Politica


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Premessa. In linea di principio mistica e p. appartengono a due ben diversi ambiti, essendo la prima una forma di contemplazione e di elevazione a Dio e la seconda metodo di azione concreta. La mistica attiene alla Gerusalemme celeste, la p. si occupa della città dell'uomo. Ma nelle vicende storiche tra i due così distinti piani si è stabilita una connessione attraverso la mediazione di singole persone, che hanno saputo coniugare insieme tensione spirituale e carità civile ed umana. Sarebbe, tuttavia, improprio cercare di ricostruire attraverso i tempi una specie di galleria di ritratti di uomini e di donne contemplativi eppure operanti nella p.: sarebbe assai facile trascurare un numero molto elevato di persone, delle quali la sfera interiore non ha lasciato traccia documentabile pur essendo stata determinante nel motivare in profondo l'impegno al servizio della società. Per non ridurre l'incontro di mistica e di p. a sole ed isolate figure emergenti è necessario considerare l'orientamento delle culture dominanti nei singoli periodi per inquadrare in esse protagonisti ed atteggiamenti più diffusi.

I. Nelle culture dominanti. Nell'universo medievale la dottrina dell'unica derivazione divina dei due poteri, il papato e l'impero, favorì tanto nella cultura dotta quanto in quella popolare il diffondersi del convincimento di un possibile, anzi naturale accordo dell'opera di governo della società civile con un'alta moralità personale, tanto da far scorgere negli atti concreti dei sovrani e dei loro collaboratori il sigillo del volere divino, quasi a testimonianza di un colloquio permanente con Dio. Il carattere di missione, affidata da Dio ai sovrani e confermata dalla loro consacrazione per mano dell'autorità ecclesiastica, da un lato consentì a diversi di essi di dare una risposta coerente di vita e di attività politica con esercizio di virtù, riconosciute poi quali indici di santità; dall'altro favorì il diffondersi nell'opinione popolare di una sacralizzazione piena di monarchi e principi considerati strumenti privilegiati e diretti dell'opera di Dio nel mondo. Così da famiglie regali e principesche uscirono numerosi santi e sante, celebrati e additati ad esempio del popolo cristiano, non tanto per la pur gloriosa e solerte opera di governo - si pensi ad esempio a Luigi IX di Francia ( 1270) - quanto piuttosto per la forza spirituale che la motivò, con ricorso a preghiera e a vero rapporto con Dio, sovente sorretto da consiglieri e confessori a loro volta modelli di virtù. Già la fase di prima evangelizzazione dell'Europa centrale e settentrionale, sino all'epoca della prima crociata, fu segnata da forte connubio tra azione politica e radicamento religioso, rendendo possibile l'emergere di personalità guida che incarnarono in modo eccellente il tipo dell'uomo medievale con lo sguardo e l'animo rivolto al cielo per calarsi con una forte ragione interiore nelle cose terrestri. Poi la lotta per la sopravvivenza della cristianità contro l'espansione islamica e contro le grandi calamità nei secc. XII-XV accrebbero, anche nell'insegnamento della Chiesa, il ruolo dei capi delle nascenti nazioni quali inviati da Dio e perciò chiamati ad essere non solo braccio, ma anche immagine di lui. La cultura popolare amplificò la loro missione, attribuendo loro anche poteri preternaturali proprio a motivo della loro vicinanza a Dio: un topos diffuso nel tardo Medioevo fu quello del " re taumaturgo ", che trovò accoglienza in ambiente germanico e soprattutto in Francia. Se questa credenza non aveva riscontro reale, voci di santi si levarono a chiedere ai governanti un supplemento di coerenza tra il loro comportamento e la missione ricevuta da Dio: proprio in questi personaggi fattisi espressione della coscienza si congiunsero l'afflato mistico e la cura della p. Emblematica la vicenda di Caterina da Siena: benché del tutto particolare la posizione del Pontefice, l'appello di Caterina affinché egli abbandonasse Avignone e tornasse a Roma per guidare la Chiesa universale con maggiore libertà, rappresenta l'incontro tra una straordinaria esperienza spirituale con la preoccupazione dell'ordinamento della storia. Comunque, in generale, nel contesto della società medievale i mistici non erano considerati fuori dalla realtà o contrapposti radicalmente ad essa, bensì parte integrante ed alimento della società.

L'equilibrio si alterò nella cultura e nella prassi con l'affermarsi dell'Umanesimo e del Rinascimento e con il consolidarsi degli Stati nazionali. Nel pensiero e nell'azione l'attenzione si volgeva e si concentrava nella storicità avviando un processo di separazione tra la sfera della contemplazione e quella dell'impegno politico. Si verificò agli inizi del '500 una diffusione di ammonimenti morali al buon principe cristiano destinata appunto al superamento di tale separazione tanto nella persona del governante quanto nell'intera p.: autori di questi trattati furono principalmente esponenti dei circoli erasmiani i quali in Inghilterra, Paesi Bassi, Spagna ed Italia, pur facendo professione di forte sensibilità umanistica per la centralità dell'uomo e della storia, ritenevano che ciò richiedesse una proporzionata crescita interiore nella dimensione spirituale. Quegli autori divennero, così, coscienza critica della loro epoca sino a pagare di persona in vari modi e, in qualche caso, come Tommaso Moro ( 1535), con la vita. La testimonianza del ministro di Enrico VIII ( 1547), giustiziato nella Torre di Londra nel 1535, è certamente riconducibile alla fedeltà alla Chiesa sino alle estreme conseguenze, ma la ragione profonda del suo martirio risiede nella rivendicazione della necessaria fondazione morale della p. Per questo il suo dissenso dal re, la prigionia e la morte furono segnati da un'autentica carica mistica, come documentano sia l'autodifesa in Parlamento sia gli scritti e le conversazioni nel carcere, prosecuzione coerente e naturale del suo precedente servizio politico.

La frattura religiosa dell'Europa, che nel corso del sec. XVI coinvolse nazioni e governanti inducendoli a scelte precise di campo, provocò un radicale ripensamento del rapporto tra fede e p.: in campo riformato si manifestò una prevalente tendenza ad una nuova interazione tra potere spirituale e governo della società, tra legge morale e ordinamento civile, soprattutto in alcune confessioni (calvinismo, anabattismo, evangelismo di tipo populistico) propense a radicarsi in maniera totalizzante nelle città e nei governi locali. E difficile dire sino a che punto si sia manifestata una forma mistica protestante, ma si deve riconoscere che non mancarono forme di alta spiritualità tese a fermentare del Vangelo le comunità civili. In ambito cattolico il recupero di una p. fedele alla Chiesa ed alla legge morale venne ricercato attraverso la cura della formazione religiosa dei principi e dei loro ministri, ma soprattutto con una diffusa pedagogia dei ceti protagonisti della società. Da un lato compaiono le figure di sovrani pii e dediti ad intensa pratica religiosa, sino a forme di esasperata austerità, come nel caso di Filippo II ( 1598) di Spagna, sostenute da confessori e predicatori particolarmente esigenti, dall'altro si verifica una grande mobilitazione di Ordini religiosi (in primo luogo i gesuiti) per l'educazione spirituale e civile dell'aristocrazia e della nascente borghesia europea. Vengono fondati collegi di istruzione superiore, nei quali i giovani delle future classi dirigenti assumono una ben pianificata cultura umanistica insieme con un codice etico altamente esigente, mentre sorgono o si rinnovano associazioni di laici destinate a continuare nella vita sociale l'opera dei collegi. Qualche studioso ha affermato che tra la fine '500 ed il secolo seguente si può parlare di una " Europa dei devoti ", ossia di una società nella quale la p., l'economia, l'amministrazione è nelle mani di una vasta schiera di dirigenti, che non solo si sono formati nelle scuole cattoliche ma che vivono la loro professione ed il loro ruolo civile con il supporto della loro partecipazione agli appuntamenti spirituali e della loro adesione ai comportamenti morali indicati e sorretti dall'associazionismo laicale. Gli impegni religiosi di questi devoti laici si discostano ben poco da regole di tipo monastico: frequenza ai sacramenti, devozione mariana, meditazione e lettura spirituale, esercizio di virtù e di apostolato, liturgie comunitarie. Si può, pertanto, scorgere la compresenza di aspetti di contemplazione e di impegno all'azione p. e sociale cristianamente motivata. Il fenomeno è largamente diffuso nell'Europa cattolica, nelle grandi capitali e nei centri di provincia, ma è principalmente rilevabile nelle zone di frontiera religiosa dalle Fiandre e dalle città renane alla Boemia e ai territori austriaci più orientali. L'evoluzione culturale e sociale dell'Europa porta nel sec. XVIII alla laicizzazione progressiva della p., che si accentua rapidamente negli eventi della Rivoluzione francese e negli effetti della prima rivoluzione industriale. Il governo della cosa pubblica diviene prerogativa dei ceti rappresentativi della società e si svincola dalle norme morali che costituivano il correttivo del sistema assolutistico: l'orizzonte spirituale cede il passo ad una scienza politica basata su criteri di utilità e di diritto positivo. La mistica è di fatto confinata nel privato personale e in forme ben delimitate di istituzioni religiose riconosciute dagli Stati, talvolta proprio a prezzo di rinuncia ad un'azione pubblica.

Si ripresenta così nel corso dell'Ottocento la necessità di un nuovo accordo tra fede e politica che superi i temporanei e ridotti risultati del sistema concordatario fra Chiesa e Stati inaugurato all'epoca del dispotismo illuminato e continuato con alterne vicende sino alla restaurazione. Ma prevalgono la separazione e la conflittualità tra liberalismo e primi passi della democrazia da una parte e cattolicesimo dall'altra, sino alle condanne di Pio IX ( 1878) e all'avversione laicista nei confronti della Chiesa e dell'esperienza religiosa. La professionalità politica è in molti casi preclusa ai cattolici che si rivolgono alle questioni politiche principalmente con la cultura ed ai problemi sociali con la carità. Si può parlare allora di una mistica nella cultura politica, quella di grandi scrittori specie italiani e francesi - da Manzoni a Rosmini a Chateaubriand - di operatori sociali, come F. Ozanam, e di insigni predicatori, ma sino al sorgere di fattori di mediazione quali i movimenti ed i partiti politici la frattura tra mistica e p. rimase pressoché totale. Mancò cioè una laicità cristiana capace di vivere in pienezza l'esperienza del servizio alla comunità civile alla luce di una ricca interiorità di fede.

Solo con il formarsi del movimento cattolico sociale nella seconda metà dell'Ottocento, con i suoi grandi centri di riferimento in Belgio, a Friburgo in Svizzera e nella Germania renana, si verifica la ripresa di una presenza di politici cattolici che uniscono spiritualità e concreta azione politica. In qualche caso si giunge alla fondazione di veri e propri partiti cattolici (in Belgio, in Germania e in Austria), altrove l'attività del movimento cattolico comprende insieme impegno strettamente religioso e intervento nella società civile. Il denominatore comune è l'attenzione agli strati più poveri e marginali della società, così che potremmo dire che il tipo di mistica presente è quello della carità. Questa mistica è prevalentemente in opposizione alla modernità della p., della quale vengono sottolineate le carenze morali e sociali, e tutt'al più sorregge funzioni di supplenza là ove non sa giungere l'opera dello Stato.

Il momento decisivo di svolta nell'atteggiamento del cattolicesimo politico europeo è rappresentato dal travagliato sistema democratico e dalla sofferta e faticosa accettazione di esso da parte del mondo cattolico. Già nel corso della prima guerra mondiale i cattolici furono posti di fronte alla drammatica scelta tra la pace ispirata agli insegnamenti del Vangelo e predicata dai papi Pio X e soprattutto Benedetto XV e la sollecitudine per la propria nazione: prevalse questa seconda in nome della obbedienza all'autorità costituita e al senso del dovere di cittadini, ma ciò non avvenne senza lacerazioni interiori e problemi di coscienza. Nel terribile scontro delle armi che presentò aspetti di grave violazione dei diritti dei popoli e delle persone, molti cattolici nelle vicende dei combattimenti e nelle sofferenze della prigionia ricorsero alle fonti della spiritualità non per estraniarsi da una realtà terribile, ma per cercare di capirne le cause, di sostenerne le sofferenze e di prevenirne le conseguenze per il futuro dei popoli. Alla mistica della nazione largamente diffusasi tra le parti belligeranti si contrappose la mistica dei valori spirituali ed umani: una folta schiera di combattenti, di cappellani, di operatori dell'assistenza incarnò ed espresse un'alta tensione morale quasi per riscattare da quell'" inutile strage " il vecchio continente e il suo destino. Quasi tutti i maggiori esponenti del cattolicesimo politico europeo del '900 fecero quell'esperienza di dilemma di coscienza e per lo più lo risolsero con un approfondimento delle ragioni dello spirito, dalle quali trassero anche ammaestramenti per il successivo impegno politico.

La conclusione di quel conflitto impostò la pace lasciando irrisolti i problemi delle nazionalità, anzi rese più pesante la condizione di alcuni popoli e delle minoranze: la situazione economica e sociale precipitò nella crisi del '29-'33 che sconvolse l'intero mondo. La breve stagione della democrazia terminò nell'affermarsi dei totalitarismi e delle dittature: nazismo, fascismo, comunismo. Questi regimi, oltre che ad imporre un dominio politico e sociale particolarmente oppressivo, cercarono di esaltare idealizzandola la propria visione della società in forme che mutuavano dalla religione l'esteriorità dei riti e trasformando in dogmi politici i principi della loro teoria dello stato. Nell'Unione Sovietica il marxismo-leninismo, antireligione atea, divenne una dottrina invasiva di ogni aspetto della vita pubblica e privata; in Germania ed in Italia si creò una mitologia, che nel caso tedesco giunse al fanatismo del potere e della razza e nel fascismo si limitò ad una esaltazione esteriore della romanità e del genio italiano. Proprio la mediocre efficacia della mitologia di regime indusse Mussolini a creare una scuola di " mistica fascista " per dare contenuti ideali ad una p. scarsamente motivata. In generale la tendenza totalitaria ed autoritaria degli anni tra le due guerre, tradottasi in feroci persecuzioni degli oppositori e nel tentativo di annientare ogni diverso modo di pensare, suscitò una grande rivolta ideale che all'imposizione della forza e dei suoi miti contrappose le ragioni più alte della coscienza, dell'umanità e molto spesso della fede religiosa.

Sul piano culturale il pensiero politico dei cattolici affrontò negli anni '30 e '40 il tema delle libertà e della democrazia muovendo dai presupposti filosofici ed etici del Vangelo. I capiscuola di tale sforzo di incontro con il mondo moderno sul terreno politico nella fedeltà ai principi furono Emmanuel Mounier e Jacques Maritain, che a ben vedere si possono riconoscere quali teorici del cattolicesimo democratico ma anche protagonisti della società civile per la immediata incidenza sull'azione del movimento cattolico internazionale. Essi, mentre giunsero a disegnare un progetto per riaffermare nel mondo contemporaneo una civiltà cristiana di tipo democratico, furono personalmente uomini di spirito, capaci di raggiungere livelli assai elevati di interiorità; anzi, tutta la loro opera politica e tutti i loro scritti anche i più concreti traevano alimento e giustificazione dalla consuetudine della coscienza e della contemplazione. In special modo Maritain sviluppò sino al suo tramonto, in piena sintonia con la moglie Raissa, la doppia appartenenza alla sfera religiosa ed a quella della comunità civile.

Il loro esempio non fu isolato sia nei Paesi di tipo liberaldemocratico sia là ove dominavano regimi autoritari o totalitari. Nel primo caso dal piano culturale si potè passare agevolmente all'azione sociale e politica, come nella stessa Francia e in Belgio; in quest'ultimo Stato sotto l'egida del cardinale Mercier il movimento cattolico produsse un sistematico progetto di ispirazione cristiana, noto sotto il nome di " Codice di Malines " (1927), che insieme con le opere di Mounier e di Maritain e dei loro seguaci, costituì il punto di riferimento per l'azione politica e sociale dei cattolici in Europa. Nel caso dell'impedimento alla libertà - come in Italia - sorsero movimenti cattolici di intellettuali e professionisti che, dedicandosi alla formazione e all'apostolato religioso d'ambiente, prepararono il terreno e le persone ad un futuro libero incontro tra fede e p. Naturalmente quest'opera più tipicamente ecclesiale favorì la maturazione di un laicato dalla grande statura morale e spirituale, prezioso nella resistenza morale alla oppressione di regime e fondamento delle prossime lotte per la libertà. Nei movimenti degli intellettuali cattolici (la FUCI ed i laureati in Italia, sostenuti da mons. Montini e poi PAX Romana a livello internazionale) e tra gli esuli e i perseguitati dei disciolti partiti d'ispirazione cristiana (ad es. il PPI) fu largamente presente il ricorso alla motivazione spirituale della p., sino a vere forme di misticismo e di ricerca di perfezione interiore, mentre analoga via intraprendeva una nuova generazione. Tra i vecchi politici si possono ricordare L. Sturzo, in esilio a Londra e negli Stati Uniti, G. Donati e F.R. Ferrari rifugiati in Belgio, A. De Gasperi confinato nella Biblioteca vaticana; molti dei più giovani crebbero nelle università cattoliche, in Italia in quella del Sacro Cuore a Milano; gli uni e gli altri furono capaci di un grado assai alto di cammino spirituale, tutti furono accompagnati in esso da sacerdoti e pastori maestri di santità, alcuni dei quali riconosciuti oggi formalmente tali dalla Chiesa (per esempio i cardinali I. Schuster ed E. Dalla Costa).

La Seconda Guerra mondiale portò alle più gravi conseguenze l'oppressione totalitaria e mostrò con tutta evidenza quello che alcuni storici chiamarono " il volto demoniaco " del potere: il degrado della p. e l'uso indiscriminato della violenza si abbatterono sulle popolazioni civili con sistematica violazione dei diritti umani: persecuzioni razziali, eliminazione degli oppositori, deportazioni in massa si mescolarono alle distruzioni compiute nel corso delle operazioni militari. Nel momento più oscuro della storia del Novecento, tuttavia, dalla coscienza morale di credenti in Cristo e di tanti laici sensibili all'umanità venne una risposta costruttiva al dominio del male, in un'opposizione sofferta sino al sacrificio e in una vera e propria resistenza attiva. Nell'universo plumbeo e disperante dei lager e dei vari campi di sterminio e di deportazione, l'aspirazione alla libertà e alla giustizia - fondamenti di ogni p. - ritrovò il senso morale sino alle sue radici spirituali e religiose: nel volto e nel corpo martoriato degli uomini, altri uomini e donne seppero scorgere i segni di una realtà superiore ed in qualche modo contemplarla. Persone di fedi diverse, ma soprattutto cristiani, si fecero testimoni dello Spirito e servitori di esso nella carità verso i compagni di sventura: sarebbe assai lungo ed anche difficile enumerare anche solo i principali personaggi delle varie religioni e nazionalità che incarnarono tali ideali di civiltà sino all'eroismo. Sia sufficiente ricordare solo qualche esempio eccezionale tra coloro che pagarono con la vita: D. Bonhoeffer, T. Brandsma, ecc. La conclusione della Seconda Guerra mondiale con le impellenti necessità di ricostruire dalle fondamenta il sistema politico internazionale offrì a coloro che avevano sperato in un mondo migliore e per esso sofferto e lottato l'occasione storica di porre in atto le loro aspirazioni. La stessa frattura ideologica subito manifestatasi tra i vincitori - da una parte le democrazie occidentali, dall'altra il blocco guidato dall'Unione Sovietica - favorì un'impostazione politica ispirata ad orientamenti di principio che tendevano a determinare ogni aspetto concreto della vita sociale. I cattolici, e soprattutto quelli che appartenevano a stati già soggetti a regimi autoritari e fascisti, furono spronati da tale situazione e dalle forti esortazioni di Pio XII a cercare di realizzare una civiltà di tipo cristiano: un vero e proprio flusso di persone profondamente motivate portò nella p. responsabili e militanti delle organizzazioni ecclesiali. Questi non solo non dismisero la tensione morale propria dell'apostolato religioso, ma - almeno nei primi anni - cercarono di unire gli ideali spirituali a quelli civili. Così accadde in diversi paesi europei, in special modo in Francia ed in Italia con un coerente incontro di cristianesimo e democrazia, e nell'area ispano-americana con una maggiore accentuazione dell'impronta cattolica sulla società. La parte centrale del pontificato di papa Pacelli fu, pertanto, segnata da una vera mobilitazione dell'apostolato dei laici in ogni ambiente, professionale, culturale e politico, all'insegna di una chiamata a reinserire nella società la dimensione religiosa. Si può dire che moltissimi - specie i giovani - furono attratti da tale prospettiva e si impegnarono con una condotta personale ricca di alimento spirituale, di spazi di interiorità, di aperta testimonianza: fra di essi numerosi furono anche i politici, uomini e donne, che, a diversi livelli di responsabilità e nelle file dei partiti di ispirazione cristiana, parteciparono all'opera di ricostruzione del dopoguerra. In Italia si possono indicare tre ambiti nei quali si manifestò l'influenza della mistica sulla p.: la redazione della Carta costituzionale e l'attività parlamentare, l'opera di governo, l'amministrazione dello Stato o delle realtà territoriali.

Nell'Assemblea Costituente, tra il '46 e il '47 e nella prima legislatura, dal '48 al '53, un gruppo di deputati cattolici, che anche nella quotidianità vivevano insieme a Roma in una piccola comunità presso S. Maria in Vallicella l'esperienza di fede e sviluppavano il dibattito politico, esercitò la laicità nel contribuire ad innervare di valori di personalismo sociale e di spirito cristiano il disegno costituzionale e l'azione parlamentare. Furono soprattutto il loro stile di vita e la trasparenza morale a manifestare l'importanaza decisiva della contemplazione: G. La Pira, G. Lazzati, G. Dossetti, portarono, ora con semplice franchezza, ora con meditata decisione, senza prevaricare nessuno, la parola del Vangelo nei dibattiti parlamentari, suscitando il rispetto anche degli avversari ed aprendo la via a tanti che, per merito loro, credettero possibile vivere secondo lo Spirito e costruire la città dell'uomo. Ma anche uomini di governo e di partito come A. De Gasperi e, più tardi, A. Moro e G. Zaccagnini seppero conciliare l'uso del potere con una visione superiore motivante la p. come servizio. Tutti e tre raggiunsero, proprio nel mezzo degli affari politici, un eminente grado di spiritualità con il ricorso alla preghiera e con il colloquio umano e religioso con familiari ed amici. Di De Gasperi resta la splendida testimoninaza dell'Epistolario con la figlia suor Lucia; di Moro si conoscono la frequentazione eucaristica e la " liturgia " degli incontri di famiglia; di Zaccagnini un'intera cerchia di amici, sacerdoti e laici, ha sperimentato la bontà frutto di scelte profonde.

II. Testimoni. Sarebbe lungo e difficile enumerare le figure di quanti hanno guidato e servito le comunità locali o hanno compiuto opera politica nell'amministrazione dello Stato alla luce della sapienza crsitiana e come profeti del Vangelo in una società secolarizzata: è bene qui ricordarne solo due tra i più grandi, che sono davvero esempi mistici del nostro tempo: ancora G. La Pira, sindaco di Firenze ed ambasciatore della pace nel mondo, e V. Bachelet, contemplativo e martire civile per la giustizia. Il primo agli inizi degli anni Cinquanta, lasciato il parlamento, si dedicò alla sua città di adozione, Firenze, compiendo le scelte più ardite in campo sociale con motivazioni evangeliche ed insieme con stringente logica politica. Amò il capoluogo toscano per la sua bellezza, la sua cultura, la sua arte, la sua gente, ma lo amò con gli occhi di Dio e non esitò a dichiararlo continuamente ed a provarlo con una vita contemplativa, ma non separata dal mondo. Allo stesso modo predicò la pace, facendosi pellegrino presso i potenti o nei luoghi più difficili, a Mosca, in Vietnam, parlando con tutti di Dio e parlando con Dio di tutti, specie dei poveri. V. Bachelet che aveva presieduto per quasi un decennio, dal '64 al '73, la più grande associazione cattolica italiana, l'Azione Cattolica, imprimendo ad essa un carattere chiaramente di impegno ecclesiale attraverso una precisa scelta religiosa, divenne nel 1976 responsabile della magistratura nazionale e portò in questa sua funzione lo stesso stile e il medesimo spirito di servizio dell'antico dirigente del movimento cattolico. Così andò incontro alla morte per mano di cieca violenza come mite testimone di una vita secondo lo Spirito spesa per i fratelli nell'alta responsabilità della p.

Bibl. Aa.Vv., Comunità cristiana e comunità politica, Milano 1968; Aa.Vv., La responsabilità politica della Chiesa, Milano 1994; H.U. von Balthasar, L'impegno politico del cristiano, Milano 1970; G. Campanini, s.v., in Aa.Vv., Dizionario di spiritualità dei laici, II, Milano 1981, 144-153; M. de Certeau, Politica e mistica, Milano 1975; R. Coste, Vangelo e politica, Bologna 1970; A. Giordano, s.v., in NDS, 1225-1241; G. Jossa, s.v., in NDTB, 1171-1189; G. La Pira, Premesse della politica, Firenze 19786; G. Lazzati, Azione cattolica e azione politica, Vicenza 1962; L. Lorenzetti, s.v., in DTI II, 719-741; M. Spezzi Bottiani, Scuole di spiritualità per politici, Casale Monferrato (AL) 1996.



Autore: A. Monticone
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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