Passività


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I. Il termine P. può indicare generalmente la condizione di chi subisce un'azione o un influsso proveniente da altri. Nel mondo dello spirito può significare lo stato di ricettività dell'anima, cosciente o non, di fronte all'azione divina della grazia: ciò che si verifica a qualsiasi livello spirituale. Ma, sul piano mistico, gli scrittori intendono qualcosa di molto diverso e preciso, che è necessario capire. Non si tratta semplicemente di inattività di fronte all'influsso della grazia, ma di un' esperienza mistica ben qualificata, che non ha nulla a che fare con l'inerzia spirituale né con l'atteggiamento quietista, che è inattivo e indifferente di fronte sia al bene che al male.

II. Il contenuto mistico. L'idea di p. mistica risale ad una frase di Dionigi Areopagita,1 che parla dell'anima la quale, per un influsso soprannaturale, non solo conosce, ma sperimenta le cose divine (" non solum discens sed patiens divina ", secondo una traduzione medievale). S. Tommaso d'Aquino spiega questa frase dicendo che l'anima " non solo è nello stato di chi riceve la conoscenza delle cose divine, ma anche di chi, amandole, si unisce ad esse con l'affetto ". Così l'esperienza positiva è posta nel campo dell'affetto perché questo tende verso gli oggetti nella loro realtà mentre l'intelligenza si ferma alla propria conoscenza.

In questo senso, gli scrittori mistici posteriori hanno cercato di descrivere questa p. esperienziale del divino (pati divina): ciò che è abbastanza indescrivibile. Siamo nel campo psicologico dell'esperienza mistica che può avere molteplici manifestazioni.

Intanto si tratta di fatti di origine soprannaturale, che nessuna forza umana può produrre. L'esperienza parte dalla fede divina, disposta a ricevere tutto ciò che viene dall'alto. Nella luce della fede lungamente e appassionatamente meditata si suscitano ardenti desideri di toccare, di possedere quelle cose eccelse. Il desiderio è sostenuto dal cuore purificato da ogni altra attrattiva. L'anima, quindi, non può fare altro che attendere, in un'attitudine positiva, ciò che gratuitamente può venire solo dall'alto. Il momento di attesa non si sa quanto sarà protratto. Certo che l'anima non può far altro che attendere, senza parole, passivamente, con le mani dello spirito levate in alto.

Forse la risposta verrà con una ferita d'amore o con una sensazione d'abbraccio o con una visione celestiale di festa nuziale, o altro.

Dio ha infiniti modi per riempire di doni meravigliosi le mani della creatura che attende. Molti di questi modi resteranno nei segreti ricordi del mistico come sogni meravigliosi che non si raccontano. Ma nelle vite dei santi si leggono tante di queste esperienze che a volte hanno superato l'attesa lasciando segni di una realtà inesprimibile.

La p., quindi, è il clima di un dono di esperienza divina, concesso al mistico quasi come un anticipo del cielo.

La p. di cui parliamo ha una chiara connotazione affettiva, alimentata dall'orazione mistica (Giovanni di Gesù Maria). Questa si fonda non su una teoria intellettuale, ma su una verità di fede, la presenza di Dio nell'anima (inabitazione), attestata da s. Paolo (cf Rm 8,9ss. Ef 3,17ss. Gv 14,17ss.). Tale presenza, intensamente contemplata sotto la guida dello Spirito, è forza attrattiva per i servi di Dio distaccati da ogni preoccupazione personale. L'anima allora è tutta disponibile alla manifestazione, comunque sia, della divinità. In questo atteggiamento, risultato di tutte le purificazioni precedenti attuate sotto la guida medesima, l'anima è pronta al misterioso incontro dell'esperienza diretta o comunione con Dio: " Qui tu mi mostrerai quel che l'anima mia da te pretende ".2

La nozione esposta si distingue bene dal cosiddetto " sonno delle potenze ", come pure dal sonno spirituale di cui parlano alcuni autori.

Note: 1 Dionigi Areopagita, Dei nomi divini II, 9; 2 S. Giovanni della Croce, Cantico spirituale, str. 38.

Bibl. P. Adnès, Sommeil spirituel, in DSAM XV, 1041-1053; Ch.-A. Bernard, Structures et passivité dans l'expérience religeuse, in NRTh 110 (1978), 643-678; R. Kiechhefer, The Notion of Passivity in the Sermons of John Tauler, in Recherches de théol. anc. et méd., 48 (1981), 198-211; A. Mager, Le fondament psychologique de la purification passive. Anima et Spiritus, in ÉtCarm 23 (1938)2, 24-53; G.B. Scaramelli, Il Direttorio mistico I, Venezia 1754; A. Solignac, s.v., in DSAM XII1, 357-360; Tommaso d'Aquino, Commentarium super De divinis nominibus, Torino 1950.



Autore: G. D'Urso
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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