Mistica naturale


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Premessa. C'è qualcosa che sfugge all'occhio e alla percezione sensibile e risuona solo nel sacrario del cuore, capace di stupirsi di fronte al mistero di Dio che non appare, ma che solo può rifulgere nell'intimo di chi anela a conoscerlo. L'uomo, per natura religioso, tende a modellarsi su Dio, configurandosi a lui nel segreto, compreso nell'intimo dalla nostalgia di vederlo: " Grande sei, o Signore, degno di somma lode (Sal 144,3); grande è la tua potenza, senza limiti la tua sapienza (Sal 146,5). L'uomo vuol cantare le tue lodi, l'uomo, particella della tua creazione, che porta seco il peso della sua natura mortale, del suo peccato, la certezza che tu resisti ai superbi (cf Gc 4,6; 1 Pt 5,5). Eppure l'uomo, particella della tua creazione, vuol cantare le tue lodi. Tu lo sproni, affinché gusti la gioia di lodarti, poiché ci hai creati per te e il nostro cuore non ha pace fino a che non riposi in te ".1

La nostalgia di Dio, oltre le sfere delle umane percezioni ed emozioni, apre il cuore ben formato (cf Lc 8,15) all'immediata e silenziosa esperienza, sì che l'uomo spirituale, librandosi nell'infinito sulle ali del desiderio è reso attento e capace di percepirne il lieve sussurro: " La voce di un silenzio simile a un soffio " (cf 1 Re 19,12),2 superando la fatica intellettuale e lo sforzo della ragione, per ritrovarsi nella percezione della presenza numinosa, comunque ne avverta il richiamo o ne percepisca la voce arcana. Egli anela a Dio e brama intessere con lui, nel profondo, un dialogo d'amore, tutto compreso dal fascino della sua presenza.3 La ragione, infatti, rimane muta alle soglie del mistero di Dio che la trascende permanendo sovrano nel suo nimbo di luce e aprendosi solo al cuore in attesa. In tale ineffabile esperienza, " si ha la consapevolezza di essere in contatto immediato con Dio. Questa consapevolezza è piuttosto vaga e indefinibile e non è possibile descriverla con parole chiare ",4 essendo esperienza arcana dell'immensità di Dio, o " mistica naturale ".5 Si dice mistica, perché è un'esperienza silenziosa, arcana e indicibile, naturale, perché è congeniale alla natura umana e ne segna un vertice sublime di perfezione morale e religiosa.

Il termine mistica indica già un mistero di silenzio eloquente, proprio dell'esperienza religiosa, che trascende il limite del tempo e dello spazio e attinge l'Infinito nel profondo, non per puro ragionamento o per esercizio di devozione, ma per intima percezione d'amore. La sua caratteristica è quella di un accadimento sorprendente, congiunto con una certa passività della persona stessa, che viene attivata e sorpresa da una misteriosa potenza che sopravviene avvolgendola d'ineffabile arcana intensità di amore coinvolgente. Tale esperienza ha, in primo luogo, un effetto risanatore della persona e una immersione nella piena armonia dell'essere, che si ritrova nella sua pura fonte. Essa dischiude, quindi, alla persona attenta e silenziosa il mistero indicibile, ripristinando in essa la fascinosa presenza di Dio, stimolandone la conoscenza salutare e introducendola progressivamente nella sua sfera di luce infinita. " La voce, infatti, non giunge durante una tempesta che mette in pericolo la vita dell'uomo: è la voce di un silenzio simile a un soffio' (cf 1 Re 19,12) ed è facile soffocarla. Finché questo avviene, la vita dell'uomo non può diventare cammino. Per quanto ampi siano il successo e il godimento di un uomo, per quanto vasto sia il suo potere e colossale la sua opera, la sua vita resta priva di un cammino finché egli non affronta la voce ".6 E la voce indicibile, che diviene presenza, a introdurre la creatura nel nimbo di gloria della divinità. Allora, la persona, attenta e sorpresa, si apre al colloquio segreto e diviene nello spirito.

Vi è un inizio impercettibile, quasi un bussare alla porta del cuore e un annuncio di presenza, che si fa sempre più intenso e amorevolmente insistente, finché la creatura percepisce la presenza di Dio nella luce e percorre insieme con lui le vie del cuore e della vita, approdando alle soglie dell'infinito, nell'incanto di una percezione indicibile e di un incontro fascinoso. L'invisibile Presente, incontrando nel silenzio la creatura interiormente raccolta e tutta protesa nell'ascolto, la permea di sovrumana dolcezza e d'inesprimibile gaudio. Il numinoso è insieme fascinoso e riempie di stupore e di meraviglia, lasciando percepire nel segreto il senso pieno della vita e l'ebbrezza della divina melodia.7 Dove questo non avvenga, s'aggrava l'esperienza di solitudine e di " vuoto, quando niente di esteriore corrisponde a una tensione interiore ".8

La m. segna, quindi, l'aprirsi della persona religiosa all'esperienza indicibile, in un contatto intimo e fascinoso, a tutti i livelli dell'incontro con Dio, nel sacrario del cuore e nello stupore dell'incontro che rapisce l'anima nella contemplazione del mirabile volto di Dio. Essa è congeniale ad ogni essere umano, che di Dio porta l'impronta e la divina nostalgia. Tuttavia, per farne l'esperienza, bisogna disporvi attentamente il cuore, accordandolo alla divina melodia dello spirito, sì da trasformare quella conoscenza in percezione interiore, in sintesi espressiva della totalità dell'essere, che si ritrova nell'armonia del tutto e si apre a Dio, presente nell'amore. La sua manifestazione più suggestiva è quell'affetto di amore soave, che sgorga dal cuore, toccato dalla divina presenza, che pure rimane impercettibile e fascinosa.

E propria della mistica l'indicibilità, congiunta con una forte carica emotiva, unita alla passività del soggetto che viene attivato nell'intimo, perché risuoni soave la divina melodia. Tuttavia, per approdare alle soglie dell'infinito e venire conquistati dall'ineffabile Presenza, non sono sufficienti i gesti religiosi sia pure significativi o le celebrazioni solenni anche suggestive, occorrono una purificazione interiore e una acquisita capacità di ascolto, affinché Dio possa rivelarsi nel suo mistero di luce infinita. Perché è di Dio che i mistici fanno esperienza e, anche se non riescono ad avvertirne che il nimbo di luce che ne contrassegna la presenza, nel loro cuore fiorisce l'amore che a lui congiunge ineffabilmente. " Essere pio è dunque provare di continuo Iddio presente, non per sola passione di sentimento, ma in tutta la nostra umanità: contemplazione e azione, ragione e senso, volontà e sentimento. Non che di fatto una presenza talmente totale si riveli tutta dappertutto, svelandosi invece ora per una, ora per un'altra parte; ciò nondimeno, se pietà vuol essere, ha da essere tutta di tutto l'uomo ".9

I. La m. ossia l'esperienza silenziosa e ineffabile di Dio. L'esperienza di Dio è, infatti, il vero senso della mistica, nel suo vertice di contemplazione silenziosa e di stupore di fronte al mistero indicibile. Non si tratta di un semplice rapporto devoto con Dio, proprio dell'atto di religione, neppure di una spiritualità che a Dio tenda con l'affetto del cuore, ma di quella indicibile esperienza di Dio che rapisce il cuore della creatura, in forma talvolta sommessa e silenziosa, talvolta erompente come il fulgore della luce che ne dischiude le divine sorgenti. Poiché esiste nell'intimo di ogni creatura umana, nelle profondità del suo essere immagine di Dio, un sacrario in cui ciascuno si ritira per percepire il soffio dello spirito e intonare al Dio del suo cuore i più bei cantici di amore. L'uomo, infatti, è " capace di Dio, perché a lui configurato come immagine ". Egli percorre l'itinerario della conformazione, grazie alla pietas che lo congiunge intimamente a Dio, mediante l'amorosa conoscenza e la corrispondente lode, nel sacrario del cuore, toccato dalla scintilla divina dell'amore, rapito dal fascino irresistibile della sua Presenza. Si tratta invero di un incontro salutare che equivale a uno scambio di doni, nel linguaggio simbolico e misterioso dell'amore che cerca la sua verità profonda e il senso divino della sua esistenza, oltre le barriere della morte, nell'abbraccio felice con l'Altissimo Signore, rispecchiandosi nella luce dell'incantevole volto di Dio.10 Non si tratta, qui di una semplice coloratura spirituale o di un riflesso dell'intimo che traspare, bensì di una profondità sorgiva e primigenia dell'essere umano, che si trascende e si ritrova puro e rigenerato in Dio, comunque ne percepisca la presenza, perché è di Dio che si fa esperienza ogni qualvolta ci s'imbatte nel mistero che dischiude le soglie dell'infinito. Solo lui, infatti, soddisfa il cuore umano che tende insaziabilmente alla felicità, ma spesso si perde per le vie dell'appagamento fugace e del miraggio ingannevole, ritrovandosi solo e infelice, avendo smarrito il senso. L'uomo è, infatti, per sua natura, un pellegrino dell'Assoluto. Anzi, ne percepisce nel profondo una tale nostalgia che spesso si ferma al primo cenno della sua Presenza, dovunque affiori un palpito di felicità o si dischiuda un lembo di cielo. Egli ha sete di lui e ne insegue tutti i volti, anche solo le parvenze, perché non ne può fare a meno. Quando, per umana fragilità, non riesca a dare volto alla presenza di Dio, egli si perde nell'assoluto impercettibile e a lui si affida, vagando nell'infinito spazio, che non è lo spazio infinito, ma solo la dispersione del senso e l'oscurità della notte. Mentre è la luce che cerca il suo cuore, che sogna sempre l'appuntamento con la felicità. Certo il cammino non è facile, perché i surrogati sono possibili, anche se non possono divenire che appagamenti fuggevoli di un'eterna nostalgia. E così che talvolta l'uomo religioso si smarrisce per le vie impervie del piacere o per le oscure strade della ricerca e perde di vista la luce profonda e penetrante della verità che erompe dal silenzio per farsi strada nel cuore assetato solo di Dio. Non ci si deve rassegnare a rimanere dei rottami ai margini dell'essere, perché si sono smarriti l'opera e lo stile, sonnecchiando assopiti nella degustazione dei piaceri fuggevoli o delle sensazioni effimere. Occorre ritrovare il senso, aprendosi all'esperienza di Dio nel profondo, che è appunto la mistica, non limitandosi, peraltro, alla semplice colorazione di senso religioso o di spiritualità, bensì affidandosi alla vera esperienza di Dio, a vari livelli di configurazione e di conformazione a Dio nel profondo, per ricomporre uomini e cose, l'universo intero in vista della sola pace dell'amore, fino all'incontro personale con l'Invisibile nel mistero che per i cristiani acquista le sembianze amabilissime del mirabile volto di Gesù Cristo.

Dalla prima percezione del divino all'esperienza del numinoso e alla perseverante, attenta e sempre più intensa ricerca di Dio, fino alla percezione della sua vivida presenza e all'incontro felice con lui, si estende l'ambito della m. Dio, infatti, seppure invisibile, è esperibile, perché sommamente presente e desideroso di comunicarsi alla sua creatura. E lui che dà senso pieno e gioia perfetta alla sitibonda creatura che anela alla pace dello spirito e si ristora, ogni qualvolta egli si affacci all'orizzonte della sua vita, oltre il limite dell'umano intendimento e della ragione indagatrice, come anelito di eternità e soave divina melodia dell'essere che diviene dolce memoria e verità profonda che, finalmente, si disvela, in una festa di luce.11

Avere Dio presente nell'amore è il contenuto essenziale dell'esperienza mistica. Il percepirne la voce, l'esperimentarne il soffio vivificante e la presenza consolatrice, ma anche l'ebbrezza delle sublimi vette dello spirito che anela a perdersi in lui trasumanando. Dio è, veramente, il Signore e il salvatore di ogni uomo, ma la sua signoria si estende a quanti ne riconoscono e ne invocano il Nome, conformandosi alla sua norma di vita e mantenendone fedelmente il codice etico di alleanza d'amore. Poiché ogni uomo, che viene in questo mondo, diviene secondo il dinamismo dell'immagine, che tende alla conformazione, segreta e misteriosa, al comportamento sublime, nella perfezione e nella bellezza della santità di Dio. Diventare come Dio, configurandosi a lui e accordandovi la vita nel profondo, è la nostalgia antica del cuore umano. Imitare Dio nel comportamento essenziale della persona rettificata e capace di operazioni sublimi. Nell'esperienza mistica anche il tempo s'invera in attimi di eternità, perché la percezione del cuore attinge l'infinito, si dilatano gli spazi della percezione interiore e si sublima il senso della vita, che diviene immensa negli spazi infiniti di Dio. Non si tratta semplicemente di prenderne atto, ma di disporvi l'animo e di prepararsi a quel divino incontro, dovunque esso avvenga, o ai margini della foresta, o in un tempio fabbricato da mano di uomo o nell'intimo di ogni cuore, dove ciascuno, ritirandosi nel segreto, ama intonare al Dio del suo cuore i più bei cantici d'amore. E la persona umana il sacrario santo della divinità, il tempio vivo della gloria divina. L'intima essenza di ogni mistica esperienza, come sopravveniente irradiazione della gloria e sublimazione dell'essere che tutto si ritrova nel nimbo aureolante della santità di Dio, si compie in un mistero trasfigurante di luce infinita. " Gloria di Dio è l'uomo vivente. Ma vita dell'uomo è la visione di Dio ".12 Reciproca è la nostalgia: di Dio per l'uomo e dell'uomo per Dio e, quando le due nostalgie diventano incontro, esplode la gioia della salvezza, in un inno incontenibile di lode perenne. La divina liturgia erompe come prece dal cuore nell'articolazione dei segni e nella significazione delle parole che diventano eloquenti al soffio vivificante dell'Onnipotente, divenuto il tutto di tutte le cose.

II. Dallo stupore della percezione alla contemplazione di Dio. L'esperienza mistica è inesprimibile e può solo esprimersi per cenni, in un linguaggio che supera la sua capacità espressiva e si riveste di simboli per divenire eloquente, in sempre nuove significazioni. Le testimonianze di un'intensa e sorprendente esperienza di Dio trapuntano di divina bellezza il corso della storia dei popoli e delle religioni e si dispiegano nell'ampio spazio dell'universo religioso dei popoli, lasciando trasparire dalle pieghe della storia i tratti misteriosi e sublimi dell'invisibile, eppur sempre percettibile, presenza di Dio. Avere Dio sempre presente nell'amore è la fondamentale percezione della creatura, fatta per la felicità e incapace di quiete, finché non trovi refrigerio in questa sublime dimora di pace e di felicità incorruttibile dell'amore che ha trovato il suo Dio. S. Paolo, parlando ai saggi dell'Areopago di Atene, mette in luce proprio questo istinto divino, questa esigenza irrinunciabile dell'animo umano, questa insaziabile sete di felicità, che non trova respiro se non respira in Dio, vivendo nel " timor di Dio ": " Vedo che in tutto siete molto timorati degli dei " (At 17,22). Così, nelle pieghe della storia alita il " timor di Dio ", come riverente percezione della presenza, senso profondo della custodia santa e speranza segreta di una perenne prossimità e comunione di intenti e di finalità, nella segreta certezza di avere Dio per sempre presente nell'amore. " In lui, infatti, viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto. Poiché di lui stirpe noi siamo " (At 17,28). " Stirpe di Dio " è il concetto primigenio di una consapevolezza mistica dell'appartenenza e della custodia, della dimora incorruttibile, grazie alla convinzione che da Dio siamo nati e a lui tendiamo con tutta la nostalgia del cuore, con tutte le fibre del nostro essere, intensamente pregno di quella divina presenza. Le forme di percezione e di espressione possono, invero, essere limitate, le variazioni dei tempi e dei luoghi possono pure sfumarne i colori e variarne le tonalità, ma dall'intimo del cuore umano, quando sia ben formato e reso capace di concezione divina, di accoglienza salutare e di riconoscenza degna, allora erompe l'inno della vita e si dischiude limpida la sorgente.

Il genio religioso attinge ai vertici dell'esperienza mistica il suo linguaggio più forbito e le sue espressioni più felici, che sono le espressioni del simbolo, dell'arte e della poesia. Poiché non si sa bene dove avvenga, non si percepisce ancora come si compia, ma se ne avverte soave e salutare la presenza e ci si ristora al palpito vivificante dell'aura che tutto compenetra e avvolge di luce. Si sa che Dio c'è, ci ama e ci attende, anzi ci visita e ci accoglie nel suo mistero di luce infinita. E questa percezione è definitiva, trascende lo spazio e il tempo, va oltre i valichi della morte e sa che Qualcuno ci pensa, anche quando il pensiero si spegne e la parola ammutolisce, perché Dio ci ha già amati, prima che il mondo fosse. Solo il cuore può condurre oltre e superare le barriere invalicabili della rigida ragione che vorrebbe capire, ma che non riesce a comprendere, giacché il capire le è concesso come capacità nativa di scandagliare le profondità del mistero per portare alla luce meraviglie sempre nuove. Ma il comprendere Dio è dato solo agli innamorati di Dio, che sanno percepirne oltre i segni e l'apparenza la verità che è amore, ossia ai vertici della esperienza mistica, che supera l'ambito delle connotazioni riscontrabili in ogni umana conoscenza, va oltre i limiti dello spazio e del tempo e dimora in un cielo sublime di beatitudine, percepita, desiderata, sognata e vissuta, nel mistero adorabile della divina Presenza. Questo lasciarsi attrarre da Dio nel suo nimbo di luce infinita, questo rifulgere nel cuore della luce e l'aprirsi dello spirito, aprirsi all'indicibile melodia dell'essere che si ritrova puro e rigenerato nella radiosa dimora di Dio, sono solo i tratti percettibili di un inesprimibile mistero di comunione, segreta e trasfigurante insieme, che rapisce il cuore e, pur nel fluire del tempo, invera l'uomo in attimi di eternità.

Il mistico sa che questo avverrà, ma che prima dovrà sciogliersi il legame della corporeità per dispiegare le vele del desiderio e permettere all'anima di spiccare il volo verso i lidi infiniti della nostalgia di Dio. Allora anche il tempo finirà e sarà l'alba nuova di un giorno radioso e splendido, il mattino di Dio. Una cosa è certa e il mistico lo sa, che l'alba di ogni esperienza religiosa, profonda e verace, è l'aurora propria di Dio, è l'inizio della felicità.13 La percezione di Dio diviene, quindi, sorpresa e gioia di incontrarlo, a livelli profondi e misteriosamente segreti, seppur inesprimibili con linguaggio umano, ma aperti al linguaggio simbolico dell'arte e della poesia, le sole capaci di introdurre nell'incanto del mistero ineffabile.14

Non è possibile invero stabilire delle gradazioni ben definite che si vanno via via sviluppando, specialmente nelle religioni fondate su una speciale rivelazione divina in singolar modo nella rivelazione cristiana, che giunge fino a un'esperienza mistica di piena conformazione d'amore conformante, quando la creatura riconosce il suo Creatore e si lascia toccare nell'intimo dalla divina Bontà. Il vero mistico è l'uomo definitivo, che ha conquistato qualcosa della totalità e sta per pervenire alla meta dei desideri e delle speranze, congiungendosi nel profondo a Dio e ritornando continuamente a lui in riverente ossequio e in riconoscente memoria. S. Paolo, scrivendo ai Romani (1,18-21), fa appello all'esperienza di Dio che tutti gli uomini possono avere, ma che non tutti percepiscono, perché non si lasciano toccare dalla divina bellezza e santità, rispondendo adeguatamente con la riconoscenza e la lode. Solamente quando il cuore si apre a Dio nell'amore, manifestando apertamente la lode e la riconoscenza, s'illumina d'immenso e diviene nello spirito (cf Ap 1,10) presente a Dio, percependone vivamente la Presenza salutare e ritornando continuamente a lui nel cantico sublime della memoria del cuore. " La gloria di Dio dà la vita; perciò coloro che vedono Dio ricevono la vita. E per questo colui che è inintelligibile, incomprensibile ed invisibile, si rende visibile, comprensibile ed intelligibile agli uomini, per dare la vita a coloro che lo comprendono e lo vedono. E impossibile vivere se non si è ricevuta la vita, ma la vita non si ha che con la partecipazione all'essere divino. Orbene, tale partecipazione consiste nel vedere Dio e godere della sua bontà ".15 Il modo di conoscere dell'esperienza mistica è quello dello stupore di fronte alla rivelazione di Dio e insieme della riconoscenza per la sua degnazione, unita a un'immensa nostalgia di dimorare per sempre con lui. C'è, poi, un anelito di conformazione che trasferisce idealmente nella sfera spirituale in cui dimora la divinità e diviene abitazione nei cieli della creatura mortale che ha scelto, peraltro, di non avere altra dimora che il suo Dio. E possibile questo grado sommo d'intimità con Dio, che ci incontra nel segreto e ci rapisce il cuore sublimandoci fino alle più alte sfere della comunione d'amore, quando uno a lui pienamente si affidi e vi accordi pienamente la vita. Talvolta, se ne avverte solo il dolce alito, che ci sfiora come soffio vivificante, talvolta se ne percepisce viva la presenza, talvolta si è solo presi da un'infinita nostalgia di vederlo: " Tu mi hai fatto senza fine, a tuo piacimento. Tu vuoti e rivuoti questo fragile vaso, e lo riempi sempre di nuova vita. - Per monti e valli hai portato questo piccolo flauto di canna, e vi soffi melodie eternamente nuove: - Al tocco immortale delle tue mani, il mio piccolo cuore si smarrisce per la gioia ed effonde parole indicibili ".16 In questa bruciante nostalgia di desiderio fiorisce nell'intimo del cuore la melodia della vita, che si ritrova compiuta e felice alla presenza misteriosa di Dio. Come un pellegrinaggio solitario si ripercuote allora, sulla brezza rigurgitante del mattino, la melodia. Perché l'unica nostalgia, degna di menzione, è quella dell'amore che cerca, del sospiro anelante a effondersi in un gesto sublime di adorazione, più che invisibile misterioso e incontenibile, perché immenso della stessa immensità di Dio. " Lasciami solo quel poco con cui possa chiamarti il mio tutto. - Lasciami solo quel poco con cui possa sentirti in ogni luogo e possa venire a te in ogni cosa e offrirti il mio amore ogni momento. - Lasciami solo quel poco con cui non possa mai nasconderti. Lasciami solo la catena con cui possa legarmi al tuo volere e il tuo fine sia realizzato nella mia vita - e che è la catena dell'amore ".17 Da un cuore così ebbro di felicità per avere attinto Dio nell'amore erompe il cantico della nostalgia: " Tardi ti ho conosciuto, tardi ti ho amato... Tu eri con me ed io non ero con te... Tu hai chiamato e gridato e fugato la mia cecità. Tu hai mandato il tuo profumo ed io l'ho aspirato; ed ora anelo a te. Ti ho gustato; ed ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ardo dal desiderio della tua pace ".18 " Per questo il Verbo si è fatto dispensatore della grazia del Padre per l'utilità degli uomini, in favore dei quali ha ordinato tutta l'economia della salvezza, mostrando Dio agli uomini e presentando gli uomini a Dio, perché l'uomo vivente è gloria di Dio e vita dell'uomo è la visione di Dio ".19 Quando l'Amore stesso si fa presente, si dischiude anche nell'intimo l'arcana melodia di ogni essere e si fa lode perenne la poesia del cuore che attende la fine del suo desiderio e la sorprendente visione del volto agognato di Dio: " Ora si fa giorno, e la lampada che rischiarava il mio buio cantuccio s'è spenta. E giunto un richiamo e sono pronto al mio viaggio ".20 Non rimane, quindi, che l'infinita nostalgia di Dio: " Sono venuto sull'orlo dell'eternità da cui nulla può svanire - nessuna speranza, né felicità, né la visione di un volto intravisto tra le lacrime ".21

Conclusione. La m. caratterizza l'esperienza religiosa che si apre con stupore all'incontro sovrumano e sublimante con Dio che si presenta, ospite, alla soglia del cuore: " Era il giorno quando non ero preparato a riceverti; entrando nel mio cuore, non invitato e non conosciuto, imprimesti il segno dell'eternità su molti istanti fugaci della mia vita ".22 Tale esperienza sopravviene sì e sorprende la creatura, ma nasce erompente come la luce e soavemente si effonde nell'esultanza dello spirito, che esulta in Dio, eterna nostalgia del suo cuore. Ogni religione porta in sé il segreto dell'incontro misterioso e indicibile con Dio, ma spetta alla religione cristiana svelarne pienamente il volto, che è fedeltà e tenerezza: il volto dell'Amore, che rifulge sul volto adorabile di Gesù Cristo (cf 2 Cor 4,6), Salvatore dell'uomo.23 Tutto ha un inizio in un istante misterioso e indicibile, quando, nel silenzio turgido di attesa e di speranza, si percepisce la Presenza e ci si mette in ascolto, perché la creatura, comunque sia in grado di percepire Dio, essendo creata a sua immagine, tende a lui con insaziabile brama e non trova pace, finché non si ritrovi a lui congiunta nell'amore.24 La m. introduce alle soglie dell'incontro indicibile e sublime del mistero di Dio, dove nell'attesa vigile si accende la speranza e la creatura diviene a immagine del suo Dio. Il mistico intravede già, oltre il velo, la luce indicibile e incomincia a percepire i tratti mirabili del volto di Dio. " C'è, infatti, un solo Figlio, che ha compiuto la volontà del Padre, ed una sola umanità, nella quale si compiono i misteri di Dio ’nei quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo' (1 Pt 1,12), pur non potendo scrutare la Sapienza di Dio, grazie alla quale l'opera da lui plasmata diviene conforme e concorporea al Figlio di Dio, affinché la sua Progenie, il Verbo Primogenito, discenda verso la sua creatura, cioè verso l'opera plasmata, e sia accolta da questa, e a sua volta la creatura accolga il Verbo e salga a lui oltrepassando gli angeli e divenendo ad immagine e somiglianza di Dio (cf Gn 1,26) ".25

Note: 1 S. Agostino, Confessioni, 1. 1,1; cf Ritrattazioni, 1. 1,4: " I tredici libri delle mie Confessioni lodano Dio giusto e buono: essi elevano verso Dio l'intelligenza e il cuore dell'uomo "; 2 Cf L. Dupré, Misticismo, in Enciclopedia delle Religioni, vol. III: L'esperíenza, Milano 1996, 387a: " Secondo Dionigi l'Areopagita, la teoria mistica consisteva nella consapevolezza spirituale dell'ineffabile Assoluto, posto al di là della teologia dei nomi divini ". Da " mueín ": restare silenziosi, il silenzio mistico significa una contemplazione senza parole. " L'intuizione mistica quasi mai accresce la conoscenza teorica. Ciononostante, la visione mistica consente alla conoscenza del singolo di acquistare una sensibilità unica e onnicomprensiva di integrazione che, in defínitiva, appartiene all'ordine noetíco ". Le principali caratteristiche sono l'ineffabilità, congiunta con una accentuata passività della persona, e la transitorietà, che potremmo meglio chiamare " qualità ritmica ". Cf S. Bonaventura, Breviloquium, p. II, c. 9; Opera Omnia, V, 227a: " Est igitur anima rationalis forma beatificabilis "; 3 Cf S. Bonaventura, De reductíone artium ad theologiam, 25-26; Opera Omnia, V, 325b: " Cum enim Deus sit sursum, necesse est, quod apex ipsius mentis sursum erigatur. Hoc autem est, cum ratíonalís assentit primae veritati propter se et super omnia, cum irascibilis innititur summae largitati, et cum concupiscibilis adhaeret bonitati; tunc qui hoc modo Deo adhaeret unus spiritus est (1 Cor 6,17). Et sic patet (...) quomodo in omni re, quae sentitur sive quae cognoscítur, interius lateat ipse Deus "; 4 A. De Sutter, Mistica, in DES II, 1627; 5 E. Ancilli, Mistíca non cristiana, ín DES II, 1631; 6 M. Buber, Il cammino dell'uomo secondo l'insegnamento chassídico, Magnano (BI) 1990, 22-23. Cf R. Guardini, Fede Relígione - Esperienza, Brescia 1995, 128: " Il mondo è colmo di divinità, ma fluttuante, confusa, non interpretabile dal cuore egoista e tale da indurre in perplessità e sconcerto il cuore debole. Essa riceve il suo senso vero solo se la si guarda dal volto di Dio; ma si scopre appena nella rivelazione. Ciò che è visibile di Dio, si fa chiaro realmente solo quando egli mostra il suo volto nella rivelazione "; 7 Si pensi alla prorompente forza della voce, che diventa melodia, nel cuore tutto ripieno di Dio: " Le mie aspirazioni sono crocifisse. Un'acqua viva mi parla dentro e mi dice Vieni al Padre'. Non prendo gusto al nutrimento corruttibile: voglio il pane di Dio, che è la carne di Gesù Cristo; voglio per bevanda il suo sangue che è la carità incorruttibile ", S. Ignazio di Antiochia, Lettera ai Romani, 4, 1-2; 6, 1-8,3; Funk, 1,217-223; 8 Ch. Calò, Símone Weil: L'attenzione: il passaggio dalla monotonia dell'apparenza alla meraviglia dell'essere, Roma 1996, 83; cf. H. Luebbe, Relígion und Aufklärung, Graz 1986, 32: " L'aspettativa che le immagini religiose del mondo potessero essere sostituite da immaginí scientifiche del mondo, adeguate alla realtà e capaci di svolgere la medesima funzione, è andata completamente delusa ". E importante in merito quanto Tommaso da Celano scrive di un vero amíco di Dio, quale fu s. Francesco d'Assisi: " Aveva sperimentato quanto è nocivo all'aníma comunicare tutto a tutti, e sapeva che non può essere uomo spirituale colui che non possiede nel suo spirito segreti più numerosi e profondi di quelli che potevano essere letti sul viso e giudicati in ogni parte dagli uomini ", Vita Prima, 4,97: Fonti Francescane, Assisi (PG)-Padova 1977, 488; 9 G. De Luca, Introduzione, in Archivío italiano per la storia della pietà, I, Roma 1951, XIV; 10 Il mistico è la persona rapita nell'intimo dalla nostalgia di Dio, nel quale ritrova se stesso e il tutto di tutte le cose: " Considera, quod in anima contemplativa describitur universus orbis ", " Nam ab aeterno novit Deus creaturam et amat eam, quia praeparavit eam gloriae et gratiae ", S. Bonaventura, In Hexaemeron, Coll. 20,8 e Coll. 12,7, in Opera Omnía, V, 426b e 385b; 11 Questo avviene in forma sublime e definitiva nel cristianesimo, grazie al mistero del Verbo incarnato, che ammaestra nell'intimo " non loquendo, sicut nos, sed interius illustrando ", S. Bonaventura, In Hexaemeron, Coll. 12,5, in Opera Omnía, V, 385a; 12 S. Ireneo, Trattato contro le eresíe, l. 4, 20, 7; 13 P. Matthiae, Ebla, la città rivelata, Paris 1995, 142-143. L'inno a Shamash, il Dio-Sole, risale al 2350 a.C.; 14 Questa nostalgia, che alberga nel cuore del mistico, si ritrova pienamente appagata solo quando la luce del cuore si fa meriggio fulgente. " Desiderium ergo disponit animam ad suscipiendum lumen ", S. Bonaventura, In Hexaemeron, Coll. 22,29, in Opera Omnia, V, 442a; 15 S. Ireneo, Trattato contro le eresie, l. 4,20,5; 16 R. Tagore, Gitanjiali, trad. V. Salierno, La grande poesia d'ogni tempo, XIV, Milano 1962; 17 Ibid., 72; 18 S. Agostino, Confessioni, l. 10,28; 19 S. Ireneo, Trattato..., o.c., l. 4,20,7; 20 R. Tagore, Gitanjiali, o.c., 141; 21 Ibid., 134. Per questo S. Bonaventura afferma che il mistico è la persona più adatta a vedere Dio: " Quaelibet enim anima contemplativa habet quandam perfectionem, ut videat visiones Dei ", In Hexaemeron, Coll. XIII, n. 4, in Opera Omnia, V, 445b; 22 R. Tagore, Gitanjíalí, o.c., 82; 23 S. Bonaventura, De S. Andrea Ap., Sermo II, in Opera Omnia, IX, 471b: " Intus enim est Christus, ad cuius imaginem factus est homo "; 24 Commissione Teologica Internazionale, Il cristianesimo e le religioni, n. 113, Città del Vaticano 1997, 73: " E il grido di Giobbe e di tutta l'umanità. La risposta è cruciale', ma è al di là di tutte le parole: sulla croce il Verbo è silenzio. Dipendente dal Padre, gli affida il suo spirito. Qui, tuttavia, c'è l'incontro di tutti gli esseri umani: l'uomo è con la sua morte, e Dio si unisce a lui in essa. Soltanto il Dio amore è il vincitore della morte, e solamente con la fede in lui l'uomo è liberato dalla schiavitù della morte. Il roveto ardente della Croce è così il luogo nascosto dell'incontro: il cristiano vi contempla colui che hanno trafitto' e ne riceve

uno spirito di grazia e di consolazione' (Gv 19,37; Zc 12,10) "; 25 S. Ireneo, Trattato..., o.c., l. 5, 36,3.

Bibl. E. Ancilli (cura di), La mistica non cristiana, Brescia 1969; R. Arnou, Contemplation naturelle, in DSAM XIII, 1750-1751; L. Bouyer, Mysterion. Dal mistero alla mistica, Città del Vaticano 1998; G. Brockhusen, s.v., in WMy, 372; P. Desauer, Die naturale Medítation, München 1961; L. Gardet, Expérience mystique en terres non chrétiennes, Paris 1953; Id., Recherches sur la " mystique naturelle ", in RevThom 48 (1948), 84-90; J. Maritain, L'expérience mystique naturelle et le vide, in ÉtCarm ott. (1938), 132-133; R.C. Zaehner, Mysticism Sacred and Profane, Oxford 1980.




Autore: C.M. Del Zotto
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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