Musica


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Premessa. Di sua natura la m. ha carattere meditativo. Affonda le sue radici nei misteri inesprimibili di Dio. " Come rivelazione suprema è al di là di ogni sapienza e filosofia " (L. van Beethoven). E " l'arte suprema che ci salva " (R. Wagner), inizia quando tace la parola, commuove cuore e sentimenti, " spinge l'anima a inabissarsi nel mondo interiore e a sperimentare la presenza di Dio " (C.W. Gluck). Creando l'atmosfera di distensione, di quiete, accompagna la preghiera meditativa: l'uomo, afferrato dalle melodie, fa tacere l'attività intellettuale, si apre all'ascolto contemplativo e alla comunicazione di Dio.

I. Il canto religioso, usato nell'AT e nell'antichità cristiana per la lode di Dio (salmi), ad imitazione dei cori degli angeli (liturgie bizantine), è il mezzo per partecipare alla liturgia, elevandosi verso Dio " con giubilo ", cantando " il cantico nuovo " (s. Agostino).

La voce umana, attraverso modulazioni e ritmi, raggiunge uno stato di quiete, in cui l'anima, passando dalle sillabe alla bellezza delle armonie, sperimenta pace, gioia, immersione nel mondo divino. Sia il canto gregoriano (per esempio, l'esperienza di S. Weil) sia il canto polifonico (per esempio, la plurivocalità stupendamente articolata in Palestrina o in J.S. Bach), sono portatori della Parola di Dio, luminose espressioni del sentire umano, trasfigurato ed esaltato nella beatitudine del sentimento religioso.

II. La musica strumentale, usata già nell'AT nella liturgia per accompagnare il coro (dei leviti), crea l'ambientazione caratteristica dei vari momenti e tempi liturgici (gioia, lutto, riflessione meditativa); esprime pensieri di devozione (mariana), d'introduzione (laudativa) e di conclusione (laudativa) delle celebrazioni liturgiche, oppure diffonde armonie soavi durante i silenzi della meditazione sostenendo i colloqui con Dio. Come m. d'organo - lo strumento tradizionale della Chiesa -, come m. d'orchestra, come m. di strumenti a corda (arpa, violino) o a fiato (flauti), essa può elevare l'ascoltatore al di sopra di ogni concetto umano, conducendolo fino allo stato di estasi. Specialmente l'organo, per le sue capacità d'interpretare l'empito della fede e delle certezze cristiane, di commuovere al pianto e di innalzare alle realtà celesti è ancora oggi lo strumento " degno di sposarsi ai riti liturgici " (Pio XI).

III. Musica ed estasi. L'ascolto di musiche celesti è attestato dai mistici. Ildegarda di Bingen coglie interiormente melodie celesti, mettendole poi per iscritto. Riccardo Rolle ascolta i cori degli angeli nell'" incendio d'amore ", con immensa dolcezza. L'estasi è spesso accompagnata da m. celeste (dossologia, canto nuovo) (E. Susone, G. di Steinfeld). Nei grandi musicisti non sono, quindi, da escludere forme di ascolto estatico di melodie che rivelano come la m. sia uno dei veicoli privilegiati per realizzare l'unione con Dio nel suo duplice percorso di andata e ritorno verso e da realtà celesti.

Bibl. W. Apel, The Gregorian Chant, Bloomington 1958; G. Balan, Der meditative Umgang mit der Musik, in Meditation, 8 (1982), 24-26; 62-64; 96-98; W. Heller, s.v., in WMy, 366-367; J. Pelikan, Bach teologo, Casale Monferrato (AL) 1994; G. Ravasi, Il canto della rana. Musica e teologia nella Bibbia, Casale Monferrato (AL) 1990; A.D. Sertillanges, Preghiera e musica, Milano 1954; R.H. Wallau, Die Musik in ihrer Gottesbeziehung, Gütersloh 1948.




Autore: Giovanna della Croce
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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