Gioele


Profeta, probabilmente di stirpe sacerdotale (cf. 1, 13; 2, 17); il nome = Iahweh è Dio (Ioel). A motivo dei suoi frequenti richiami a Gerusalemme e a Sion la sua attività è posta in Giudea e precisamente nella capitale. Allo stesso modo, solo con l'esame interno, si cerca definire il tempo in cui G. profetizzò. Prevalentemente gli antichi (cf. Konig, Theis) pensavano al regno di Ioas (836. 797); la moderna esegesi (dal Merx in poi) inclina sempre più concordemente per dopo l'esilio, tra il 500 e il 400 a. C.
Infatti G. non ha accenni al regno di Samaria, a Damasco, all'Assiria e all'impero babilonese; al re di Giuda, e particolarmente ai peccati di idolatria; il popolo di Giuda è tutto Israele (2, 17-27; 3- 2,-16; come nei Par.); ha allusioni all'avvenuta distruzione di Gerusalemme, all'esilio dei superstiti, all'invasione del paese da parte delle genti vicine. Sono notate le dipendenze di G. dai profeti antecedenti, e in particolare da Ezechiele (Ioel 3, 4·8.19 [in ebr. c. 4], con Ez. 35-36; Ioel 3, 9-17 con Ez. 38-39; Ioel 3, 18 con Ez. 47, 1- 12). Qualcuno precisa ancora, subito dopo Malachia, in quanto i sacerdoti in C. appaiono pii intercessori (1, 13 s.; 2, 15 s.), mentre sono noti i richiami di Mal. contro i loro difetti e il loro poco zelo.
Il testo, nell'originale ebraico consta di 4 cc.; nella Volgata ne ha 3 (2, 28-32 della Volgata = 3, 1-5 dell'ebr.; il c. 3 della Volgata = c. 4 in ebr.). La breve profezia di G., narrata una terribile invasione di cavallette (1, 1-12), esorta al pentimento (1, 13-20). Il flagello viene ancora descritto con vivide immagini e forti metafore, ed è presentato come un esempio, o tipo del "giorno di Iahweh" o manifestazione della divina giustizia (2, 1-11); ripete l'esortazione a rivedere la propria condotta morale (2, 12-17). A tali disposizioni di Giuda, risponde il Signore: promettendo, con la cessazione del flagello, grandi benedizioni temporali (2, 18-27) e spirituali (2, 28- 32; ebr. 3). Giuda sarà liberato dai nemici che tenteranno di soffocarlo; questi saranno puniti (3, ebr. 4).
Il testo è ben conservato; lo stile è smagliante.
La profezia sostanzialmente assicura la realizzazione delle promesse divine sulla stabilità del nuovo Israele, rinato dopo l'esilio sui colli di Giuda; e sul suo passaggio e completamento definitivo nel regno del Messia. Ci saranno è vero delle lotte, principalmente quella vaticinata da Ez. 38-39, ma Dio interverrà ("giorno di Iahweh"), e assicurerà il trionfo, e quindi l'esistenza dell'antica Economia, fino all'avvento del Messia. E al regno messianico si riferisce il celebre oracolo (2, 28-32; ebr. 3) realizzato si nella Pentecoste, al promettente inizio della predicazione apostolica (At. 2, 14-21; cf. Rom. 10, 12 s.).
Grandiose immagini tradizionali (cf. Is. 13, 10; Ez. 32, 7 s.) sono le commozioni della natura, in esso annunziate: così meraviglioso sarà l'intervento divino nell'effusione dello Spirito, che lo stesso creato ne sarà colpito (v. Escatologia); come semplicemente simbolica è l'indicazione "valle di Giosafat" (v.), (valle dove "Iahweh giudica" o punisce le nazioni pagane), concretizzata soltanto posteriormente (IV sec. d. C.!) nella valle del Cedron.
[F. S.]

BIBL. - L. DENNEFELD, Les problèmes du livre de Joel, Parigi 1926: G. M. RINALDI, Il libro di lode, Rapallo 1938; H. HOPFL-MILLER-METZINGER, Introd. generalis in V. T., Roma 1946, pp. 498-505; G. RINALDI, I profeti minori, II, (La S. Bibbia. Marietti), Torino 1959, pp. 125-168.


Autore: Mons. Francesco Spadafora
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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