Paolo della Croce (San)


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I. La vita. Paolo Francesco Danei nasce ad Ovada (AL) il 3 gennaio 1694 e muore il 18 ottobre del 1775. Primogenito di sedici tra fratelli e sorelle, fin da piccolo è favorito da straordinari doni mistici. Verso i diciannove anni si " converte " e pensa di dedicarsi totalmente a Dio. Dopo varie traversie, una serie di " visioni intellettuali " gli indica la divina volontà: dovrà fondare una famiglia religiosa destinata a fare perpetua memoria della passione di Gesù ed a promuoverla anche tra i fedeli, mediante la predicazione e la guida all'orazione. Il vescovo di Alessandria approva il suo proposito ed il 22 novembre 1720 lo riveste dell'abito religioso (come eremita). Nei giorni seguenti, fino al 1 gennaio 1721, in un " ritiro " compiuto a Castellazzo Bormida, in mezzo a grandi esperienze spirituali (di cui ci resta il prezioso Diario), scrive la sua Regola.

Solo dopo molti anni può realizzare effettivamente la Congregazione dei chierici scalzi della SS. Croce e Passione di Gesù. Infatti, consacrato sacerdote nel 1727, dall'anno successivo si fissa stabilmente coi primi compagni sul Monte Argentario (Grosseto), ove costruisce la prima casa, inaugurata nel 1737. I Papi, da Benedetto XIV nel 1741, fino a Pio VII nel 1775, ripetutamente danno la loro approvazione, in forme sempre più solenni. P. si prodiga per la sua fondazione, lasciando alla sua morte dodici " ritiri " ed un monastero femminile. Contemporaneamente, continua la sua singolare esperienza personale di " far proprie per amore le pene del suo dolcissimo Gesù ", mediante l'orazione contemplativa, la penitenza e specialmente l'interiore " desolazione ", che praticamente dura fino agli ultimi anni della sua vita. A questa vita interiore di altissimo livello mistico il santo accompagna un'intensissima attività apostolica. Predica centinaia di missioni popolari in villaggi, paesi e città degli Stati Pontifici e detta innumerevoli corsi di esercizi spirituali a monasteri. Promuove, così, ovunque efficacemente la memoria della Passione, lasciando sempre come impronta del suo passaggio apostolico l'abituale meditazione di Gesù Crocifisso.

II. La sua esperienza e dottrina mistica. Unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi mistici (o il maggiore) del suo secolo, gli studi su di lui assumono rilievo e incisività solo nel nostro secolo, dopo la divulgazione del suo diario, delle sue lettere e, molto di recente, del suo opuscolo su La morte mistica. Oggi, valutando la mistica di P., si relativizza alquanto la fenomenologia, pur imponente, dei fatti straordinari che si verificano lungo tutta la sua vita e si apprezza invece la sua dottrina - allineata completamente con quella di Giovanni della Croce - che patrocina nudità interiore e disaffezione circa i fenomeni, spesso ambigui, che toccano immaginazione e sensibilità. Cogliamo sempre meglio la profondità dottrinale (anche se implicita, non avendo l'umilissimo P. mai tentato di presentarsi come maestro e tanto meno come innovatore) del suo pensiero, forgiato direttamente dalle ispirazioni divine che sono all'origine anche della sua opera di fondatore e dalla piena penetrazione di fede della Sacra Scrittura.

Il centro è indubbiamente quello cristologico, per cui non si può entrare nel mistero di Dio se non per la " porta " della passione; reciprocamente, chiunque si unisce per amore all'umanità sofferente di Gesù è già nel seno del Padre. Questo passaggio può avere infiniti gradi di intensità, ma è pur sempre una " morte mistica ", un " distacco " ed " astrazione " dagli elementi creati della vita, da ciò che non è Dio. Contemporaneamente, è una " divina natività ", un'infusione esperienziale di vita divina, deificata ed ineffabile. Quando già da tempo questo nucleo dottrinale si era formato in P., che lo aveva lucidamente espresso, egli conobbe ed amò Taulero, l'insigne autore spirituale del sec. XIV, perché vi si ritrovava pienamente, pur prescindendo da ogni retroterra di teologia scolastica e di metafisica classica.

Nella sua pedagogia era piuttosto affine all'altro autore da lui preferito, Francesco di Sales, unendo sempre, nella direzione spirituale, la radicalità ad una grande benignità e ad un incrollabile ottimismo teologico, basato sulla certezza che " Dio non può volere che l'ottimo ". Egli insegna soprattutto la conformità alla volontà divina di beneplacito, cioè a raggiungere sempre, " sine medio " (come esperienza immediata) la Causa prima in ogni evento, specialmente in quelli che portano con sé patimenti. Nulla di negativo, dunque: al contrario, chi si gloria della croce, quasi pregusta la beatitudine, tanto meglio quanto più nudo (cioè privo di conforti umani) è il patire.

Ogni apriorismo metodologico è relegato a funzione secondaria, unico " assoluto " è la " memoria passionis ". La mistica paulocruciana radicalizza quella intrinsecamente presente nell'economia sacramentale cristiana, a partire dal battesimo, immersione nella morte salvifica di Gesù per iniziare la nuova vita, nascosti con lui in Dio. Se ne ha conferma nel ruolo assolutamente determinante che ha per P. l'Eucaristia, come sublime ed insieme accessibile " fonte alla quale attingere torrenti di fuoco ".

Il santo conduce così a straordinari progressi spirituali persone di ogni categoria: in primo luogo ovviamente quelle consacrate, nella sua Congregazione e in altre, ma anche moltissimi laici, tra cui padri e madri di famiglia. Con amorevole, ma incessante insistenza egli indica loro come raggiungere, entro i propri doveri di stato, l'esperienza della morte mistica e della nascita al divino.

III. Attualità della mistica paulocruciana. Da oltre due secoli ne sono copiosi i frutti: molti suoi discepoli, da allora e fino ad oggi, sono riconosciuti santi e beati. E riconosciuta tra le altre, come distinta e vitale, la scuola di spiritualità passionista. Anche il ripensamento del modo di fare " memoria della passione ", centro del magistero di P., è facilitato dalla souplesse con cui egli la propone, esplicitamente riconoscendola possibile ad ogni categoria di persone. La fiducia nella vita, sottesa a tutto il suo magistero, risponde ad una profonda istanza del credente: " Nella passione di Gesù c'è tutto "; la " santità segreta della croce " è grande e sicura.

Bibl. A.M. Artola, La muerte mística según san Pablo de la Cruz, Duerto 1986; S. Breton, La mistica della Passione. Studio sulla dottrina spirituale di S. Paolo della Croce, Pescara 1986; G. von Brockhusen, s.v., in WMy, 396-397; C. Brovetto, Introduzione alla spiritualità di san Paolo della Croce. Morte mistica e divina natività, Teramo 1955; Giacinto del SS. Crocifisso, s.v., in EC IX, 727-730; F. Giorgini, s.v., in DSAM XII1, 540-560 (con ampia bibl.); A. Lippi, Mistico ed evangelizzatore, san Paolo della Croce, Cinisello Balsamo (MI) 1993; S.L. Pompilio, L'esperienza mistica della passione in san Paolo della Croce, Roma 1973; E. Zoffoli, s.v., in BS X, 232-257; Id., s.v., in DES III, 1869-1872; Id., S. Paolo della Croce. Storia critica, 3 voll., Roma 1963-68.




Autore: C. Brovetto
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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