Redenzione


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Premessa. Il tema della salvezza è il centro di ogni religione, ne specifica la forma e i contenuti, fino a definire lo scopo della stessa religione.1 Per questo motivo, nella proposta concreta della via o traguardo di salvezza per l'uomo, batte il cuore vivo di ogni religione. Infatti, " ciò che diversifica le religioni è il tipo di relazione che esse stabiliscono con l'Assoluto e l'uomo, il tipo di " salvezza " che offrono; mentre i riti e le pratiche presentano spesso un'analogia formale (preghiera, offerta, sacrificio, iniziazione, ecc.); l'analogia della forma acquista un " significato diverso secondo la concezione della salvezza ".2 Gli studiosi della fenomenologia religiosa distinguono tre grandi filoni di salvezza proposti dalle diverse religioni del mondo, antico o recente: " salvezza del cosmo " (antiche religioni mesopotamiche), " liberazione dal tempo ciclico " (religioni asiatiche), " partecipazione alla vita divina " (religioni monoteistiche).

I. Nella tradizione biblica e cristiana la salvezza è essenzialmente un dono di Dio all'uomo peccatore e mortale, separato da Dio, diviso in se stesso, alienato dal prossimo e dal mondo. Ma l'uomo moderno, soprattutto dell'Occidente, il quale vive in una cultura della crisi, segnata dal secolarismo, dal consumismo e persino dal nichilismo, sembra poco sensibile al tema pur centrale della salvezza nel tempo presente e nella dimensione escatologica. Più che attendere da altri, da Dio, il dono della salvezza, l'uomo spesso pretende di salvarsi da solo, con le sole sue forze, oppure facendo ricorso a mezzi di surrogato religioso (magia, superstizione, spiritismo, ecc.).

Alla crisi della cultura contemporanea e anche alle sfide delle altre religioni del mondo il cristianesimo risponde testimoniando che la salvezza definitiva viene solo da Dio, Creatore e Padre misericordioso il quale ci ha salvato una volta per tutte con il sacrificio del proprio Figlio Gesù Cristo, l'unico Redentore dell'uomo (Redemptor hominis), il Salvatore universale. Come testimonia l'apostolo Paolo, " uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti (antìlytron hyper pantôn) " (1 Tm 2,5-6). Ossia egli si è sacrificato e donato " per noi ", " in nostro favore ", " al nostro posto ", come il " buon pastore [che] offre la vita per le pecore " (Gv 10,15). Perciò, da quando " è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini ", il cristiano vive e soffre, opera e spera " nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore (sôter) Gesù Cristo; il quale ha dato se stesso per noi (hyper hemôn), per riscattarci (lytrôsêtai) da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga " (Tt 2,14). L'ambito negativo (terminus a quo), da cui il Cristo ci ha redento, è la condizione radicale di perdizione eterna, di separazione da Dio e di morte, dovuti al peccato (originale e attuale). Soddisfacendo per noi con la sua passione e col sacrificio della sua croce, Gesù ci ha trasferiti nella condizione di una nuova alleanza tra Dio e l'uomo, nella sfera (terminus ad quem) di figli eletti del Padre. Il perdono di Dio, ottenuto e concesso attraverso Gesù Cristo, è lo strumento di questo passaggio dell'uomo redento dal peccato alla grazia, dalla morte alla vita, dalla condizione di schiavitù a quella di figli di Dio. La r., pur dono gratuito di Dio offerto alla libertà dell'uomo, non è qualcosa di " estraneo " alla natura umana, ma ne costituisce il fondamento indispensabile per un pieno senso della vita, per una piena umanizzazione dell'uomo, fino alla sua santificazione in Dio, per mezzo di Dio.

Il termine " r. " (redemptio) viene dal latino redimere (re ed emere), che significa affrancare, liberare, quindi, riscattare qualcuno dalla schiavitù mediante il pagamento di denaro. La nozione di " r. " (lytrosis o apolytrosis) o di " riscatto " (lytrosis) è espressa nel NT con altri termini indicanti " acquisizione " (peripoiesis) o " compera " (agorazein).3 Di Gesù redentore, Agnello pasquale, che siede sul trono di Dio, è detto nell'Apocalisse: " Tu hai riscattato per Dio, con il tuo sangue, uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione e li hai costituiti per il nostro Dio un regno di sacerdoti " (Ap 5,9-10).

Il NT, parlando dell'opera della r. dell'uomo e del mondo, compiuta dal Cristo con la sua passione, morte e risurrezione, echeggia direttamente il vocabolario dell'AT sulla " liberazione " divina ed indica che la missione salvifica di Gesù, il Messia della croce, è in continuità con l'azione salvifica di Dio, iniziata soprattutto con la grande liberazione del popolo ebreo dalla schiavitù in Egitto (Esodo), liberazione culminata nell'alleanza sinaitica. Attraverso l'uso frequente dei termini indicanti liberazione e riscatto, quindi r. (ga'al e padah), Dio entra nella storia della salvezza come il gô'êl, il Liberatore, cioè Colui che riscatta un popolo di schiavi per farne il popolo " eletto ", " santo ", " consacrato " a Dio (Es 6,6-7).4 Dio però salva gratuitamente e senza dover pagare alcun riscatto a nessuno (cf Is 52,3). Egli redime unicamente perché ama (cf Is 48,11; 49,15). A Dio, suo Liberatore o Vendicatore (gô'êl), Giobbe, pur duramente provato nel corpo e nell'anima, eleva il suo commosso atto di fede e di abbandono (cf Gb 19,25).

III. BLa nostra r. Dall'Incarnazione alla croce e risurrezione, Gesù Cristo ha compiuto l'opera della nostra r., liberandoci dal peccato e dalla morte, dominio di satana e schiavitù dell'uomo, per costituirci nuove creature, eredi del regno di Dio, partecipi della vita eterna e beatificante di Dio. Ma anche il Redentore Gesù, già come JHWH il Liberatore (gô'êl) - rilevava s. Tommaso d'Aquino - non ha realizzato la r. dell'uomo " pagando del denaro o qualcosa di simile, ma dando per noi ciò che aveva in sommo grado, ossia [offrendo] se stesso ". Il prezzo della nostra r. è il sangue di Cristo che egli ha offerto a Dio Padre. Per questo bisogna dire che " è proprio del Cristo in quanto uomo essere in modo immediato il Redentore, anche se la stessa r. può essere attribuita a tutta la Trinità come a causa prima ".5 L'atto definitivo della r. del Cristo, di valore universale ed eterno, è la sua oblazione libera, compiuta per amore del Padre e per amore nostro, nella sua passione e morte di croce. Perciò, la passione di Cristo, che è stata un " vero sacrificio ", " è detta la nostra r. "; e il sangue che Cristo ha versato sulla croce " è il prezzo della nostra r. ".6 Nel suo dono d'amore fino al sacrificio supremo di sé (cf Gv 13,1), il Cristo è stato nello stesso tempo sacerdote e vittima, offerente e offerta sacrificale.

Tutta la vita di Gesù è un cammino verso la croce e si snoda sotto il deî del Padre, la " necessità " di compiere - con amore e obbedienza filiale - il disegno del Padre, per la salvezza del mondo.7 Già il nome di Gesù significa " JHWH salva " (Jehoshû'a). La sua venuta nel mondo e la sua nascita sono annunciati come dono di salvezza: " Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati " (Mt 1,21). La morte di croce e la risurrezione di Gesù - come testimonia il più antico kerygma cristiano - sono state comprese e annunciate come l'evento salvifico fondamentale, " che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture " (1 Cor 15,2). Tutto il mistero di Gesù Cristo, quindi, in quanto è il Verbo di Dio divenuto uomo (cf Gv 1,14) - dall'Incarnazione appunto alla croce fino alla risurrezione gloriosa, - è stato evento di salvezza e di r. per tutti gli uomini. Mori missus, " mandato per morire ", scriveva Tertulliano.8 Anche tutta la patrologia greca, contrariamente a quanto viene spesso affermato superficialmente, è unanime nell'affermare che il Verbo di Dio si è fatto carne per morire sulla croce e così attuare la r. del mondo. " Ciò che non è stato assunto non è stato redento " (quod non assumpsit non redemit), è il ritornello dei Padri greci, significando, positivamente, che il Cristo ha redento con la sua croce tutta l'umanità fatta propria già con l'incarnazione del Verbo. Incarnazione e mistero pasquale costituiscono, perciò, un unico grande evento di rivelazione di Dio e di salvezza dell'uomo, realizzato dall'uomo Gesù, il Figlio di Dio.

Quest'ordinamento salvifico del mistero di Cristo, dall'Incarnazione alla croce, è messo ben in luce fin dall'inizio del quarto Vangelo, dove si afferma: " Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare [sottinteso: alla morte di croce] il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui " (Gv 3,16-17). La croce sarà anche " giudizio " tra credenti e non credenti, tra chi, nella fede, accetta il dono della r. e chi, non credendo, lo rifiuta e perciò si autocondanna.

Ma lo stesso Gesù storico, anteriormente all'istituzione dell'Eucaristia, spiegazione anticipata del significato oblativo della sua prossima morte sulla croce, ha compreso la sua persona, la sua vita e la sua missione come " riscatto " o r. Già all'inizio della sua vita pubblica, presentandosi come Messia ai concittadini di Nazaret, Gesù specifica il senso redentore e liberatorio della sua opera messianica: " Lo Spirito del Signore... mi ha mandato... ad annunciare ai prigionieri la liberazione... a rimandare in libertà gli oppressi " (Lc 4,18-l9). Questa coscienza della finalità redentrice di tutta la sua vita Gesù la manifesta visibilmente al centro della sua missione: " Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto [con l'incarnazione] per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto (eis lytron) per molti " (Mc 10,45; Mt 20,28), ossia per tutta l'umanità; " Il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e a salvare quello che era perduto " (Lc 19,10). Il perdono ai peccatori, la guarigione di ogni sorta di malati, la risurrezione dei morti - tutti doni e " segni " compiuti dal Cristo nella sua storia concreta - sono già nella scia della r. positiva che egli avrebbe compiuto sulla croce a beneficio dell'umanità intera: " Io, quando [sulla croce] sarò elevato da terra, attirerò tutti a me " (Gv 12,32).

Il significato sacrificale, quindi redentore e " vicario " della propria morte di croce, Gesù lo anticipa già nell'istituzione dell'ultima cena, offrendo agli apostoli il proprio corpo e il proprio sangue sotto le specie del pane e del vino - con le parole che accompagnano e spiegano il dono: " Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me... Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi "; " fate questo ogni volta che bevete, in memoria di me " (Lc 22, 19 e par.; 1 Cor 11,24-25). Il " corpo spezzato " e il " sangue versato " sulla croce sono stati l'offerta definitiva di Gesù, il Figlio di Dio, per amore del Padre e per la r. dell'uomo. Il perdono, che il Crocifisso offre ai suoi stessi crocifissori, è il sigillo definitivo della r. interiore e radicale che Gesù ha voluto portare a compimento (Lc 23,34). Soprattutto ai credenti in Cristo è affidato il compito di fare realmente " memoria " della sua r., sia con la celebrazione dell'Eucaristia, rinnovazione sacramentale del sacrificio della croce, sia testimoniando con la fede e con la effettiva solidarietà universale il Vangelo della r., unica strada per entrare in intimo contatto con il Padre di ogni misericordia per la forza dello Spirito.

Note: 1 Cf M. Dhavamony, Phenomenology of Religion, Rome 1973, 291; 2 H. Rousseau, Les religions, Paris 1971, 69; 3 Cf Lyo-lytron, in GLNT VI, 883-942; 4 Cf Q'l redimere, in E. Jenni - C. Westermann, DTA I, 332-341; pdh redimere, liberare, in Ibid., II, 350-366; 5 STh III, q. 48, aa. 4 e 5; 6 Ibid., q. 48, a. 4 ad 3; 7 H.U. von Balthasar, Mysterium paschale, in J. Feiner e M. Löhrer (cura di), Mysterium salutis, VI, Brescia 1971, 236-288; 8 De Carne Christi, VI, 6: PL 2, 764.

Bibl. E. Beaucamp, Alle origini della parola " redenzione ". Il " riscatto " nell'Antico Testamento, in Bibbia e Oriente, 21 (1979), 3-11; F. Bourassa, Redenzione e sacrificio, Città del Vaticano 1989; F.X. Durwell, La résurrection de Jésus, mystère de salut, Le Puy 1955; G. Iammarrone, Redenzione, Cinisello Balsamo (MI) 1995; J.H. Nicolas, Guéris par le plaies du Christ resuscité, in VieSp 133 (1979), 711-726; Philippe de la Trinité, s.v., in DES III, 2134-2137; Id., La redenzione con il sangue, Catania 1961; L. Richard, Le mystére de la rédemption, Tournai 1955; L. Sabourin, Il sacrificio di Gesù, in Bibbia e Oriente, 10 (1968), 25-37; B. Sesboué, s.v., in DSAM XIV, 215-283.



Autore: G. Marchesi
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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