato, nel silenzio e nel nascondimento, tutta la sua vita. Si può, dunque, parlare per lei di una vera e propria mistica d'amore vissuta " nascosta con Cristo in Dio " (Col 3,3), raggiunta al vertice dell'unione contemplativa ove fiorisce la vita trinitaria nel segno di una fede pura attraverso il pieno sviluppo delle virtù teologali.

Note: 1 Processo Ordinario, 1210, 1211; 2 Ibid., 1749; 3 Ibid., 1408; 4 Ibid.; 5 Ibid., 1211.

Bibl. Aa.Vv., S. Teresa Margherita del Cuore di Gesù (Redi), formazione, spirito, scritti, in RivVitSp 24 (1970), tutto il numero; E. Ancilli, Teresa Margherita del S. Cuore, in BS XII, 423-427; G. von Brockhusen, s.v., in WMy, 434-435; Ermanno del SS. Sacramento, Ricerche bibliografiche su S. Teresa Margherita del S. Cuore di Gesù, in EphCarm 10 (1959), 408-412; Gabriel de sainte Marie-Madeleine, Du Sacré-Coeur à la Trinité. Itinéraire spirituel de la S. Thérèse Marguerite du Coeur de Jésus, in EphCarm 3 (1949), 227-296; Id., La vocazione straordinaria della santa, in EphCarm 4 (1950), 568-623; Id., La spiritualità di s. Teresa Margherita Redi. " Abscondita cum Christo in Deo ", Firenze 1950; Ildefonso di S. Luigi, Relazione sulla vita e le virtù di s. Teresa Margherita Redi del 1773, in EphCarm 4 (1950), 519-568; G. Papasogli, S. Teresa Margherita Redi, Milano 1958; Redento del Preziosissimo Sangue, Servire e testimoniare, in RivVitSp 24 (1970), 35-48; E. Zambruno, s.v., in DSAM XV, 674-678.



Autore: F. Consolini
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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