Paesi Bassi


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I. Introduzione. Considerati come un'unità geografica, linguistica e culturale comprendono il territorio di diciassette province organizzate nel 154849 in un'unità territoriale e giuridica da Carlo V ( 1690): i vecchi Paesi Bassi (da Nederlanden), cioè i Paesi Bassi attuali e il nord del Belgio (Fiandre-Vlaanderen). Si può senza dubbio parlare, al loro riguardo, di una storia e di una cultura comuni, ma anche di una spiritualità e di una mistica loro propria.1 Soprattutto a partire dal sec. XII fino al sec. XVI, la spiritualità e la mistica dei P. hanno conosciuto un'età d'oro e, fino alla fine del XVII secolo, un irraggiamento spirituale rilevante al di fuori dell'ambito geografico.

In seguito, nel sec. XVI, nelle province del nord, cioè negli attuali P., la Riforma protestante porta una spiritualità specificamente protestante e una mistica propria.

La mistica dei P. è direttamente legata al rinnovamento spirituale che comincia a fiorire sin dalla fine del sec. XII: è legata soprattutto: 1. al movimento delle beghine, reazione spirituale di donne laiche dinanzi alla dissoluzione generale, in particolare a quella del clero e 2. al movimento mistico delle donne estatiche del XIII secolo.

I. Il movimento delle beghine. Giacomo di Vitry ( 1240), con molta simpatia, ha descritto l'ambiente mistico delle beghine, " donne così piene di particolare e meraviglioso amore di Dio che, nel loro desiderio, si ammalarono e furono costrette a stare spesso a letto per molti anni. L'unica causa della loro malattia era il Diletto che faceva sciogliere la loro anima di desiderio... Una di queste donne ricevette il dono delle lacrime con una tale abbondanza da non poter pensare al Diletto nel suo cuore senza che le lacrime scorressero abbondantemente dai suoi occhi... Altre donne caddero in estasi, prese da ebbrezza spirituale al punto da non poter dire una parola per intere giornate. Difatti, la pace del Signore s'impadroniva di esse e paralizzava i loro sensi, in modo che nessuna voce umana poteva trarle fuori dalla loro estasi... alcune donne, ricevendo la santa Eucaristia, non erano soltanto fortificate nel loro cuore, ma sentivano, allo stesso tempo, in bocca un gusto di un'estrema dolcezza, vera consolazione sensibile... ".2 Giacomo di Vitry scrisse, inoltre, la biografia della beghina Maria d'Oignies ( 1213). Nel 1207, questa si ritirò nella solitudine di Oignies, accanto alla chiesa del convento degli agostiniani, dove conobbe Giacomo di Vitry che, seguendo il suo consiglio, divenne agostianiano e scrisse, dopo la morte di Maria, la sua biografia, completata nel 1230-31 da Tommaso di Cantimpré ( dopo il 1262).3 Maria d'Oignies, rappresentante della mistica dell'amore, eucaristica e cristocentrica ebbe fenomeni tipici della mistica del suo tempo (estasi, levitazione, dono delle lacrime, unione con Dio). Fu definita da Giacomo di Vitry " la serva del Signore ", che serve " il suo Cristo " nella " sua Chiesa " e come la pia mater di un gruppo di donne religiose alle quali Giacomo di Vitry consacrò il prologo della biografia di Maria d'Oignies.4 Il movimento delle beghine ebbe molte mistiche di cui forse la più dotata, sotto tutti gli aspetti, fu Hadewjch d'Anversa. Originaria del ducato di Brabante, donna molto colta, conosceva le opere latine di Guglielmo di Saint-Thierry e di Riccardo di San Vittore. " Ella condusse un'esistenza da beghina nel senso originale del termine; ciò significa che volle vivere solo per Dio fuori dal matrimonio, ma in mezzo al mondo, senza ritirarsi in un convento e senza l'appoggio di una comunità approvata dalla Chiesa " (P. Verdeyen).

Hadewjch ha scritto quattordici (in realtà undici) visioni. Le Lettere in prosa (trentuno) e in versi (sedici) rivolte alle compagne sono, talvolta, veri trattatelli mistici. Le Mengeldichten (diciassette-ventinove) non sono di Hadewjch; " la dottrina di questa pseudo-Hadewjch sembra più vicina alla mistica di Margherita Porete " (F. Willaert). Le quarantacinque poesie mostrano l'influenza della lirica cortese. "Ci si deve astenere dal considerare queste poesie comeconfessioni personali: qui l'io è esemplare e mostra come dev'essere vissuto l'amore sulla terra " (F. Willaert).

L'opera di Hadewjch sembra essersi diffusa nel Medioevo soprattutto tra i certosini, tra i canonici regolari e nell'ambiente della Devotio moderna. Essa ha esercitato una grande influenza su Giovanni Ruusbroec e sul suo discepolo Giovanni di Leeuwen ( 1378).5 La sua opera era stata completamente dimenticata dopo il Medioevo, " finché non fu riscoperta nel 1938 dal filologo F.J. Mone " (F. Willaert).

Accanto ad Hadewjch occorre ricordare ancora un'altra beghina, vicina alla mistica fiamminga, soprattutto a causa dell'influenza esercitata su Eckhart, Margherita Porete. Nel suo libro Lo specchio delle anime semplici, " ella considera se stessa come direttrice di anime e il suo libro come quello di Hadewjch, cioè un vademecum per le sue discepole " (A. Schweitzer). " Questo libro va al di là della tradizione della mistica dell'amore cortese per lanciarsi in un progetto audace, ancorato alla profondità del pensiero simbolico di perfezione mistica che raggiunge già quaggiù, in maniera duratura, la pace e la certezza della gloria celeste. La perfezione implica la libertà accordata alle persone virtuose (c. VI) " (A. Schweitzer). Questa libertà, cosiderata amorale, fu condannata insieme alle otto proposizioni false dei begardi (beghine), dal Concilo di Vienne nel 1312.

Lo specchio delle anime semplici propugna la tesi principale: " ...l'anima annientata non ha volontà ". " Quest'anima è Dio per condizione d'amore ". Ella difende la tesi che l'anima mistica " deve rinunciare a tutte le virtù e a tutte le buone opere ". Ruusbroec si oppone decisamente a questa dottrina che egli considera un errore caratteristico dell'eresia dei Fratelli del Libero Spirito.6 E probabile che lo Specchio sia stato letto e apprezzato soprattutto a Bruxelles dai discepoli eterodossi del Libero Spirito. Ed è forse " per questo motivo che Ruusbroec ha finito per prendere posizione contro lo Specchio " (P. Verdeyen).

II. La riforma dell'Ordine cistercense e il movimento mistico delle " donne estatiche ". Accanto al movimento delle beghine vi sono, soprattutto nel sec. XIII, i monasteri delle contemplative, le monache di Citeaux, in cui si manifesta l'emacipazione religiosa femminile. Lutgarda di Tongres ( 1246) 7 e Beatrice di Nazaret 8 sono le rappresentanti notevoli di un movimento spirituale e mistico caratterizzato da " un grande desiderio di devozione sentita, di visioni e di estasi e di grazie paramistiche straordinarie " (P. Verdeyen). Nella Vita piae Lutgardis il suo autore, Tommaso di Cantimpré, ci presenta con molti dettagli lo sposalizio di Lutgarda con il Cristo crocifisso. Su sua richiesta, il Cristo le fece la grazia di prendere possesso del cuore di Lutgarda e " di fare la guardia all'entrata di questo cuore ". Dopo lo " scambio dei cuori ", che ella conobbe nel periodo benedettino della sua vita religiosa, Lutgarda divenne la grande amante del S. Cuore nel sec. XIII. Secondo il suo biografo, la sua vita trascorreva nella più grande intimità con nostro Signore, con la santa Vergine e con i santi. Una notte le apparve il Crocifisso che l'abbracciò e la fece bere alla piaga del suo costato. Questo dettaglio testimonia un contatto diretto di Lutgarda con la tradizione cristocentrica di Citeaux.

La personalità mistica meglio conosciuta del sec. XIII è Beatrice di Nazaret, nata prima del 16 aprile del 1200 e morta il 29 agosto 1268, orginaria di una famiglia borghese di Tirlemont, nel Brabante belga, fu educata prima da beghine, poi al monastero cistercense di Florival, vicino Wavre, ove pronunciò i voti perpetui nel 1216. Nel 1221, si ritirò nel nuovo monastero Val-des-Vierges (Maagdendaal) vicino Tirlemont, poi, nel 1236, nel monastero di Nazaret, vicino Lierre ove esercitò, fino alla morte, l'ufficio di priora. Fu chiamata Beatrice di Nazaret, perché finì i suoi giorni come priora dell'abbazia che aveva questo nome. Redasse in thiois, la sua lingua materna medio-fiamminga, un'autobiografia spirituale che Guglielmo di Affligem ( 1297), priore del monastero benedettino di Wavre e più tardi abate dell'abbazia di Trond tradusse in latino, adottando la divisione tripartita della vita interiore (1. I: lo stato dei principianti; 1. II: quello dei proficienti; 1. III: lo stato dei perfetti), divisione classica di cui si era servito anche Tommaso di Cantimpré nella Vita Lutgardis. Tranne il primo capitolo, il testo originale dell'opera di Beatrice di Nazaret è andato perduto, ma il testo thiois di questo capitolo, il trattato Sette modi o gradi dell'amore (= Seven manieren van Minne) redatto all'incirca nel 1250 è, con le lettere e le visioni di Hadewjch, il più antico testo mistico in olandese medio che ci sia stato conservato. Il primo grado o specie d'amore è la conquista dei doni naturali; per doni naturali ella intendeva " una fierezza naturale, la perspicacia dell'intelligenza, un'austerità innata, la pace interiore, l'affabilità, ecc. " (S. Axters). Si tratta di considerare questi doni naturali nel loro giusto valore. Il secondo grado d'amore è quello del disinteresse: " L'anima vi ama Dio per se stesso ". Nel terzo grado d'amore l'anima soffre nel servire Dio nel modo sempre più perfetto e, cosciente della sua insufficienza, si trova delusa. E nel quarto grado che comincia, per essere esatti, l'esperienza mistica. Beatrice non usa il termine " mistica ", ma accentua l'aspetto passivo dell'atteggiamento dell'anima nella sua relazione con Dio: " L'anima si trova infatti assimilata, divorata, assorbita, inghiottita, abbracciata dall'amore " (S. Axters). Il quinto grado è quello in cui l'amore divampa nell'anima; anche quello in cui l'anima si trova ferita dall'amore. L'anima, distaccata da tutto e in pieno possesso delle sue facoltà, conosce la vera libertà. Ormai essa non ha più che un desiderio al settimo grado: quello di essere liberata dal corpo che la trattiene quaggiù. " Fermandosi ai doni naturali dell'anima..., ricordando l'interesse che ha l'anima di svilupparli, Beatrice ha aperto la via alla mistica speculativa... E nei Setti modi o gradi dell'amore che gli stati teopatici, cioè la passività dell'anima nel corso dell'esperienza mistica, presero... coscienza di se stessi " (S. Axters).

III. J. Ruusbroec e la sua scuola. Ruusbroec è il " principe " dei mistici dei P. Nel 1343 si ritirò con due altri sacerdoti nella foresta di Soignes, alle porte di Bruxelles, e vi condusse una vita contemplativa nell'eremo di Groenendael. Nel 1350 la comunità adottò la Regola dei canonici di sant'Agostino. Ruusbroec ne divenne il primo priore sottolineando nei suoi scritti l'importanza della reclusione e della solitudine interiore.

L'influenza di Ruusbroec è evidente nelle opere del suo discepolo Giovanni di Leeuven. Il suo trattato Ciò che possiede un uomo povero di spirito (Wat dat een armen mensche van gheeste toebehoert) distingue, come Ruusbroec, tre tappe della vita spirituale: vita attiva, vita interiore (innige, e non begeerende) e vita contemplativa, aggiungendovi però una quarta fase, quella della gedvale, cioè dell'abbandono e donazione totale di sé a Dio. Lo stesso schema si ritrova nell'altro trattato Le cinque forme della carità fraterna (Van vijf manieren broederliker minnen). L'opuscolo Contro gli errori di Eckhart (Een boecxken van Meester Eckaerts leere daer hi in doelde) è una vera diatriba contro Eckhart, che egli considera " eretico, orgoglioso, stolto, indiavolato e privo di spirito " (S. Axters). Tra i primi discepoli di Ruusbroec va ricordato Guglielmo Jordaens di Heersele ( 1372), che visse accanto al maestro per circa vent'anni a cominciare dal 1352, dedicandosi alla traduzione di quattro suoi trattati. Scrisse, inoltre, il De mystieke mondkus (De oris osculo),9 un vero capolavoro della letteratura quattrocentesca.

La tendenza a far prevalere l'amore sulla speculazione è particolarmente sorprendente in un altro autore mistico dello stesso ambiente Giovanni di Schoonhoven ( 1432),10 che preferisce manifestamente alla mistica speculativa le regioni meno elevate dell'ascesi. Egli costituisce il legame tra la mistica brabantina del sud e la Devotio moderna dei P. del nord, il cui iniziatore, Gerardo Groote, subì l'influsso di Ruusbroec. " Si è poco sottolineato il suo grande influsso nella fondazione delle "Sorelle e fratelli della vita comune". Questa denominazione di "vita comune" non ricorda soltanto un genere particolare di vita comunitaria, ma si riferisce anche all'ideale spirituale di Ruusbroec " (P. Verdeyen). Egli tradusse in latino tre opere di Ruusbroec tra cui L'ornamento delle nozze spirituali.

Oltre a G. Groote occorre ricordare ancora due altri autori mistici della Devotio moderna: Enrico Mande ( 1431),11 che nel 1395 entrò come redditus, cioè canonico non-sacerdote, nella Congregazione di Windesheim. Soprannominato " il Ruusbroec del nord ", egli ebbe il merito di aver diffuso le opere di Ruusbroec nelle sue undici o dodici opere, di cui nove scritte in lingua volgare. Inoltre, si deve ricordare Gerlach Peters ( 1411),12 canonico regolare di Windesheim, che riprese la dottrina di Ruusbroec sull'immagine e la rassomiglianza. L'uomo deve svilupparsi spiritualmente nella rassomiglianza di questa immagine. Di lui sono stati conservati due lettere in medio olandese e due trattati latini, Breviloquium e Soliloquium. Quest'ultimo è stato spesso rieditato e tradotto in diverse lingue.

Occorre citare altri autori spirituali considerati volgarizzatori della dottrina di Ruusbroec: E. Herp, rettore dei Fratelli della vita comune di Delft e Gouda e dal 1450 francescano della stretta osservanza. Egli è stato definito l'" araldo di Ruusbroec ".13 Herp esercitò un grande influsso su Silesio, Benedetto di Canfield (e, attraverso lui, sulla mistica cappuccina) e Giovanni di San Sansone (e, attraverso lui, sui carmelitani riformati di Touraine). Altri " volgarizzatori " della dottrina di Ruusbroec sono Dionigi il Certosino e Tommaso da Kempis ( 1471). L'opera a quest'ultimo attribuita, l'Imitazione di Cristo, è pertanto da considerarsi non solo ascetica, ma legata alla tradizione mistica.

L'influenza di Ruusbroec si diffuse anche su alcuni mistici del secolo d'oro spagnolo, sulle beghine (Maria di Hout), sulla Certosa di Colonia, cui si deve la diffusione delle opere di Ruusbroec nel dibattito acceso dalla Riforma protestante e sull'opera anonima la Perla evangelica nonché su Pelgrim Pullen ( 1608) che nell'opera Il libro della nuova creatura, si rifà all'espressione già usata da Ruusbroec " unione senza differenza ": l'identificazione a Dio passa attraverso l'identificazione a Cristo di cui il contemplativo ripete le azioni nella concretezza della vita quotidiana. Questa dottrina verrà seguita anche dal ramo riformato dei carmelitani (Michele di S. Agostino e Maria Petyt di S. Teresa). Giovanni di S. Sansone, inoltre, sulla stessa linea parlerà di una vita " marieforme " che troverà il suo sviluppo ulteriore in Grignion di Montfort.

Note: 1 Cf S. Axters, Les Pays-Bas ont-ils leur spiritualité? nel suo libro La spiritualité de Pays-Bas, Louvain-Paris 1948, 119-134; J. Huyben, Y a-t-il une spiritualité flamande?, in VSpS 4 (1937), 129-147; 2 Giacomo di Vitry, Vita b. Mariae Ogniacensis, Prol. in Acta Sanctorum, giugno V, Anvers 1707, 637E-638B; 3 Tommaso di Cantimpré, Supplementum ad Vitam beatae Mariae Oigniacensis, in Acta Sanctorum, giugno V, 666-676; 4 M. Lauwers, Entre béguinisme et mysticisme. La Vie de Marie d'Oignies ( 1213) de Jacques de Vitry ou la définition d'une santité féminine, in Ons Geestelijk Erf, 66 (1992),46-70; 5 B. Spaapen, s.v., in DSAM VIII, 602-607; 6 Cf R. Guarneri, s.v., in DSAM V, 1241-1268; 7 Cf A. Deboutte, s.v., in DSAM IX, 1201-1204; 8 Cf J. van Mierlo, s.v., in DSAM X, 1310-1314; 9 Cf Meester Willem Jordaens, " De oris osculo ", ed. critica a cura di L. Reypens, (Studien tekstuitgaven van Ons Geestelijk Erf, 17), Antwerpen 1967; 10 Cf A. Gruijs, s.v., in DSAM VIII, 724-735; 11 Cf B. Spaapen, s.v., in DSAM VII, 222-225; 12 Cf A. Assemaine, Gerlach Peters, in VieSp 5 (1921), 117-123. In italiano: Soliloquio infiammato con Dio, Milano 1932. 13 Cf De heraut van Ruusbroec, in Jan van Ruusbroec, Leven, Werken, ondar de redactie van het Ruusbroec-Genootschap, Antwerpen-Mecheten-Amsterdam 1931, 235-248.

Bibl. Aa.Vv., s.v., in DSAM XII1, 705-790; A. Ampe, Kernproblemen uit de leer van Ruusbroec, 4 voll., Tielt 1950-1957; S. Axters, Geschiedenis van de Vroomheid in de Nederlanden, 4 voll., Antwerpen 1950-1960; Id., La spiritualité des Pays-Bas, Louvain-Paris 1948; Id., Nederlandse mysticken in het Buitenland, Gand 1965; L. Cognet, Introduzione ai mistici renano-fiamminghi, Cinisello Balsamo (MI) 1991; B. Fraling, s.v., in WMy 377-380; A. de Libera, Introduction à la mystique rhénane, Paris 1984; K. Ruh, Abendländische Mystik im Mittelalter, Stuttgart 1986; J. Smits van Waesberghe, Katholieke nederlandse Mistik, Amsterdam 1947.





Autore: O. Steggink
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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