Perfezione (gradi di)


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Premessa. La p., nel suo contenuto ideale, comporta la completa attuazione della vita cristiana in rapporto agli inizi, cioè realizza la pienezza della bontà nell'ordine morale e soprannaturale (cf Fil 3,15; Col 3,14; 1 Cor 2,6; Gc 1,4). Si dice perfetto colui che pratica, nel più alto grado possibile, secondo la misura della grazia, quel complesso di virtù che costituiscono il patrimonio dell'insegnamento cristiano. La p. cristiana deve giudicarsi dall'esercizio delle virtù, specialmente della carità. Essa, infatti, ha il primato nella vita spirituale (cf Gv 17,21), è vincolo di p. (cf Col 3,14), pienezza della legge (cf Rm 13,8-10) e ogni altra virtù, se non è animata dalla carità, è nulla (cf 1 Cor 13,1-13). Conseguentemente, la vita del cristiano sarà tanto più perfetta, quanto più la carità informerà i suoi atti.1 Nella p. del cristiano c'è, perciò, una gradualità che coincide con la carità; i gradi della p. si dovranno, quindi, desumere da questa virtù. Dio è la p. assoluta poiché può amare se stesso con quell'amore di cui è degno; c'è, poi, l'anima di Cristo, che ama Dio Padre con un amore così perfetto che nessuna creatura può raggiungere; segue la Vergine Maria, che eccelle su tutte le creature. La p., che l'uomo può raggiungere in questa vita, non può essere che relativa e parziale: solo in cielo egli potrà raggiungere il più alto grado di p., ove amerà Dio con tutto se stesso.

I. Tappe della vita spirituale. Comunemente si parla di una triplice via che conduce alla p.: purgativa, illuminativa e unitiva; però non sono tre vie parallele o divergenti, ma piuttosto tre gradi principali della vita spirituale, percorsi dalle anime che rispondono alla grazia divina.2 Alcuni contrastano questa divisione perché anche coloro che si trovano nella via purgativa, beneficiano dell'illuminazione divina.3 Sembra che questa divisione non sia ammessa nemmeno da s. Teresa: " Non so cosa intendano per via illuminativa ".4 Tanto meno è ammessa la divisione in due vie: quella comune o ascetica e quella straordinaria o mistica perché, tra l'altro, estranea al pensiero dei grandi maestri della vita spirituale.5 Oggi viene accettata la divisione in tre gradi, proposta da s. Tommaso. Il dottore Angelico, pur partendo dalla classica divisione in tre vie, modifica la terminologia per metterla in stretto rapporto con la virtù della carità.6 Citando s. Agostino, egli riconosce coloro che si trovano nella carità incipiente, proficiente e perfetta. Paragona lo sviluppo della vita spirituale a quello della vita fisica; come in questa si distinguono tre fasi nel corso di una sola vita, la quale nasce, si sviluppa e giunge alla pienezza, così anche nella vita spirituale " i diversi gradi della carità [nell'uomo] si distinguono secondo i diversi compiti, ai quali l'uomo si applica, attraverso l'aumento della carità. Per primo all'uomo incombe il dovere di evitare il peccato e di resistere alle cattive inclinazioni, le quali conducono all'opposto della carità. E questo è compito dei principianti nei quali la carità va nutrita e sostenuta perché non si estingua ".7 I principianti devono attendere alla purificazione dell'anima nell'intento di rispondere a Dio che li chiama alla conversione. Essi hanno già rinunciato al peccato e desiderano seriamente la p., però, per la forte inclinazione al male, sono ancora in pericolo di perdere la grazia. S. Teresa distingue due classi di principianti: quelli che, pur avendo un sincero desiderio di p., sono ancora molto legati al mondo; sebbene si dedichino alla preghiera, la loro mente è piena di preoccupazioni che impediscono il colloquio con Dio. Compiono anche sforzi per combattere le abitudini cattive, ma non sono costanti.8 Appartengono alla seconda categoria coloro che fanno già orazione e hanno compreso che, per progredire, è necessario fare sacrifici ma, per mancanza di coraggio, ritornano a compromessi con le passioni.9 In questa fase l'anima deve evitare il pericolo di indiscreto fervore, dando eccessiva importanza agli sforzi personali e sottovalutando la funzione della grazia e della libertà divina.10 D'altra parte, " per quanto faccia, l'anima non può purificarsi attivamente così da essere disposta, neppure in piccola parte, alla divina unione, se Dio non interviene ".11 A questo punto, l'anima entra nel grado dei proficienti, uno stato spirituale più pacificato dove l'illuminazione divina diviene più intensa e quasi nulla è concesso nemmeno al peccato veniale. Qui, scrive s. Tommaso, " l'uomo attende principalmente a progredire nel bene e in lui la carità si fortifica aumentando ".12 S. Teresa dice che " non è piccola la grazia che il Signore ha fatto ai principianti nell'aiutarli a vincere le prime difficoltà " e a farli passare in questo stato. " Ora desiderano ardentemente non offendere il Signore, si guardano anche dai peccati veniali, amano le penitenze, hanno le loro ore di raccoglimento, impiegano bene il tempo, si esercitano in opere di carità ".13

III. Mistica conformazione a Cristo. In questo grado, l'anima cerca la conformazione a Cristo e il possesso del suo spirito. Può essere ancora sottoposta ad aridità di spirito, ma s. Teresa esorta ad andare avanti con umiltà e perseveranza senza tornare " fra i rettili delle Prime Mansioni "; 14 anche Giovanni della Croce esorta alla perseveranza e riconosce in queste aridità il segno del passaggio dall'orazione discorsiva all'affettiva.15 Quando l'anima si è purificata, sia con la sua industria che con l'opera divina, e si è ornata con la pratica positiva delle virtù, passa al grado dei perfetti, cioè all'unione abituale e intima con Dio. S. Tommaso scrive che il terzo impegno per l'uomo " è tendere ad aderire a Dio e godere di lui; e questo è proprio dei perfetti che desiderano essere sciolti dal corpo per vivere con Cristo ".16 De Guibert scrive che di solito si distinguono due classi di perfetti. Ci sono quelli che hanno raggiunto " la piena consumazione della carità o carità eroica, quale la Chiesa suole richiedere per la beatificazione dei servi di Dio (...). Questa eroicità deve risplendere in modo che il servo di Dio possa essere proposto come esempio agli altri cristiani che vivono nelle medesime condizioni ". " Vi sono poi coloro che hanno conseguito una p. della carità meno piena e splendente, ma vera e sufficiente perché l'anima non possa più essere annoverata tra i semplici proficienti, in quanto ha conseguito un tale grado di abnegazione e di raccoglimento, da essere abitualmente docile alle ispirazioni dello Spirito Santo. La carità domina tutta la vita di questa persona, eccetto qualche infedeltà dovuta a fragilità ".17 Poiché l'uomo su questa terra si trova sempre nella p. relativa, anche i perfetti possono progredire nella carità, " quantunque - scrive s. Tommaso - questa non sia la loro cura principale, ma essi si impegnino ad aderire in tutto a Dio ". Il Dottore Angelico riconosce che anche " gli incipienti e i proficienti tendono a questo, tuttavia mettono maggior impegno in altre attività: gli incipienti nell'evitare i peccati, i proficienti nell'acquisto delle virtù ".18 Il perfetto vive quasi costantemente alla presenza di Dio e lo contempla nella sua interiorità, distaccandosi sempre più dalle creature. Naturalmente, evita tutto ciò che può condurre alla distrazione e costruisce a poco a poco nel suo intimo un rifugio in cui trova Dio e gli parla a cuore a cuore. C'è un intimo rapporto tra il progresso nella via della p. e lo sviluppo della vita d'orazione. Prima l'anima aveva tempi determinati per l'orazione, ora invece la sua vita è una continua preghiera: o lavori o si ricrei, da solo o in compagnia, è sempre in unione con Dio e in conformità con la sua volontà; abitualmente il suo pensiero si rivolge a Dio e il suo desiderio è di trattenersi con lui e di fare tutto per piacergli.

Note: 1 Cf STh II-II, q. 2, a. 25; q. 25, a. 12; q. 26, aa. 1-4; 2 Cf A. Tanquerey, Compendio di teologia ascetica e mistica, Roma 1932; 3 Cf P. Pourrat, Commençants, in DSAM II, 1143ss.; 4 Teresa di Gesù, Vita, 20,1; 5 Cf A. Dagnino s.v., in DES III, 1931-1934; 6 Cf A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, Roma 19656; 7 Cf STh II-II, q. 24, a. 9; 8 Cf Teresa di Gesù, Castello interiore I, 2,12; 9 Cf Ibid. II, 2,3; 10 Cf Ch.-A. Bernard, Teologia spirituale, Roma 1983, 452; 11 Giovanni della Croce, Notte oscura I e III, 3; 12 STh II-II, q. 24, a. 9; 13 Teresa di Gesù, Castello interiore III, 1,5; 14 Ibid., 1,7,8; 15 Cf Giovanni della Croce, Salita del Monte Carmelo I e II, 13; 16 STh II-II, q. 24, a. 9; 17 J. de Guibert, Theologia spiritualis ascetica et mystica, Romae 1946, n. 357; 18 STh q. 24, a. 9, ad 3.

Bibl. Ch.-A. Bernard, Teologia spirituale, Roma 1983; Id., I gradi e le vie nella vita spirituale, in P.L. Boracco - B. Secondin, L'uomo spirituale, Milano 1986, 167-175; A. Dagnino, s.v., in DES III, 1931-1934; J. de Guibert, Theologia spiritualis ascetica et mystica, Romae 1946; P. Pourrat, Commençants, in DSAM II, 1143-1156; A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, Roma 19656; A. Tanquerey, Compendio di teologia ascetica e mistica, Roma 1932.




Autore: S. Possanzini
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)