Mistica della luce


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I. Nella religiosità. Nessun campo dell'esperienza esercita nell'ambito della religiosità di tutti i popoli un ruolo così importante come la luce e i fenomeni ad essa connessi (sole, fuoco, splendore, illuminazione, ecc.). Le possibili variazioni vanno dalle manifestazioni più ovvie e generali della divinità come sole fino alla più sublime spiritualità della luce intellettuale; dalla concezione realistica alla pura allegoria e alla contrapposizione di una luce in fieri (illuminazione) ad una luce sostanziale che è di per sé Dio. La fondamentale rappresentazione consiste, infatti, semplicemente nella illuminazione dell'oscurità della non-conoscenza (non-esperienza) attraverso la luce che si mostra (sperimentata). La rappresentazione di Dio come luce, dunque, l'esperienza di Dio come illuminazione e visione è normale nell'AT (per esempio Es 24,16ss.; Sal 36,10; Ab 3,3ss.) ed è presente ugualmente nel NT e non soltanto negli scritti giovannei (cf Gv 8ss., 2 Cor 3,13ss.). Nella professione di fede (" Luce da Luce ") si trova documentata già per il primo cristianesimo un'analoga corrispondenza. Ma è soprattutto il battesimo ad assumere i connotati di sacramento della illuminazione.

II. La teologia mistica risulta influenzata da due diverse correnti della tradizione. Dionigi Areopagita interpreta da un punto di vista ontologico la perfetta struttura dell'universo come un flusso di luce derivante da Dio che si estende sui diversi livelli della creazione in ordine gerarchico. Il ritorno a Dio consiste in uno splendore sempre più luminoso, in un' esperienza mistica sempre più profonda che investe la vita intera dell'uomo. Dio in sé altro non è che una oscurità estremamente luminosa che supera ogni livello di conoscenza. La tradizione agostiniana è, invece, basata sulla conoscenza teoretica: la luce di Dio illumina l'" occhio interiore " per il raggiungimento della fede e della visione mistica. Essa si ritrova soprattutto nella Chiesa occidentale fino agli Illuministi, i quali interpretano la condizione mistica come raggiungimento della luce della ragione. La Chiesa orientale è, invece, profondamente radicata nella tradizione dionisiana. Secondo Gregorio Palamas, l'esperienza mistica (per esempio la preghiera di Gesù) s'immerge nella luce sostanziale (da intendersi non solo come metafora) di Dio. Questa, in quanto " energia " s'identifica con Dio e diviene visibile nella trasfigurazione sul volto di Gesù. Nella sua identità con Dio, è contemporaneamente differenziata dalla ousia divina, cioè dalla vita interiore di Dio che soltanto lui può conoscere. Sulla base di questa m. di carattere teologico si possono valutare i vari fenomeni della mistica concreta, collegati con la luce. Esperienze più volte riportate relative al lampo, al chiarore, all'irradiazione (ad esempio l'" aura" di un uomo, intesa in senso esoterico) sono manifestazioni che accompagnano la mistica propriamente intesa. La " realtà " di questi fenomeni dev'essere compresa in base alla vista psichica (proiezione), e non a quella fisica vera e propria.

La causalità, essenzialmente psicologica, di tali esperienze dimostra che la vita della fede cristiana, intensa nella sua totalità, è fortemente caratterizzata non solo dalla parola e dall'ascolto, ma anche dalla visione. Si individua così un punto di contatto importante per il dialogo tra le varie religioni, soprattutto quelle orientali, fondate in modo particolare sull'esperienza mistica e sul ruolo essenziale dell'elemento luminoso (come illuminazione).

Bibl. Aa.Vv., Lumiére, in DSAM IX, 1142-1183; U. Baatz, s.v., in WMy, 322; A. Blasucci, Lumineux (Phénoménes), in DSAM IX, 1184-1188; Matilde di Magdeburgo, La luce fluente della divinità, Firenze 1991.




Autore: J. Sudbrack
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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