Nube della non-conoscenza


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I. L'autore e le fonti. E il titolo, a dir vero, enigmatico del primo trattato mistico scritto in lingua moderna da un anonimo certosino inglese di Beauvale nel Nottinghamshire, vissuto nella seconda metà del sec. XIV. Lo stesso autore fornisce l'elenco dei suoi scritti nella Lettera di direzione spirituale (cap. 7), il cui titolo originario è Il libro del consiglio privato. Si tratta di altre due Lettere rispettivamente sulla preghiera e sul discernimento, cui vanno aggiunti tre opuscoli: il Trattato sul discernimento degli spiriti, che traduce e parafrasa, amalgamandoli tra loro, due Sermoni di s. Bernardo; il Beniamino minore, che riassume, rendendolo più accessibile e più interessante dell'originale, l'omonima opera di Riccardo di s. Vittore; e, infine, la Teologia mistica di Dionigi, che volgarizza il De mystica theologia di Dionigi Areopagita.

Le fonti cui attinge, e delle quali offre scarsi riferimenti, sono senz'altro i Padri del deserto fino a Cassiano, senza dubbio Agostino e Gregorio Magno, nonché i mistici medievali tra cui Bernardo, Ugo di s. Vittore, Guigo II il Certosino, Bonaventura e Ugo di Balma. Non ignora la scolastica con il suo principe, Tommaso d'Aquino, ed è probabile che conosca il pensiero dei mistici renani. M. Noetinger coglie la peculiarità dell'Anonimo nel " tentativo appassionato, e in qualche modo riuscito, di dischiudere la via negativa di Dionigi alla caritas bernardiana " (cit. ne La nube..., 34), dal momento che lo stesso Anonimo afferma che " il fondamento e la forza di questo lavoro (contemplativo) risiedono nel dono glorioso dell'amore " (Lettera di direzione spirituale, c. 5). Infatti, egli riprende da Dionigi il titolo dell'opera maggiore, affermando che un'impenetrabile nube di ignoranza si frappone tra il nostro intelletto e la misteriosa realtà di Dio. A sua volta, il contemplativo ricaccia sotto una nube d'oblio il richiamo a qualsiasi realtà creata e perfino a se stesso e cerca di penetrare il mistero non attraverso lo sforzo speculativo, ma l'anelito d'una volontà amorosa. Tale anelito è detto " nudo intento ", ma anche " cieco sguardo ", " slancio d'amore ", che come un " improvviso impulso " squarcia la nube, nella quale soltanto, fin che si vive quaggiù, può essere percepito Dio. Da ciò segue l'invito a preferire l'esperienza (feeling) alla conoscenza e a ridurre l'orazione a un " grido spirituale ", formulato più con il cuore che con le labbra e racchiuso in espressioni brevissime, monosillabiche (in inglese) come God o Love (Amore) sul versante di Dio e Sin (peccato) sul versante dell'uomo.

II. La dottrina. Queste indicazioni sono offerte dall'opera maggiore, che si articola in settantacinque capitoli. Essa è indirizzata a un giovane ventiquattrenne, desideroso di abbracciare la vita contemplativa, cioè di trasformare ogni moto della volontà in un atto di amore verso Dio (cc. 1-4). Di conseguenza egli dovrà, da un lato, affrancarsi nella pratica dell'orazione da qualunque attività di tipo discorsivo-immaginativo (cc. 5-12), e dall'altro proporsi di accedere ai sommi gradi dell'orazione attraverso l'umiltà e l'amore (cc. 13-25). A questo punto occorre offrire consigli pratici o " stratagemmi spirituali " per superare le difficoltà in ordine a un " lavoro " - così egli lo definisce - che " fa seccare completamente le radici e le fondamenta del peccato " (cc. 26-33). I cc. 34-50 offrono a chi è ormai seriamente orientato all'esercizio contemplativo concrete indicazioni di metodo. Viene, quindi, richiamata la lectio divina, destinata a riassumersi nelle due parole chiave cui si è fatto cenno, che aiuteranno a infrangere il " blocco massiccio, orribile e puzzolente, del peccato ", che non è poi altro che lo stesso orante e nel contempo a raggiungere " il punto più alto e più eccelso dello spirito " cui è dischiusa la comunione silenziosa e amorosa con Dio. Meta, questa, quasi inaccessibile e per ciò stesso fonte di " dolore spirituale " per tutti i veri contemplativi. Ad essi si contrappongono i falsi contemplativi con i loro comportamenti scimmieschi messi in ridicolo dall'Anonimo in pagine ricche di humor (cc. 51-61). Occorre, pertanto, che si venga illuminati sul retto funzionamento delle facoltà umane (cc. 62-66), per poter approdare alle altezze della contemplazione, che immerge in una realtà considerata " nulla " dall'uomo esteriore, ma che cela il " tutto " di Dio (cc. 67-70), come avvenne per Mosè e per altre figure dell'AT (cc. 71-73).

La dialettica " tutto-nulla " è ripresa e inquadrata, anche concettualmente, nella seconda opera dell'Anonimo, la Lettera di direzione spirituale, di più netta derivazione dionisiana. Qui il " nulla " o meglio il " nullificarsi " è definito " nobile e amoroso ", mentre l'inabissarsi nel " tutto " ci fa quasi toccare la trascendenza (" alto ") e la santità di Dio (c. 5). La lettera ribadisce l'importanza di questo silenzio esistenziale davanti a Dio e dei frutti di cui è apportatore, consentendo, come il sonno lo è sotto un profilo psico-fisico, la rigenerazione spirituale. Assistiamo perciò a una progressione che dalla conoscenza conduce all'esperienza o " sentimento " del divino, e di qui approda a una totale trasparenza nei confronti di Dio da parte della creatura umana. Intervengono, in questo processo, sia il magistero delle Scritture, sia la guida del padre spirituale, sia il responso della coscienza. Si tratta di un processo che traduce l'evangelico " perdere la propria vita, per riaverla " e che si attua attraverso la mediazione di Cristo, definito " porta e portiere " dell'esperienza contemplativa. Porta, in quanto attraverso la sua umanità ci offre il passaggio alla divinità e portiere in quanto offre la propria divinità come punto di riferimento di ogni anelito contemplativo cristiano.

III. La riscoperta. Le opere dell'Anonimo, dopo un'iniziale travolgente affermazione, caddero pressoché nell'oblio, stante anche la lingua che si venne rivelando sempre più arcaica. Nel sec. XVII il benedettino Agostino Baker offrì un'intelligente commento della N. alla comunità monastica di Cambrai, di cui era cappellano. Ma si dovrà attendere gli inizi del sec. XX per assistere a una vera e propria rinascita di interesse verso le opere dell'Anonimo, di cui si offrirono l'edizione critica e la traduzione nelle principali lingue europee. Ha, quindi, ripreso a circolare un vero gioiello della letteratura mistica, ma anche della letteratura tout-court, se ci riferiamo alla vivacità e immediatezza dello stile, all'aderenza alla realtà psicologica, all'arditezza dei paragoni e delle immagini, alle descrizioni grottesche dei falsi contemplativi.

Un notevole contributo alla ripresa del metodo contemplativo proposto dall'Anonimo è stato dato negli anni Settanta dal trappista americano Basil Pennington, propugnatore della cosiddetta Centering prayer o preghiera centrica.1

Non poco interesse, infine, ha suscitato l'Anonimo per le valenze interreligiose della sua dottrina mistica, che presenta singolari paralleli con la mistica del buddismo giapponese. Come è noto, lo zen si avvale di una pratica meditativa, detta zazen, che postula un radicale silenzio, presentato come via obbligata per scendere alle proprie radici o, se si preferisce, " avvicinarsi al cuore " (come suona il termine giapponese sesshin che indica i ritiri zen). Simile discesa in profondità restituisce l'uomo a se stesso e gli consente una sorta di rigenerazione, non diversa - come aveva intuito l'Anonimo - da quella che si opera nel sonno. Autori cristiani evidentemente rileggono il " nulla " o mu, peculiare alla tradizione zen, all'interno della dialettica nulla-Tutto in cui si risolve l'esperienza mistica di matrice biblica.

Note: 1 Cf L'omonima operetta uscita a Garden City nel 1980.

Bibl. Ed. critica: P. Hogdson, The Cloud of Unknowing and Other Works, Oxford 1973 e Deonise Hid Divinite, Oxford 1958, in cui sono riportati i trattati minori. Classica l'ed. francese di M. Noetinger, Le nuage de l'inconnaissance, Solesmes 1977. Il maggior studioso contemporaneo dell'Anonimo, James A. Walsh, oltre all'art. Nuage de l'inconnaissance per il DSAM XI, 497-508, ha curato presso la Paulist Press The Cloud of Unknowing, New York 1981 e The Pursuit of Wisdom [si tratta del Beniamino minore] and Other Works, New York 1988. La prima ed. it. è apparsa con il titolo La nube della non-conoscenza, tr. di G. Brivio con intr. e note di A.M. Gentili, presso l'Ancora, Milano 1981 e successive edizioni. Altra tr. della sola opera principe La nube dell'inconoscenza, presso Gribaudi, Torino 1988. Il rapporto tra la Nube e lo zen è stato affrontato dal gesuita Hugo Lassalle, per oltre cinquant'anni in Giappone e guida di ritiri zen per cristiani, e da William Johnston. Si veda, del primo, Meditazione zen e preghiera cristiana, Roma 1979. Studi: H.D. Egan, L'anonimo autore della Nube della non-conoscenza, in Id., I mistici e la mistica, Città del Vaticano 1995, 407-418; A. Gentili - M. Regazzoni, s.v., in DES II, 1735-1737; W. Riehle, La nube della non conoscenza, in G. Ruhbach - J. Sudbrack (cura di), Grandi mistici II, Bologna 1987, 45-60; F. Wöhrer, s.v., in WMy, 92-93.




Autore: A.M. Gentili
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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