Povertà


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Premessa. Dio creatore è l'inizio e la sorgente di tutto quanto esiste. Comprendere anche per un solo istante che solo Dio è la realtà, che ogni cosa viene da lui, che ogni cosa sussiste perché lui lo vuole, significa entrare anche nella comprensione della p. radicale della creatura, che riceve istante per istante l'esistenza e la consistenza. Significa, altresì, comprendere che Dio è il datore di ogni bene e l'uomo un mendicante dell'essere.

I. La p. nella vita cristiana. Pochi come Francesco d'Assisi hanno penetrato nel mistero della p. della creatura, la quale è un nulla se riferita a se stessa, ma che diventa qualche cosa se riferita al tutto di Dio, che le dona l'essere e ogni altro bene.

All'occhio che fissa la realtà, al di là delle parvenze, tutto è dono: e l'uomo è il primo beneficiario, anzi il primo dono, il primo regalo della munificenza di Dio, inteso come l'unica ricchezza: se tutto viene da lui, se tutto è dono, se tutto dipende dalla sua benevolenza, allora l'unico Bene è Dio. Sicché all'estrema p. dell'uomo Dio appare quale unica vera e consistente ricchezza dell'uomo.

Entrare in simile prospettiva è vitale, perché permette di vivere nella verità creaturale, in un'esistenza cioè dipendente e riferita alla sua sorgente, in un'esistenza, quindi, che trova la consistenza nell'unico fondamento possibile.

II. Gesù è apparso nel mondo povero, confessando in tal modo la vera natura dell'uomo. Gesù è il Figlio che tutto riceve dal Padre e tutto a lui restituisce: questa è la grande luce gettata da Cristo sull'esistenza umana, radicalmente segnata dalla p. Il riferire alla sorgente e alla destinazione ogni cosa permette all'uomo di riscattare la sua p., facendolo entrare nel flusso vitale dell'essere e della elargizione dell'essere.

La p. di Gesù è rivelatrice di quello che è l'uomo, ma anche del come l'uomo può stare come figlio dinanzi a Dio: un povero che orienta tutto a Dio.

Anche qui, Francesco d'Assisi è il " mistico " della p.: come Gesù, non solo ha compreso la p. nella sua origine, ma anche nelle sue conseguenze. Se tutto viene da Dio, tutto va a lui restituito, dal momento che le cose possono catturare il cuore e le mani dell'uomo possono trattenerle per sé e appagarsi delle cose effimere, dimenticando l'unica vera ricchezza.

In questo Francesco ha ben compreso il perché Gesù abbia chiesto ad alcuni dei suoi discepoli, quelli che chiamò a sé, di abbandonare ogni cosa. Per dedicarsi a Dio e al suo regno nel mondo, infatti, è necessario aderire completamente a lui, avere il cuore libero, sgombro dalla preoccupazione, dall'attenzione ossessiva e dal fascino dei beni creati.

Sulla croce, Cristo manifestò il potenziale di salvezza, la ricchezza immane, nascosta nella p., quando, nell'estrema spogliazione portò la salvezza al mondo. Solo chi contempla " misticamente " la croce è in grado di comprendere qualche cosa del mistero della p. cristiana volontariamente accettata.

I grandi mistici abbracciarono e amarono la p. perché Gesù, il Signore, l'aveva abbracciata e amata: ecco il discepolo che si identifica con il Maestro!

III. La p. frutto dello Spirito. Tra tutti i doni, c'è il dono per eccellenza, lo Spirito Santo, che è dato soprattutto a chi ha il cuore libero, ai " puri di cuore ", i quali possono così, grazie a questo dono, comprendere le cose di Dio: " Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli " (Lc 10, 21) ai poveri, agli umili, a quelli che non posseggono che Te come loro ricchezza.

Lo Spirito introduce così ancora più a fondo nel mistero dell'uomo e in quello di Dio, in un cammino che porta a vedere anche come il Padre non ami la p. imposta frutto di ingiustizia, di prepotenza o anche solo di pigrizia e di indifferenza, una p. che è un insulto alla dignità dei figli di Dio.

Il cuore dell'uomo " spirituale " si apre, in tal mondo, alla miseria dei fratelli per soccorrerla, per rimuoverla, per consolarla quando appare insuperabile. Tanto più che lo stesso Spirito apre anche gli occhi e svela il volto nascosto del povero che è il volto stesso di Cristo.

Quanta " mistica ", quanta esperienza di Dio è necessaria per tenere vivo tale sentimento del Reale!

Bibl. P.G. Cabra, Con tutte le forze, Brescia 1981; P. Coda, s.v. in DES III, 1979-1989; J. Lanczkowski - P. Dinzelbacher, s.v., in WMy, 30-31; J.M. Tillard, Pauvreté chrétienne. La dimension mystique, in DSAM XII1, 662-670; Id., Le salut, mystère de pauvreté, Paris 1976; Id., Povertà evangelica, Bologna 1983.




Autore: P.G. Cabra
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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