Pietro D'Alcántara


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I. Vita e opere. Nel 1499 nasce ad Alcàntara Giovanni de Sanabria, figlio di Pietro Alonso Garavito ( 1507) e di Maria Vilela de Sanabria, donna di famiglia molto agiata.

Giovanni studia arti liberali, filosofia e diritto canonico a Salamanca (1511-1515). Nel 1515 entra tra i frati minori della custodia del Santo Evangelio e alla professione prende il nome di Pietro.

La custodia del Santo Evangelio, affidata nel 1517 agli osservanti di Santiago, nel 1519 diventa provincia di san Gabriele e viene considerata provincia-madre degli " scalzi " di Spagna. Fra P., ordinato sacerdote nel 1524, ricopre diversi incarichi nella sua provincia, dandosi nello stesso tempo a una fervente attività apostolica come predicatore e direttore di anime. Nel 1555 ha il permesso di ritirarsi presso l'eremo di Santa Cruz de Paniagua, e nel 1557 assume l'incarico di Commissario generale dei conventuali riformati, promuovendo la fondazione di diversi conventi. Muore ad Arenas, presso Avila, il 18 ottobre 1562. Nel 1669 Clemente IX lo iscrive nel catalogo dei santi.

L'attività letteraria di fra P. non è stata abbondante. L'opera più importante e conosciuta è il Tratado de la oración y meditación (Il Trattato sull'orazione e la meditazione). Si è molto discusso sul rapporto tra questo trattato e il Libro de la oración del domenicano Luigi di Granada, pubblicato nel 1553. Sembra si possa concludere che fra P. abbia riassunto, verso la fine del 1556, il libro di Luigi di Granada, con l'assenso dell'autore, rendendolo più semplice e accessibile alla gente comune e soprattutto apportandovi importanti modifiche e aggiunte e imprimendogli un orientamento più mistico con particolare sottolineatura del raccoglimento interiore.

Il Tratado è diviso in due parti. Nella prima si parla dei frutti e dei soggetti della meditazione e offre sette meditazioni sulla passione, risurrezione e ascensione di Cristo. Segue l'esposizione delle sei parti di cui è composta l'orazione: preparazione, lettura, meditazione, ringraziamento, offerta, domanda. Si conclude con dodici Avisos (Avvisi), tra i quali uno sulla durata dell'orazione (meglio una lunga che due corte) e un altro sullo sforzo di unire meditazione e contemplazione. La seconda parte tratta della devozione, dei mezzi che la favoriscono, di ciò che la ostacola. L'apporto originale di P. è quello di avere, con quest'opera, arricchito di elementi tipicamente francescani il pensiero spirituale del tempo fortemente influenzato dal platonismo e dall'agostinismo.

A P. si debbono pure le Constituciones della provincia di San Gabriele (1540) e della provincia di San José (1561-1562). L'attribuzione di qualche altra opera resta più o meno incerta, mentre si conservano dodici lettere autentiche, di cui una indirizzata a s. Teresa d'Avila.

II. Esperienza e dottrina mistica. Da un punto di vista dottrinale egli rispecchia la spiritualità spagnola del tempo, ponendo, comunque, l'accento sulla penitenza e soprattutto sulla povertà, la cui stretta osservanza promuove fervidamente nel suo Ordine con la sua opera di riforma.

Il rapporto tra meditazione e contemplazione viene espresso con chiarezza da P. in questo brano: " Quando l'uomo mediante la fatica della meditazione arriva al riposo e godimento della contemplazione, deve cessare ogni penosa e faticosa ricerca, accontentandosi della semplice visione e memoria di Dio, come l'avesse davanti agli occhi, deve godere dell'affetto che gli è dato, sia d'amore o simile. Tale consiglio si dà perché il fine di tutto questo processo consiste più nell'amore e nell'affetto che nella speculazione intellettuale. Quando la volontà ha conseguito tale affetto dobbiamo toglier via ogni discorso e speculazione dell'intelletto, affinché l'anima nostra, con tutte le sue forze, s'impieghi in esso senza andar vagando negli atti delle altre potenze ".1

Lo zelo di P. per la riforma della vita religiosa ha avuto un grande influsso anche su altri Ordini e in particolare su quello carmelitano.

In proposito va ricordato il suo rapporto con Teresa d'Avila. La santa si trovava in grande travaglio perché non riusciva ad opporsi alle grazie mistiche di cui era favorita e che da alcuni venivano considerate opera del demonio. Capita ad Avila fra P. e Teresa gli apre la sua anima. " Quasi subito - scrive - da principio compresi che mi capiva per propria esperienza... Mi dilucidò ogni cosa e mi spiegò tutto. Mi disse di non affliggermi, ma di lodare Dio e di stare tanto certa che chi in me operava era il suo Spirito che, all'infuori delle verità di fede, non vi poteva essere cosa più vera e più degna di essere creduta... Rimanemmo d'accordo che io gli avrei scritto tutto ciò che mi fosse accaduto di lì in avanti e di raccomandarci a Dio scambievolmente ".2

Le notizie che Teresa dà di fra P. equivalgono ad una esaltante agiografia. Egli stesso le aveva rivelato i segreti della sua vita penitente: " A me ne parlò per il grande amore che mi portava ". Le sue austerità erano impressionanti: " Quando lo conobbi era assai vecchio ed era tanto estenuato da sembrare fatto di radici d'albero... Nonostante questa santità così sublime, pure era molto affabile ". La morte del santo non interrompe il rapporto spirituale: " L'ho veduto molte volte in somma gloria. La prima volta che mi apparve disse: O felice penitenza, che mi ha meritato tanto premio ".3 Il grande francescano sostenne costantemente s. Teresa nell'opera di riforma del Carmelo.4

Per quanto riguarda l'esperienza mistica, s. Teresa ci trasmette pure una particolare convinzione di fra P.: " Il numero delle donne a cui Dio concede queste grazie è molto più alto che non quello degli uomini. Questo l'ho sentito dire dal santo fra P., e l'ho costatato io stessa. Quel Padre diceva ancora che in questo cammino le donne fanno maggior progresso che non gli uomini, e in favore delle donne recava eccellenti ragioni ".5

Note: 1 Tratado, p. I, avvert. VIII; 2 Vita 30,4-7; 3 Ibid., 40, 8; 4 Cf Ibid., 32,13; 35,5; 5 Ibid., 40,8.

Bibl. Opere: Pedro de Alcántara, Della vita interiore, tr. e notizia finale di V. Passeri Pignoni, Reggio Emilia 1979. Studi: M. Acerbal Lujam, s.v., in DSAM XII2, 1489-1495; E. Allison Peers, Studies of the Spanish Mystics, 2 voll., London 1930; A. Huerga, s.v., in DES III, 1960; A.B. Manzano, San Pedro d'Alcántara. Estudio documentado y critico de su vida, Madrid 1965; J. Tous, s.v., in WMy, 309; L. Villasante, Doctrina de san Pedro de Alcántara sobre la oración mental, in Verdad y Vida, 21 (1963), 207-235.




Autore: U. Occhialini
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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