Protestantesimo


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I. Il fenomeno. Quando si parla di misticismo in senso generale si indica una strada e non un contenuto o una rivelazione. In questo senso (tra le religioni orientali il buddismo si considera una religione senza un dio) il misticismo non esprime nulla e non impegna all'azione concreta. Se produce una dottrina, rischia di orientarsi verso il panteismo.1 In Occidente, il misticismo è stato in un certo senso battezzato e affonda le sue radici nella tradizione cristiana.2

Dopo la Riforma del sec. XVI anche il p. ha dovuto fare i conti con simili tendenze e si è trovato a scegliere non sempre chiaramente tra il Dio che si dona e il Dio ricercato, tra la sorpresa della rivelazione e la lenta scoperta del divino. Si può tentare di indicare il percorso fatto in proposito fino all'inizio del nostro secolo dicendo che si è passati dallo Spirito e dalla Parola alla testimonianza dello Spirito al nostro spirito, alla esperienza interiore dello Spirito, alla esperienza dello spirito umano. La tendenza generale è quella dell'immediatezza dello Spirito fatta di entusiasmo, estasi, glossolalie, esorcismi.3 La mistica diventa un principio autonomo di conoscenza religiosa che ignora la Chiesa visibile e dissolve il mondo ecclesiastico puntando verso una filosofia della religione sempre più indipendente dal tempo e dalla storia. E una teologia della coscienza che, al di là dei fatti e dei dogmi, si ritrova in tutte le religioni.

II. La mistica nel p. Nel p. è stato lo spiritualismo a farsi carico di simili tendenze mistiche e a diffonderle in tutti i settori possibili e lungo un ampio arco di tempo.4 Un punto di riferimento importante per la sua incidenza sulla teologia protestante è certamente la teologia di F. Schleiermacher che punta sul " sentimento ", inteso come " dipendenza dall'infinito ", sull'apparire dell'incondizionato. Sono principi che, insieme alla teologia della " coscienza ", fanno da ponte verso tutte le religioni e riducono il cristianesimo ad un simbolo (sia pure il più alto) del fenomeno generale, sempre esposto al panteismo.5 Naturalmente, questi tentativi di sintesi hanno conosciuto, sul piano filosofico e teologico, resistenze e reazioni nelle correnti di pensiero che si rifanno a Kant ( 1804) o a Ritschl ( 1876) (senza tralasciare Kierkegaard), ma non è del tutto errato considerare questa esaltazione del soggettivismo, della " luce interiore ", come una lontana matrice del razionalismo e dell'illuminismo considerati appunto figli della mistica protestante.6 Le vicende alternative della mistica si riscontrano anche nel p. del sec. XX, nel contesto della teologia dialettica o kerigmatica che trova il suo corifeo in Karl Barth.

1. La posizione di Karl Barth. Il teologo di Basilea prende una posizione radicalmente negativa nei confronti della mistica protestante. Essa esula completamente dal suo pensiero dogmatico che consiste nel verificare scientificamente se la predicazione della Chiesa corrisponda al suo oggetto, cioè alla Parola di Dio. E la Parola di Dio non è altro che Gesù Cristo stesso. Non bisogna, quindi, pescare la luna nello stagno e confondere il cielo con le colline della nostra esperienza. Dobbiamo deciderci se partiamo dalla rivelazione o dalla coscienza.7 Il misticismo rifiuta le manifestazioni esteriori, interpreta spiritualmente i dogmi e ritiene inesprimibile la vera religione.8 Il mistico che pretende elevarsi verso Dio passa accanto al Dio che è disceso. Può essere accusato di eresia.9 In fondo, il misticismo e l'ateismo rappresentano due momenti della crisi attuale della religione. L'ateo nega la realtà religiosa, ma accetta la realtà e le leggi naturali; il mistico mette addirittura in questione l'universo e il sé; si tratta, quindi, di un ateismo esoterico.10

2. La posizione di Paul Tillich. Per Paul Tillich la scuola barthiana non ha capito il misticismo e ne ha fatto un problema alternativo al cristianesimo.11 La mistica e la teologia sono compatibili solo se sanno stare insieme. L'esperienza del divino è mistica; lo Spirito afferra l'uomo e lo porta al di là dello schema soggetto-oggetto. Si tratta dell'esperienza dell'infinito nel finito. La fede è mistica, ma non produce misticismo e include il rischio. Il misticismo è valido universalmente ed è la qualità dell'esperienza religiosa nel senso che non lo si può escludere dall'interpretazione religiosa. Il fatto che il p. non se ne sia reso conto è all'origine del rifiuto del cristianesimo da parte degli orientali. Eppure, il misticismo è presente nel p. a livello di preghiera, di culto e di liturgia e anche nel modo di intendere la santificazione. Non si può, invece, parlare di un'ascesi mistica perché sarebbe contraria alla giustificazione per fede.12 Quando ci poniamo sul piano dell'interpretazione entrano in gioco gli strumenti che adoperiamo: possono condizionarci con pretese assolutistiche. Non sono strumenti sterilizzati: da servi non devono diventare padroni. Se il finito rivendica la statura dell'infinito si rivela demoniaco.

Note: 1 E. Brunner, Revelation and Reason, Philadelphia 1946, 224ss.; 2 Ibid., 235; 3 E. Tröltsch, Sociologia delle sette e della mistica protestante, Roma 1931, 70ss.; 4 Cf voce: Evangelismo; 5 J.L. Neve: A History of Christian Thought, vol. 2, Philadelphia 1946, 108; 6 P. Tillich, Umanesimo cristiano, Roma 1969, 273; E. Tröltsch, Sociologia..., o.c., 101; 7 K. Barth, Dogmatique, I, Genève 1953, 208ss.; 8 Ibid., IV, 108; 9 Ibid., XIV, 198ss.; 10 Ibid., IV, 108-111; 11 P. Tillich, Storia del pensiero cristiano, Roma 1969, 171; 12 Id., Systematic Theology, III, Chicago 1963, 241-253.

Bibl. K. Barth, La teologia protestante nel XIX secolo, 2 voll., Milano 1979-1970; E. Brunner, Revelation and Reason, Philadelphia 1946; C. Fabro, s.v., in DES III, 2050-2055; A. Fremantle, The Protestant Mistics, London 1964; B. Gherardini, La spiritualità protestante. Peccatori e santi, Roma 1982; U. Köpf, s.v., in WMy, 421-423; L. Leuba, Mistica e teologia dialettica protestante, in J.-M. van Cangh (cura di), La mistica, Bologna 1991, 165-197; J.L. Neve: A History of Christian Thought, II, Philadelphia 1946; R. Otto, The Idea of the Holy, New York 1958; P. Tillich, Storia del pensiero cristiano, Roma 1969; V. Vinay, s.v., in DIP VII, 1024-1030.



Autore: R. Bertalot
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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