Notte oscura


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Premessa. Si dà il nome di n. ad un'esperienza spirituale profonda e prolungata, caratterizzata dalla sensazione di aridità, oscurità, vuoto, vissuta e interpretata come assenza ed abbandono di Dio. Forma parte dell'itinerario mistico. Se ne conosce la manifestazione grazie alle confessioni autobiografiche e agli studi dottrinali.1 La Sacra Scrittura e la storia della spiritualità ce ne offrono moltissimi esempi. Ci sono solidi fondamenti dottrinali in alcuni autori dell'antica tradizione: la nube in s. Gregorio di Nissa, la tenebra in Dionigi Areopagita.2 Giovanni della Croce tratta il tema in tutti i suoi scritti, in maniera sistematica nel poema e libro della Notte oscura. Analizza e organizza con originalità i vari piani: simbolico, mistico, teologico, pedagogico. La n. racchiude oscurità, inattività, pericoli, purificazione e illuminazione. Queste caratteristiche possono essere una traccia per l'esposizione.

I. Caratterizzazione dell'esperienza. Oscurità, aridità, vuoto. Più che elementi particolari dell'una o dell'altra potenza sono sentimenti profondi e generali che coinvolgono la persona sul piano sensibile, personale e teologale. Così Giovanni della Croce descrive l'opera di Dio nell'esperienza del soggetto: " Dio denuda le loro potenze, le affezioni e i sentimenti, sia spirituali che sensibili, esterni e interni, lasciando l'intelletto al buio, la volontà all'asciutto, vuota la memoria e gli affetti dell'anima, insomma afflizione, amarezza ed angustia, privando la medesima del sapore dei beni spirituali che prima gustava ".3 Però, in questo caso, il soggetto affetto non si limita a " sentire " aridità, oscurità, tormento; miseria peccato, impotenza, " pensa " e interpreta che Dio è adirato, lo castiga e abbandona con ragione, " crede di avere in sé tanto male da meritare di essere aborrito e scacciato per sempre da Dio con molta ragione ".4 Totale perdita di appoggio " come colui che sta nell'aria e non ha dove appoggiarsi ", senza presente, passato né futuro. In una situazione così complessa e confusa, è necessario discernere se si tratta di notte, di tiepidezza o di depressione. Tre segni insieme offrono certa garanzia del carattere teologale o mistico dell'esperienza: a. non c'è gusto né consolazione nelle cose di Dio né nelle creature; b. non si può meditare né discorrere con gusto come prima si faceva con gusto e profitto; c. nasce il ricordo di Dio e la sollecitudine penosa di servirlo, pensando di non far nulla. Quest'ultimo segno di carattere positivo è decisivo per distinguere la n. dalla tiepidezza o dalla semplice malinconia.5

II. Opera di Dio. Ciò che al soggetto sembra abbandono e magari castigo è, in realtà, un gesto manifesto dell'amore e del potere divino: " Dio ammaestra l'anima e la istruisce nella perfezione dell'amore senza che essa faccia alcunché né intenda come ".6 La illumina e purifica in forma passiva per mezzo della " contemplazione infusa ", luce divina che illumina e abbaglia, irrita per la sua immensa chiarezza e per l'indisposizione dell'anima; la fa vivere e agire con nuovi criteri e motivi che non comprende. Qualifica come " passivo " tanto l'intervento di Dio come l'atteggiamento del soggetto. E fondamentale il riferimento teologale: prossimità ombrosa, assenza desolante di Dio, che con la sua santità e infinitezza impone modalità violente e dolorose al rapporto con l'uomo.

III. Pazienza e collaborazione. Parliamo di notte " passiva " in ragione della grazia speciale, all'origine della sofferenza e all'iniziativa divina in questa trasformazione. Il termine risulta equivoco giacché può suggerire dimenticanza, inazione, apatia. In questo caso, implica partecipazione libera e docile da parte dell'uomo sottomesso a questa prova. La funzione purificatrice e unitiva non si ottiene per la semplice sensazione di oscurità, aridità, vuoto spogliamento, tormento. La n. passiva richiede maggiore fortezza ed audacia della n. attiva giacché mantiene la fedeltà ad un progetto sconosciuto e per motivi occulti. " Soffrire con pazienza e fedeltà ".7 è la consegna per vivere questa situazione. Le tre virtù " fede oscura e viva, speranza certa e carità perfetta " sono l'unico appoggio teologale e psicologico in questo cammino di oscurità, aridità e vuoto. Non c'è altra luce né guida: " L'anima deve camminare nelle tenebre e angustie interiori, senza ricevere conforto da nessuno: non dal suo intelletto che è privo di luce, non dall'alto perché il cielo le pare chiuso e Dio nascosto, non dagli uomini, perché i suoi maestri non possono aiutarla. Ma tutto soffre con costanza, passando per quei travagli senza stancarsi e mancare all'Amato ".8

IV. Purificazione. La funzione purificatrice caratterizza la n. nelle fonti dottrinali e nelle testimonianze esperienziali. Si comprende in tre piani di profondità: 1. teologale: si purificano le immagini e le idee che erano state formate da Dio. Questi rivela con fatti il suo essere autentico amoroso, infinito, potente, gratuito. Qui l'uomo si disvela e si scopre nella sua condizione di creatura fragile, peccatrice, redenta: esperienza simultanea di Dio e di se stessi; 2. morale: si dirige direttamente alle radici del male e del vizio, oltrepassando le nozioni convenzionali di peccato e di colpa. Non basta ripetere confessioni sacramentali. C'è bisogno di purificare e trasformare il modo di essere, di pensare e di amare anche in cose e attività che non implichino coscienza di peccato; 3. psicologico: raggiungere anche il piano psicologico delle potenze, i sensi, la mente, le schiavitù che bloccano la libertà.

V. Forme e gradi di realizzazione. Nell'unità e nella continuità del suo sviluppo la n. presenta varietà di: a. forme a seconda delle vocazioni, della grazia, del temperamento e delle circostanze di vita; b. gradi di intensità del senso e dello spirito; c. ritmi a seconda della disponibilità della persona. " N. passiva del senso " fa riferimento ai primi sintomi di aridità, di difficoltà nell'esercizio spirituale. " Senso " è l'attualizzazione di tutta la persona ad un livello ancora superficiale. Corregge qualche vizio e deformazione senza trasformare la persona: " La notte del senso può e deve chiamarsi una certa riforma e un raffreddamento degli appetiti, piuttosto che una purificazione ".9 La purificazione sensitiva è comune tra persone spirituali. La " n. passiva dello spirito " è la n. per eccellenza e ad essa fanno riferimento le testimonianze più citate della vita mistica.10 In questa il nucleo più sacro e vitale della fede divina e della vita umana perde senso e solidità, diventa astratto, vuoto, inefficace: la preghiera e la carità, la sofferenza e la pazienza, il lavoro e la solitudine, la parola biblica e i consigli umani. I due nuclei della crisi, abbandono di Dio e nulla dell'uomo, raggiungono livelli altissimi. Dio, duro e " crudele ", abbandona la sua creatura nella morte e nell'abisso del nulla. Il vuoto tocca il fondo: la vita è senza senso e pesante, c'è la vacuità di persone e cose, di progetti e speranze. " Come oppressa da un peso tenebroso e immenso, talmente agonizza che preferirebbe la morte come sollievo e partito migliore ".11 Il terribile peso e vuoto interiore è originato e accompagnato, talvolta, da situazioni esterne penose: tribolazioni, tenebre, fallimenti, persecuzioni, tentazioni... " Contemplazione infusa " in questo contesto non indica necessariamente preghiera mistica, ma esperienza teologale di fede e amore intenso e oscuro, capace di assumere in chiave divina le situazioni più enigmatiche dell'esistenza umana, personale e collettiva.

VI. Modelli e realizzazioni. Nella presentazione generale ci si è limitati a sottolineare solo alcuni punti centrali di convergenza. La vita concreta offre varietà di forme, secondo le persone e le vocazioni: preghiera, apostolato, convivenza, malattie, avversità, ecc... Gesù Cristo è la realizzazione più piena e il modo principale nella consegna incondizionata all'amore di Dio e alla sua missione, specialmente nell'annientamento totale della croce.12 I personaggi mistici preferiti dai mistici sono alcune figure dell'AT che vivono l'esperienza e lasciano confessioni autobiografiche: Giobbe, Geremia, Giona, il salmista. Tra le figure moderne che hanno vissuto e raccontato l'esperienza si citano: Maria dell'Incarnazione (nell'apostolato), s. Paolo della Croce (nel " nudo patire "); s. Teresa di Lisieux (prova della fede).13

VII. N. collettiva. Quella che originariamente si è considerata esperienza religiosa personale riceve attualmente l'ampliamento in due direzioni: n. collettiva e n. culturale.14

Si può considerare suggestiva o abusiva secondo i punti di vista. L'" ampliamento " è legittimo quando si verificano sostanzialmente queste condizioni: carattere religioso, passività dell'esperienza, risposta teologale. Questi elementi possono darsi in maniera anche molto semplice, esistenziale e situata nei fatti della storia. Il carattere comunitario si applica in primo luogo a situazioni ed esperienze della Chiesa o di gruppi rilevanti di essa. Il periodo di oscurità e di tensione che si vive in questa seconda metà del sec. XX si potrebbe qualificare n. collettiva. Situazione di cambiamento profondo, rapido e sconcertante, aggravato a causa della cultura secolarizzante che oscura i contenuti e le motivazioni della fede, della carità e della speranza. Influenzata a livello incoscio da una cultura atea, vive Teresa di Lisieux la sua n. della fede con la sensazione della irrealtà di tutto questo mondo religioso che ha riempito la sua vita. Ella vive, in maniera intensa e personalizzata, la " n. collettiva " di tanti contemporanei.15 Recentemente si è esteso l'uso del simbolo n. a situazioni sociali o culturali, cambi radicali ed enigmatici che interessano l'umanità: la n. della guerra senza senso, della ribellione, della liberazione, del progresso tecnico che defrauda, dell'emigrazione di massa, dello stress infruttuoso e dell'impotenza dinanzi al male.16 In questo impiego c'è da evitare il pericolo di una " democratizzazione " della n., riducendola a semplice sofferenza o frustrazione, soffrendola con rabbia o con rassegnazione, come semplice disgrazia, senza profondità religiosa, impegno di conversione, né senso di trascendenza. D'altra parte, questa applicazione spontanea e suggestiva può essere illuminante ed anche piena di speranza per tante persone che cercano Dio nella fede personalizzata o con immagini di trascendenza in situazioni di vita "che non si possono spiegare".

Note: 1 A. Huerga, Il lungo cammino della notte. Le purificazioni mistiche, in La Mistica II, 219-251; 2 J. Hausherr, Les Orientaux connaissent-ils les " nuits " de saint Jean de la Croix?, in OCP 12 (1946), 5-46. Gli orientali conoscono e praticano tanto la dottrina come la pratica e l'esperienza spirituale; 3 Notte oscura II, 3,3; 4 Ibid. II, 7,7; 5 Cf Ibid. II, 9. La malinconia, la depressione e altre anomalie psichiche possono accompagnare la notte spirituale, senza invalidarla. Cf P. Laigne-Lavastine, Concomitance des états pathologiques et des "trois signes", in ÉtCarm 22 (1937)2, 154-162, con altri studi simili nello stesso volume; 6 Notte oscura, II, 5,1; 7 Fiamma viva d'amore 2, 28; 8 Notte oscura, II, 21,5; 9 Ibid. II, 3,1; 10 E. Underhill presenta alcune delle descrizioni più intense nel suo famoso libro Mysticism, II parte, c. 9., New York 1974. Alcune esperienze più recenti si trovano in Bruno de J.M., Témoignages de l'expérience mystique nocturne, in ÉtCarm 22 (1937)2, 237-301; 11 Notte oscura II, 5,6; 12 Cf Salita del Monte Carmelo II, 7; 13 E. Ott, Die dunkle Nacht der Seele. Depression? Untersuchungen zur geistlichen Dimension der Schwermut, Elztal-Dallau 1981. Ha studiato Giobbe, Maria dell'Incarnazione, Martin Lutero, Marie Noël in Dios malo, Reinhold Schneider in contatto con il gemito della creazione, Simone Weil, Teresa di Lisieux la piccola via attraverso la notte, ecc.; 14 Cf F. Ruiz Salvador, San Giovanni della Croce. Gli scritti, il sistema, il santo, Roma 1973, 692-697: testi di J. Maritain, K. Rahner, D. Dubarle, ecc.; 15 Alcune caratteristiche generali della notte oscura nell'esperienza contemporanea si ritrovano in A.M. Bernard, Actualité de Saint Jean de la Croix, in Aa.Vv., Actualíté de Jean de la Croix, Bruges 1970, 111-127; 16 Cf S.L. Payne in The Philosopher and the Mystic, Michigan 1982, 14, rileva l'uso del simbolo " notte oscura " nella recente cultura nordamericana, che viene applicato alla guerra, alla resistenza, agli astronauti, ecc.

Bibl. M. Dupuy, s.v., in DSAM XI, 519-525; K.J. Egan, s.v., in Aa.Vv., New Dictionary of Christian Spirituality, Minnesota 1993, 247-248; Emeterio del S.C., La noche pasiva del espíritu de s. Juan de la Cruz, Vitoria 1959; R. Garrigou-Lagrange, Nuit de l'ésprit réparatrice en saint Paul de la Croix, in ÉtCarm 23 (1938)2, 287-293; A. Huerga, Il lungo cammino nella notte, in La Mistica II, 219-251; Louis de la Trinité, L'obscure nuit du feu d'amour, in ÉtCarm 23 (1938)2, 7-32; J. Peters, Dark Nights as a Way to Authentic Life, in Carm 22 (1975), 331-351; A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, Roma 19656, 522-527; E. Salmann, Trockenheit, in WMy, 502-503; F. Wessely, Johannes vom Kreuz: die dunkle Nacht, in JMT 13-14 (1967-68), 63-85.



Autore: F. Ruiz Salvador
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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