Presenza di Dio


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I. Premessa. I tentativi di descrizione delle esperienze mistiche, offerti nel corso della storia da quanti ne hanno avuto il beneficio, concordano nell'attestare che la loro sostanza si gioca integralmente sul registro dell'incontro personale con Dio, dunque sul fondamento della percezione di fede della presenza del Trascendente nel cuore dell'immanente. Così, per fare qualche esempio, s. Agostino riconosce in Dio quanto esiste di più intimo al suo intimo, s. Francesco d'Assisi scopre una perenne manifestazione della potenza e bontà divine nell'essere e nell'agire di ogni creatura, e s. Teresa d'Avila dà prova di un tale senso della prossimità del Signore da ridere di quelli che avrebbero desiderato vivere al tempo di Gesù.

Operano alla base di queste decisive intuizioni le tipiche coordinate del rapporto con Dio che contrassegnano la vita e la storia dapprima del popolo ebraico (AT) e poi della Chiesa (NT).

Lungi dal nascere da una ricerca speculativa sulle ragioni del mondo o sulla struttura del creato, la " conoscenza " di Dio, realizzata dai discendenti di Abramo germina dalla arcana e sconvolgente esperienza della P. (shekinah) divina piena di iniziativa che ha fatto degli ebrei un " vessillo per i popoli " (Is 62,10) destinato a rivelare a tutti che la ragione ultima dell'esserci di tutti consiste nel costituire un popolo creato da Dio per Dio. Per questo motivo, l'agiografia vetero-testamentaria ravvisa nel tetragramma sacro, JHWH, che significa " Dio qui, presente ed operante in, accanto, e a beneficio della sua gente ", il nome (dunque la rivelazione della realtà) che più e meglio arriva a precisare l'autentica fisionomia della trascendenza divina.

II. P. di Dio come signoria del Risorto. Ben lontana dal porsi in discontinuità con la tradizione vetero-testamentaria, la specificità della " conoscenza " di Dio riscontrabile nel NT (caratteristicamente confermata quale prodotto del " cuore " indotto dall'alto, dunque come approccio non solo della mente, ma della totalità delle componenti che definiscono la libertà umana e come risposta ad una rivelazione divina) è stabilita dal credere all'evento della risurrezione di Gesù. Questa comporta la realizzazione della piena presenza del Figlio incarnato datore dello Spirito, e con essa della definitiva presenza del Padre, nel cuore della storia e della umanità, oltre ogni limite di comunicazione umana, sia di spazio sia di tempo (" Ecco io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo " Mt 28,20). Per questo motivo, l'agiografia neotestamentaria e la tradizione cristiana susseguente traspongono la categoria della presenza di JHWH nella categoria della signoria di Cristo risorto, ne enfatizzano la valenza soteriologica e centralizzano la vita del credente sul santo sacramento dell'Eucaristia, massima realizzazione dell'unità di Cristo Capo con la Chiesa, suo Corpo mistico.

Poggiando su questi fondamenti e facendo tesoro degli apporti delle esperienze spirituali che ne hanno riscontrato e prolungato nel tempo la verità, la tradizione cristiana ha, via via, esplicitato le connotazioni della presenza finale di Dio per Cristo e nello Spirito in alcune indicazioni portanti alle quali ora accenniamo.

Se Dio non pensasse a tutti e a ciascuno degli uomini, che sono venuti o verranno all'esistenza, e non continuasse ad amarli e volerli in rapporto al Risorto per renderli suoi figli in lui, essi semplicemente non potrebbero esistere né permanere nell'esserci. Ci sono perché egli li vuole, esistono perché da lui ricevono incessantemente l'essere: dunque la presenza divina è creatrice. La verità della immortalità umana, mentre garantisce che Dio non si stanca mai delle sue creature, basta in se stessa a provare che egli continua indefettibilmente a star loro vicino.

Per quanto sconfinatamente prossima, in Cristo, alla coscienza e conoscenza degli uomini (" Filippo, chi ha visto me ha visto il Padre ": Gv 14,9), la trascendenza divina rimane l'insondabile abisso che strappa dalle labbra di s. Agostino l'umile ed ammirata confessione: Dio è tanto inesauribile che quando è trovato è ancora tutto da trovare. E, dunque, la presenza divina è misteriosa: accomuna paradossalmente la rivelazione al nascondimento, congiunge la luce alle tenebre e supera infinitamente qualsiasi accostamento umano.

III. Presenza educatrice, discriminatrice, crocifiggente. Ponendosi accanto agli uomini quale suprema realtà di salvezza che li chiama per nome al fine di costruire progressivamente nel tempo la loro definitiva identità, la potenza divina si rivela appello, illimitatamente efficace, al completamento della fisionomia che li qualificherà per sempre. Per questo la p. va detta educatrice; ed è sommamente tale, nel senso più rigoroso dell'etimo latino " ducere ex " o " trarre da ", che implica un passaggio (ebraicamente: " pasqua ") da quanto vien dato (il volto germinale o protologico) a quanto va posto (il volto finale od escatologico).

Stante il verificarsi nell'uomo non solo della grazia, ma anche del peccato, e l'intrinseca indicibile connotazione di luce propria della realtà divina, la p. è pure discriminatrice: se da una parte rende manifesto il bene nell'atto di produrlo, dall'altra smaschera il male per offrirne la cancellazione. Quando la santità divina balena agli occhi di una creatura, la fa gridare con Pietro: " Allontanati da me, che sono un peccatore " (Lc 5,8).

L'intensissima misteriosità dell'essere di Dio tra gli uomini (dovuta non solo alla suprema alterità divina, ma anche alla cecità dell'uomo viatore non ancora abilitato al rapporto diretto con lui e gravemente vulnerato dal peccato), e la volontà costruttiva e redentiva del Padre, che giustifica il suo mandare il Figlio " ad abitare in mezzo a noi " (Gv 1,14), sono motivo di fatica, rettificazione e purificazione: per questo motivo, la presenza divina nel vivo della storia è pure crocifiggente, né porta alla " scienza saporosa " dei propri segreti senza sospingere, tramite le " notti " (s. Giovanni della Croce), nel deserto dei sensi e dello spirito.

Bibl. M. Dupuy, s.v., in DSAM XII2, 2107-2136; F. Giardini, Alla presenza di Dio, Milano 1965; G. Gozzelino, Al cospetto di Dio, Leumann (TO) 1989; A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, Roma 19656, 914-918.




Autore: G. Gozzelino
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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