Personalità


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I. Il termine p. è entrato nell'uso comune per indicare caratteristiche proprie degli individui, uniche o comuni, originali o generali, più o meno spiccate. La conoscenza delle caratteristiche della p. ha un forte effetto nelle interazioni sociali e nella vita quotidiana.

Sebbene tutti, più o meno, abbiamo un nostro concetto di p., è estremamente difficile giungere ad una definizione generalmente condivisibile. Forse l'unico fattore oggi comunemente condiviso è che la p. dipenda dalle caratteristiche psicologiche più che da quelle fisiche. C'è comunque da sottolineare, a tale riguardo, che diversi teorici hanno sostenuto una relazione tra tipologie somatiche e p. Per affrontare in maniera scientifica lo studio della p., a partire dagli anni '20 si è costituita, all'interno della psicologia, come disciplina autonoma, la Psicologia della personalità.

II. Psicologia della p. L'interesse per lo studio scientifico della p. è nato dalla necessità di descrivere e interpretare le differenze individuali, la loro genesi e la loro organizzazione. Burnham (1968) e Allport (1969) affermano che questo interesse è stato sollecitato dagli studi antropologici sulla natura delle differenze umane. Gli autori concordano sul fatto che p. derivi dal termine persona, probabilmente di origine etrusca, che nella lingua latina stava a significare la maschera che gli attori indossavano durante le recite. Successivamente il termine persona assunse il significato di "individuo di sesso non specificato", di "corpo", di "complesso di qualità personali". Venne, quindi, utilizzato per designare una persona importante: personaggio; per designare le tre Persone della Trinità. La definizione più celebre di persona, e che conserva ancora oggi la sua validità, è quella data da Boezio ( 524): Persona est substantia individua rationalis naturae.

E importante ribadire che la p. umana viene considerata dagli psicologi nei termini della singolarità e dell'originalità, quindi il suo studio dovrebbe essere definito come "la ricerca della unità nella varietà" (Levy, 1970).

La psicologia della p. ha offerto un gran numero di concezioni e teorie diverse, molti autori hanno proposto, anche all'interno di una stessa corrente o scuola, descrizioni e interpretazioni sulla natura della p., sulle sue varie componenti, sui fattori responsabili della genesi delle differenze individuali. Passando in rassegna i diversi punti di vista sullo studio della p. sembra comunque che emergano tre modelli:

1. Il modello conflittuale, secondo il quale la persona è continuamente presa nella morsa di forze opposte in conflitto tra di loro. La p. sarebbe un compromesso tra due forze antagoniste. All'interno di questo modello si possono distinguere: a. l'aspetto psicosociale, secondo cui una di queste forze sarebbe interna all'individuo mentre l'altra risiederebbe nel gruppo e nella società; b. l'aspetto intrapsichico, per il quale entrambe le forze antagoniste sorgerebbero all'interno della persona stessa. 2. Il modello della realizzazione, secondo il quale la p. si svilupperebbe in base ad una motivazione centrale della condotta. L'individualità sarebbe così orientata, in condizioni favorevoli, ad una costante realizzazione della motivazione centrale, da cui conseguirebbe una relativa attualizzazione delle tendenze periferiche della p. Anche in questo modello, come nel precedente, si possono distinguere due aspetti: a. l'aspetto dell'attualizzazione, secondo cui la motivazione centrale è determinata in maniera quasi genetica e lo sviluppo della p. è, pertanto, legato alle condizioni di vita che favoriscono o inibiscono la realizzazione di questa motivazione centrale; b. l'aspetto della perfezione, dove viene sottolineata la produzione socio-culturale della motivazione centrale; sono la cultura e la società che definiscono gli ideali e le mete, ciò che è buono e ciò che è cattivo, a cui l'individuo "deve" tendere.

3. Il modello della consonanza in cui l'accento è posto sull'influenza del mondo esterno nella formazione della p. Se le informazioni provenienti dal mondo esterno sono in sintonia con ciò che l'individuo si aspetta, vi è allora equilibrio, altrimenti si creano una tensione e una relativa tendenza a diminuire questo disagio interno. Tutta la vita, pertanto, sarà finalizzata al mantenimento di una consonanza interna e la p. sarà il frutto di questa tendenza. Anche questo modello ha due diverse espressioni: a. della dissonanza cognitiva, secondo cui l'aspetto principale della p. risiede nella natura conoscitiva della realtà: vi può essere dissonanza tra due cognizioni o convinzioni personali, o tra una cognizione, l'aspettativa di un fatto e la sua realtà; b. della tensione in cui la consonanza o la dissonanza sono relazionate a diversi gradi di tensione fisica.

G. Froggio

III. La psicologia della religione si è ultimamente avvicinata molto di più alla psicologia della p. Oltre agli aspetti strutturali, evolutivi e dinamici, la psicologia della religione è molto interessata a come armonizzare il tutto con l'aspetto soprannaturale.

Un esempio può essere quello della grazia che come ogni altro dono soprannaturale necessita di una base naturale per concretizzarsi in modo operativo ed è importante chiarire l'integrazione fra struttura della p. e la virtù come dono; le strutture cognitive e volitive sono, in via ordinaria, alla base di una grazia e - solo in via straordinaria - potrebbero anche non prevedere questa base naturale. Infatti, Dio può servirsi sia dei deboli e dei fragili che dei forti e sani per i suoi progetti (cf 1 Cor 12,9-10).

Questo stesso esempio può essere valido per l'aspetto evolutivo della p. Ordinariamente, il percorso maturativo del corpo avviene più o meno parallelamente a quello della psiche e a questi due aspetti inscindibili è auspicabile che si unisca lo sviluppo di una terza dimensione specificamente umana: quella spirituale che, tra le sue varie forme di realizzazione, può concretizzarsi anche con particolari scelte di forma di vita religiosa.

Un'altra applicazione della psicologia della p. di competenza della psicologia della religione è quella relativa alla santità in genere e al mistico in particolare. L'approfondimento di questo studio è importante, fra i tanti motivi, anche per saper individuare il modello autentico da proporre a sé e agli altri.

Un pregiudiziale concetto di santità e di misticismo non raramente in passato veniva applicato a persone dall'Io fragile, masochiste, depresse, fobico-ossessive e isteriche.

È tanto importante quanto difficile trovare dei criteri validi - sia per la psicologia che per la teologia - che aiutino ad evidenziare sia la reale autenticità religiosa che un altrettanto reale equilibrio psicofisico.

Uno di questi criteri può essere quello della integrazione. Si tratta della capacità di riconoscere vari elementi in sé e di tenerli uniti in un tutt'uno armonico e funzionale intorno ad un nucleo (detto anche "centro dell'Io") nel quale la persona è unica, originale ed irripetibile. I vari elementi (aspetti o dimensioni) di cui ognuno è composto devono avere tra di loro un'interdipendenza dinamica nella quale ognuno è indispensabile all'altro e tutti sono necessari alla realizzazione globale della persona.

Il criterio dell'integrazione va applicato e verificato con la reale capacità di adattamento dinamico con l'ambiente: assimilare e fornire elementi di reciproca utilità alla propria crescita. Questo interscambio permette un arricchimento reciproco e permette di ridurre le possibilità di percepirsi reciprocamente minacciosi.

L'integrazione intrapsichica e quella con l'ambiente sono spesso correlate: le persone con elementi non riconosciuti e non integrati in sé, spesso e facilmente, proiettano questa loro non-integrazione (detta anche scissione) nel proprio ambiente sociale. In questo senso, la conflittualità interpersonale è spesso un'estensione della conflittualità intrapsichica. La dissociazione intrapsichica si manifesta anche con una dissociazione socio-relazionale.

C'è, fra i tanti, un elemento che ci permette - in questo contesto - di avvicinare la psicologia della p. alla mistica: il dominio di sé.

L'integrazione della p. - come abbiamo accennato - parte dal riconoscimento in sé di vari elementi, ma ciò che permette di tenerli uniti in modo funzionale, armonico e dinamico è proprio il dominio che la persona impara ad avere sugli elementi costitutivi della propria p. Il dominio di sé in psicodinamica è raggiunto con il "rinforzo dell'Io" nei confronti delle pulsioni dell'Es e delle norme del Super-Io. Il dominio di sé è sempre stato una delle tappe dell'ascesi cristiana (così come anche di molte altre confessioni religiose) intendendo con questo termine la capacità di autoorientamento di tutta la persona verso ciò che dà senso alla propria esistenza.

Dal punto di vista della psicologia della religione, l'asceta autentico è colui che cerca di crescere nella capacità di controllare e non di farsi controllare da pulsioni e da dettami interni così da dirigere la propria vita verso uno scopo ritenuto valido per dare un significato personale alla propria esistenza.

Nella misura in cui, attraverso l'autodisciplina, riesce a prendere possesso di se stesso, nella maniera in cui riesce a dominare le parti e tutto il proprio essere per orientarsi verso il suo fine ultimo e supremo: essere unito a Dio, l'asceta diventa un mistico. L'unione sperimentata dall'asceta non si ferma all'integrazione intrapsichica né all'integrazione socio-relazionale, ma mira sempre più in alto. L'asceta sente di essere pienamente se stesso e ritrova se stesso nella misura in cui si avvicina all'acme o apice della sua vita: completare l'integrazione della propria p. nell'unione con Dio.

Dal punto di vista della psicologia della religione questa è l'essenza dell'ascesi e della mistica di qualunque confessione religiosa. Le altre varie espressioni sono da considerarsi solo epifenomeni: visioni, stimmate, precognizioni, e mille altre forme relative alla struttura della p., all'epoca, al contesto socio-economico e alla cultura contingente.

A. Pacciolla

Bibl. G.W. Allport, Psicologia della personalità, Zürich 1969; G.V. Caprara - A. Gennaro, Psicologia della personalità e delle differenze individuali, Bologna 1987; H. Franta, Psicologia della personalità, Roma 1982; A. Gemelli, Studi sulla personalità umana, Milano 1940; L.H. Levy, Conceptions of Personality. Theory and Research, New York 1970; S.R. Maddi, Personality Theories. A Comparative Analysis, Homewood 1968; J. Nuttin, Comportamento e personalità, Roma 1964; Id., La structure de la personalité, Paris 1965; A.M. Perrault, s.v., in DES III, 1938-1948; Ph. Vernon, s.v., in Aa.Vv., Dizionario di psicologia, Cinisello Balsamo (MI) 19904, 842-844.



Autore: A. Pacciolla, G. Froggio
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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