Mistica nella rivelazione biblica


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Premessa. Parlare della mistica nella rivelazione biblica esige, prima di tutto, una chiarificazione del senso che ha questa parola, sconosciuta nella Scrittura e introdotta nella letteratura cristiana dal platonismo della scuola di Alessandria.

Nel cristianesimo non è una dottrina. E l'esperienza di una vita nuova comunicata dallo Spirito del Padre e del Figlio. Nell'itinerario spirituale dell'essere umano, si va dando, in forma crescente, il dono di un'esperienza di Dio più immediata, semplice e soggiogante; esperienza gratuita che lo rivela come nucleo e senso della realtà e come qualcuno che offre il dono di una comunione interpersonale con lui. La mistica è questa tappa del cammino spirituale in cui Dio invade la persona, la tocca nella profondità del suo essere e la trasforma. Questa iniziativa di Dio, accettata con riconoscente ricettività, non implica una evasione dalla propria responsabilità nel compimento della propria missione. Al contrario, conduce a una donazione generosa e disinteressata al servizio degli altri.

Vista così, la mistica, come esperienza " passiva " e totalizzante di Dio, che si rivela all'essere umano e lo interpella, si ritrova nelle pagine della Bibbia, specialmente nel NT. Qui si parla, soprattutto negli scritti giovannei e paolini, della " conoscenza " di Dio come esperienza di trasformazione dell'essere umano e di comunione con il Padre e con suo Figlio Gesù Cristo mediante il dono dello Spirito. Non si tratta di una passività che significa inerzia o inattività. Al contrario, l'essere umano, mosso dallo Spirito, s'impegna nell'azione e conosce più profondamente il mistero divino. E in questa direzione che possiamo affermare che l'esperienza mistica è una realtà che appare nella Scrittura, anche se non descritta con la terminologia teologica posteriore. Pretenderlo sarebbe cadere in un anacronismo.

I. La mistica nell'AT. L'AT descrive profonde esperienze di Dio che, analizzate, rivelano aspetti della vita religiosa che, più avanti, furono qualificati come " mistici ". In modo speciale tali aspetti si fanno presenti nella vita dei profeti e nell'esperienza di preghiera, consegnata particolarmente nel libro dei Salmi.

L'esperienza di Dio, nelle pagine dell'AT, conduce a una conoscenza che introduce in una corrente di vita e di luce, che proviene da Dio e che torna a condurre a lui, attraverso i sentieri oscuri della fede.

In questa conoscenza di Dio, l'iniziativa parte da lui. Prima di conoscere Dio, si è da lui conosciuti. JHWH conosce il suo popolo (cf Am 3,2); conosce i suoi profeti prima della loro nascita (cf Ger 1,5). Per crescere in tale conoscenza, che richiede un impegno di vita in accordo con il piano di Dio, egli dà un cuore nuovo e uno Spirito nuovo (cf Ger 31,31-34; Ez 36,25-27).

a. La mistica dei profeti. Nella vita dei profeti dell'AT appare, sotto varie forme, ciò che potremmo qualificare come la loro " esperienza mistica ". C'è un'irruzione di Dio nella loro vita.

L'elezione dei profeti viene descritta a partire da una esperienza dell'irruzione della Parola di Dio e della sua forza che li spinge ad agire. Si tratta di un incontro profondo con il Signore (cf Am 7,14-15; Is 6,1-13; 40,6-11; Ger 1,4-8; Ez 1-3), dal momento che la sua Parola non è altro che lui stesso presente nella storia che guida dal di dentro.

I profeti vivono la realtà della loro esperienza " mistica " anche come " visione ": visione della gloria di JHWH (cf Ez 1,28); visione come esperienza di una presenza speciale di JHWH (cf Is 6,1-13), che cambiò il corso della vita del profeta (cf Is 6,1; Ez 1,1; Am 7,14-15). Per questo motivo, si ha una reazione di sconcerto e si ha coscienza della propria incapacità per rispondere alle implicazioni di tale esperienza (cf Is 6,5; Ger 1,6). D'altra parte, l'esperienza mistica dei profeti ha una forza irresistibile: li seduce, li possiede, li domina (cf Am 3,9; Ger 20,7.9). E la " mano di JHWH " che viene su di loro (cf Ez 3,22; 8,1). Chiamati da Dio, i profeti si rapportano a lui e sperimentano la sua presenza nella storia, che li porta ad annunciare il messaggio divino nonché a denunciare ciò che si oppone a lui (cf Am 3,3-8; Ger 1,9-10). Il contributo teologico-esperienziale dei profeti affonda le sue radici nella loro esperienza " mistica " di Dio come l'unico Assoluto. A partire da questa, nei profeti emerge un impulso adeguato per superare la separazionedistanza tra pensiero e azione, che permette loro di nutrire una passione per la giustizia e reclamarla in nome di Dio (cf Is 1,10-17; Mic 6,8).

b. L'esperienza mistica dei salmi. La preghiera dei salmisti rivela profonde esperienze di Dio: la dolcezza della sua parola (cf Sal 119,103); la bontà di Dio (cf Sal 34,6-9). Da tali esperienze nasce l'ansia d'incontrarlo; la sete che si ha di lui (cf Sal 42,2-3). E come la sete della terra deserta, arida, senz'acqua (cf Sal 63,2).

La ricerca di Dio viene descritta anche con il desiderio di vedere il volto di JHWH (cf Sal 42,3; 63,3) e il rammarico perché egli si nasconde (cf Sal 143,7). Questo impegno di incontrare Dio e di sperimentare la sua presenza viene soddisfatto quando egli si fa presente e si comunica. E, dunque, in questa esperienza " mistica " di JHWH, quando si palpa la sua bontà (cf Sal 27,13; 34,9) e quando si arriva alla convinzione esistenziale, che si constata che solo Dio può riempire il cuore umano (cf Sal 63,4). Tutto il resto è relativo e non soddisfa pienamente (cf Sal 73,25-26).

II. La mistica cristiana nel NT. Il mistero cristiano non è altro che la vita " in Cristo " e " nello Spirito ". La mistica, nella rivelazione cristiana, non è altro che l'esperienza che Paolo esprimeva dicendo: " Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me " (Gal 2,20).

Numerosi testi del NT consentono di reperire un'autentica vita mistica in diversi suoi protagonisti.

Cristo appare come il grande mistico, che fa esperienza del Padre e lo conosce (cf Gv 7,29; 8,55; 10,15); il Padre gli manifesta tutto quello che fa (cf Gv 5,20). Gesù agisce sotto l'azione dello Spirito (cf Lc 3,22; 4,1.14.18).

Gesù comunica la sua vita. Viene ed abita in coloro che lo amano e si manifesta loro (cf Gv 16,7); rivela il Padre (cf Lc 10,22) e insieme al Padre invia lo Spirito (cf Gv 16,7). Questi conduce i discepoli alla piena conoscenza di Gesù e, attraverso di lui, a quella del Padre (cf Gv 14,7.20). Lo Spirito, presente in ogni cristiano, fa comprendere il mistero di Cristo (cf Gv 14,16-17; 14,26; 15,26). Lo Spirito si unisce al nostro spirito per attestare che siamo figli di Dio (cf Rm 8,16); ci fa gridare con fiducia "Abbà, Padre" (cf Rm 8,14-15; Gal 4,6).

Siamo stati chiamati a crescere " in ogni cosa verso di lui, che è il capo, il Cristo " (Ef 4,15) e a raggiungere la pienezza dello sviluppo che ci farà " penetrare nella perfetta conoscenza del mistero di Dio " (Col 2,2-3), fino alla trasformazione in Cristo (cf Gal 2,20).

La vita eterna è conoscere Dio e colui che ha mandato, Gesù Cristo (cf Gv 17,3), con una conoscenza diretta che, in un certo senso, fa sì che i cristiani non abbiano bisogno che alcuno li ammaestri (cf 1 Gv 2,27).

Tale conoscenza merita il nome di comunione (cf Gv 14,19-20), unione perfetta nella verità dell'amore (cf Gv 17,26; cf anche 1 Gv 2,3-4; 3,16). La vera conoscenza di Dio s'identifica con l'amore operante.

Questi insegnamenti di Giovanni e di Paolo sono fondati sulle esperienze " mistiche " che hanno permesso loro di approfondire il mistero del Cristo. Di tali insegnamenti restano nei loro scritti tracce molto chiare.

a. La mistica di s. Giovanni. Nel prologo del suo Vangelo, Giovanni ha lasciato l'impronta della sua esperienza mistica. L'evangelista afferma di aver scoperto in Gesù il Padre: " Noi abbiamo visto la sua gloria, gloria come di Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità " (Gv 1,14). Tale visione di fede, che comincia appoggiandosi ai segni e termina basandosi solo sulla parola di Gesù, permette a Giovanni di scoprire in ogni cosa Dio. Anche se " nessuno ha mai visto Dio " (1 Gv 4,12) si fa un'esperienza crescente di lui nella misura in cui si cresce nell'amore.

Nell'itinerario della fede cristiana, descritto da Giovanni in base ad un'esperienza, si passa dal " vedere ", cioè dall'elemento sensibile della fede, al " conoscere " che implica un approfondimento progressivo ed esperienziale di Dio, che si realizza nella misura in cui si vivono le esigenze concrete del messaggio evangelico (cf Gv 8,32). Alla fine del cammino si termina " sapendo ", cioè, vivendo una comunione con il Signore (cf 1 Gv 2,19-21).

La fede dell'evangelista penetra nella persona di Gesù e scopre la sua relazione con il Padre nel mistero trinitario. Tale " mistica " esperienza lo porta a proclamare: " Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita..., noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo " (1 Gv 1,1-3).

La fede si deve manifestare nell'amore. Gesù insegna che per vivere in comunione con lui occorre praticare il comandamento dell'amore (cf Gv 13,34-35). Quando si praticano i suoi insegnamenti, egli si manifesta (cf Gv 14,21); anzi di più: egli e il Padre vengono a dimorare nella persona che osserva i suoi comandamenti (cf Gv 14,23).

L'esperienza " mistica " di Giovanni percepisce la presenza e l'azione dello Spirito che Gesù comunica senza misura (cf Gv 3,34). Egli fa rinascere (cf Gv 3,5-6), guida la preghiera dei credenti (cf Gv 4,23) ed è l'acqua viva che feconda la vita. Più ancora, l'esperienza " mistica " dello Spirito lo rivela come il Maestro che insegna, cioè che non lascia all'esterno gli insegnamenti di Gesù, ma li converte in interiorità mediante una fede viva, ricordando ciò che Gesù insegnò (cf Gv 14,26); permettendo che si comprenda nel cuore e che appaiano il significato profondo e la ricchezza delle parole del Cristo. Lo Spirito aiuta a comprendere pienamente la persona e il messaggio di Gesù. Dà il senso cristiano della storia e consente di scoprire le tracce del disegno di Dio in tutti e in ogni epoca (cf Gv 16,12-15).

b. La mistica paolina. Parlando della mistica paolina non ci si riferisce ai fenomeni estatici straordinari che senza dubbio Paolo ebbe, come testimoniano i suoi scritti (cf 2 Cor 12,1-4), piuttosto si vuole qui indicare un tipo di esperienza e di comunione con Dio non ordinarie, cioè, non naturali.

Per Paolo, la fede e il battestimo permettono una conoscenza vitale del Cristo e, per mezzo di lui, del Padre e dello Spirito. Si conosce Gesù con la forza della sua risurrezione e la comunione alle sue sofferenze (cf Fil 3,8-9) e questo porta a " discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto " (Rm 12,2).

Paolo orientaparla di una conoscenza che viene dallo Spirito di Dio e grazie alla quale possiamo veramente " conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato " (1 Cor 2,12). Paolo desidera che si cresca in questa conoscenza d'amore del Cristo che supera ogni conoscenza (cf Ef 3,19) sino a che arrivi il momento in cui si possa conoscere Dio così come siamo da lui conosciuti (cf 1 Cor 13,12).

Negli scritti dell'Apostolo dei gentili appare, come base e fondamento del suo insegnamento, l'esperienza " mistica " di Gesù, che cresce e si sviluppa a partire dal suo incontro con lui sulla via di Damasco. Egli sottolinea l'iniziativa di Dio che si avvicina e si fa presente all'essere umano (cf Gal 4,9). In questa esperienza gratuita di Dio si scopre tutto il piano di Dio (cf Ef 1,3-14).

" L'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato " (Rm 5,5). E lo Spirito che trasforma il credente in figlio di Dio e gli consente di sperimentare Dio come Abbà, Padre (cf Rm 8,14-15). Tutta la vita cristiana è una vita " secondo lo Spirito " (Rm 8,14), che Paolo presenta come vita " nello Spirito ". Questa vita trasforma in Cristo, fa nuove creature (cf 2 Cor 5,17) e ci raduna nella fraternità della famiglia di Dio. Tutti sperimentiamo di essere uno in Cristo Gesù (cf Gal 3,26-28).

L'esperienza " mistica ", nel suo sviluppo, porta a comprendere " a quale speranza ci ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità tra i santi " (Ef 1,18). Questo comporta camminare nello Spirito (cf Gal 5,25) che va trasformando il credente (cf 2 Cor 3,18) fino ad arrivare all'uomo perfetto, " nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo " (Ef 4,13).

Conclusione. Questa breve visione panoramica della mistica nella rivelazione biblica ci ha fatto comprendere che l'esperienza mistica è qualcosa che procede dall'iniziativa di Dio, che si comunica liberamente all'essere umano. In questa comunicazione Dio esige disponibilità per realizzare la trasformazione che porta a partecipare alla sua vita divina. Nell'esperienza mistica cristiana c'è una dimensione trinitaria: per lo Spirito, in Cristo, si cammina verso il Padre. Si tratta di un'esperienza graduale e crescente di unione con Dio nella persona del Cristo. Questo comporta, altresì, una comunione con gli altri, che supera l'individualismo e impegna nella storia della salvezza, perché la fede che conta è quella che opera per mezzo dell'amore (cf Gal 5,6).

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Autore: C. Maccise
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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