Monachesimo


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Premessa. Movimento spirituale che sorge in diverse religioni e che, manifestandosi in forme diverse, presenta però elementi comuni finalizzati alla ricerca di una realtà che trascenda la vita presente. Mediante l'ascesi e la preghiera esso aspira a raggiungere l'esperienza del soprannaturale e la contemplazione. I tre grandi movimenti monastici sono quello cristiano, quello induista e quello buddista.

I. L'origine del m. cristiano risale ai primi convertiti, uomini e donne, che nelle città vivevano radicalmente la loro fede alla ricerca di un' unione intima ed esclusiva con Cristo. L'ideale di piacere soltanto a Dio e di anticipare sulla terra quella vita trascendente in cui Dio sarà tutto in tutti condusse più tardi numerosi cristiani in luoghi inabitati per vivere intensamente la proposta radicale del Vangelo. Nel sec. III c'erano anacoreti in Siria, in Palestina, in Mesopotamia e soprattutto in Egitto. Due grandi figure orientano il m. del sec. IV Antonio, chiamato padre degli anacoreti, maestro di quanti cercano l'esperienza di Dio nella solitudine, e Pacomio, considerato padre dei cenobiti, primo legislatore della vita monastica comunitaria. Gli anacoreti dell'Egitto intendono raggiungere, con forme di ascesi estreme e generose, quella quiete delle passioni (apatheia) che favorisce l'esperienza di Dio e la familiarità con lui e permette di dedicarsi alla preghiera del cuore (esicasmo), cioè alla preghiera senza parole. Infatti, il loro ideale monastico è la contemplazione. La preghiera non è soltanto la ripetizione di formule orali o di pensieri su un tema scelto (è allora meditazione), ma si innalza fino alla visione delle verità celesti: è contemplazione. Antonio insegna che la preghiera non è perfetta finché il monaco ha ancora coscienza di sé e sa di pregare. Atanasio descrive l'esperienza mistica degli anacoreti con queste parole: " Quando lo spirito umano si è staccato dalle cose corporali e, non essendo più attratto dal di fuori, non riceve sollecitazioni; quando si trova tutto in alto, raccolto in se stesso, come alla sua origine, allora, passando attraverso tutto ciò che è sensibile e umano, s'innalza fino alla cima e, vedendo il Verbo, in lui vede anche il Padre ". Cassiano, formato alla scuola del m. d'Oriente, indicando come fine per il monaco la purezza di cuore, si riferisce all'immutabile proposito di aderire sempre a Dio. La contemplazione (gnosis o theoria) è, in fondo, conoscenza esperienziale del trascendente, dell'unico necessario che sorpassa i meriti degli spiriti virtuosi. E un'illuminazione dello Spirito Santo che permette di conoscere Dio per connaturalità e fa scattare l'intuizione della sua presenza e del contatto con lui. Il monaco, giunto all'intimità con Dio, conduce una vita mistica nel senso generale del termine.

Nel suo esordio il m. orientale, con la sua giovanile generosità, manifestò alcune tendenze inquietanti nonché forme ascetiche eccessive. Diventò, però, una grande lezione per il m. occidentale che, fin dall'inizio, fu in grado di imitarne i modelli, ma nel contempo di riconoscerne e correggerne gli errori. Anche se nel 360 Martino di Tours ( 397) fondò a Ligugé il primo monastero occidentale, i due personaggi che hanno segnato in modo decisivo i monaci di Occidente sono Giovanni Cassiano e Benedetto da Norcia. Il primo fondò, nel sec. V, un monastero a Marsiglia, dopo aver visitato famosi monaci della Palestina e dell'Egitto e aver assimilato il loro insegnamento e la loro esperienza. Cassiano propose la vita cenobitica come una palestra dove si praticano le virtù: veglie, digiuni, povertà, lavoro, lettura e meditazione dei libri sacri, canto dei salmi, preghiera assidua. Si rinuncia al mondo e a se stessi per rivestirsi delle virtù del Maestro e Signore Gesù: povertà, obbedienza, umiltà, pazienza e soprattutto discrezione. Con il buon uso di questi mezzi si raggiunge la perfezione cenobitica che consiste nella purezza del cuore o carità perfetta. Raggiunta la carità, la purità del cuore e l'umiltà, il monaco comincia a gustare la contemplazione che per l'anacoreta diventa contemplazione continua. Non si tratta di estasi perpetua. Il termine contemplatio traduce i termini greci gnosi (conoscenza) e theoria (visione; contemplazione). E il premio che Dio dona a chi si è liberato dai vizi a prezzo di molto studio e molta fatica. La contemplazione è anche la penetrazione del senso spirituale più nascosto e dolce della Sacra Scrittura, cioè la percezione di Dio presente nella sua Parola. Con la sua Regola, capolavoro di equilibrio e di chiarezza, Benedetto da Norcia rappresenta il punto di confluenza delle maggiori e migliori tradizioni monastiche antiche orientali e occidentali. La mistica benedettina si muove in una visione più serena della vita, meno condizionata dal tema biblico del deserto e meno dipendente dall'ideale del martirio, caro ai primi monaci d'Oriente. Ne conserva i valori di fondo, ma prende molto sul serio l'esigenza ardua e profonda della vita cristiana vissuta radicalmente in comunità. Il monaco, secondo s. Benedetto, cerca Dio con tutte le sue forze. Tende a vivere in intima unione con Cristo, ma lo deve trovare nelle peculiarità normali della sua vita: opus Dei (la preghiera liturgica), lectio, obbedienza, ascesi equilibrata, lavoro e convivenza comunitaria. La mistica benedettina non è un fenomeno straordinario, legato ad una strategia di mortificazioni insolite. E una lettura trascendente che il monaco fa del suo vivere normale, che si esprime nella percezione soprannaturale del tempo, degli eventi, delle persone e anche della realtà, misera o grande che sia, della propria persona. La mistica benedettina è, in fondo, un'esperienza cristocentrica della vita, legata a quello stato di preghiera che implica stabilità, controllo, tranquillità. Una preghiera esistenziale che tende a finalizzare alla contemplazione, alla carità perfetta. Questa mistica semplice e profonda, più esigente di quanto possa sembrare, è in consonanza con tutta la tradizione monastica da s. Pacomio a dom Guéranger e perdura nonostante tutte le varianti di stile, tutte le riforme e le molte interpretazioni che il monachesimo ha subito in quasi due millenni di storia. Questa mistica ha permesso che non ci fosse attività religiosa, sociale o culturale - dall'agricoltura, alla scienza, all'arte - da cui i monaci benedettini rimanessero estranei. Abbandonando se stessi per seguire Cristo, lo trovano e vivono nella sua intimità, sperimentano la sua forza e la sua presenza in ogni situazione. Scegliendo di vivere a distanza dal mondo, osservando un'ascesi esigente ed equilibrata, rimanendo nella solitudine interiore, vivendo con distacco ogni incombenza terrena, i benedettini sono stati sempre disposti a servire la società in tutte quelle missioni che non si opponevano al loro ideale di vita. Radicati nella propria comunità monastica, vivono e servono all'interno della Chiesa alla continua ricerca dell'intimità con Dio, anticipando e gustando, nel presente ancora per fede, la realtà della pienezza escatologica.

III. La mistica del m. evoca sempre un rapporto, implicito o esplicito, con la più alta riflessione filosofica. Lo mostra lo stesso vocabolario - theoria, gnosis - che i padri del m. hanno mutuato dai filosofi per esprimere un altro tipo di contemplazione, quella teologica. Ad ogni modo, metafisica e mistica sono due termini che, ieri e oggi, non si possono separare. La mente umana è l'ambito in cui la ricerca, cosciente o incosciente, sul significato ultimo delle cose si apre a quella intuizione del contatto con il trascendente che per i credenti, illuminati dallo Spirito, diventa dono della presenza di Dio e della comunione con lui. Dal momento che la mistica dei monaci tocca le radici più profonde dell'essere umano, rimane sempre attuale il pensiero di s. Basilio che considerava i valori del m. validi per tutti i cristiani. Autori più moderni vedono nel m. un umanesimo integrale e sostengono che " scoprirsi monaco " è un'esperienza di ogni singola persona umana. L'ideale mistico della vita monastica, che non conosce distinzione tra uomini e donne, supera le differenze tra le diverse confessioni cristiane, si trova radicato nella tradizione delle chiese orientali ed è, inoltre, una base di dialogo fecondo con le forme di vita " monastica " di altre religioni.

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Autore: P. Tragan
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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