Plotino


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Premessa. Nato nel 205 e morto nel 270 d.C., discepolo di Ammonio Sacca ( inizio III sec.), è il principale esponente del neoplatonismo.

Fondatore di una scuola a Roma, le sue opere - intitolate Enneadi in quanto raggruppate in sei gruppi di nove - sono ordinate da Porfirio ( 305).

I. La filosofia di P. Il suo pensiero si caratterizza per un originale recupero della filosofia platonica. Per P. ogni ente è caratterizzato da un principio di unità che lo rende effettivamente tale e ogni specifico principio di unità suppone, tuttavia, il riferimento al supremo principio che è alla base di tutti gli enti, cioè all'Uno. L'Uno è ineffabile, infinito, nel senso di una immateriale illimitata potenza produttrice, è assolutamente semplice, ragion d'essere del complesso e del molteplice, è il Bene, è al di sopra dell'essere, del pensare, del vivere. L'Uno si autopone, è " attività autoproduttrice ", assoluta libertà creatrice, attività per eccellenza libera, è il " Bene che crea se stesso ", causa di sé, ciò che esiste da sé e per sé, è il trascendente stesso. Ma l'Uno non ha solo una propria attività, vi è anche un'attività che deriva dall'Uno, ma nel senso dell'irraggiarsi di una luce da una fonte luminosa in forma di cerchi successivi. Questa attività si caratterizza come una necessità che dipende da un atto di libertà (quasi una necessità voluta), per questo si può parlare di processione più che di emanazione. L'Uno - in termini teologici Dio - autocreandosi liberamente si espande producendo l'altro da sé, l'Uno (prima ipostasi), per diventare mondo delle forme e del pensiero deve farsi Spirito (seconda ipostasi), per creare un universo fisico deve farsi Anima (terza ipostasi). Rivolgendosi allo Spirito, l'Anima trae la propria sussistenza e, attraverso lo Spirito, vede l'Uno ed entra in contatto con il Bene medesimo.

La materia (e in un certo senso anche il male) rappresenta, invece, la privazione estrema della potenza dell'Uno, mancanza nell'ordine naturale, ostacolo, ma non causa attiva. L'uomo è, dunque, da P. identificato con il suo principio unitario che è fondamentalmente la sua anima e dalla quale dipendono tutte le attività della vita dell'uomo. La più alta fra queste attività è la libertà intesa come volizione del Bene, strettamente legata all'immaterialità. Infatti, la vera aspirazione dell'anima, caduta nel corpo, è tutta nel desiderio di ricongiungersi al divino, all'Uno e di distaccarsi dal corporeo, dal sensibile.

II. Tracce di mistica naturale. La presenza dell'Uno nell'anima appare la realtà costitutiva dell'anima stessa. Se le ipostasi procedono dall'Uno, per una sorta di differenziazione ontologica, il ricongiungimento all'Uno ha luogo mediante il superamento di queste forme di alterità. Tale superamento conduce l'uomo a rientrare in se stesso, spogliandosi di tutto e riempendosi dell'Uno attraverso uno stato di contemplazione che è pace e silenzio. In tale esperienza, soggetto contemplante e oggetto contemplato vengono a fondersi. L'unificazione con l'Uno è, infatti, estasi, una forma di estasi non intesa come grazia nel senso cristiano, ma piuttosto inserita nell'orizzonte categoriale del pensiero greco, uno stato di iper-razionalità, non di incoscienza. Se è vero, infatti, che P. sente fortemente l'idea della trascendenza di Dio, mancano, tuttavia, in lui il tema della creazione e quello della grazia: il Dio di P. non si dona agli uomini, ma sono gli uomini che possono riunirsi a lui per le loro volontà e capacità naturali. Nonostante la forte carica religiosa, appare evidente il carattere razionalistico della mistica plotiniana. P. non si affida alla rivelazione, né ricerca una mediazione tra il divino e l'umano. L'intuizione dell'Uno ineffabile è, invece, il risultato di un esercizio di ascesi intellettuale. Mistica e metafisica, religiosità e razionalità sono, infatti, in P. strettamente congiunte.

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Autore: F. Miano
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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