Modelli spirituali


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I. Funzione dei " modelli " nella vita spirituale. Sembra utile, preliminarmente, spendere una parola sul ruolo che assume il " modello " in ordine alla vita del cristiano e del suo impegno primario che è quello di coltivare questa vita fino alla sua pienezza, cioè alla santità che, com'è noto, consiste essenzialmente nella " perfezione della carità " (Cf LG 39; 40b; 42a,e; CCC 2013; 2545). Pare accertato che il ricorso all'uso di modelli costituisca un tratto che accomuna, oggi, tutte le scienze: quelle della natura come quelle dell'uomo ivi compresa la teologia, vale a dire la scienza della fede.1 Quest'ultima, in verità, ha sempre valorizzato, lungo il corso dei secoli, l'uso dei modelli per esprimere ed approfondire il mistero cristiano. In particolare, la cosiddetta " teologia spirituale " che, difatti, si caratterizza per l'approfondimento non tanto del dato oggettivo di fede quanto piuttosto del come la fede oggettiva è stata accolta, vissuta, esperimentata dal credente adulto nella fede cioè dal santo.2

L'utilità così come la forza attrattiva e persuasiva di questa " teologia spirituale per modelli " è, dunque, un dato documentato dalla tradizione cattolica 3 ed altresì un bisogno molto sentito nella nostra epoca. Paolo VI lo ha icasticamente espresso con una lapidaria sentenza: " L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni ".4 E proprio del testimone infatti - vale a dire di colui che " evangelizza " mediante la pratica di una vita autenticamente cristiana cioè santa (cf EN 41) - agire sugli altri per via d'esempio che attrae e sospinge all'imitazione. Che non va intesa nel senso di " copia " o di imitazione materiale. Su questo importante punto dottrinale ha insistito molto il magistero spirituale di Pio XI, il quale, preoccupato di aiutare i fedeli ad evitare l'" oscura e brutta confusione " tra " imitare " e " copiare ",5 si è avvalso sovente di un paragone letterario: Dante ( 1321) che esplicitamente afferma di essersi prefisso di imitare Virgilio ( 19 a.C.). Non certo nel senso di pedissequo adeguamento, come dimostra la possente originalità della sua opera, ma in quanto " egli ha cercato di sentire gli oggetti suoi con quella corrispondenza ed esattezza di sentimenti che Virgilio portava ai suoi temi ".6 Imitare, dunque, potrebbe intendersi come l'equivalente di " ispirarsi a ", quindi, in concreto, " prendere ispirazioni da quanto i santi hanno fatto " per vedere come possiamo, nella nostra specifica condizione di vita, tendere realmente e tenacemente alla perfezione.7

Vi è, difatti, in tutti i santi - insegna Pio XI - anche nei più eccelsi e straordinari, un qualcosa di imitabile che, indistintamente per tutti i cristiani, riveste un'importanza decisiva. Si tratta della determinata volontà di tendere senza stanchezze alla santità. Questo sforzo verso la perfezione è appunto ciò che è possibile sempre e a tutti imitare e perciò, come sottolinea il Papa, impegno " indispensabile ".8

II. Il modello mistico. 1. Esattamente in questo contesto di santità, intesa come tensione o progresso nella perfezione della carità, il CCC inserisce il breve ma chiaro paragrafo sulla vita mistica.9 Questa trae il suo nome dal rapporto di partecipazione - specie sacramentale - al " mistero di Cristo ", quindi di un Dio uno e trino. Vale a dire dalla " unione sempre più intima con Cristo ", che conosce vari gradi di intimità fino all'unione piena e totale.10 Si tratta di una " totale " presa di possesso da parte dello Spirito Santo che, essendo essenzialmente " Spirito di unione ", non solo " continuamente rinnova " la Chiesa - quindi ogni anima docile alla sua azione - ma " la conduce alla perfetta unione col suo Sposo " (LG 4; cf 13a; 40a).

2. Di questa vivificante ed unificante presenza ed azione interiore dello Spirito Santo, l'anima ha sempre una qualche " esperienza ", la quale, peraltro, è all'origine di una conoscenza più intima e profonda del mistero di " Cristo in noi, speranza della gloria " (cf Col 1,27). Anzi, dal punto di vista teologico, il mistico si caratterizza propriamente per il dono specifico di una " esperienza infusa ". Vale a dire di una mozione speciale infusa nell'anima dallo Spirito Santo mediante la quale la volontà viene intimamente unita a Dio e l'intelletto illuminato e reso capace di percepirne l'ineffabile presenza.11

3. Ebbene, la vita mistica, perfino quando è corredata di " grazie speciali o segni straordinari ", assurge a preziosa e preclara manifestazione del " dono gratuito fatto a tutti ". Vale a dire che " Dio ci chiama tutti a questa intima unione con lui " (CCC 2014). Cosicché il mistico, con la sua vita tutta concentrata su Dio e protesa alla piena comunione d'amore con lui, s'impone sempre e soprattutto come qualificato " modello " di una retta comprensione e di una piena attuazione del dono della vocazione alla vita o della vita come vocazione. L'esistenza dell'uomo, infatti, può dirsi " riuscita " nella misura in cui risponde fedelmente al fine cui è chiamata. Ed è un dato di fede che Dio chiama non tanto alla pura e semplice esistenza ma, tramite questa, alla comunione d'amore con Dio uno e trino. Questa è difatti - come ama esprimersi il Vaticano II - la vocazione " integrale " dell'uomo: " La ragione più alta della dignità dell'uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio ".12 Aggiungiamo che insieme il mistico è " modello " di autentico amore cristiano del prossimo. Dal momento che, essenzialmente, esso consiste nell'aiutare i fratelli a conoscere Dio e ad amarlo come il Bene supremo.13

4. Per giungere all'intima unione con Dio, quindi ad una sperimentale conoscenza di lui - e, conseguentemente, di sé - il mistico privilegia, tra tutti, due mezzi la preghiera e il distacco, specie da sé, che si concretizza nell'umiltà.

Proprio perché il mistico fa continua personale esperienza della vera natura di questi due mezzi, li propone - con la parola ma ancor di più con la vita - non solo come un impegno ma altresì come un dono. Può bastare qui il ricorso all'autorevole ed esemplare magistero della beata Angela da Foligno. " La preghiera non è che la manifestazione di Dio e nostra. In questa duplice manifestazione, di Dio e nostra, sta la vera e perfetta umiltà. Lo stato di umiltà si raggiunge quando l'anima riesce a vedere Dio e se stessa: allora si trova nella più perfetta umiltà; e per questa umiltà la grazia di Dio può scavare abissi e sovrabbondare sempre più nell'anima. Quanto più la grazia di Dio inabissa l'anima nell'umiltà, tanto più nell'anima aumenta la grazia di Dio. E quanto più aumenta la grazia di Dio, tanto più l'anima è capace di sprofondarsi negli abissi dell'umiltà e riposarvi... Pervenire alla manifestazione di Dio e nostra: non conosco cosa più grande. Ma questa grandezza... non appartiene che ai figli legittimi di Dio che possiedono il vero spirito di orazione ".14

5. L'abituale ed intelligente contatto con i mistici aiuterà, dunque, il cristiano di oggi non solo a convincersi della grandezza e bellezza della sua vocazione mistica, cioè dell'intimità sponsale con Dio uno e trino ma altresì a tendervi con gioia e perseveranza, perché la vita mistica - rettamente intesa - è " meno rara forse, di quanto si potrebbe credere ". Lo affermava Paolo VI nell'udienza generale del 9 settembre 1970. Si tratta infatti dell'azione dello Spirito Santo (quindi di un " dono " o di un " carisma ") mediante la quale egli " effonde nel cuore un'attrattiva inconfondibile verso l'essere vivente e presente di Dio ". Quando il cristiano - assicurava lo stesso Pontefice nell'udienza del 10 gennaio 1968 - vive in maniera veramente " fedele " alla sua vocazione, allora lo Spirito Santo " gli fa sperimentare " quanto " crede " e quanto " vive ".15

Note: 1 " Le varie discipline del sapere, nonostante le loro necessarie differenze, hanno un tratto comune: fanno uso di modelli. Tutte: le scienze dell'uomo come le scienze della natura. Anche la teologia - quel sapere particolare che si fonda sulla rivelazione - fa uso di modelli ". S. Spinsanti, Modelli spirituali, in NDS, 1001; si leggerà con profitto l'intero studio (pp. 1001-1030) e, per questo specifico aspetto, in particolare l'intero paragrafo I: " Funzione del modello nel progetto spirituale del cristiano " (pp. 1001-1012); 2 Si veda, ad esempio, G. Moioli, Teologia spirituale, in NDS, 1597-1609; 3 Sempre utile, al riguardo, la lettura di: F. Olgiati, La teologia vissuta e la spiritualità dei santi, in Aa.Vv., Teologia e spiritualità, Milano 1952, 87-119; 4 Discorso ai membri del " Consilium de Laicis " (2 ottobre 1974). In: AAS 66 (1974), 568. Ripreso nella " Esortazione apostolica sull'evangelizzazione nel mondo contemporaneo " (Evangelii nuntiandi) dell'8 dicembre 1975, al n. 41; 5 Si legga, ad esempio, il discorso del 7 dicembre 1932: " Per l'inaugurazione del nuovo ingresso ai Musei Vaticani ", in Discorsi di Pio XI, a cura di D. Bertetto, II, Torino 1960, 774. Cf pp. 358-859; 368-69; 355; 375; 1001-1002; 6 Si veda il discorso del 12 novembre 1933: in occasione della lettura del " Tuto " per la canonizzazione della Beata Luisa de Marillac, in Discorsi di Pio XI, II, 1002. Cf pp. 773-874; III, 153; I, 402; 7 Si veda, ad esempio, nei Discorsi di Pio XI, III, 153; II, 374; 368-869; 8 " Imitare non vuol dire copiare ma tendere a quello che è nobile e grande con il desiderio, con lo sforzo, con il conato di realizzare in noi la perfezione. Gli eroi che oggi esaltiamo hanno aggiunto al conato il completo successo, ma il conato stesso è a tutti possibile quindi indispensabile ". Discorso del 5 giugno 1930: in occasione della lettura del " Tuto " per la beatificazione di Corrado da Parzham, in Discorsi di Pio XI, II, 355; 9 " Il processo spirituale tende all'unione sempre più intima con Cristo. Questa unione si chiama "mistica", perché partecipa al mistero di Cristo mediante i sacramenti - "i santi misteri" - e, in lui, al mistero della Santissima Trinità. Dio ci chiama tutti a questa intima unione con lui, anche se soltanto ad alcuni sono concesse grazie speciali o segni straordinari di questa vita mistica, allo scopo di rendere manifesto il dono gratuito fatto a tutti ", CCC 2014. 10 S. Giovanni della Croce la definisce: " Una trasformazione totale dell'Amato, nella quale ambedue le parti si consegnano a vicenda, trasferendo l'una l'intero possesso di sé all'altra, con una certa consumazione di unione e di amore ". Cantico spirituale B, strofa 22,3; 11 Si veda, ad esempio, E. Ancilli, Introduzione a: H. de Lubac, Mistica e mistero cristiano, Milano 1979, XVIII; cf Id., La mistica. Ambito di esperienza e di ricerca, in Aa.Vv., Vita cristiana ed esperienza mistica, Roma 1982, 19-32. In particolare, pp. 24-25. Come visione sintetica suggeriamo: G. Moioli, Mistica cristiana, in NDS, 985-1001; 12 GS 19. Cf 11a; 41a; 57a; 61a; 63a; AG 8. Per un'adeguata ed accessibile documentazione biblica, patristica, storica e teologica di questo punto fondamentale, rimandiamo il lettore interessato al solido volume di R. Moretti, In comunione con la Trinità. Alle sorgenti della vita cristiana, Casale Monferrato (AL) 1979, 159; 13 Illustra bene questa verità L. Bouyer in, Introduzione alla vita spirituale, Torino 1965, 347-351. Si veda anche C. Tresmontant, La mistica cristiana e il futuro dell'uomo, Casale Monferrato (AL) 1988, 191-196; 14 Angela da Foligno, L'esperienza di Dio Amore. Il " libro ". Trad., int. e note di S. Aliquò, Roma 1973, 201. Cf pp. 198-200; 222-228; 15 S. Rinaudo, La nuova Pentecoste della Chiesa. Ciò che hanno detto il Concilio Vaticano II e Paolo VI sullo Spirito Santo, Leumann (TO) 1979, 416-17; 324.

Bibl. Aa.Vv., Mystique, in DSAM X, 1889-1984; Aa.Vv., Vita cristiana ed esperienza mistica, Roma 1982, 415; Aa.Vv., Modelli di santità, in Con 15 (1979) 9, tutto il numero; Ch.-A. Bernard, Teologia spirituale, Cinisello Balsamo (MI) 1982, 492-524; L. Bouyer, La vita mistica, in Id., Introduzione alla vita spirituale, Torino 1965, 337-368; L. Crippa, Il cristiano nella Chiesa. Per un accostamento storico-dottrinale a Pio XI maestro di vita cristiana, Milano 1976; R. Garrigou-Lagrange, La lettura spirituale della scrittura, delle opere e della vita dei santi, in Id., Le tre età della vita interiore, I, Roma 1984, 307-317; I. Gobry, L'esperienza mistica, Catania 1965, 179; H. de Lubac, Mistica e mistero cristiano, Milano 1979, 304; G. Moioli, Mistica cristiana, in NDS, 985-1001. Con ottima bibliografia sistematica alle pp. 1000-1001; C. Molari, Modelli, in B. Secondin - T. Goffi (edd.), Corso di spiritualità. Esperienza - Sistematica - Proiezioni, Brescia 1989, 5111-5118; F.T. Olgiati, Modello evangelico, in NDM, 956-962; S. Spinsanti, s.v., in NDS, 1001-1030; C. Tresmontant, La mistica cristiana e il futuro dell'uomo, Casale Monferrato (AL) 1988, 221; K. Vaaijman, Cambiamenti nell'impostazione dei trattati di spiritualità, in Ch.-A. Bernard (cura di), La spiritualità come Teologia, Cinisello Balsamo (MI) 1993, 311-335; C. Vagaggini, Teologia, in NDT, 1597-1711.




Autore: L. Crippa
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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