Nicola da Cusa


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I. Vita e opere. N., in ted. Nikolaus Chrypffs o Krebs von Cues, nasce a Cues, Treviri, nel 1400 o 1401. Frequenta le Università di Heidelberg (1416), di Padova (1417-1423) e di Colonia (1425), ove studia diritto, filosofia e teologia. Nel 1430 viene ordinato sacerdote. Partecipa al Concilio di Basilea sostenendo la causa della supremazia del concilio sul Papa, ma in seguito, preoccupato per l'unità della Chiesa, difende i diritti del Papa. Nel 1437 è in missione a Costantinopoli ove contribuisce alla provvisoria riunificazione della Chiesa greca con quella romana. Conduce, poi, una valida azione presso i principi tedeschi in favore di Eugenio IV ( 1447) e contro l'antipapa Felice V ( 1451). Per i suoi meriti, nel 1448, viene creato cardinale. Niccolò V ( 1455) lo invia nella diocesi di Bressanone, ma qui N. entra in conflitto con il conte del Tirolo perciò il papa Pio II ( 1464) lo richiama a Roma come vicario generale e governatore della città (1459). Muore a Todi (PG) nel 1464, mentre è in viaggio verso Ancona per raggiungere il papa Piccolomini che lì tenta di organizzare la crociata per la riconquista di Costantinopoli.

N. fu tra i grandi ecclesiastici del suo tempo forse il più dolorosamente consapevole dei mali della Chiesa. Lottò contro le forme più aberranti del culto delle immagini e contro la corruzione del clero.

Fu filosofo (erede dell'occamismo) e fisico. Il mondo, "Dio contratto", è infinito come Dio. In questa prospettiva, N. anticipa la nuova cosmologia: la terra non è il centro dell'universo; è presumibile che esistano altri mondi abitati - ogni moto è relativo a un sistema di riferimento.

Tra le sue numerosissime opere ricordiamo solo quelle più esplicitamente di ordine spirituale: De docta ignorantia (1440); la trilogia apparsa tra il 1444-1445: De Deo abscondito, De quaerendo Deum e De filiatione Dei; De visione Dei (1453); De Non Aliud (1461-1462); De apice theoriae (1464).

II. Dottrina mistica. N. s'inserisce nella tradizione neoplatonica, cristianizzata da Dionigi Areopagita e rifiuta la separazione tra teologia e mistica. Si aggancia alla tradizione dei mistici renani, soprattutto di Eckhart, ma si allontana da loro seguendo la tendenza antispeculativa, defininendo la contemplazione nel suo carattere affettivo. L'uomo non può raggiungere la visione di Dio in questo mondo: nel De docta ignorantia afferma che la più grande sapienza dell'uomo consiste nel prendere coscienza della propria incapacità a cogliere il senso pieno della realtà. Tale incapacità deriva dall'insormontabile distanza che separa il particolare dall'assoluto. Egli segue il concetto di assoluto già espresso da Proclo ( 485) ed Eriugena, come quello del Non-aliud, che è l'unica definizione possibile per il Deus absconditus. Dio è l'infinito assoluto e l'unico che contiene tutto ciò che è e nel quale tutti gli opposti coesistono in un'unità incomprensibile al nostro intelletto (coincidentia oppositorum), perché Dio è per noi assolutamente inconoscibile. Secondo N., l'uomo non può accostarsi a Dio per via di concetti, ma può farlo grazie all'intuizione, arrivando al grado di intuizione mistica, che sola può porre fine alla dotta ignoranza. La conoscenza di Dio è, infatti, frutto solo di illuminazione e di grazia perché " come da Dio dipende l'essere, così ancora da Dio dipende l'essere conosciuto " (De quaerendo Deum, II, 36). Ma, " Dio vuole essere cercato e a quanti lo cercano vuole anche fare dono di quel lume senza il quale è impossibile intraprendere la ricerca. Dio vuole essere cercato ed afferrato, perché vuole apparire a coloro che lo cercano e manifestare se stesso " (Ibid., III, 39). Nessun'opera può garantire all'uomo di raggiungere Dio, ma solo l'amore per lui e per il prossimo.

Bibl. Opere: Opere religiose, a cura di P. Gaia, Torino 1971; La dotta ignoranza, a cura di G. Santinello, Milano 1988; Il Dio nascosto, a cura di L. Mannarino, Bari 1995. Studi: G. von Bredow, Lernen des Nichtwissens: Erfahrung unbegreiflicher Wahrheit, in Geist und Leben, 62 (1989), 165-175; M. de Gandillac, s.v., in DSAM XI, 262-270; J. Hopkins, Nicholas of Cusa's Dialectical Mysticism, Minneapolis 1985; K. Jaspers, Nikolaus von Kues, Münster 1987; G. Morra, Cusano: un'antropologia cristocentrica, in Ethica, 5 (1966), 53-65; E. Vansteenberghe, Autour de la docte ignorance, Münster 1915; V. Zühlsdorff, s.v., in WMy, 381-383.



Autore: M.R. Del Genio
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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