Parola di Dio


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Premessa. Il Concilio Vaticano II ha dimostrato la sua novità e la fedeltà alla tradizione consegnandoci una costituzione dottrinale sul primato della P., la Dei Verbum.

I. Nella tradizione. Il primo millennio, grazie alla presenza dei Padri della Chiesa e del Medioevo monastico, ha garantito la presenza qualificata della P., possiamo dire, quasi a senso unico come ci veniva tramandata dalle Sacre Scritture dell'uno e dell'altro Testamento. L'unico genere letterario, soprattutto per quanto riguarda la spiritualità, per il primo millennio, nel suo insieme, è costituito dai commentari biblici che ci sono pervenuti, anche con i diversi caratteri, da quello strettamente dottrinale, più connesso alle riflessioni dei Concili sugli aspetti delle controversie, a quello più parenetico, più pastorale e spirituale, capace di guidare l'educazione alla fede del popolo di Dio.

II. Il secondo millennio, già delineatosi, peraltro, con i Carolingi e caratterizzato da una grande secolarizzazione della Chiesa romana, culminante nella lotta per le investiture dei sec. XII e ss., segnerà un esilio della Sacra Scrittura. La liturgia, perciò, si propone sempre più come esercizio del culto pubblico connesso ad una lingua non più parlata dal popolo. Il profondo giuridicismo, soprattutto della Chiesa gerarchica, favorirà quei processi devozionali che diventeranno il linguaggio sempre più a senso unico della via della fede. La teologia positivo-scolastica non è più in grado di esprimere la riflessione teologica in connessione con la P. Prevale il carattere apologetico della verità da credersi. La divisione delle Chiese di Oriente e di Occidente aggravava la situazione nel confronto del primato della P. che nella unità dei Testamenti si proponeva come criterio ermeneutico profetico dell'unità e del pluralismo, doni dello stesso Spirito, nella Chiesa. La riforma ecclesiale del sec. XVI, riproponendo il primato della Scrittura, procedeva in modo radicale a quella reformatio Ecclesiae, così legata al deciso influsso della P.

Nello stesso periodo l'istituto dell'Inquisizione procederà alla proibizione della divulgazione delle Scritture nelle lingue volgari perché connessa alla riforma protestante e ai movimenti del Libero Spirito che si richiamavano in modo acritico alla P. della Scrittura. La vita di Teresa d'Avila sperimenterà nel vivo il processo inquisitoriale. La grande maestra e mistica si lamenterà con il Signore di non poter leggere le Sacre Scritture! Fu allora che il Signore la consolò con le parole: Teresa sarò io il tuo libro vivente! Sarà questo emergere di una kenosi della Chiesa e della P. lungo i sec. XII e ss. a favorire il sorgere di quelle coscienze plurime della mistica cristiana espressa anche dalle grandi figure di donne spirituali, nonostante l'abbandono delle Scritture, da una liturgia sempre più incompresa anche a motivo della lingua, da un contesto ecclesiale ben delineato dalle notti oscure di Giovanni della Croce. Anche se in senso differente dal suo intento immediato, si giungerà a quel movimento biblico, liturgico, patristico, laicale che dal Concilio Vaticano I in poi sarà uno dei segni che esprimeranno la Kenosi della P. resa sempre più somigliante mistericamente a quella figura emblematica, profetica del servo sofferente del Deuteroisaia, che redime e riscatta il mondo. In questo contesto seguiremo quanto A. Rosmini percepì in rapporto alla Reformatio in capite et in membris per riproporre la memoria profetica della Chiesa popolo di Dio, andata completamente smarrita lungo il processo dei secoli seguito alla reformatio gregoriana. Ricordiamo il card. J.H. Newman e il teologo tedesco J.A. Möhler che riproponevano il valore con cui i Padri avevano letto le Scritture nel loro senso spirituale, come un primordiale da recuperare urgentemente. Il Concilio Vaticano II sarà un evento salvifico per la netta affermazione del primato della P. e per la riproposta della teologia della tradizione auspicata dai contributi di H. de Lubac e di J. Daniélou, di Y. Congar e di una sequela di teologi di questa scuola illuminata dallo Spirito della Pasqua del Signore.

Così conclude la Dei Verbum: " La Chiesa ha sempre venerato le divine scritture come ha fatto per il corpo stesso del Signore, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della P. che del corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli " (n. 21). " E necessario che tutti i chierici, in primo luogo i sacerdoti di Cristo e quanti, come i diaconi o i catechisti, attendono legittimamente al ministero della parola, siano attaccati alle Scritture, mediante la sacra lettura assidua e lo studio accurato, affinché qualcuno di loro non diventi "vano predicatore della Parola all'esterno, lui che non l'ascolta da dentro", mentre deve partecipare ai fedeli a lui affidati le sovrabbondanti ricchezze della Parola divina, specialmente nella sacra liturgia. Parimenti, il santo Concilio esorta con forza e insistenza tutti i fedeli, soprattutto i religiosi, ad apprendere "la sublime scienza di Gesù Cristo" (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine scritture. "L'ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo". Si accostino dunque volentieri al sacro testo, sia per mezzo della sacra liturgia ricca di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo delle iniziative adatte a tale scopo e di altri sussidi che, con l'approvazione e a cura dei pastori della Chiesa, lodevolmente oggi si diffondono ovunque. Si ricordino però che la lettura della Sacra Scrittura dev'essere accompagnata dalla preghiera, affinché possa svolgersi il colloquio tra Dio e l'uomo; poiché "gli parliamo quando preghiamo e lo ascoltiamo quando leggiamo gli oracoli divini" " (DV 25). " Con la lettura e lo studio dei libri sacri "la P. compia la sua corsa e sia glorificata" (2Ts 3,1) e il tesoro della rivelazione, affidato alla Chiesa, riempia sempre più il cuore degli uomini. Come dall'assidua frequenza del mistero eucaristico si accresce la vita della Chiesa, così è lecito sperare nuovo impulso di vita spirituale dall'accresciuta venerazione della Parola, che "permane in eterno" (Is 40,8; 1 Pt 1,23-25) " (DV 26).

III. Processo storico della P. Una nota teologica, propria di Gregorio Magno, illustra il processo storico della P. nella Chiesa: è il rapporto tra P. e popolo di Dio, che, alla luce del Concilio Vaticano II, giunge come una provocazione così appropriata al cammino odierno della Chiesa.

" Prima di tutto, lui stesso (=Gregorio) in quanto vescovo si sente debitore verso la sua comunità ecclesiale per l'intelligenza della Parola che andava esponendo. "So, infatti, che spesso molte cose che nella Santa Scrittura da solo non riuscivo a comprendere le ho capite quando mi sono trovato in mezzo ai miei fratelli. Dietro questa conoscenza, ho cercato di capire anche per merito di chi mi era stata data tale intelligenza. Così, con la grazia di Dio, avviene che aumenta l'intelligenza e diminuisce la superbia, mentre per causa vostra imparo ciò che a voi insegno, perché, ve lo confesso candidamente, il più delle volte con voi ascolto quello che a voi dico. Perciò nella lettura di questo profeta (Ezechiele) quando comprendo poco è per la mia ignoranza spirituale; quando poi posso approfondire il suo senso è per la grazia di Dio, concessami dalla vostra pietà' (Hom. in Ez. II, 2: PL 76, 948D-949A). Ma Gregorio procede oltre. " Lo Spirito, che porta ogni membro del popolo di Dio, può far sì che i fedeli comprendano meglio del loro maestro il senso della Parola. In questo caso, il maestro diventa discepolo a sua volta dei suoi fedeli più illuminati dallo Spirito Santo. "Se il mio uditore e lettore, che certamente potrà comprendere il senso della Parola in modo più profondo e più vero di quanto ho fatto io, non troverà di suo gradimento le mie interpretazioni, tranquillamente lo seguirò come un discepolo segue il maestro. Ritengo come un dono tutto ciò che egli potrà sentire e comprendere meglio di me. Quanti, infatti, ripieni di fede ci sforziamo di far risuonare Dio, siamo organi della verità che essa si manifesta per mio mezzo agli altri e che per gli altri giunge a me. Essa è certamente uguale per tutti noi, anche se non tutti viviamo allo stesso modo; ora tocca questo, perché ascolti con profitto ciò che essa ha fatto risuonare per mezzo di un altro; ora invece tocca quello, perché faccia risuonare chiaramente ciò che gli altri debbono ascoltare" ". Gregorio prosegue in questa dialettica spirituale della P. " Il cammino spirituale di chi presiede la comunità è vincolato dal progresso nella fede dei fratelli, e viceversa questa crescita di fede dei fratelli è sostenuta dalla fede di chi presiede. In questo comune ascolto della P., la carità fraterna esprime i suoi carismi vari (Mor. 30, 27: PL 76, 569C-570A) ",1 affinché tutti possano raggiungere la pienezza della vita nello Spirito, che è la meta ultima di ogni itinerario mistico.

Note: 1 B. Calati, La spiritualità del primo Medioevo (secc. VII-XII), in Aa.Vv., La spiritualità del Medioevo, Roma 1988, 17.

Bibl. Aa.Vv., Parola di Dio e spiritualità, Roma 1984; S. Agouridas, Parola di Dio ed esperienza mistica, in J.-M. van Cangh (cura di), La mistica, Bologna 1997, 47-58; B. Baroffio, La mistica della Parola, in La Mistica II, 31-46; B. Calati, s.v., in NDS, 1134-1150; B. Corsani, s.v., in NDTB, 1097-1114; J. Guillet, s.v., in DSAM XII1, 237-252; M. Magrassi, Vivere la Parola, Noci (BA) 1980; C.M. Martini, In principio la Parola, Milano 1982; D. Mollat, La Parola e lo Spirito, Città del Vaticano 1987; C. Rocchetta, s.v., in DES III, 1873-1877; C. Vagaggini et Al., Bibbia e spiritualità, Roma 1967.




Autore: B. Calati
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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