Psicologia della religione


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Premessa. La psicologia ha recentemente riconosciuto tra i suoi vari ambiti anche lo studio della religiosità. Anche a livello pratico gli Istituti Universitari più aggiornati offrono l'opportunità di approfondire settori di ricerca che prima non erano previsti, più per mancanza di esperti che per mancanza di interesse.

Una delle prime difficoltà è quella terminologica: è più esatto dire " psicologia religiosa " o " psicologia della condotta religiosa "? E meglio dire studio del " comportamento religioso " o degli " atteggiamenti religiosi "? Senza dilungarci troppo su questioni che ora possono sembrare delle sottigliezze, possiamo dire che attualmente gli psicologi concordano nel dire " psicologia della religione " con l'obiettivo di studiare la persona umana di fronte all'Assoluto. In questo modo anche gli atei rientrerebbero in questo settore di ricerca, così come ogni appartenente a una qualunque confessione religiosa.

I. Breve excursus storico. E molto difficile localizzare in un preciso momento storico la nascita di questo settore dal momento che fin dalla scolastica e anche prima abbiamo confini fluttuanti tra gli studi teologici e quelli antropologici. Tuttavia, un se pur breve excursus storico è utile per comprendere i tentativi più importanti finora fatti in questo settore e la situazione attuale. Consideriamo brevemente le varie "scuole", anche se questo termine potrebbe essere inappropriato dal momento che finora non c'è stata una vera e propria struttura organica (se non in rari casi) come vorrebbe una vera " scuola di pensiero ".

La scuola tedesca: W. Wundt studiando il mito ne deduce che è da questo che emerge la religione. Da questa ipotetica origine Wundt ricostruisce anche le varie fasi di un'altrettanta ipotetica evoluzione della religione; ma nel fare questo prende dal passato una gran quantità di processi di gruppo e trascura i fattori individuali della religiosità di credenti a lui contemporanei.

Nel 1907 apparve una delle prime riviste sulla psicologia della religione Zeitschriftfür Religionpsychologie che in seguito fu contrastata dalla InternationalReligionpsychologische Geselleschaft.

In questo periodo emerse K. Girgensohn che con un suo metodo introspettivo sistematico stimolò vari soggetti con inni, poesie e aforismi religiosi. Dalle reazioni raccolte dedusse che l'esperienza religiosa ha almeno due componenti: l'intuizione del divino e la convinzione che c'è qualcuno che c'interpella e al quale dobbiamo rispondere.

Una vera e propria pietra miliare nello studio della psicologia della religione è il contributo di S. Freud con il saggio Azioni ossessive e pratiche religiose (1907), con il quale l'origine ontologenetica della religione è collocata in correlazione con il complesso di Edipo, quindi intorno al terzo anno di età. In questo stesso periodo, O. Pfister, amico di Freud, studia alcune manifestazioni mistiche (glossolalia, scrittura automatica, l'esperienza mistica di M. Ebner, il culto mariano) e cerca di evidenziare gli elementi che inquinano la religiosità autentica.

La scuola francese: J.M. Charcot ( 1893) riteneva che la possessione demoniaca e le guarigioni miracolose fossero solo frutto di autosuggestione in personalità isteriche. T. Ribot, da parte sua, sosteneva che la religione nella sua forma estrema può sfociare in due forme patologiche: quella depressiva (o malinconica) con sensi di colpa e di paura e quella esaltata con sensi di amore. Nell'estastico la volontà è annullata e questo è il primo stadio di dissoluzione psichica. P. Janet discepolo di Ribot, studiò soprattutto una presunta mistica, Madeleine, nello stesso ospedale Salpetriére dove lavorava anche Charcot. Questa presentava delle stimmate, delle ferite sanguinanti localizzate presumibilmente là dove anche Cristo aveva sanguinato, levitazioni e stati catalettici in posizione di crocifissa. Riscontrando delle similitudini con la fenomenologia mistica di s. Teresa d'Avila, Janet concluse che questi erano casi di " psicastenia " (un termine da lui coniato) per indicare una reazione di disadattamento e di rigetto nei confronti della realtà con tratti ansiosi e ossessivi. H. Delacroix sottolinea l'importanza di partire dai mistici per poter formulare delle teorie. Infatti, egli studiando s. Giovanni della Croce, s. Teresa d'Avila, M.me Guyon, s. Francesco di Sales e altri, osserva come ad ogni stadio progressivo della vita mistica corrisponda non un impoverimento psichico, come avviene nelle dissociazioni psicotiche, ma al contrario, un sempre maggiore arricchimento. Un altro notevole contributo allo studio della psicologia e della mistica è stato dato dalla rivista Études Carmélitaines fondata nel 1911, trasformata in raccolte di monografie nel 1936, che cessa le pubblicazioni nel 1960. T. Flournoy nella sua opera principale Psicologia religiosa (1910) cerca d'individuare i principi fondamentali della condotta religiosa confrontandosi con altri studiosi suoi contemporanei di questa stessa materia. Egli formula due principi di base per la psicologia della religione: a. escludere la trascendenza con un agnosticismo metodico e scientifico astenendosi da un qualunque giudizio di valore sulle realtà metafisiche; b. interpretare biologicamente dei fenomeni religiosi considerando quattro parametri: 1. il fisiologio; 2. l'evolutivo; 3. il comparato; 4. il dinamico. Flournoy nel 1915 ha anche dato un contributo all'osservazione clinica di una presunta mistica di circa cinquanta anni, Cécile V., attraverso l'uso dell'ipnosi. Questa signora era divisa tra un forte orientamento ascetico-spirituale e un'altrettanta forte libido che le impediva sia di accettare che di rinunciare a una relazione con l'uomo sposato. Durante questo trattamento la signora rinunciò al rapporto ma, in una prima fase, dichiarò che, a volte prima di addormentarsi, veniva visitata da una presenza spirituale, invisibile " asessuata, ma virile " dalla quale si sentiva capita. In una seconda fase, ebbe - trentuno volte in diciassette mesi - delle trance mistiche in cui avvertiva la presenza impersonale del divino. Il trattamento ipnotico era diretto alle ossessioni spirituali frutto della dissociazione provocata da un pre-edipico attaccamento al padre e il vissuto di una violenza sessuale ingenuamente subita all'età di diciassette anni. Altri illustri rappresentanti della scuola francese sono G. Berguer, P. Bovet e J. Piaget. Quest'ultimo ha dato un notevole contributo allo studio del giudizio morale: i bambini educati al rispetto unilaterale dei genitori, delle autorità e di altre figure di prestigio tendono ad avere una moralità basata sull'obbedienza e una religiosità più orientata alla trascendenza. I bambini educati al mutuo rispetto, alla reciprocità e all'uguaglianza tendono ad avere una moralità autonoma e una religiosità più orientata all'immanenza.

La scuola italiana: S. De Sanctis ha studiato la condotta religiosa nei suoi aspetti generali (la dinamica della conversione nelle sue cause, modalità, tipologie, durata e previdibilità di orientamento) e nei suoi aspetti specifici (stati mistici e il profetismo). A. Gemelli, occupandosi dei mistici, ha concluso che la psicologia non può pronunciarsi con autorevolezza sulla natura degli stati mistici, ma solo osservare e descriverne la fenomenologia.

La scuola anglosassone: G.A. Coe, studiando la relazione tra temperamento e conversione religiosa, concluse che i sanguigni o i malinconici con sentimenti ed emozioni prevalenti sull'intelletto e sulla volontà erano più inclini a sperimentare una conversione piuttosto che i collerici, mentre i flemmatici razionalisti erano i meno propensi ad un cambio di fede. Inoltre, una religiosità fondata molto sul sentimento sarebbe più confacente alle donne ed è ciò che accade nella Chiesa cattolica. G.S. Hall, studiando l'educazione morale e religiosa nei bambini e negli adolescenti, arriva a concludere che la fiducia e la gratitudine verso la madre nei primi mesi di vita possono aiutare a sviluppare un sentimento religioso maturo espresso nell'amore come scopo della vita. Questo sviluppo personale-ontogenetico ricopia quello filogenetico della specie umana e anche la storia di tutte le religioni che passano dal feticismo al culto della natura, dalla sottomissione alle leggi della natura all'accettazione di norme sociali e da queste arrivano alle norme personali.

E.D. Starbuck studia i processi di maturazione religiosa e vede nell'adolescenza il momento di cambio di valori personali. Dai risultati di un questionario rileva la complessità e l'itinerario maturativo della coscienza religiosa. J.H. Leuba studiò non solo gli aspetti psicologici generici e teorici della religione (come la classificazione di quarantotto diverse definizioni), ma anche aspetti specifici come la psicologia del misticismo religioso. A proposito di quest'ultimo aspetto, egli concluse che l'esperienza religiosa è solo il risultato di processi psicofisiologici senza un reale oggetto trascendente. Leuba è molto critico nei confronti di molti contenuti e metodi tradizionali della religione cristiana, ma ammette che nell'uomo vi sia un'innata esigenza di bene morale e ammette anche l'intrinseca positività di alcune preghiere, liturgie e arte sacra. W. James è prevalentemente interessato alle varietà di esperienze religiose non delle masse, ma di singoli individui che ritengono di vivere molto intensamente la propria religiosità. La religione può avere due grandi varianti: sana o malata e i vari fenomeni religiosi non possono dimostrare una loro origine o natura soprannaturale. I soggetti rinati, ossia quelli convertiti, sembrano essere quelli più psichicamente sani e più religiosamente maturi. J.B. Pratt studia la tipologia della credenza in fasi che si possono riscontrare in tutte le religioni. Una prima fase irrazionale è caratterizzata dalla dominanza dei miti alla quale segue quella dominata dalla ragione; questa però non può dare quella certezza che solo i sentimenti possono dare, perciò, la religione dovrebbe tener maggior conto proprio dell'esigenza emozionale della natura umana.

II. Alla fine degli anni Novanta. Per avere una visione più globale della psicologia della religione e della mistica, è necessario completare i primi tentativi pionieristici, appena accennati, con uno studio più approfondito di questi temi nei grandi personaggi come Freud, Jung, Fromm, Frankl e Maslow. Costoro, infatti, hanno dato un contributo notevole alla riflessione teorica e alla ricerca pratica su questi temi.

Alla fine degli anni Novanta, coloro che maggiormente si occupano di questi temi con varie pubblicazioni sono: in lingua francese: A. Godin; J.-M. Pohier, A. Plè, A. Vergote; in italiano: M. Aletti, L. Ancona, E. Fizzotti, G. Milanesi, R. Vianello, R. Zavallone; in spagnolo: E. Freijo. Gli studiosi, però, non possono avere come oggetto di studio " tutti " i fenomeni religiosi. Gli approfondimenti possibili per ogni singolo fenomeno sono tanti che non è possibile occuparsi di una intera specializzazione. Ciò che maggiormente incoraggia è proprio il sempre crescente interesse per lo studio psico-sociologico della religione e della mistica e questo è facilmente rilevabile non solo nei fedeli e negli alunni, ma anche nelle strutture accademiche: Università offrono corsi, seminari o centri per questi studi. C'è un pullulare di pubblicazioni, ma ciò che è maggiormente importante è l'organizzazione di tutto questo grande interesse. Infatti, alla già esistente AISMPR (Associazione Internazionale Studi Medico Psicologici e Religiosi) voluta da A. Gemelli, si affianca la " Società Italiana di Psicologia della Religione ". Analogamente accade in altri Paesi. Il coordinamento globale avviene attraverso vecchie e nuove riviste specialistiche e attraverso congressi internazionali che vedono riuniti i maggiori esperti con i principianti semplicemente interessati a tutto ciò che è tra psicologia e religione.

Bibl. L. Ancona, Psicoanalisi, bisessualità e sacro, Castrovillari (CS) 1991; G. Berguer, Revue et bibliographie générales de psychologie religieuse, in Archives de Psychologie, 14 (1914), 1-91; Id., Traité de psychologie de la religion, Lausanne 1946; P. Bovet, Le sentiment religieux et la psychologie de l'enfant, Neuchtel 1951; J.F. Catalan, Esperienza spirituale e psicologia, Cinisello Balsamo (MI) 1993; G.A. Coe, The Psychology of Religion, Chicago 1916; H. Delacroix, Études d'historie et de psychologie du mysticism, Paris 1908; S. De Sanctis, La conversione religiosa, Bologna 1924; Id., Esperienza mistica e analisi psicologica, in Contributi psicologici dell'Istituto di Psicologia, 5 (1926), 1-13; Id., Dinamismi e Psicologia religiosa, Roma 1982; E. Fizzotti, Verso una psicologia della religione, Leumann (TO) 1992; T. Flournoy, Observations de Psychologie Religieuse, in Archives de Psychologie, 2 (1903), 327-366; Id., Una mystique moderne. Documents pour la psychologie religieuse, in Archives de Psychologie, 15 (1915), 1-224; M. Fornaro, Psicanalisi tra scienza e mistica, Roma 1990; E. Freijo, El Psicoanalisis de Freud y la Psicologia de la Moral, Madrid 1966; S. Freud, Azioni ossessive e pratiche religiose, in Id., Opere, V, Torino 1972, 337-349; A. Gemelli, L'origine subcosciente dei fatti mistici, Firenze 1913; K. Girgensohn, Die seelische Aufbau des religiösen Erlabens, Gütersloh 1921; A. Godin, Psicologia delle esperienze religiose, Brescia 1983; G.S. Hall, The Religious Content of the Child-Mind, in N.M. Butler et Al., Principles of Religious Education, New York 1900, 161-189; W. James, Le varie forme della coscienza religiosa,

Torino 1904; P. Janet, De l'angoisse a l'extase, Paris 1926; J.H. Leuba, The Psychology of Religious Mysticism, New York 1925; G. Milanesi - M. Aletti, Psicologia della religione, Leumann (TO) 1973; J. Piaget - Da La Harpe, Deux types d'attitude religieuse: Immanence et Trascendance, Genève 1928; A. Plè, Mutamento delle posizioni della Chiesa di fronte alla psicoanalisi, in Con 10 (1974), 159-165; Id., Per dovere o per piacere, Torino 1984; J.-M. Pohier, Au Nome du Père, Paris 1976; J.B. Pratt, The Psychology of Religious Belief, New York 1907; T. Ribot, The Psychology of Emotions, New York 1896; E.D. Starbuck, The Psychology of Religion. An Empirical Study of the Growth of Religious Consciousness, New York 1899; R. Toinet, La psicanalisi e lo Spirito Santo, Cinisello Balsamo (MI) 1997; A. Vergote, Psicologia religiosa, Roma 1979; Id., Religione, Fede, Incredulità, Roma 1985; R. Vianello, Ricerche psicologiche sulla religiosità infantile, Firenze 1991; W. Wundt, Mythus und Religion, Leipzig 1905; R. Zavallone, Psicologia della religione, in Aa.Vv., Le scienze della religione oggi, Roma 1981, 89-140; G. Zunini - A. Pupi, s.v., in DTI II, 829-844.




Autore: A. Pacciolla
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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