Nudità


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I. Il termine n. ha diversi significati. Ne parlano le religioni non cristiane, se ne interessano la comunicazione, l'educazione e la spiritualità cristiana. Qui, infatti, ci interessa il suo significato spirituale-mistico, quindi, la n. in quanto tema ascetico-mistico, perciò, gli aggettivi interiore o spirituale sono quelli che precisano bene l'ambito entro cui ci muoviamo.

Il tema n. è collegato a quello della purificazione e dello spogliamento. In molti autori i temi di n., purificazione e spogliamento s'intrecciano fino al punto da riuscire difficile tenere separati i singoli argomenti. Tutti e tre questi temi guidano l'uomo per la via della sempre più grande disponibilità per Dio. Si tratta di far progredire l'uomo nella libertà spirituale attraverso la rimozione da sé degli affetti disordinati e la sottomissione alla volontà di Dio.

Quanto al significato specifico del termine n., c'è un suo archetipo biblico che è quello dei progenitori nel paradiso. Prima del peccato, " tutti e due erano nudi (...), ma non ne provavano vergogna " (Gn 2,25). Dopo il peccato, perché nudi, hanno avuto paura e si sono nascosti (cf Gn 3,10).

S. Gregorio di Nissa, parlando di n. in chiave teologico-spirituale, afferma la necessità di un " ritorno alla nudità originale di Adamo ". Secondo lui, l'uomo nello stato originale era nudo e ciò lo rendeva capace di vedere Dio. Contemplando il volto di Dio, l'uomo non giudicava niente secondo il gusto personale e secondo gli occhi, perché nel Signore trovava il piacere. Nello stato attuale, l'uomo si predispone a vedere Dio attraverso la contemplazione e la verginità che restaura in lui l'immagine divina delle origini.1 Secondo l'insegnamento di autori spirituali a cominciare dai Padri, lo stato di n. di Adamo significa l'innocenza nella quale egli fu creato. Lo scoprirsi, invece, di essere nudi, vuole dire il risveglio della concupiscenza nonché la debolezza umana.

II. Nella letteratura spirituale cristiana esistono due tradizioni riguardo alla n. L'una identifica la n. con la povertà evangelica e trova la sua forte espressione nella formulazione nudus nudum Jesum sequi (s. Girolamo).

Alla base di questo significato di n. si trovano le parole di Gesù: " Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli " (Mt 5,3). Diversi autori spirituali, a partire dai primi tempi del cristianesimo, insegnano un grande annientamento come fu quello del Signore crocifisso nello stato di povertà totale (Mt 27,35; Lc 23,34; Gv 19,23-24). Il vero problema del cammino spirituale, secondo la logica evangelica della n., non è costituito tanto dal mondo e dalla natura ai quali bisogna rinunciare, quanto dal nostro " io ". Cioè, " la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita " (1 Gv 2,16) che non permettono a Dio di essere il principio ispiratore del nostro agire. E necessaria una purificazione totale delle potenze e delle attività umane per rendere possibile una più alta conoscenza di Dio e l'unione con lui. In altre parole, assieme alla povertà reale ci devono essere la povertà dello spirito, il distacco dalle cose e la purificazione delle potenze per accedere alla conoscenza mistica di Dio e all'unione con lui.

L'aspetto positivo di questo annientamento è la presa di possesso del Cristo nell'ottica spirituale, secondo le parole di Paolo: " Ma voi non così avete imparato a conoscere Cristo, se proprio gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, per la quale dovete deporre l'uomo vecchio con la condotta di prima, l'uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici. Dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera " (Ef 4,20-24). La n. che si ispira all'annientamento di Cristo include la n. di Cristo (nella nascita e nella morte) e la sua croce. Cristo è, allo stesso tempo, colui che " spogliò se stesso " e il crocifisso. E una spiritualità che ha Cristo per centro: non solo rinuncia, distacco, ma anche partecipazione alla sua vita.

L'altra tradizione spirituale, riguardo alla n., trova la sua espressione specifica nell'esperienza e nella dottrina dei contemplativi e dei mistici e identifica la n. con la purificazione sul piano della fede.

Il cammino spirituale secondo la logica della n. dello spirito non si esaurisce con la via negativa dello spogliarsi di tutto. Per la grazia di Dio, questo itinerario conduce per un cammino di fede nuda, per giungere fino ad una vera " mistica dell'annientamento ". E emblematico l'insegnamento di Dionigi Areopagita, seguito poi da molti altri autori, che parla di nudità del mistero che il cristiano è invitato a contemplare. Occorre, secondo lui, spogliarci di simboli sensibili per guardare i segreti in se stessi, resi puri e nudi. Contemplandoli, si potrà così onorare la Fonte della vita.

La n. della fede, considerata alla luce dell'esperienza dei mistici, più che una rottura o un superamento dell'accezione ascetica di essa si pone in continuità. L'accento si sposta dalla povertà nello spirito, per seguire Cristo, alla disponibilità totale per Cristo per essere come vuole lui. Quest'ultima situazione è intesa come superamento o sospensione di attività spirituali per accedere alla conoscenza mistica di Dio e all'unione con lui. Il massimo della vita spirituale si raggiunge quando l'uomo, realizzando il programma ascetico-mistico della n., entra nella comunione di vita con Dio.

Degli autori spirituali si devono ricordare s. Bonaventura, " se fossimo ferventi, seguiremmo nudi il Cristo nudo ", e i mistici del nord, in particolare Eckhart, che fece oggetto della propria meditazione la n. di Cristo nella passione. Secondo lui, vivere in una pura n. è vivere in una libertà perfetta, perché l'uomo " non deve sottoporsi a nulla né prendere nulla: né poco né molto, poiché tutto ciò che appartiene a Dio appartiene a lui ".2

Ruusbroec parlò di " n. essenziale che consente al nostro spirito di essere uno con il Padre e con la sua natura divina. Benedetto da Canfield indicò la purificazione e l'illuminazione come doppio effetto del progresso nella n.

Quanto a s. Giovanni della Croce, vediamo che l'opera Salita del Monte Carmelo ha per fine, come dice il suo lungo sottotitolo, " (...) che l'anima resti in una piena n. e libertà di spirito, quale si richiede per la divina unione ". Infatti, nel Proemio, n. 8, afferma che in quest'opera " si troverà sostanziosa e sana dottrina per chiunque voglia acquistare la vera povertà e n. di spirito ".

E da notare che l'unione con Dio, secondo Giovanni della Croce, non è un semplice atteggiamento affettivo, ma una partecipazione alla vita delle Persone divine. Perciò, la n. dà all'anima una capacità particolare per ricevere Dio ed effondersi in lui. Sarà questo il motivo per cui egli afferma: " Se l'anima si abitua al sapore della devozione sensibile, non riuscirà mai a passare alla forza del diletto spirituale che si trova nella nudità dello spirito mediante il raccoglimento interiore ".3

Il tema centrale della spiritualità cristiana, secondo Francesco di Sales è amore puro: amare Dio perché è Dio e amarlo sopra tutte le cose. La via e il mezzo che portano a tale amore sono il vivere secondo la volontà di Dio. Nella volontà di Dio egli distingue due modi di manifestarsi di essa: volontà di Dio significata, che conosciamo attraverso i comandamenti di Dio, i precetti della Chiesa, ecc. e la volontà di beneplacito di Dio, che conosciamo attraverso gli avvenimenti e le situazioni di vita. Da parte dell'uomo, l'atteggiamento che segue la volontà di Dio è quello della perfetta indifferenza, insegna Francesco di Sales. A suo modo di dire, " nulla domandare e nulla rifiutare " costituisce la sintesi di tale atteggiamento.

L'esempio di progresso nello spirito di n. insegnata da Francesco di Sales fu Giovanna Francesca di Chantal. Ne sono prova le cinque lettere che Francesco di Sales le scrisse tra il 15 e il 21 maggio 1616, i giorni in cui la santa, guidata dal suo direttore spirituale, fece il suo ritiro annuale.

Ecco alcuni pensieri che riportiamo da quelle lettere: " Quando mai questo amore naturale (...) sarà purificato e sottomesso e obbediente all'amore purissimo del beneplacito di Dio? "

" Dovete (...) restare come una povera, piccola e meschina creatura davanti al trono della misericordia di Dio; restarvi nuda, senza mai chiedere atti o affetti (...) ma, allo stesso tempo, rendervi indifferente per tutti quelli che a lui piacerà ordinarvi ".

"Dovete (...) restare per sempre tutta nuda (...) quanto all'affetto".

"Dovete restare in questa santa n. fino a che Dio non vi rivesta (...). Non pensate più né all'amicizia né all'unità che Dio ha stabilito fra noi, né ai vostri figli, né al vostro corpo, né alla vostra anima né ad altra cosa, perché avete abbandonato tutto in Dio ".

Prego "Dio che, dopo avervi guidata all'amabile e santissima purità e n. dei suoi figli, vi prenda ormai fra le sue braccia (...) per portarvi, secondo la sua volontà, alla più alta perfezione del suo amore".

Anche in altre occasioni Francesco di Sales aveva orientato Giovanna Francesca di Chantal verso il traguardo mistico della n.: "Oh, quanto sono beati coloro che sono nudi di cuore, poiché il nostro Signore li rivestirà di grazie, di benedizioni e della sua speciale protezione. Povere e misere creature, come siamo in questa vita mortale, non possiamo quasi far nulla di buono, se non soffrendo per questo qualche male (...), spesso ci conviene lasciare Dio per Dio, rinunciando alle sue dolcezze per servirlo nei suoi dolori e nelle sue sofferenze ".4

"Bisogna spesso mettersi nella santa indifferenza e dire: "Non voglio questa né quell'altra virtù, ma solo l'amore del mio Dio, il desiderio del suo amore e il compimento della sua santa volontà in me" ".5

"Poiché avete inabissato la vostra volontà nella sua, che avete presa come vostra, non dovete più voler nulla, ma lasciarvi guidare e portare secondo il beneplacito della divina volontà, alle disposizioni della quale dovete rimettervi con serenità e tranquillità, senza allontanarvene per nessun motivo e cercando solo di vedere sempre e in tutto nostro Signore ".6

Note: 1 Cf De virginitate 12,4; 2 Predica, Homo quidam nobilis; 3 Salita del Monte Carmelo III, 40,2; 4 Opere, XVII, 79; 5 Ibid., XXI, 165; 6 Ibid., XXI, 170.

Bibl. Aa.Vv., s.v., in DIP VI, 469-478; G. Constable, " Nudus nudum Christum sequi " and Parallel Formulas in the Twelfth Century: A Supplementary Dossier, in Continuity and Discontinuity in Church History, a cura di F.F. Church - T. George, Leiden 1979, 83-91; R. Grégoire, s.v., in DSAM XI, 508-513; A. Solignac, Nudité dans la littérature mystique, in Ibid., 513-517; J. Sudbrack, " Nackt dem nackten Christus folgen ". Eine Besinnung über menschliche und christliche Askese, in Com 10 (1981), 218-237.




Autore: J. Stru
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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