Offerta di se


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I. Il gesto dell'o. è fatto così immediato e risolutivo, sotto la spinta dello Spirito, da essere difficilmente analizzabile da un punto di vista antropologico.

Si può partire dal fatto elementare del trascendimento di sé, come momento umanamente indispensabile nella crescita della persona. L'apertura dei sensi, la mutevole espressività del volto, il linguaggio dei gesti, la relazionalità della parola dicono la vocazione personale ad uscire da sé (a trascendersi) per la propria più perfetta definizione di uomo. Questo istinto relazionale può conoscere delle patologie più o meno gravi in forme autistiche di rinchiudimento su di sé. Quanto è detto a proposito di Gesù in Luca che " cresceva in sapienza, età, e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini " (2,52) indica bene le condizioni di un progressivo e felice trascendimento. I miracoli di guarigione e la stessa predicazione di Gesù sono, liberati i sensi esteriori e interiori dai demoni sordi e muti, nella prospettiva di un trascendimento capace di portar oltre.

II. Questo " andar oltre " può essere indicato come adempimento, cioè come risposta ad una sollecitazione. Si propone, dunque, come una cosa voluta, quasi obbedienza ad un valore nella sua oggettività e nella sua capacità di o. E qui la risposta può avvenire nella reciprocità (adempimento di amicizia) o nell'obbedienza (adempimento vocazionale) o nell'adesione pura e semplice (adempimento di gratuità). Si può riscontrare un passaggio di grado tra la forma della reciprocità con le sue gratificazioni e le forme dell'obbedienza con le sue esperienze di sacrificio. Un ulteriore passaggio è possibile riscontrare tra questi e la gratuità propria di un'adesione totale al valore, cioè al divino. Gesù ha chiamato i suoi affinché stessero con lui (cf Mc 3,14) e fossero educati a quell'estremo trascendimento nonché a quell'adempimento ultimo della missione (guarire e predicare); designandoli come amici e facendoli discepoli nell'obbedienza alla volontà del Padre; guidandoli alla lode di una gratuità perfetta: " Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te " (Mt 11,26).

III. Questa oblatività, quale o., esige innanzitutto una chiara memoria di sé, perché nell'o. sono il proprio essere e la propria storia che vengono offerti (non il nulla).

Certamente memoria penitente per la consapevolezza delle proprie insufficienze, memoria ammirata per l'opera compiuta sotto l'azione purificatrice e illuminante dello Spirito, e memoria per questo riconoscente. E tuttavia, quasi paradossalmente, l'o. esige la dimenticanza di sé, quale condizione di una consegna abbandonata e felice di sé nelle mani del più Grande. Questi due momenti, tuttavia, sono ancora una sorta di attività dove anche Dio è impegnato.

Quando interviene lo Spirito Santo in grado pressoché totale, allora si è portati da lui come su " ali d'aquila ", frutto di quell'iniziale " Ecce " che ha in Maria il suo esemplare più alto, eco di quell'altro " Ecce ", quello di Cristo, il quale " entrando nel mondo, dice: "Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Alloro, ho detto: Ecco, io vengo - poiché di me sta scritto nel rotolo del libro - per fare, o Dio, la tua volontà"" (Eb 10, 5-7).

Bibl. A. de Bovis - W.C. van Dijk, Offrande, in DSAM XI, 720-733; G.G. Pesenti, Dono di sé, in DES I, 846-848; G. Schryvers, Il dono di sé, Torino 1963; J. Tonneau, Don de soi, in DSAM III, 1567-1573.



Autore: C. Massa
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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